Scamone alla Red Bull a casa di Matteo Torretta

Friday, February 4th, 2011

Foodart
E finalmente ce l’ho fatta. Ho provato il Foodart, il nuovo ristorante ove s’è accasato Matteo Torretta, già cuoco al Savini. Biondo, barbuto, aspetto e fisico da biker, Torretta è giovane e oltremodo simpatico, oltre che intraprendente. Una visita al suo ristorante ha confermato le sue qualità. Certo, qualcosa da rivedere si può trovare, ma Matteo ha davanti a sé tutto il tempo e le qualità per entrare nell’olimpo dei grandi.
Il Foodart si trova in via Vigevano, a due passi dai Navigli più sbracati e modaioli. L’ambiente è proprio come si presenta: “Stile informale tra moderno e tradizione”. Un ambientino biancheggiante, sciccoso, pieno di cosette moderne. Alcuni pezzi della collezione di design che fa bella mostra nel ristorante sono anche in vendita, se li volete. In fondo, una vetrata mostra la cucina, ove lavora la piccola brigata di Matteo. In sala, il cordiale Julien Bustamante, coadiuvato da un altro competente maestro di sala.
Non resta che parlare del sodo: la cucina. A pranzo sono disponibili menù “risparmiosi” da 15 e 19 euro, componibili con una serie di piatti predefiniti (tipo spaghetti cacio e pepe, alici fritte, cubo di Angus alla plancia): potete sceglierne due, oppure tre. Poi c’è il piatto unico (12 euro), oggi frittura mista. In basso, la filosofia: “Sotto costo Foodart: la migliore pubblicità è farvi provare la nostra cucina”. In ogni caso, anche a pranzo è disponibile la carta che viene recata alla sera. I piatti sono all’insegna dell’uso di tecniche di cucina moderne, nonché di una certa ricerca di leggerezza.
La recensione che sto scrivendo non è una recensione “totale”: mi sono concesso solo tre portate, saltando l’antipasto. Citerò alcuni di questi ultimi, o almeno, qualche piatto che può essere considerato tale: polpo arrosto con patata fondente, salsa al prezzemolo e uova di salmone; i crudi secondo Matteo Torretta; salmone in crosta di erbe caraibiche su crema di cima di rapa cotta, cruda e croccante.
A dire il vero, un antipasto l’ho provato, ma ci è stato recato dopo il secondo, quando io e gli altri commensali siamo stati riconosciuti: brasato al cucchiaio cotto a bassa temperatura con patata affumicata. Non pubblico la foto che ho fatto perché purtroppo è venuta parecchio male, ma è un peccato: il piatto è riuscito alla grande, la carne è risultata morbida e mostosa, e la crema di patata affumicata ne ha corroborato la complessiva dolcezza assai carezzevole.
Prima però mi sono concesso un primo.
Lasagnetta
Una simpatica lasagnetta ripiena di baccalà mantecato con crema di zafferano e cacao. Ecco, se dovessi cercare un piatto che mi è sembrato più nella media, indicherei questo. Non dico di essere rimasto deluso, ma mi aspettavo un risultato lievemente più incisivo da questa lasagnetta, pur gradevole, pastosa e ricca. Sapori un poco attenuati. Niente di scandaloso, le aberrazioni sono altre, e in ogni caso il ripieno di baccalà era dolce e buono.
Cambiamo musica col secondo.
Scamone
Scamone marinato alla Red Bull con friarielli fritti e polvere d’olive. Qui sì che c’è personalità, eccome. Sicuramente qualche “capiscione” mi ricorderà che la Red Bull in cucina qualcuno l’ha già usata. Io onestamente non l’ho mai vista da nessuna parte, e non ho idea se altri chef l’abbiano già impiegata. In ogni caso, anni fa lo Slow Food torinese organizzò un incontro con Marco Travaglio, formidabile bevitore di Coca Cola (e anche di Chinotto, secondo altre fonti), e lo chef Ugo Fontanone approntò scherzosamente alcune portate che avevano per ingrediente la bibita americana: non ho provato purtroppo la ricetta di “Pizza liquida e Coca Cola” servita allora, ma direi che questa ricetta di Torretta con la Red Bull non la fa rimpiangere. La Red Bull contiene taurina, ed è giusto abbinarla a carne bovina… Il risultato si è rivelato ghiotto e notevole, con la carne oltretutto cotta benissimo, e i peperoncini napoletani a offrire degna corona.
Per dovere di cronaca, segnalo che uno dei miei commensali mi ha fatto provare un risotto mantecato al Parmigiano, liquirizia, maialino fondente e (non dichiarata) erba ostrica, che ha definito eccellente, trovandomi del tutto concorde.
Dolce?
Banana split
Un banana split rivisitato, con la banana mutata in gelato (ovviamente alla banana), la panna montata a lato, e il cioccolato sotto forma di topping e biscotti morbidi. Dessert caloroso, pieno, decisamente goloso.
E il bere? Per la carta dei vini si è scelta la strada di un’incisiva brevità. Non male le bottiglie presenti, spesso a ricarico mite. Alcune presenze francesi, di cui una, quella da me ordinata inizialmente, purtroppo esaurita. Ci è andata meglio con la seconda bottiglia, peraltro impeccabilmente servita e presentata.
Spesa? A pranzo coi menù è presto detto, mentre alla carta circa 55-65 euro.
Conclusioni? A parte qualche piccolo peccato veniale (perdonabile, e sicuramente superabile con maggior rodaggio), il posto merita, e ha sicuramente il background giusto per farsi largo a gomitate nel panorama della ristorazione milanese, bisognoso più che mai di succose novità.

Foodart
Via Vigevano, 34
Milano
Tel. 0289423599
Chiuso il lunedì