Tuesday, October 23rd, 2007
La fucina bloggarola di Simplicissimus non smette di inanellare novità. Sempre più sono i blog nuovi che nascono: ne approfitto dunque per chiedere ad Antonio, se ce la fa, di mettere online un paginone che contempli tutti i link e i titoli dei blog ospitati dalla sua piattaforma (e da San Lorenzo). Fatto sta che l’ultimo grido, pochissimo divulgato per scelta stessa del suo autore, è il blog di Andrea Pagliantini. Di lui, a dire il vero, non si sa molto in rete: è una persona che preferisce lavorare più che parlare. E’ venuto a commentare un paio di volte anche qui da me, e di tanto in tanto fa la sua apparizione nei blog gastronomici. E’ Filippo Cintolesi, Sovversivo del Gusto e produttore del Salvino, a tracciarne un piccolo profilo nel Blog dei produttori su TigullioVino: detto “i’vinaio”, vertinese, vero pasionario del vino, recente amico e ispiratore di gran parte dell’evoluzione tecnica che sta dietro alle ultime vendemmie del “Salvino”. Senza di lui ben difficilmente sarei riuscito a imbottigliare il 2004. Insomma: uno ben addentro alla dimensione più agricola del mondo vinicolo. Uno che il vino lo sa fare, in parole povere. Da un po’ ha aperto il suo blog, ove svaria a tutto campo sulla sua amata Toscana e su questioni più tecniche, ma sempre interessanti. L’ultimo post, tanto per dire, parla della zonazione dei vigneti. Ora Andrea dovrebbe chiedere all’assistenza tecnica di Simplicissimus di mettere nella colonna a destra anche l’archivio dei post, e magari mettere qualche link. Voi tenetelo d’occhio, se amate il vino toscano non dovete perdervelo.
L’altra grossa novità, partita alla chetichella da mesi ma resa “pubblica” solo da poco, è quella del blog dei Sovversivi del Gusto, una multiproprietà che promette faville.
Per ora, tenetevi questi due, gli altri verranno poi.
Postato in Siti da gustare | 2 Commenti »
Wednesday, July 25th, 2007


Finalmente, una controetichetta che parla chiaro. Quante volte i retri delle bottiglie di vino sono altrettanti “bugiardini” con consigli di abbinamenti e sciatte descrizioni organolettiche? Invece, il Salvino 2004 del Podere Erbolo di Gaiole in Chianti (Siena) dice pane al pane, e soprattutto vino al vino.
Podere Erbolo, per chi non lo sapesse, è l’azienda oli-vinicola di Filippo Cintolesi, noto commentatore di questo ed altri blogg, blogger lui stesso, faccia da bravo ragazzo, laureato in fisica (o chimica, non ricordo bene), legato alla sua terra come l’ostrica allo scoglio. Nella sua piccola azienda senese produce anzitutto un notevole olio extravergine d’oliva, l’Erbolo, che commercializza sotto la Denominazione d’Origine Protetta Chianti Classico, ed è una sintesi di perfetta tipicità della cultura olearia toscana. Alla giornata dei sovversivi del gusto di Gavardo l’ho provato, e ho avuto modo di assaggiarlo assieme al vino bandiera dell’azienda, che è appunto il Salvino 2004: Igt Toscana, di fatto è un Chianti Classico “all’antica”, che sagacemente l’etichetta definisce “espressione del precedente stile locale”. L’uva è quella di viti di sangiovese di trent’anni, mescolata al classicissimo canaiolo nonché ad uve bianche (trebbiano, malvasia) in piccole quantità: una prassi consolidata molti anni fa, che da tempo è in decadenza. I produttori preferiscono “riscaldare” i vini con le uve rosse anche internazionali ammesse dal disciplinare, anziché “rinfrescarlo” con i grappoli bianchi: sicché, all’uopo sono state escogitate Doc “di riciclo” (Val d’Arbia) o autentiche operazioni di marketing come il Galestro (che si autodefinisce così nel suo sito web), per gestire in qualche modo il trebbiano e la malvasia destinate a rimanere sui tralci e non più utilizzate per il Chianti e gli altri rossi, oltre che troppo abbondanti per diventare Vin Santo nella loro totalità. Cintolesi opera in controtendenza: con i vitigni bianchi nel Chianti, e un affinamento in botti grandi e piccole, in ogni caso usate, ci dà un vino simpatico, privo di fronzoli com’è il suo creatore e come sono i “toscanacci” della zona. Data l’occasione, non ho potuto degustarlo con calma e approfondimento, ma i tratti salienti si sono imposti nella memoria. Il profumo è elegantemente floreale (violetta), mentre il sapore è pieno, pieghevole, sostenuto da un’acidità rinfrescante, che davvero spinge a berlo facilmente anche d’estate e anche in bicchieri di plastica, benché preferisca ovviamente un bel calice di vetro non troppo ampio. Fresco di cantina (15°-16°) può essere un grande accompagnamento a un barbecue domenicale (che non manchi il manzo, mi raccomando), o magari anche solo a una panzanella.
Postato in Un buon bicchiere | 13 Commenti »