Miramonti l’Altro e Gambero? Non pervenuti
Thursday, October 11th, 2007
Quelli del Mangione saranno contenti: una volta tanto, il web ha vinto sulla carta stampata. Tempo fa i ristoratori operanti a Brescia e nei dintorni (una zona che, secondo Paolo Massobrio, nel settore della buona cucina non è seconda a nessuna altra in Lombardia) si sono riuniti in un’associazione, che poi ha messo online Bresciaatavola: un sito-portale-motorediricerca di ottima qualità, chiaro nella grafica e preciso nel contenuto informativo. Chi va lì, digitando il nome del comune e altri parametri del genere (anche il numero di coperti), può accedere a un ampio prospetto di locali ove mangiare. Alcuni di essi hanno addirittura messo a disposizione una minuta col menù stagionale del momento, liberamente e facilmente consultabile. Beh, chapeau a Massimo Marcocchi, presidente dell’associazione.
Ma ai ristoratori non bastava. Così, grazie anche alla Provincia di Brescia (che ha un assessore al Turismo, Riccardo Minini, molto appassionato della buona tavola), ecco che è uscita una guida cartacea. Ne ha parlato anche Gustoblog. Prezzo? Nove euro e novanta. Io personalmente l’ho comprata a Franciacorta in Bianco, ove era venduta in uno stand che proponeva del ragguardevole Bagoss di malga (quello che piace al Liloni). Centonovantadue pagine, bella copertina che riprende la grafica del portale, buona carta, schede dei ristoranti con foto e traduzione inglese a fronte.
Però c’è un bel “ma”. La guida propone “Le migliori tavole bresciani”, suddivise in zone. Bene. Vado nella sezione “Pianura bresciana”, puntando il comune di Calvisano. A Calvisano che c’è? La segnalazione di un ristorante, uno solo. Peccato che in paese, evidentemente, i ristoranti da segnalare siano almeno due. Uno è quello già riportato (che non conosco), e l’altro è il Gambero (anzi, Al Gambero), che, assieme a Calvisius, è uno dei motivi di notorietà gastronomica della cittadina. Perché non c’è il Gambero? Preso da una strana sensazione, corro subito alla sezione Val Trompia. Cosa pensate possa esserci come referenza, nel comune di Concesio? Quattro ristoranti. Provate a indovinare: tra questi quattro non c’è Miramonti l’Altro. Però potete stare tranquilli: all’appello mancano pure il Volto di Iseo, il Capriccio di Manerba del Garda, il Villa Fiordaliso di Gardone Riviera, il Leon d’Oro di Pralboino, Gualtiero Marchesi a Erbusco, nonchè, a Brescia, il Lorenzaccio. Ora: come si può dire di far la guida delle “Migliori tavole di Brescia” prescindendo da questi indirizzi, tra cui ce n’è almeno un paio che sono tra i top di tutto il nord Italia? Fortuna che la guida, accanto a un numero forse smodato di pizzerie e locali per ricevimenti, non dimentichi di schierare il Carlo Magno di Colle Beato, il Gelso di Cazzago San Martino (oltre alla doverosa segnalazione di uno dei migliori locali di pesce di tutta la provincia, il sorprendentemente sconosciuto Città di Rimini di Maurizio “Mauri” Manfroni), il Castello Malvezzi e la Piazzetta a Brescia, il Tortuga di Gargnano, il Porto e la Quintessenza a Moniga, il Due Colombe di Stefano Cerveni a Rovato (ma non, sorprendentemente, l’Antica Cucina De Biagi nello stesso comune), l’Artigliere di Gussago.
In ogni caso, non disperate. Tornate sul sito web di Bresciaatavola, e digitateli nel campo “Nome”, iniziando la ricerca: tutti i locali omessi dalla guida cartacea sono presenti, con numeri di telefono, giorni di chiusura, persino la citazione delle segnalazioni sulle guide gastronomiche nazionali. Allora, perché questa discrasia? Non c’era spazio sulle pagine per questi pezzi da novanta, che danno lustro alla provincia bresciana nel cuore dei buongustai? La cosa mi incuriosisce, e se qualcuno ne sa di più, mi spieghi il perché di queste mancanze. Dopotutto, la guida, così com’è, è sicuramente utile e molto interessante, anche se le schede sono un po’ stringate.

