Saturday, January 3rd, 2009

Buon anno a tutti!
Nelle festività a cavallo tra 2008 e 2009 sono stato poco sul blog, per ragioni varie. Adesso in ogni caso recupereremo.
Vi informo che quest’anno il mio Capodanno è stato eminentemente romano, con un bel cenoncino (non troppo abbondante) e un piccolo pranzo l’1 gennaio. Momenti conviviali ambedue caratterizzati dalla pasta.

Qui sopra, i tonnarelli cacio, pepe e lardo di Colonnata dell’Osteria Le Streghe in vicolo del Curato. Nonostante una piccola imperfezione nella cottura della pasta, dovuta unicamente all’affollamento, i tonnarelli sono stati un piatto semplice, saporoso, accattivante.
E il giorno dopo, a grande richiesta:

Le Fettuccine (con la “f” maiuscola) di Alfredo alla Scrofa. Ero ansioso di assaggiarle dopo che, a seguito di una bella discussione sulla ristorazione romana e sulle famigerate “Fettuccine Alfredo” statunitensi, il gestore attuale di via della Scrofa mi aveva scritto un’email, assicurandomi che le famose fettuccine erano state inventate un sacco di anni prima nel suo locale.
Dopo l’assaggio, vi confermo la loro natura: sono fettuccine all’uovo fatte in casa, mantecate (l’espressione non potrebbe essere più adatta) con un’imponente salsa a base di grandi quantità di burro e parmigiano. Un piatto gradevole e gustoso, tenendo presente che si tratta di pasta al burro e parmigiano. Ma è pur sempre la sublimazione di pasta burro e parmigiano, il grado zero. Niente a che vedere coi pastrocchi americani con panna e liquidi vari. Se volete la completezza del quadro storico, almeno una volta dovete provarle. Ribadisco, per una questione di completezza storica, e per far mente locale sul fenomeno di un piatto che, trapiantato oltreoceano con ingredienti e purtroppo risultati culinari ben diversi dall’originale, ha cessato di essere una semplice pietanza per mutarsi in una vera e propria sotto-cultura.
Postato in Patrimoni golosi, Ristoranti | 2 Commenti »
Tuesday, July 8th, 2008

So che questa foto vi avrà procurato qualche scompenso, ma la sua presenza è a ragion veduta. Rappresenta le famose Fettuccine Alfredo, celeberrimo piatto italoamericano (più America che Italia, a dire il vero) di cui qualcuno ha cercato di ricostruire la storia. C’è davvero da sperare che qualcuno dia una breve lettura almeno alle prime righe di questa voce, nella quale si specifica che il piatto, nato in Italia nella sua forma originale, ha avuto una evoluzione autonoma al di là dell’Oceano.
Le fettuccine all’Alfredo, cosa diversa dalle americane fettuccine Alfredo, nacquero a Roma. Il problema è uno: videro la luce da Alfredo alla Scrofa, o da Alfredo a piazza Augusto Imperatore? Chi ne sa di più, mi aiuti.
Un lungo preambolo per raccontare un piccolo episodio capitatomi ieri a pranzo, alla già recensita Matricianella di via del Leone, che tra parentesi si è confermata approdo affidabilissimo (e di prezzo oltremodo onesto) anche per sgranocchiare un paio di bucce di patata fritte (provatele assolutamente) e un bombolotto alla gricia.
Subito dopo il mio ingresso nel locale, in un tavolino vengono fatti accomodare due turisti stranieri. La coppia è giovane, parla una lingua ignota (la mia fidanzata ci ravvisa un accento arabo, ma i due sono chiaramente occidentali) e ha in mano alcune buste di negozi d’abbigliamento. La ragazza, mi fa notare ancora la fidanzata, ha al collo un ciondolo di Chanel grande come una mano.
I due vengono solertemente serviti dell’acqua da un bravissimo cameriere, che si occuperà anche di noi e che si distinguerà per il sangue freddo e per la professionalità assoluta. Al momento di prendere le ordinazioni, ecco la scena madre. Dopo un breve conciliabolo col compagno, la signora prende un piatto di penne all’arrabbiata. Lui invece vuole le fettuccine. All’inizio, in inglese, dice di voler fettuccine bianche. Il cameriere pensa che voglia pasta senza condimento. Dopo qualche spiegazione, si appura che lui vorrebbe le fettuccine all’Alfredo. Naturalmente, alla Matricianella non hanno questo piatto in carta. Nessun ristorante italiano ha questo piatto in carta, eccezion fatta per i due Alfredi che ho nominato (e che hanno la versione originale, senz’altro più sobria del pastrocchio broccolino nonostante il “doppio, triplo burro” di cui parlò Vincenzo Buonassisi). Il tizio sembra un poco contrariato, non pare molto commosso dalla lista di primi che indica gricia, carbonara (presa dalla mia fidanzata, una volta di più buonissima, stavolta cotta alla perfezione, con un gran buon guanciale), fettuccine ai funghi e cicoria, pasta all’amatriciana: come dire, la quintessenza della tradizione romana. Lui no: vuole le fettuccine “with cream sauce”. Alla fine, spiegato con calma che quel piatto non è disponibile, si orienta su un piatto di semplici fettuccine al pomodoro e basilico.
Ma non è finita. Il cameriere porta sul tavolo il cestino del pane, contenente fette di casereccio davvero ottimo nell’equilibrio tra il croccante e il soffice. La signorina chiede se hanno il garlic bread. Cos’è il garlic bread? E’ un’altra mistificazione americanizzante, sorta di versione stracciona della bruschetta: crostini all’aglio, sicuramente più facili da trovare nella confezione industriale in sacchetto, piuttosto che in ristoranti e panetterie (magari in qualche pizzeria li beccate, ma provengono sicuramente dai sacchetti di cui sopra). Inutile dire che molti americani (e molti altri) credono che sia un abituale accompagnamento della tavola italica: in questo sito, per esempio, si legge che questo crostino “will complement any Italian meal”. Ma dove? Comunque, il cameriere ha risposto alla cliente che no, non hanno il pane all’aglio. Al che, la signora ha chiesto: “Is this an Italian restaurant?”. Il cameriere, manifestando un sangue freddo ammirevole, risponde: “Yes, ma’am”.
A me, francamente, una ma’am così mi avrebbe fatto girare le scatole. Credevo che i luoghi comuni turistici sul mangiare italiano fossero ormai al tramonto, specialmente tra i più giovani. Evidentemente, non è così.
So che per questa storia ci vorrebbe l’amico graffitaro, ma anche lui è andato in ferie (tutti tranne me).
PS: la signora, prima della pasta, si è anche fatta portare un gelato.
A voi i commenti.
Postato in A ruota libera, Il più bel fior ne coglie | 31 Commenti »