Acque minerali? Sì grazie! Non mi avrete vivo

Saturday, July 21st, 2007

Imbrocchiamola!Il compianto Riccardo Riccardi, se fosse ancora tra noi, mi sbranerebbe: ebbene sì, amo le acque minerali, non ritengo fuori luogo una conoscenza acquatica da parte dei sommelier. Le acque minerali italiane sono una diversa dall’altra: è bellissimo assaggiarle in parallelo, trovare le similitudini tra le sensazioni gustative (ricordatevi: l’unica acqua veramente insapore è quella distillata, quelle minerali avranno sempre una minima “traccia” dei sali che contengono) dell’una e dell’altra, vedere quanto un’acqua minimamente mineralizzata (ad esempio, la Lauretana) differisca da una “semplice” oligominerale (la Norda, quella della sorgente Daggio), da una “mediamente mineralizzata” (Fonte Bracca, una delle mie preferite) o da una “ricca di sali” o “iperminerale” (come l’Acqua Santa di Chianciano, ideale in piccole dosi per chi ha problemi al fegato).
Eppure, neppure le acque minerali si sono sottratte alla bizzarra voglia di certe persone di mettere steccati ovunque, fin nel piatto e nel bicchiere. La voglia di vederci crescere a soia, perché mangiare carne “va contro l’etica” (sic). Tra di loro, c’è chi vorrebbe far ingollare acqua d’acquedotto a tutti. Possiamo comprendere, anche se giammai condividere, certe argomentazioni contro il foie gras, la pesca dei bianchetti, l’uccellagione alla bergamasca e alla bresciana: una crociata contro le acque minerali è davvero l’ultima goccia, se mi passate il giuoco di parole.
A reggere i fili della faccenda, guarda caso, Beppe Grillo. Ormai le sue sbrodolate anti-minerale sono note da tempo (basta prendere un link qualsiasi per vedere il video messo in giro dai grillofili, che peraltro sono probabilmente davvero convinti che bevendo acqua dai rubinetti si renda più pulito il mondo).
Ma Grillo, anche se probabilmente ne è l’ispiratore, non è l’unico. E’ griffata Altreconomia, infatti, la campagna “Imbrocchiamola!”, scoperta grazie a Massimo Sozzi: al grido di “Mettiamola fuori legge!”, si può leggere quanto segue:

Oggi le acque minerali sono uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari in Italia: per convincerci a comperare “l’acqua da bere” nel 2005 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per 379 milioni di euro.
Perché tanto sforzo? L’acqua in bottiglia ha un concorrente formidabile, che è l’acqua degli acquedotti: buona (poche le eccezioni), controllata (più dell’acqua in bottiglia, come hanno dimostrato diverse inchieste), comoda (arriva in casa), e poco costosa.
Se le acque minerali non fossero sostenute da una pubblicità martellante, nessuno o pochi sentirebbero il bisogno di comperarle.
Di fatto l’acqua in bottiglia fa concorrenza a un bene comune, lo ha riconosciuto anche l’Antitrust nel 2005 nel caso “Mineracqua contro Acea”. Solo che le forze in campo sono impari: contro i 379 milioni di euro che l’industria spende per sostenere l’acqua in bottiglia, gli acquedotti non investono una lira per pubblicizzare il proprio servizio.
Senza pensare di ridurre la libertà di produrre e vendere acqua minerale, non si potrebbe invece legittimamente pensare di limitarne l’invadenza pubblicitaria?

Simpatici, questi paladini della libertà. In nome della libertà di ognuno di bere acqua d’acquedotto (libertà che nessuno si è mai sognato di contestare), si suggerisce di porre restrizioni alle aziende imbottigliatrici di minerale, in modo tale da rimpicciolire le loro campagne pubblicitarie. Neppure li sfiora l’idea che magari qualcuno beva acqua minerale perché gli piace di più. Vale anche per me: bevo una minerale in bottiglie di vetro che mi arriva a casa e che non fa pubblicità in televisione. Spero di non venir iscritto d’ufficio nel grande calderone dipinto dagli altreconomi, quello di italiani da italietta, plagiati dai media e praticamente costretti a mineralizzarsi dal Grande Fratello Orwelliano.
Ma questo è solo un aspetto del sito. La vera e propria campagna “Imbrocchiamola!” è più semplice. In buona sostanza

chiede di segnalare i ristoranti, i locali, le pasticcerie, i bar che servono l’acqua di rubinetto e di indicarci quelli che non lo fanno.

Carino, e anche giusto: ognuno ha i gusti che ha, ed è suo diritto inalienabile preferire le acque di acquedotto. Peccato che ai gestori del sito sfugga un dettaglio: tanti e tanti ristoranti offrono già l’acqua del rubinetto, e solo quella. Si tratta della cosiddetta acqua microfiltrata o purificata. E’ acqua che arriva dagli acquedotti ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, è ben lungi dall’essere “poco costosa” come dicono: più spesso ha prezzi decisamente elevati rispetto ai costi reali, anche tenendo conto dell’ammortamento del costo dell’addolcitore-depuratore. E in questi casi, di solito, non è neppure possibile chiedere una “minerale” in sostituzione. Se devo pagare qualche euro per dell’acqua, preferisco spenderli per una bottiglia di sorgente piuttosto che per questa geniale trovata di marketing.
Quindi, per cortesia, non siate cattivi con le acque minerali. Semmai (questo sì che si potrebbe fare) si potrebbero lanciare campagne a favore delle autentiche acque di sorgente (mentre molte minerali vengono “pescate” dalle falde tramite pozzi, anche alcune di quelle più pubblicizzate…) e, soprattutto, a favore della bottiglia di vetro. Questo sì che sarebbe giusto: riciclo totale dei contenitori in modo più semplice di quanto avvenga per la plastica, nonché grande miglioria della bontà dell’acqua medesima, che tende a perdere le sue qualità salienti più lentamente sottovetro che nei contenitori in Pet. E infine, una bella campagna di vera conoscenza di quel che si beve: proprietà dei sali contenuti, criteri d’uso delle cinque tipologie d’acque in commercio. Se vi interessa, c’è un bel sito che riporta tutte le acque d’Italia con le loro caratteristiche (se note): è molto interessante, anche perché riporta le etichette delle bottiglie e le caratteristiche anche di molte acque ormai fuori produzione.
Eddai, lasciateci bere!