Vinitaly 2008: gli assaggi, parte quarta (dedicato a Luciano Pignataro)
Saturday, April 12th, 2008
Non poteva finire così il mio resoconto delle bontà sorseggiate a Verona. Dovendo purtroppo stringere coi tempi, a Vinitaly ho potuto fare un solo assaggio nel padiglione dedicato alla Campania. E, dopo una breve riflessione, ho deciso di fermarmi a Terre del Principe, un’azienda di Castel Campagnano (Caserta) dedita all’utilizzo e alla valorizzazione delle uve autoctone.
Si tratta di un assaggio dedicato al mio amico e collega Luciano Pignataro, che ha editato una guida che è una vera enciclopedia del vino campano. Ben segnalata è Terre del Principe, tra l’altro guidata da una donna, Emanuela Piancastelli, che ha fatto per anni la giornalista professionista. Ora col marito Peppe Mancini (legato alla campagna da lontanissimi ricordi, specie quello del nonno) si dedica a tempo pieno alla vinificazione. E con risultati tutt’altro che peregrini.
Prendiamo per esempio il Fontanavigna 2007, a base di pallagrello bianco. Ora, tutti gli appassionati di vino, bene o male, hanno imparato negli ultimi anni cos’è il pallagrello, grazie anche al successo dell’azienda Vestini Campagnano, altra portabandiera delle usanze locali. Il Fontanavigna è un bel bianco sapido e invitante, molto saporito, perfetto da bere sopra un bel sauté di vongole. Con il Serole 2007, altro Pallagrello bianco stavolta elevato in barrique, si sale di grado. E’ un vino di maggior impegno e corpo. Il colore è giallo più carico. Il profumo inalbera note di saponaria, camomilla e ginestra. La bocca è più tonda, senza che la botticella francese invada più di tanto.
Ma in azienda non si fanno solo bianchi. Che dire dell’Ambruco 2006, puro pallagrello nero, maturato in rovere? Fa dell’immediatezza e della travolgenza di beva la sua leva d’Archimede. Ha un olfatto di mora, mirtillo e pesca gialla, e in bocca è vellutato, di soddisfazione. Il Centomoggia 2006 viene da un altro vitigno riscoperto, il casavecchia. E’ meno espansivo, più chiuso specialmente all’olfatto, ma comunque assai avvincente nel suo carattere lievemente più ombreggiato e ambiguo. Per finire, il Vigna Piancastelli 2005, 70% pallagrello nero e il resto casavecchia, rese per ettaro di 60 quintali (500 piante) affinato 12 mesi in barrique e 18 in bottiglia. Ecco un vino invitante già dall’etichetta, colorata come tutti gli anni da un quadro d’autore. Il vino si presenta con un colore profondo, rubino/granato. Profuma spiccatamente di spezie mediterranee e frutta rossa. In bocca è ancora speziato, ma anche largo, “cantabile” come tempo lento di Bach, rilassante, compiuto. Questi sì che sono vini.

