Artigiano in Fiera: fin qui tutto bene

Thursday, December 14th, 2006

Artigiano in FieraA quasi una settimana dalla conclusione, si può azzardare un verdetto sull’edizione 2006 di Artigiano in Fiera, la consueta kermesse che allieta i milanesi nella prima settimana di dicembre. Orfani dell’Expo dei Sapori (staremo a vedere, il prossimo anno, cosa ci darà il nuovo evento cibario in programma, credo, a marzo), è stato inevitabile girare approfonditamente i reparti gastronomici di una manifestazione che molto si è giovata del trasferimento ai più nuovi padiglioni del Portello, più facilmente percorribili.
Certo, il carrozzone di paccottiglia, che non manca mai, anche quest’anno è stato gloriosamente presente all’appello: ma misto (anche in questo caso, come sempre), a cose del massimo interesse. E non solo gastronomiche: nel padiglione 6, sono andato come di consueto a sbavare allo stand delle Confezioni Weiss Giovanni di Tesero (Trento), fine confezionatore di loden e di altro abbigliamento similare, per il quale vado matto. Peccato solo per la mancanza della taglia adatta a me, cosa che mi costringerà a far visita al loro negozio per una confezione su misura.
E la gastronomia? Anche qui, a stand ordinari, di banali venditori ambulanti, erano mescolati grandi artigiani. Ad esempio, Domenico Di Fusco, simpatico napoletano che, col progetto Altri Sapori, spedisce in tutt’Italia la sublime mozzarella di bufala del caseificio Ponte a Mare di Castelvolturno (Caserta); Emilio Bolciaghi, che insacca salami meravigliosi; i Colombo, che stanno portando avanti un discorso interessantissimo sui salumi tradizionali varesini; i Marabissi di Chianciano Terme (Siena), che fanno un panforte da urlo, letteralmente; i fratelli Pugliese di Calimera Calabra (Vibo Valentia), pontefici della ‘nduja calabra; Nando Vitali, di cui abbiamo già parlato. E poi, lo stand dei formaggi trentini, col vero Puzzone di Moena di malga, il Vezzena di Lavarone, il Formae Val di Fiemme e, dulcis in fundo, il Trentingrana, formaggio splendido e sconosciuto ai più (di questo parlerò in un prossimo post).
Insomma, una gitarella che non è passata invano.

Una luganega semplice e gustosa

Tuesday, December 5th, 2006

Visto che non sono il consueto critico che mangia bene solo al ristorante, e che me la cavo con una certa disinvoltura ai fornelli (anche se raramente mi ci debbo applicare), ho intenzione di postare anch’io qualche ricetta assai ghiotta. Troverete piatti di estrazione varia, certo non elaborati come le creazioni talvolta geniali del Cavoletto, di Un tocco di zenzero, della professionalissima, quasi conturbante Fiordizucca, o di altre blogger gran cuciniere. Non ci troverete una creatività spinta, effetti cromatici o che altro, anzi spesso saranno piatti molto semplici, anche se non sempre consueti. L’unico comune denominatore è che sono cose che cucino io, non mia madre o la mia fidanzata.

Orbene, ecco un metodo molto gustoso di cucinare la salsiccia. Materia prima ideale è la luganega alla monzese preparata da Gigi Viganò a Verano Brianza (via Grandi 56, tel. 0362903839). Insaccata in budello di grosso calibro, è arricchita da un bel condimento di Parmigiano (talvolta di Trentingrana), come vuole una tradizione che si sta perdendo. Di questa salsiccia ne prendo un kg, la punzecchio per benino coi rebbi di una forchetta, poi la taglio a grosse rondelle. Poi, in una padella, sciolgo 30gr di burro assieme a un spicchio d’aglio schiacciato (che poi, volendo, si può togliere): ci butto la salsiccia, facendola rosolare a fuoco piuttosto vivace. Quando è rosolata, ci verso sopra un bicchiere di vino bianco in cui ho incorporato (mescolandolo bene) un cucchiaio di farina. Dopo l’aggiunta del vino, abbasso il fuoco, incoperchio e faccio stufare lentamente per mezz’ora, mescolando ogni tanto. Risultato finale: una salsa di colore bruno, e salsicce gustossissime, da delibare col puré.