Saturday, May 10th, 2008
Era da un po’ che ne volevo parlare, e una giornata bella come quella di oggi mi sembra particolarmente propizia. Conoscete i prodotti del Frantoio di Vicopisano, per l’appunto a Vicopisano (Pisa)? Sarà bene che vi decidiate a provarli.
La URL del sito web, che è www.vicopisanolio.it, vi avrà fatto già capire qual è il prodotto principale. Nicola Bovoli, una carriera nel mondo della comunicazione e dell’editoria, da anni ha impiantato a Vicopisano una tenuta agricola forte di oltre 2800 piante d’ulivo, cultivar frantoio. La cura degli alberi è affidata a sua figlia Simona, che applica irrigazione a goccia e criteri biologici. Da queste piante, Nicola Bovoli ottiene circa 5000 litri di ottimo olio extravergine a stagione. Un olio toscano, giustamente tornito ma anche fruttato, molto elegante, davvero buono. La bottiglia elegante, sia grande (ma non molto) che piccola, la potete vedere nell’immagine qui accanto. E’ così, con l’olio toscano: pensi di conoscerlo bene, eppure ogni tanto la sorpresa di un buon produttore è in agguato. Se amate l’olio, se l’amate davvero nella sua essenza di condimento italiano quant’altri mai, un assaggio di Vicopisano è decisamente tassativo.
E il bello è che Nicola Bovoli fa anche altro. Vi ho già parlato del Ceppato, schietto vino rosso di uva sangiovese, davvero piacevole, ma la faccenda non si esaurisce qui. Ci sono i filettini di cinghiale, che la Salumeria Toscana di Cristina Ghezzani (autrice di una sopressata strepitosa) mette in vasetto assieme a questo extravergine di pura delizia. E poi ci sono i prodotti a base di kiwi, un frutto coltivato con felicissimi risultati lì a Vicopisano. Bovoli si serve di artigiani di chiara fama per l’elaborazione delle sue primizie. Ad esempio, Santino Rinaldi, quello che fa i pannicelli e i fichi sciroppati a Santa Maria del Cedro (Cosenza), gli prepara la Nettarina di kiwi, confettura invogliante. E sono le mani Michele Cuniberto di Govone (Cuneo) a plasmare i kiwi sciroppati. Tutti prodotti sopraffini, agricoli, espressivi d’una passione autentica. E tutti reperibili anche online su Cibitalia.
Azienda agricola Il Frantoio di Vicopisano
Loc. Palazzetto, 3
Vicopisano (Pisa)
Tel. 050796005
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Wednesday, July 25th, 2007


Finalmente, una controetichetta che parla chiaro. Quante volte i retri delle bottiglie di vino sono altrettanti “bugiardini” con consigli di abbinamenti e sciatte descrizioni organolettiche? Invece, il Salvino 2004 del Podere Erbolo di Gaiole in Chianti (Siena) dice pane al pane, e soprattutto vino al vino.
Podere Erbolo, per chi non lo sapesse, è l’azienda oli-vinicola di Filippo Cintolesi, noto commentatore di questo ed altri blogg, blogger lui stesso, faccia da bravo ragazzo, laureato in fisica (o chimica, non ricordo bene), legato alla sua terra come l’ostrica allo scoglio. Nella sua piccola azienda senese produce anzitutto un notevole olio extravergine d’oliva, l’Erbolo, che commercializza sotto la Denominazione d’Origine Protetta Chianti Classico, ed è una sintesi di perfetta tipicità della cultura olearia toscana. Alla giornata dei sovversivi del gusto di Gavardo l’ho provato, e ho avuto modo di assaggiarlo assieme al vino bandiera dell’azienda, che è appunto il Salvino 2004: Igt Toscana, di fatto è un Chianti Classico “all’antica”, che sagacemente l’etichetta definisce “espressione del precedente stile locale”. L’uva è quella di viti di sangiovese di trent’anni, mescolata al classicissimo canaiolo nonché ad uve bianche (trebbiano, malvasia) in piccole quantità: una prassi consolidata molti anni fa, che da tempo è in decadenza. I produttori preferiscono “riscaldare” i vini con le uve rosse anche internazionali ammesse dal disciplinare, anziché “rinfrescarlo” con i grappoli bianchi: sicché, all’uopo sono state escogitate Doc “di riciclo” (Val d’Arbia) o autentiche operazioni di marketing come il Galestro (che si autodefinisce così nel suo sito web), per gestire in qualche modo il trebbiano e la malvasia destinate a rimanere sui tralci e non più utilizzate per il Chianti e gli altri rossi, oltre che troppo abbondanti per diventare Vin Santo nella loro totalità. Cintolesi opera in controtendenza: con i vitigni bianchi nel Chianti, e un affinamento in botti grandi e piccole, in ogni caso usate, ci dà un vino simpatico, privo di fronzoli com’è il suo creatore e come sono i “toscanacci” della zona. Data l’occasione, non ho potuto degustarlo con calma e approfondimento, ma i tratti salienti si sono imposti nella memoria. Il profumo è elegantemente floreale (violetta), mentre il sapore è pieno, pieghevole, sostenuto da un’acidità rinfrescante, che davvero spinge a berlo facilmente anche d’estate e anche in bicchieri di plastica, benché preferisca ovviamente un bel calice di vetro non troppo ampio. Fresco di cantina (15°-16°) può essere un grande accompagnamento a un barbecue domenicale (che non manchi il manzo, mi raccomando), o magari anche solo a una panzanella.
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Monday, January 29th, 2007
Bolgheri e la Maremma livornese sono davvero la “California d’Italia”, come qualcuno ha preteso giudicandone i vini? Ci sia permesso di dubitarne. Sassicaia o no, Ornellaia o no, in California certo non fanno lo straordinario olio extravergine che nasce da queste parti. Senza scomodare paragoni evangelici (il buon Samaritano medicò con olio e vino le ferite dell’uomo che da Gerusalemme camminava verso Gerico) che pure hanno ispirato la bellissima azienda di Don Luigi Verzè nella Valpolicella veronese, in Toscana vite e ulivo vanno a braccetto: forse sono più noti gli oli del Chianti, ma quelli bolgheresi non demeritano per null’affatto. Ad esempio, l’extravergine dell’Azienda Agricola Padoan Isabella – Antico Podere Alessandra (Bolgheri, Livorno, Podere Alessandra 231, tel. 0565762037) merita i più grandi applausi. E’ ottenuto dalle varietà d’olive leccino, moraiolo e frantoio, raccolte manualmente e cresciute sulle colline bolgheresi del Podere Alessandria, cui il mare garantisce clima mite per quasi tutto l’anno. Se questo è il segreto dei vini locali, non si può dire che faccia male all’ olio: bassissima acidità , sapore intenso e dirompente com’è spesso in Toscana, profumo intensissimo. In bocca è di una persistenza da record. Un olio così, va da sé, rende al meglio se usato a crudo, magari sopra una fettona di pane casereccio.
(da Libero di sabato 27 gennaio 2007, pag. 20)
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