La semplicità del pesce al Lido di Ostia

Saturday, March 24th, 2007

Il Giardino degli aranciScusate la mia assenza di ieri: era il mio compleanno, e l’ho passato a Roma (anzi, al lido di Ostia) assieme alla fidanzata. La giornata è stata bellissima, benedetta da un gran bel sole (a differenza di quella grigissima di oggi): come concluderla degnamente, se non con una bella mangiata di pesce?
A dire il vero, a detta della mia fidanzata, i ristoranti non sono esattamente il forte di Ostia Lido: chi vuole andare a mangiare bene il pesce, mi dice, preferisce andare a Fiumicino, dove in effetti c’è almeno una mezza dozzina di locali anche meritevoli (uno su tutti, Bastianielli al Molo). Invece, chi l’avrebbe mai detto, persino la vox populi internettara può rivelarsi utile. Il fatto è che, cercando “ristorante ostia” su Google, la prima referenza che vien fuori è questo Giardino degli Aranci. Non c’è che dire, un bel sito web, ben fatto, invogliante, e soprattutto squadernante un menu interessante (anche se aggiornato al 2005!). Passando davanti alle vetrine del ristorante, a pochi metri dal pontile, ho notato l’adesivo che certifica la segnalazione da parte della guida Roma del Gambero Rosso: possiamo rischiare dunque.
Ed è stato un rischio ripagato da gran soddisfazione. Invece che nel “giardino interno più bello di Ostia”, ci accomodiamo nella sala grande, molto intima e gradevole (la vedete in foto), piena di bottiglie di vino di alto livello. Le sedie sono quelle “da regista”, pieghevoli in legno con lo schienale di tela; l’apparecchiatura è elegante, i bicchieri bellissimi. Ci portano un aperitivo accompagnato da un buon moscardino, indi possiamo buttarci nella scelta delle portate. La linea culinaria è semplice, debitrice della freschezza del pesce, che qui è l’oggetto del desiderio. C’è un menu degustazione da 50 euro, un altro da 55 e uno “di carne”, per chi proprio non possa soffrire il mare.
E’ quasi logico, scegliendo alla carta come noi, optare per il piatto dei crudi, che è un po’ il vanto della casa. Un mio commentatore fedele, eMMe, ha detto una volta che un ristorante che serve ottimi crudi è più che altro un’ottima pescheria. Nicola Cavallaro, punta di diamante della nuova generazione di chef a Milano, gli ha risposto, ricordandogli che il pesce, soprattutto quello crudo, va saputo scegliere. Quello del Giardino degli Aranci, potete credermi, è scelto proprio bene. Da una parte, carpaccio di branzino, di coda di rospo (eccezionale) e di rombo; dall’altra, la tartara di salmone e quella di tonno; dall’altra ancora, i gamberoni, dolcissimi e gentilissimi. Tutto molto fresco (ovviamente), ghiotto, gradevole. A corredo, pepe e sale da macinare con appositi aggeggi elettrici molto carini, nonché l’olio Dop Dauno Gargano di Monini (dignitosissimo, alla faccia del pregiudizio). Dimenticavo di aggiungere che il pane è fatto in casa, ma non è quello di molti ristoratori-panettieri iperperfetti (genere che mi piace moltissimo): è piuttosto simile a quello che talvolta fa mia madre il sabato mattina, piacevolmente ruspante e “grossolano”, ma a parer mio non meno coinvolgente.
Passiamo ai primi: ci sono piatti come i paccheri con spigola, capperi e alloro, ma noi optiamo per le romanissime fettuccine (all’uovo, anch’esse casalinghe). Lei sceglie quelle con asparagi e gamberoni, piacevoli e tornite; io invece mi butto su quelle al nero di seppia, sapide e sostanziose, senza fronzoli ma d’una saporosità gaudente che cattura.
Secondi piatti? Senza esitare nemmeno un momento (nonostante la tagliata di tonno al guacamole mi attiri, anche se non per il guacamole, che invero non ho mai sopportato) scelgo la “zuppa di pesce espressa”: golosa, ricca di crostacei e di pesci grossi, mix riuscito di tradizione popolare e di eleganza. La mia fidanzata invece si fa cucinare un piatto in apparenza pochissimo appariscente: filetto di salmone con pomodorini Pachino e patate. Non mi è mai piaciuto troppo il salmone, e solitamente, per preparazioni così semplici, la mia simpatia va ad altri “pescioni”: ebbene, ho dovuto ricredermi. Gli chef del Giardino degli Aranci, vestiti di nero, hanno saputo rendere interessante perfino il salmone.
Dolce? Una crema catalana di bella realizzazione.
Vini? La carta è molto carina, con un bel capitolo dedicato ai vini laziali.
Servizio? Puntuale e gentile.
Conto? Tra i 50 e i 60 euro: dipende se scegliete i crudi oppure no.
Conclusioni? Un ristorante di taglio moderno, che valorizza bene il pesce eccellentemente scelto, abbinandolo a buona scelta di vini e a un ambiente atmosferico (benché la scelta delle musiche di sottofondo non abbia incontrato il mio plauso). Direi una scoperta. Sono aperti da meno di tre anni, hanno tutto il tempo per farsi un nome, a Ostia.

