Vinitaly 2008: gli assaggi, parte prima
Saturday, April 5th, 2008
Devo davvero essere contento di questo Vinitaly 2008. E anche solo per aver conosciuto Debord. Debord è un noto commentatore di blog gastronomici, quello che un tempo si firmava AntonioT oppure nonsonotombolini (poiché lo scambiavano spesso per Antonio Tombolini). Debord, all’esterno, può banalmente sembrare soltanto un polemista acuminato, uno che non la manda a dire su internet. Invece è un uomo molto ben addentro il mondo del vino pugliese, uno che ne conosce anche le espressioni meno divulgate dai media. A parte che dietro numerose etichette e nomi di vini c’è la sua firma (lui non lo dice per umiltà, e nemmeno io divulgherò il suo vero nome a chi non lo conosce), lui stesso è una specie di enciclopedia della Puglia enologica.
Non ho fatto uno sbaglio ieri a chiedergli di farmi provare qualche bottiglia della sua regione nel padiglione apposito del Vinitaly. Debord mi ha fatto fare un piccolo tour tra produttori non notissimi, di cui finora ho letto poco perfino nelle pubblicazioni specializzate. E’ da uno dei “vini-debord” che dunque comincerò a raccontare la cinquantina scarsa di assaggi che ho fatto nella mia giornata veronese: il Piromafo di Valle dell’Asso, azienda vinicola di Galatina (Lecce), profondo sud. La famiglia Vallone fa dunque questo Salento IGT di pure uve negramaro, con rese di 50 quintali per ettaro e affinamento in sole botti grandi di rovere. A Vinitaly ci sarebbe stata la possibilità di assaporarne una verticale di numerose annate, ma per biechi motivi di tempo ho potuto provare solo due millesimi. Il 2000 ha ben manifestato le capacità d’invecchiamento di questa tipologia di vini: color prugna intenso, profumi composti di datteri e di nocciola, sapore pieno e austero, con persino vaghi (vaghissimi) ricordi di Pedro Ximenez. Il 2003 è più vivace, più fruttato al naso (frutta rossa, va da sé), persistentissimo all’assaggio, praticamente interminabile. Un vino “vecchia maniera”? Fossero tutti “vecchi” in questo modo i vini italiani… Da spendere sul fagiano, sul beccaccino, sulla cacciagione di piuma.
E l’accostamento con una ganache di cioccolato nero di un artigiano di Galatina mi ha colto di sorpresa.
POSCRITTO: il medesimo cioccolatiere di Galatina, oltre a una stratosferica “pallina” di cioccolato, cannella e fico, ha proposto una ganache ripiena, udite udite, di Gorgonzola. Un solo commento: assaggiatela.

