Lo Schioppettino d’estate è una schioppettata
Tuesday, June 10th, 2008
Altro assaggio quasi casuale, ma ancora una volta gradito e molto ma molto interessante. A dispetto della sua vocazione “bianchista”, il Friuli può vantare una buona tradizione di vitigni a bacca rossa. Oltre a cabernet e merlot (che pure qui ben difficilmente si possono dire “internazionali”, anzi sono quasi figli adottivi), il Friuli è terra di uve rosse più o meno autoctone: anche senza andare a parare su curiosità come il piculit neri, il cjanorie o il forgiarin, abbiamo il tazzelenghe, il refosco dal peduncolo rosso, il pignolo, il franconia (non è proprio friulano, ma anche lui è stato adottato) e lo schioppettino. Quest’ultimo, detto anche ribolla nera, è tipico della zona tra Prepotto (il comune in provincia di Udine, non l’omonima località carsica) e Cividale del Friuli, ed è in grado di dare vini assai variegati nelle caratteristiche, ma comunque originali e piacevoli. Ad esempio, si va dall’appassimento concentrato perseguito da Davide Moschioni, alla linearità di Zof di Corno di Rosazzo, capace di colpirmi nel 2000 con uno Schioppettino 1993 vivido e cordiale.
L’assaggio di cui parlerò oggi è quello del Colli Orientali del Friuli Schioppettino 2005 di Vigna Traverso, proprio di Prepotto, azienda legata a una famiglia di produttori veneti di grande professionalità. Lo Schioppettino 2005 passa in barrique nuove e usate per poco tempo (7-8 mesi) prima di finire in bottiglia, e poi essere commercializzato dopo congrua attesa. Il risultato è un vino rosso che risulta piacevolissimo anche con questi climi caldi. Il colore è rosso rubino molto intenso ma non concentrato, decisamente trasparente. Al naso si mostra fruttato, ma non di quel fruttato “da barrique”: è selvatico, delicato nei suoi sentori di lampone che finiscono per chiudere su una nota di rabarbaro, china e menta davvero rinfrescante. In bocca corrisponde. Ha una polpa non dirompente ma movimentata, poco tannica, d’una scorrevolezza ammandorlata che appaga e, caso più unico che raro in un vino, addirittura stronca la sete. Buona la persistenza. Accostamenti? A parte le solite carni (bianche, direi), non mi sembra una bestemmia berlo su un boreto alla graesana, la corposa zuppa di pesce della laguna di Grado.
Tra Friuli e Alto Adige è sempre competizione serrata, sui vini bianchi. Se i nettari sudtirolesi, nel loro fondo, hanno sempre una sorta di pudibonda ritrosia aristocratica che li rende ancor più accattivanti (penso a campioni come il Kaiton di Peter Plieger; a un po’ tutti quelli della Valle Isarco, in particolare certi Kerner o Sylvaner; al Gewurztraminer di Andreas Widmann), le uve friulane regalano vini dalla più spiccata sensualità, in certi casi più popolare, più “contadina” (ma sempre con una nobiltà intrinseca, quella che comunicano certi châteaux, domaines o vignobles borgognoni). Proprio a uno Chablis di razza fa pensare il Vespa bianco di 









