Calamari, risotto e il bianco del Garda di Trevisani
Monday, February 25th, 2008
Stavolta, giurin giuretta, aggiornerò il blog con assiduità. E da dove partire, se non dalla strepitosa giornata del riso a Gavardo (Brescia), dal mitico Adriano Liloni? Se dovessi parlare di tutto il pranzo, non basterebbero dieci post a tratteggiare tutta l’umanità presente, la bontà dei piatti, l’amicizia che ha fatto da collante al tutto. Oggi mi limiterò a parlare di un vino. Un vino bevuto a pranzo.
Durante la giornata dei Sovversivi del Gusto del luglio 2007, uno dei miei crucci maggiori fu quello di non essere riuscito a provare i vini dell’Azienda Agricola Fratelli Trevisani di Gavardo. Gian Pietro e Mauro, Sovversivi del Gusto, fanno invece bottiglie semplici, interessanti, sconosciute al grande pubblico. Piacerebbero molto a Camillo Langone, che più di una volta ha dichiarato il suo amore per la limpida finezza dei vini gardesani. E, benché Camillo non vada pazzo per lo Chardonnay (eufemismo) e per i vini in barrique, gli consiglierei una bella bevuta di Balì 2006, un bianco d’una spontaneità contagiosa.
Benché il sito web aziendale lo accrediti come uvaggio paritario di chardonnay e sauvignon, l’annata 2006 (ma evidentemente anche la 2005, stando a quanto dice Franco Ziliani) vede in realtà prevalere il vitigno non aromatico, che col suo 80% è maggioritario rispetto al sauvignon. L’affinamento è in piccole botti per 10 mesi (tonneau, stando sempre a Ziliani) e in bottiglia per altri tre.
E com’è, il Balì 2006? Un vino di piacevolezza spiccata. Non aspettatevi un bianco alla vaniglia, ma un’esplosione di vivida frutta matura. Già il colore paglierino intenso riluce agli occhi. Stuzzica la voglia pure il naso: si parte con un minerale di pietra focaia, che poi si apre all’anice stellato, alla pesca gialla, al frutto della passione (evidentissimo dopo qualche minuto), ai lychees cinesi. In bocca è corposo e tondo. Non grosso, semplicemente rotondo e compiuto al gusto, molto appagante. Fresco e tranquillo, è perfetto col calamaro accompagnato all’emulsione di basilico e, soprattutto, al riso nero di Baraggia di Carlo Zaccaria. Evviva.
Ah: l’etichetta oggi è diversa da quella in foto.

