Tuesday, January 23rd, 2007
Non solo si mangia di tutto e di qualsiasi cucina e in maniera
autentica (cosa che in Italia non esiste purtroppo, persino i
ristoranti cinesi sono italianizzati) ma e’ il servizio ad essere di
qualita’ migliore. Poi i ristoranti americani sono sempre curati in
quanto ad arredamento, servizio, etc e non monotoni come quelli in
Italia tutti uguali con le solite tovaglie bianche e il cameriere di
cattivo umore. Non ultimo la possibilita’ di indicare la cottura
desiderata quando si ordina sia per la carne che per il pesce, a
differenza che in Italia dove la vera carne non sanno neanche cosa sia.
A Milano, e’ piu’ o meno tutto cosi’. E dico Milano. Non c’e’ un
ristorante che sia uno con un po’ di atmosfera.
Ad esempio un Ahi Tuna Steak o un Ribeye in Italia non sanno
neanche da che parte cominciare per farli.
In Italia non sanno fare gli hamburger come dio comanda, figuriamoci un
ahi tuna
La fiorentina fa pieta’ rispetto a un primerib o fillet mignon texano.
A me un buon hamburger di Chili’s (catena
che si trova anche nei paeselli e che non e’ un fast food) da piu’
soddisfazione di un piatto di pasta di trattoria italiana.
(Il pane) In qualsiasi ristorante di livello medio o alto lo portano senza che tu lo
chieda ed e’ sempre caldo appena sfornato e fatto “in casa” dal ristorante
stesso, non comprato dal panettiere la mattina e servito raffermo la sera e
spesso direttamente spostato da quello avanzato al tavolo di fianco come
succede in Italia.
Mi sono dimenticato di aggiungere i soliti muri bianchi con appesi quadri a
diverse altezze (spesso troppo in alto) senza la minima logica e buon gusto.
Questo confermato dalla mia ragazza che e’ laureata in Interior Design.
Queste ed altre considerazioni possono essere lette qui, una lunga discussione scritta da tale striker su it.discussioni.ristoranti con chiaro intento provocatorio, e crosspostato, come si usa dire, su it.hobby.cucina e it.hobby.viaggi. Sono messaggi da troll (ossia, colui che cerca di far parapiglia “per vedere un po’ l’effetto che fa”), ciononostante mi pare che ci si possa tranquillamente ridere sopra. Ed è forse per questo che i frequentatori di it.discussioni.ristoranti, specialisti dello spaccare il capello in quattro, giustamente non l’hanno praticamente degnato di uno sguardo.
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Wednesday, December 27th, 2006
Il mio intervento di ieri ha suscitato qualche reazione in giro per la rete. Un frequentatore abituale di it.discussioni.ristoranti, James P. Sullivan, ha riportato il mio intervento, seguito dal commento del Viaggiatore Gourmet, defininendomi “critico e giornalista professionista” (ciò che mi fa onore, perché, pur essendo senz’altro un “critico” di professione – ma non solo -, non sono ancora diventato giornalista professionista: svolgo tutte le funzioni e le mansioni di giornalista di professione, ma, oltre a essere giornalista pubblicista, per ora sono un modesto praticante che non ha ancora finito i canonici 18 mesi) dichiarando poi di non aver letto nulla di scandaloso nelle mie parole, ma di essersi invece inalberato per le parole di Claudio.
Apriti cielo!
Il dibattito s’è infuocato. Il punto più ghiotto è senz’altro coinciso con l’ingresso di un “senatore” del gruppo come JFSebastian, noto anche ai lettori del fu Peperosso. Autore di interessanti e puntigliose recensioni gastronomiche, palato fino, attento conoscitore di ristoranti, JFSebastian è però, a parer mio, uno dei simboli della seriosità di cui parlavo, e senza offesa. E’ senz’altro positivo trattare di gastronomia come se fosse politica, attualità o comunque un argomento “alto”, ossia affrontare le tematiche di ristorazione con passionalità e intensità (un po’ come fa Franco Ziliani, e non solo lui), come si fa con le cose importanti. Però talvolta si esagera, si trascende la dimensione virtuale, ci si dimentica che davanti si hanno solo dei byte battuti sulla tastiera. JFSebastian, talvolta, ne è un esempio: si perita di usare espressione irridenti con chi non conosce, fa valere la sua superiore esperienza in qualsiasi cosa, mostra insomma di prendersi terribilmente sul serio, difettando talvolta di autoironia. Per carità, ne ha tutto il diritto, ed è in assoluta buona fede.
Però anch’io ho il diritto di replicare, e mi piacerebbe tanto sapere perché, a suo giudizio, il sottoscritto avrebbe “un’idea di Internet men che nulla…”. Sul serio, vorrei davvero saperlo. Sicuramente IDR non ha “consuete sembianze” per una scelta deliberata: non è un forum soggetto a moderazione, ma un gruppo usenet. Il fatto è che, tenendo conto (come mi fa notare Sebastian, ma come in realtà sapevo bene) che IDR non è un corpus organico ma la summa degli interventi di ciascuno, leggendolo noto comunque che questa summa (ossia quel che il newsgroup appare nella sua totalità, all’esterno, come una serie di interventi uno in fila all’altro anche se indipendenti tra loro) mi lascia la sensazione che ho esposto ieri: tante cose interessanti, belle discussioni ma anche, in qualche caso, una torre d’avorio di altezzosità, specialmente negli argomenti non strettamente “topici”. Ho lurkato a lungo, ma mi vengono in mente certi grotteschi litigi tra alcuni partecipanti (chi vuole se li guardi su google gruppi, spulciandosi a ritroso tutto il newsgroup: in certi casi sono addirittura implicati dei ristoratori), veramente degni dell’Asilo Mariuccia di antica memoria (peraltro nobile istituzione, ancor oggi esistente a Milano). Oppure, i pesci in faccia che si beccò ViaggiatoreGourmet per il suo approccio “goliardico”, che gli procurò accuse di “classismo” e altre stralunate assurdità . Chi si prende così sul serio ed è incapace di cazzeggiare mi fa sempre un po’ di paura. Un po’ di tranquillità, una volta tanto! Sembra che per alcuni, là dentro, tutto possa diventare, da un momento all’altro, l’inizio di una crociata. Mi schiero quindi con Paolo Marchi il quale, durante uno scambio vivace di opinione con la commentatrice Patrizia su Peperosso (sempre lui! E mai che ci si lascino disponibili almeno i vecchi archivi!), le spiegò che talvolta, specialmente su internet, si può “cazzeggiare”, prendere le cose meno “di petto” rispetto al mondo reale.
Quanto alla godibilità del Pidocchio, penso che la sua sciatteria ortografica fosse in parte voluta a bella posta. Certo, non mi riferivo alla finezza stilistica (il pezzo di Michele Serra citato da James P. Sullivan è certamente su un altro pianeta), ed è evidente che essere “giornalista professionista” (che comunque non sono) non c’entri proprio un fico con tutto questo.
Il resto è rivolto a Claudio-Viaggiatore, e lui risponderà, se lo crede. Non me ne voglia JFSebastian, non me ne voglia nessun altro, ma le mie impressioni sono quelle di cui ho parlato, e sono personali, non certo universali: non pretendo che qualcuno le condivida
AGGIORNAMENTO: s’è fatto vivo un frequentatore del gruppo, tale Il cuggino di Nico, che ha ipotizzato addirittura che lo scritto di Pidocchio potesse essere opera mia, non si sa in base a quale percorso sinaptico o associazione di idee. Anzi, glielo chiedo proprio: cosa ti fa supporre che io abbia scritto questa recensione fasulla?
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