Il Maiorchino esiste: sapevatelo…

Thursday, November 15th, 2007

MaiorchinoDomenica, a Golosaria, ho toccato con mano per l’ennesima volta il problema dell’utilità del mio lavoro giornalistico. A che serviamo noi giornalisti gastro? A diffondere un certo tipo di cultura, in modo tale che possano beneficiarne i lettori, ma anche noi stessi. Perché dico questo? Perché a Golosaria, domenica, mi sono fermato al delizioso stand di Garziano. E’ uno stagionatore-affinatore-selezionatore di Mazzarino (Caltanissetta), che merita veramente attenzione (lo ritroverete da domani alla veronese Agrifood, dove farò una capatina). Sulla rutilante pila di salumi e formaggi, adocchio immediatamente un Maiorchino, come dire uno dei formaggi di pecora più rari (e, a mio sommesso parere) buoni d’Italia. Chiedo immediatamente, conscio della sua rarità, di poterne avere un grosso spicchio da portare a casa. «Mi dispiace, sono desolata. Nelle fiere lo portiamo solo per esposizione. Purtroppo, è stato sfortunato: ho anche dimenticato il piccolo spicchio che di solito portiamo per far fronte al caso in cui qualcuno come lei ce lo chieda. Però stavolta…». Stavolta? «Non ci è servito. Lei è il primo a chiederci del Maiorchino in questi giorni, anzi a sapere che esiste». Orpo. Peccato, niente Maiorchino. E perché? Perché la signora di Garziano sa che molta, troppa gente non lo conosce, e probabilmente non è nemmeno interessata a conoscerlo. A che servo io, nella fattispecie? A far sapere ai milanesi che il Maiorchino è cosa buona e giusta, e non è precisamente il pecorino anonimo da supermercato. E se i milanesi sanno che il Maiorchino è buono, alcuni di loro finiranno per cercare di procurarselo (succede sempre, coi miei articoli, che almeno una decina di lettori li sfruttino sul serio). E se alcuni se lo procurano, sarà più facile averlo per tutti. In buona sostanza, l’ignoranza va sempre combattuta. E quando dico ignoranza, parlo proprio del suo significato etimologico: “non sapere, non conoscere”. Facendo sì che la gente sappia e conosca, può anche essere che la prossima volta troverò il Maiorchino.

Anche perché Garziano ha prodotti coi fiocchi: a cominciare dai caci di latte di vacca modicana di Rosario Floridia di Ispica (Ragusa), forse il più grande produttore del Ragusano. Ma c’è anche dell’altro: il salame, la coppa e il prosciutto di suino Nero dei Nebrodi; il Pecorino Vulcano (ricoperto di polvere di peperoncino) e il Pecorino Nero (col pepe); la Tuma Persa (a pasta dura di pecora, dolce e persistente); il Piacentinu di Enna. Dio quest’ultimo ne ho portato a casa un piccolo spicchio, che s’è rivelato eccellente. Domani non vedo l’ora di andare a Verona, anche solo per riassaggiare queste prelibatezze.