Epifania della codardia insinuante

Thursday, November 22nd, 2007

Non è compito mio, soprattutto in questa fede, difendere colleghi che so essere capaci di farlo da soli. Ad esempio, Luciano Pignataro. Attenzione, adesso tutti penserete che io mi stia riferendo a una serie di domande fattegli da Franco Ziliani giorni fa, relative alla natura del suo sito web, e che le ritenga impertinenti. E invece no. Penso che i quesiti di Ziliani siano assolutamente legittimi, composti, nell’alveo della buona educazione, e soprattutto onesti nel riconoscere la gran qualità del lavoro del giornalista campano. E’ il prosieguo della discussione ad essere degenerato, anche se in silenzio. Ciò di cui Franco non ha colpa alcuna.
Consentitemi intanto una digressione sul contenuto del post, prima di venire al dunque. E’ interessante specialmente il discorso sui commenti: spesso ho chiesto a Luciano di implementarli onde vivacizzare un sito che viene aggiornato anche spesse volte in un giorno. Si può discutere se i commenti rappresentino una conditio sine qua non per definirsi blogger: a mio parere, sì e no. I commenti sono molto, molto importanti: cionondimeno, i blog sono nati senza commenti. Agli albori della “disciplina” (2001-parte del 2002), il caro vecchio Blogspot, ancora non controllato da google, non offriva la possibilità di commentare. Chi voleva aggiungere questa feature, doveva giocoforza rivolgersi a servizi esterni tipo Enetation (ma non era l’unico), che offrivano uno speciale script da richiamare all’interno dei propri post, e che consentiva di aggiungere i contributi. Ancora oggi alcuni blog (anche molto frequentati, tipo Camillo di Christian Rocca) sono senza commenti. Io francamente non saprei rinunciarvi.
A mio avviso, più ancora che questa faccenda dei commenti, la non-blogghità del web-Pignataro risiede più che altro nella struttura “editoriale”: niente post ordinati cronologicamente (questa è l’essenza del weblog), ma una serie di rubriche in pagine diverse (solo una appare in homepage).

RompiscatoleFin lì niente di male.
Peccato però che un commentatore, un bel dì, decida di alzarsi dal letto e di corredare il pezzo di Ziliani con alcune righe molto penetranti:

Visto che ci siamo sarebbe interessante anche capire meglio il senso della sua ultima scheda pubblicata - venerdì scorso - sul Mattino (riproposta come sempre anche sul sito http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=3582)in cui con oltre 250 cantine campane a disposizione (e qualche migliaio in tutto il sud) decide, in prossimità del Natale, di dare visibilità ad un amarone (con la a minuscola, penso che sia il caso) imbottigliato da&per, nientepopodimeno, un commerciante (www.terredieno.it) del centro direzionale di Napoli specializzato in “regalistica aziendale”… un marchio distribuito in franchising che rappresenta la “divisione agroalimentare” di una società di “arredamenti & contract”… sto ancora ridendo!

Il cuor di leone che ha proclamato tutto ciò ha nome e cognome. Si chiama Free. Sponsor free. Facile capire che non si tratta di un lettore anglosassone, ma di qualche burlone in vena di astruserie. Ma se questo non si firma, se lancia le sue cortine fumogene in maniera così insinuante, a chi può interessare il fatto che stia ancora ridendo? Perché un giornalista, nello scegliere un vino da recensire su un importante quotidiano, dovrebbe tener conto delle risate di uno che non ha nemmeno il fegato di assumersi la responsabilità delle fantasticherie che scrive, oltretutto ricorrendo a giochi di parole già vecchi all’epoca dei Ragazzi della via Pàl? Quale dovrebbe essere il senso recondito e profondo dell’articolo di Pignataro, secondo questo grazioso individuo?
Questo genere di rompiscatole (ringrazio Fulvia Leopardi per l’immagine) mi è personalmente odioso. Va da sé, non quando se la prendono con la mia persona: anche se non è mai accaduto, credo che mi farei semplicemente quattro risate. Ma quando il bersaglio delle loro frustrazioni è un professionista abile e capace, inattaccabile sotto questo profilo, mi viene solo da chiedermi come mai tanta gente abbia tutto questo tempo da perdere e tutto questo inchiostro nella penna. Va da sé, sto parlando dell’anonimo.

AGGIORNAMENTO: l’anonimo, questa volta firmandosi sponsor sì! (l’esclamativo è suo) mi ha risposto, non qui ma su Vinoalvino. Francamente, penso che il tono che aveva usato precedentemente fosse fin troppo irridente. Adesso si spiega civilmente, ma ribadisco che secondo me non è strana la scheda di Luciano. Per Natale, perché no, può darsi abbia voluto citare un vino più “esotico” rispetto a quelli della sua regione, solitamente protagonisti della rubrica.

PS: più d’un commentatore iha ipotizzato che dietro il commento anonimo possa esserci “Fabio” (Cimmino, è evidente), protagonista tempo fa di un diverbio con Luciano. Mi sembra strano, poiché Fabio ha l’abitudine di firmarsi sempre quando interviene.

PPSS: si è fatto rivivo lo sponsor sì, ancora una volta non qui ma là. Visto che la discussione l’ho lanciata qui, e là è arrivato solo il trackback, non capisco quest’atteggiamento. Cimmino non è mai stato oggetto di disistima da parte mia. Non è che se stimo Pignataro allora devo avere in uggia Cimmino. Questi sono comportamenti da bambini dell’asilo, da “chi non è con me è contro di me”. In ogni caso, Luciano sarà grande e grosso, ma io lo sono molto di più.
In buona sostanza, vorrà dire che la prossima volta Luciano (o, perché no, io stesso) prima di scrivere una rubrica consulteremo l’oracolo del signor sponsor sì (o free), che ci dirà se il vino recensito è di suo gradimento. Quante alle accuse di ingenuità, poco me ne cale: se le ignoro quando me le fa Ziliani, dovrebbero forse impensierirmi se a farle è uno pseudonimo? Comunque, se hai qualcosa da dirmi, vieni pure qui. Non mi metti certo soggezione o paura. Anzi, accetterò anche un commento firmato col tuo consueto pseudonimo. Saluti e baci. Anzi, per stare in tema, salumi e caci.