Ristorante Il Giardino degli Aranci
Viale della Marina, 40/42, Ostia Lido (Roma)
Tel. 0656340130
Chiuso domenica sera e tutto lunedì
Carte di credito: tutte

La Sprelunga: a Seveso la gioia del pesce

Saturday, March 17th, 2007

Ben so che non è proprio in Brianza: se davvero il confine occidentale della terra briantea è la vecchia statale Comasina, il ristorante La Sprelunga si trova appena al di fuori, in una via di Seveso che si diparte dalla SS35 per un centinaio di metri. Eppure, un posto così fa davvero onore alla nostra terra: Franco Radici e la sua famiglia hanno saputo creare, con gli anni, una delle tavole di pesce più interessanti di tutta la zona.
E’ stato un piacere andarci ieri sera, essere accolti con signorilità da Franco, sedersi nell’ambiente elegante, dai bei tavoli e, finalmente, metterci nelle mani della cucina di Stefano e Virginia. Che spettacolo. Anzitutto, pani e grissini sono ottimi. Poi, da un paio d’anni non si paga più il coperto (era di 3,50 euro). Terzo: la carta dei vini è molto, molto intelligente, con ricarichi onesti. Quarto: il servizio non perde colpi. Infine (più importante), la cucina è grande, commovente sia per le elaborazioni che per la scelta della materia prima. E’ facile capirlo fin dal preantipasto di ottime alici gratinate. Tenendo presente che il menù tra una settimana cambierà , potreste sollazzarvi col cofanetto di sfoglia con astice e carciofi stufati al timo; coi gamberi al vapore su pierangeliniana passatina morbida di ceci e olio extra monocultivar ottobratico; con la selezione di cappesante in fantasia dello chef. Ma se volete commuovervi seriamente, optate senza indugio per la “Degustazione di pesce crudo secondo Stefano”: prima una portata di gambero rosso, scampo e aragosta, di bontà difficilmente sorpassabile; poi, ecco i pesci grossi, dal dentice al branzino, dal salmone al tonno, in un’apoteosi di freschezza e di esplosività . Indimenticabile, forse il miglior crudo di pesce assaggiato negli ultimi mesi.
E i primi? Semplicità a tutt’andare: ad esempio, i paccheri di Gragnano con ristretto di crostacei, in cui si coglie un respiro napoletano e sanculotto che intriga. Oppure, semplici, fragranti tagliolini all’uovo con cappesante e carciofi, abbinamento indovinatissimo per dolcezza ed equilibrio.
Tra i secondi, un capolavoro di mediterranea leggerezza è la gran bistecca (la chiamo così per suggestione) di tonno rosso con scalogni glassati al vino rosso (riusciti, vellutati, carezzevoli). Più impegnata la variazione di baccalà : in questo ristorante, i “giochi” con merluzzi e stoccafissi si fanno da anni, e non è vero, come qualcuno insinua, che Radici li abbia “copiati” a Vittorio Fusari (cosa che comunque sarebbe tutt’altro che disonorevole). Se anni fa c’era la “variazione” di antipasto (carpaccio, la mousse, insalatina fredda, insalata con patate e stupefacente baccalà in tempura, vera rivisitazione del caro vecchio merluzz fritto dei nonni, l’unico pesce consumato comunemente in Brianza prima dell’ultima guerra), oggi c’è questo secondo piatto sostanzioso: prima arriva una bella passatina stuzzicantissima, poi il piatto con il tris, ossia il baccalà mantecato (gentile), quello al naturale cotto alla piastra, e quello in gelato (diverso da quello famoso di Fusari, più sfumato nell’espressione). Altro in menù? Sì. Tra i primi, risotto Carnaroli con seppia nera e scorfano piccante, fusilli di Gragnano con pomodori sott’olio appasiti al sole e pesce bianco del mediterraneo. Tra i secondi, scampi gamberoni calamari e verdure in tempura. Per chi non amasse il pesce, c’è qualche piattarello a parte, tipo i paccheri con pomodoro e ricotta.
Di dolci non ne ho presi, ma ne cito due: meringa con cioccolato bianco e nocciole tostate, e cannolo croccante con mousse al cioccolato fondente.
Costi? Se prendete i crudi e altro pesce similare, arrivate a 65-70 euro a testa, senza vino. Un po’ meno con altre scelte. Ciò non toglie che sia davvero un gran bel mangiare.

Poscritto: Franco Radici è socio fondatore dell’Unione per la Difesa della Ristorazione di Qualità (Udirtà ), che annovera anche Aimo Moroni, Vittorio Fusari, Matteo Scibilia, Mauro Piscini, Marco Niccoli, Pia Marsella, Toni Tonola, Enrico Gerli, Sergio Mei, Peppino Zola.

Ristorante La Sprelunga
Via Sprelunga, 55, Seveso (Milano)
Tel. 0362503150
Chiuso domenica sera e lunedì
Carte di credito: tutte