Montasio clonato in Canada?

Thursday, February 22nd, 2007

Ho appena ricevuto questa email dal Consorzio di Tutela del Formaggio Montasio. Francamente non mi stupisce affatto, si sa che al di là dell’Oceano vige la deregulation più sfrontata e gli imitatori del Parmigiano pullulano. Con tutti i friulani (e veneti) emigrati nelle Americhe, era inevitabile che anche il Montasio ricevesse “attenzioni particolari”.

In Canada prodotti formaggi che prendono “in prestito” il nome del DOP Friulano-Veneto. Appello del Consorzio: “non abbiamo strumenti per difenderci”.

Non c’è solo la Cina, Taiwan o l’India, basta una rapida ricerca in rete per rendersene conto: in America si cerca di fare affari d’oro sulle spalle del famoso formaggio veneto-friulano, usandone nome e fattezze simili. Alle varie iniziative di dubbia chiarezza (dal Montasio Festivo alle Montasio Chips) si aggiunge ora un produttore che dichiara esplicitamente di realizzare il Montasio prodotto in Canada.
Si tratta dall’azienda canadese Springbank Cheese Co, che propone il suo “Montasio Canadese” come uno dei migliori del paese, e lo consegna a domicilio a 22 dollari al chilo. Il Montasio originale in Canada è venduto da pochissimi produttori, ed è molto più costoso.
“Da sempre i nostri prodotti sono molto più costosi in Canada, a causa di quote e altre misure protezionistiche volute dal governo per difendere l’industria casearia locale. - Dichiara il Presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio dr Moretti– Ma ora dobbiamo affrontare anche casi di vera e propria clonazione, come quello della Springbank. Il problema non è solo il nome, ma il fatto che quel nome è una garanzia di qualità in termini di materie prime utilizzate, lavorazione e conservazione. I nostri produttori si sottopongono a oltre 25 controlli/analisi l’anno per poter utilizzare il nome “Montasio”, ma il consumatore finale in America non è al corrente di tutto questo.
Il Consorzio di Tutela del Formaggio Montasio ha sollevato la questione inviando al Ministero dell’Agricoltura il materiale necessario e interpellato avvocati specializzati in questioni di diritto internazionale.
“La cosa peggiore è che ci sentiamo impotenti di fronte a queste situazioni – dichiara il Direttore del Consorzio Loris Pevere. - Anche se il nostro marchio è registrato in Europa da 10 anni, al di là dell’oceano non esistono al momento accordi che lo tutelino. Da parte nostra abbiamo fatto al momento tutto il possibile, e invitiamo tutti coloro che vengano a conoscenza di formaggio spacciato per Montasio e proveniente da altri paesi, a segnalarlo al Consorzio.”
Da un lato quindi la situazione è in una fase di stallo, perché non ci sono leggi che tutelino i prodotti DOP in Canada; dall’altro però, il Consorzio deve muoversi perché non denunciare subito presunte illegalità rischia di venir considerato dalla autorità canadesi come una forma di silenzio-assenso.

Chiude Dell’Angelo: Milano perde un’altra bottega storica

Tuesday, February 20th, 2007

Musetto friulanoCome molti avranno senz’altro notato, all’inizio di questo 2007 ha chiuso un autentico pezzo di storia alimentare milanese: la Salumeria Dell’Angelo, quella di Corso Buenos Aires numero 66, ha abbassato per sempre le saracinesche. “Chiuso per cessata attività”, dice un mesto cartello in cartone, mentre un altro avverte come la specialità del locale, il musett (ossia, il cotechino friulano morbido, quello che vedete in foto), sarà in vendita presso un altro atelier gastronomico cittadino, Rossi & Grassi, ove lavora Stefano, il figlio di Luigi Dell’Angelo. E così, se ne va un negozio unico, che nel filone dei prodotti friulani non aveva eguali in città (non a caso, era preso d’assalto dagli immigrati friulani a Milano), ma che si faceva rispettare anche sull’Alto Adige. Vi propongo qui l’ultima delle rubriche che ho scritto sulla Salumeria Dell’Angelo (in alcuni anni, ne avevo parlato più d’una volta), datata luglio 2006. Per ricordare una boutique del gusto che mi mancherà.

Ci sono delle boutique del gusto che trovano la loro realizzazione nel battere una strada diversa, un’originalità di prodotti in grado di far dire al cliente: «Ecco, io per trovar quello vado lì». Un negoziante intelligente ha sempre la nostra ammirazione: ed è per questo che, a Milano, la Salumeria Dell’Angelo (corso Buenos Aires 66, tel. 02201372) è uno dei nostri indirizzi preferiti in assoluto.
Si affaccia sul corso Buenos Aires, in mezzo a tanti posticini da shopping del sabato mattina: dopo appunto aver fatto un giro tra le firme della moda, ci sono tantissime persone, vip ma non solo, che gradiscono molto dare uno sguardo a questa doppia vetrina ed entrare nel negozio accogliente, dal gran bancone a forma di ferro di cavallo, sempre presenziato da signori gentili ed appassionati.
Ma cosa rende tanto buona questa salumeria -gastronomia, che al neofita, da fuori, può sembrare “semplicemente” nulla più che, appunto, una salumeria di lusso? L’offerta gastronomica: non siamo riusciti a scoprire, purtroppo, se il leader Luigi Dell’Angelo abbia origini friulane, fatto sta che il Friuli gastronomico qui trova una consacrazione ben difficilmente reperibile in qualsiasi altro indirizzo milanese. C’è, ovviamente, il prosciutto di San Daniele: ma quello lo si trova abbastanza facilmente, anche se non sempre così buono. Ma per il salame di Sauris si può fare lo stesso discorso? Questo salame di maiale, dal gusto simpaticamente montanaro garantito dall’affumicatura, non è precisamente nel Dna culinario dei milanesi: eppure qui il curioso può trovarlo e apprezzarlo. Stesso discorso per le salsicce e le salamelle carniche, proposte in due versioni, una da cucinare in umido e l’altra da assaporare in gratella, magari con una fettona di polenta. Di rigore anche la grossa Sopressa prodotta da Lovison di Spilimbergo (Pordenone), nonché i prodotti di Jolanda de Colò. Il must della salumeria è però il musetto (o musett), cotechino particolarmente morbido, tratto dalle parti gustosissime del muso del maiale: nel Collio goriziano va a nozze con la brovada (rape macerate in vinacce d’uva rossa), che qui troverete, con la possibilità di ricreare dunque il piatto originale a 400km di distanza.
Ma anche i formaggi, qui, parlano la lingua del Vecio Friùl. C’è il Montasio, ovvio, ma è ancora più golosa un’altra curiosità, l’Asino (accentato sulla “i”), un formaggio salato pordenonese, qui presente nella versione di Renato Tosoni di Spilimbergo, assai accattivante nel gioco di sapido-dolce-amarognolo che libera all’assaggio. E poi, i vini: il Friuli è terra di bianchi per antonomasia, ma qui troverete un po’ di tutto.
A dire il vero, anche altre sono le predilezioni di questo salumiere, che peraltro si distingue per ottimi ravioli, paste ripiene e piatti gastronomici già pronti e variegati: le specialità altoatesine. Anche se meno numerose di quelle friulane, le ghiottonerie tirolesi qui si sprecano: wurstel d’ogni sorta, salsicce di fegato, crauti al naturale.
Insomma, fateci un giretto.

(da Libero di venerdì 14 luglio 2006, pagina 49 Milano)