Manzoni, la merda e la creatività : così parlo Perotti
Wednesday, January 10th, 2007Quello che segue è uno sfogo, pubblicato da Walter Perotti sulla mailing list dell’Associazione Osterie Italiane di cui è presidente. Certo, alcuni toni e alcune considerazioni sono lievemente esagerate. Cionondimeno, vorrei sapere qual è la vostra opionione in merito.
Piero Manzoni, artista nato a Soncino, espose, credo nel 1961, delle scatolette di merda d’artista con tanto di peso e confezionamento, non c’era ancora l’obbligo della data di scadenza!
Molti anni prima l’artista francese Marcel Duchamp si limitava a firmare un orinatoio e a chiamarlo “fontanaâ€!
Al museo della grande mela c’è esposta la mitica poltrona-sacco di fantozziana memoria, pochi la comprarono e ancor meno la usano!
Che cosa hanno inventato questi artisti?
Sicuramente le poltrone esistevano anche prima, come gli orinatoi, senza parlare della cacca che è veramente nata con l’uomo…
Dobbiamo a questi artisti il modo di vedere diversamente le cose di tutti i giorni e il fatto di guardare il mondo rompendo schemi fissati da regole statiche.
I nostri grandi chef pluristellati e osannati sono come questi artisti, per questo dobbiamo loro rispetto e gratitudine.
Noi Italiani siamo sempre bambini quando andiamo fuori casa a mangiare, è sempre un po’ epifania e carnevale.
Restiamo sempre stupiti davanti alla novità , piatti speciali decorati come quadri, burro cesellato degno del Cellini, nodi di besciamella che, come per il ripieno delle caramelle, ci lasciano con l’eterna domanda: ma come avranno fatto???
Seguendo la moda dei primi anni settanta, ho frequentato, più assiduamente di adesso, locali speciali e osannati dove presentano piatti-capolavoro talmente elaborati che mi sorge sempre il dubbio che siano commestibili e poi un senso di colpa per aver divorato cotanto capolavoro.
Ho sempre un tarlo che mi rode, ammetto la mia ignoranza nel non riuscire a capire le sottili differenze gustate, o forse come tanti, non condivido il conto stratosferico ma lo giustifico al 99% dal fatto di poterne raccontare l’esperienza!
Cercherò di spiegarmi meglio; sono un enologo, nato in un’osteria e cresciuto nella cantina paterna, mi è sempre piaciuto bere e bere bene, sono però convinto che pochissime persone al mondo (qualche decina) siano in grado di capire le sfumature dei più blasonati vini della stessa annata e territorio, tutti si piccano da sapientoni e grandi conoscitori, come un mio ex-amico enologo, che beve un prosecco schifoso con soddisfazione, solo perché riesce a venderlo!
Mi sento come un pusher quando trovo e compro un burro d’affioramento eccezionale e vietato, mentre corre l’obbligo, da parte delle Istituzioni, di premiare chi ancora ci permette di gustare tanta prelibatezza.
Per favore torniamo alle cose semplici e naturali, torniamo con i piedi per terra, salviamo il possibile di cui è rimasto ben poco, semplifichiamo e non complichiamo, diciamo pane al pane e vino al vino.
Ben vengano la creatività , ma non l’originalità , la sperimentazione ma non la scenografia, la ricerca ma non l’imbonimento!
Personalmente gli scampi con il cioccolato del noto chef, li lascio agli “intenditoriâ€, io li mangio alla griglia e basta, a casa mi siedo su una vecchia e comoda poltrona e alle pareti ho rilassanti quadri ottocenteschi, l’unico cruccio è quello di non trovare più la vera osteria o meglio, la sua calda e rassicurante atmosfera amica, ma questa è un’altra storia!

