Chiude Dell’Angelo: Milano perde un’altra bottega storica

Tuesday, February 20th, 2007

Musetto friulanoCome molti avranno senz’altro notato, all’inizio di questo 2007 ha chiuso un autentico pezzo di storia alimentare milanese: la Salumeria Dell’Angelo, quella di Corso Buenos Aires numero 66, ha abbassato per sempre le saracinesche. “Chiuso per cessata attività”, dice un mesto cartello in cartone, mentre un altro avverte come la specialità del locale, il musett (ossia, il cotechino friulano morbido, quello che vedete in foto), sarà in vendita presso un altro atelier gastronomico cittadino, Rossi & Grassi, ove lavora Stefano, il figlio di Luigi Dell’Angelo. E così, se ne va un negozio unico, che nel filone dei prodotti friulani non aveva eguali in città (non a caso, era preso d’assalto dagli immigrati friulani a Milano), ma che si faceva rispettare anche sull’Alto Adige. Vi propongo qui l’ultima delle rubriche che ho scritto sulla Salumeria Dell’Angelo (in alcuni anni, ne avevo parlato più d’una volta), datata luglio 2006. Per ricordare una boutique del gusto che mi mancherà.

Ci sono delle boutique del gusto che trovano la loro realizzazione nel battere una strada diversa, un’originalità di prodotti in grado di far dire al cliente: «Ecco, io per trovar quello vado lì». Un negoziante intelligente ha sempre la nostra ammirazione: ed è per questo che, a Milano, la Salumeria Dell’Angelo (corso Buenos Aires 66, tel. 02201372) è uno dei nostri indirizzi preferiti in assoluto.
Si affaccia sul corso Buenos Aires, in mezzo a tanti posticini da shopping del sabato mattina: dopo appunto aver fatto un giro tra le firme della moda, ci sono tantissime persone, vip ma non solo, che gradiscono molto dare uno sguardo a questa doppia vetrina ed entrare nel negozio accogliente, dal gran bancone a forma di ferro di cavallo, sempre presenziato da signori gentili ed appassionati.
Ma cosa rende tanto buona questa salumeria -gastronomia, che al neofita, da fuori, può sembrare “semplicemente” nulla più che, appunto, una salumeria di lusso? L’offerta gastronomica: non siamo riusciti a scoprire, purtroppo, se il leader Luigi Dell’Angelo abbia origini friulane, fatto sta che il Friuli gastronomico qui trova una consacrazione ben difficilmente reperibile in qualsiasi altro indirizzo milanese. C’è, ovviamente, il prosciutto di San Daniele: ma quello lo si trova abbastanza facilmente, anche se non sempre così buono. Ma per il salame di Sauris si può fare lo stesso discorso? Questo salame di maiale, dal gusto simpaticamente montanaro garantito dall’affumicatura, non è precisamente nel Dna culinario dei milanesi: eppure qui il curioso può trovarlo e apprezzarlo. Stesso discorso per le salsicce e le salamelle carniche, proposte in due versioni, una da cucinare in umido e l’altra da assaporare in gratella, magari con una fettona di polenta. Di rigore anche la grossa Sopressa prodotta da Lovison di Spilimbergo (Pordenone), nonché i prodotti di Jolanda de Colò. Il must della salumeria è però il musetto (o musett), cotechino particolarmente morbido, tratto dalle parti gustosissime del muso del maiale: nel Collio goriziano va a nozze con la brovada (rape macerate in vinacce d’uva rossa), che qui troverete, con la possibilità di ricreare dunque il piatto originale a 400km di distanza.
Ma anche i formaggi, qui, parlano la lingua del Vecio Friùl. C’è il Montasio, ovvio, ma è ancora più golosa un’altra curiosità, l’Asino (accentato sulla “i”), un formaggio salato pordenonese, qui presente nella versione di Renato Tosoni di Spilimbergo, assai accattivante nel gioco di sapido-dolce-amarognolo che libera all’assaggio. E poi, i vini: il Friuli è terra di bianchi per antonomasia, ma qui troverete un po’ di tutto.
A dire il vero, anche altre sono le predilezioni di questo salumiere, che peraltro si distingue per ottimi ravioli, paste ripiene e piatti gastronomici già pronti e variegati: le specialità altoatesine. Anche se meno numerose di quelle friulane, le ghiottonerie tirolesi qui si sprecano: wurstel d’ogni sorta, salsicce di fegato, crauti al naturale.
Insomma, fateci un giretto.

(da Libero di venerdì 14 luglio 2006, pagina 49 Milano)

Un Brie principesco /2

Tuesday, January 9th, 2007

Visto che sono tutti in fibrillazione, vi svelerò una cosa: come promesso, mi sono assaggiato il Brie tartufato di cui ho già parlato ieri, e che il lettore Cristiano assicura in vendita, a Milano, anche nella macelleria Faravelli.
Ora, io è da un po’ che non entro da Faravelli. Ieri sono andato, come dicevo, al Nuovo Principe della famiglia Baroni (che, oltre a presentare salami e prosciutti italiani e spagnoli, salmone affumicato, roast beef all’inglese sublime, realizza eccellenti paste fresche ripiene) e ho trovato questo Brie regale. L’ho assaggiato: è un’esperienza interessante, ben poco simile a quella che regala il Brie più classico. E’ evidentemente aromatizzato con qualche bevanda alcoolica, e la presenza dei tartufi crea, col tutto, un cocktail di rara persistenza e potenza gustativa. Non saprei francamente che vino adottare per l’abbinamento. Certo, il prezzo è importante, ma una volta tanto penso si possa fare un assaggio, in modica quantità.
Eppoi, nel negozio, è in vendita pure il Brie normale: e “normale”, in questo negozio, significa “semplicemente” a latte crudo. Che poi sarebbe il vero Brie, quello originale, ben diverso dalla produzione a latte pastorizzato sdoganata dalle industrie. Sarà piacevole il Brie industriale, non dico di no: ed è appunto per questo che, secondo me, non bisogna far confronti. Il Brie a latte crudo è proprio un altro formaggio, dal sapore più tornito e piccante. Richiede anche abbinamenti diversi: mentre il Brie “delicato” si beve con uno Chardonnay, con quello a latte crudo potete mettere in campo vini più morbidi, magari a muffa nobile.

Un Brie principesco /1

Monday, January 8th, 2007

A Milano, alla Salumeria Nuovo Principe, negozio principesco (non poteva essere altrimenti) di golosità, oggi ho scoperto una particolare versione del formaggio Brie. Caratteristica: i tartufi. E’ un Brie ai tartufi. Prezzo: 250 euro al kg. Spinto dalla curiosità, ne ho comprato un pezzo. Vi farò sapere.