Wednesday, April 11th, 2007
Giustamente richiamato all’ordine da eMMe, che è un po’ il mio emissario nei Castelli romani, infaticabile segnalatore di osterie, ristoranti e piacevolezze nella zona, torno ad occuparmi di cose buone. E lo faccio citando un taleggista d’eccezione: Invernizzi e Rota, di Pasturo (Lecco). Sempre scendendo da Primaluna, anziché seguire lo stradone verso Lecco (su cui sta, viceversa, Daniele Invernizzi, il protagonista del post precedente), dovrete girare a destra verso il paese. Lo spaccio aziendale è lì, alla chetichella, quasi invisibile (leggete sotto l’indirizzo). Lasciate là la macchina, ed entrate. Troverete i padroni dell’azienda, cordiali, orgogliosi delle loro mucche e del latte che danno pascolando sulla Grigna: è la materia prima per un Taleggio da primo premio, che nel 2004 mi stupii di vedere da Peck. La grande boutique del gusto milanese, mi accorsi all’epoca, vendeva (e credo venda ancora) il Taleggio di Invernizzi e Rota: non è forse un buon viatico? A dire il vero, a Pasturo ci tengono a precisare la vera natura delle cose: «Il Taleggio a pasta cotta ormai è roba da industrie!», mi dissero la prima volta che andai a trovarli. Sicché, lo fanno a pasta cruda, chiamandolo Quartirolo. Nulla a che vedere, però, coi Quartiroli freschi, più o meno sbriciolati: questo è stagionato. Ha la crosta grigiastra e aranciata, un profumo caratteristico (a seconda delle inclinazioni, lo si può definire di nocciola o di sottobosco). Lo spettacolo arriva in bocca: la proteolisi rende la pasta fondente e morbida, sapida, da applausi. Un plateau che si rispetti non può prescindere da questa popolana meraviglia. Lo stesso dicasi per la Robiola Cornisella, tipicissima robiolina valsassinese. E non è tutto: qui fanno una sorta di strachitund (un formaggio alla cui vicenda, prossimamente, dedicherò un post). Preferiscono chiamarlo “Gorgonzola naturale bianco”, ma è ugualmente molto buono. E così pure i formaggini.
Nient’altro da dire: mettete in agenda.
Invernizzi e Rota
Viale Trieste, 63, Pasturo (Lecco)
Tel. 0341955218
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Friday, December 22nd, 2006
E Natale s’avvicina a passi sempre più grandi: conviene far larga provvista delle cibarie che, almeno una volta all’anno, possono e devono essere mangiate in letizia e senza rimpianti.
E qui entriamo in campo noi: se no, a che serviremmo? Potevamo stupirvi con effetti speciali, condurvi mano nella mano alla scoperta delle maggiori gastronomie milanesi: invece oggi vi mandiamo in una piccola salumeria di provincia. Ne abbiamo parlato molte volte, ma in questo periodo occorre rinfrescare la memoria: è la Salumeria Trezzi, a Giussano (loc. Paina, via Corridoni 32, tel. 0362861814).
I fratelli Trezzi, ruspantemente brianzoli, sono cuochi e insaccatori d’alto livello. Da loro, troverete semplici, gioiosi piatti di gastronomia, perfetti per il Natale: i radiosi nervetti con cipolle e fagioli, ad esempio; oppure l’insalata di pollo tartufata; l’aragosta in bellavista; il paté della casa, quello rettangolare, con lo zoccolo di gelatina. E’ proposto in due versioni: quello di vitello, e quello di fagiano con il tartufo.
Non meno encomiabile è la produzione propria di salami: il Salsiccione è quello lungo, insaccato in budello gentile e bagnato con la Barbera. Pregevolissima la mortadella di fegato stagionata da mangiar cruda: va a ruba. E vanno a ruba i pezzi da novanta della bottega: gli zamponi. E’ caldamente consigliabile fare una telefonata, perché la produzione è piccola, e potreste restar senza: sarebbe un peccato, perché abbiamo trovato ben pochi zamponi paragonabili a quelli dei Trezzi in dolcezza ed equilibrio gustativo. Se volete raggiungere la pace dei sensi, accostate lo zampone Trezzi a uno zabaione caldo, all’uso della bassa; oppure, alle tradizionali lenticchie in umido.
In bottega non c’è solo questo: i Trezzi selezionano ottimi vini, buoni formaggi (nostrano Val di Rabbi, Quartirolo Invernizzi e Rota, il Parmigiano Reggiano di montagna), l’eccezionale culatello di Gladis Soncini di Roccabianca (Parma), il paese dove nacque Giovannino Guareschi. Poi, mostarde, prelibatezze d’oca firmate Jolanda de Colò, i panettoni di Giancarlo Comi di Missaglia (Lecco). Fateci un viaggio.
(da Libero di giovedì 21 dicembre 2006, pagina 52 Milano)
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