Falafel, kefteji e kebab con Stanislao Porzio: la passione di Oasis

Tuesday, October 21st, 2008

L’ho scritto adesso, vuoi per il lavoro pressante di oggi al giornale vuoi per dare a Stanislao Porzio la possibilità di parlarne per primo: all’Oasis di via Castaldi si mangia una delle migliori cucine mediterranee di Milano.
C’ero passato di fronte innumerevoli volte, perché la strada è vicinissima a Libero. Era stato Mr. Oz a parlarmene per primo, in una vecchia discussione sul kebab più gustoso. Allora, l’ho provato un paio di volte, toccando con mano la passione del proprietario, un tunisino di mezza età sposato con una donna di origini pugliesi. Oggi però la circostanza era particolare: dovevo incontrare Stanislao Porzio, che ha un blog molto bello, dedicato ai cibi di strada, che meriterebbe di finire in ogni blogroll gastronomico. Stanislao mi ha fatto avere una copia del suo libro, un viaggio amoroso nel mangiar rapido del centro e nord Italia, di cui vi parlerò al più presto.
Ho scelto di portarlo all’Oasis, mi interessava molto il suo giudizio. E, come potete intuire dalle sue parole, è stato molto positivo. La sua descrizione è veritiera, genuina, sentita. Io però aggiungo la mia. Da Oasis si mangia alla marocchina, alla berbera, alla libanese, alla mediorientale. Ci sono alcuni sgabelli e mensole per pranzare in loco, oppure si porta tutto via. Nel banco, cibarie di ogni genere, come pollo alla curcuma, cuscus di carne (provato in altra occasione, ottimo), riso in vari modi. Dietro, lo spiedone col kebab. Un kebab diverso dagli altri, effettivamente eccezionale, il migliore finora provato assieme a quello del Joy Grill di via Noè (a breve racconto) e della macelleria islamica di via Imbonati. Il rotolone di carne è approntato artigianalmente, non è surgelato. Ed è di solo vitello di razza piemontese, come tiene a comunicare il proprietario a chiunque si dimostri particolarmente appassionato (e qui sono molti). Io e Stanislao abbiamo preso due kebab completi, io con cipolla lui senza. Abbiamo apprezzato l’equilibrio assoluto, senza eccessi grassi e bruciaticci, né strani sapori di una carne davvero buona. Buona anche l’insalata e la verdura con cui è stata farcita la pita.
Ma non è finita. Godereccio fino in fondo, Stanislao mi spinge a prendere il piatto che vedete in foto. Sono polpette falafel (un classico bistrattato dalle pessime kebbaberie, qua morbido e benissimo curato, perfetto con la salsa di ceci) e kefteji, un’insalata fredda tipicamente tunisina di peperoncino verde lungo, uova, zucca, pomodori e altro. E’ piccante, molto saporita ma fresca. A corredo, patate fritte non richieste, aggiunte dalla moglie del proprietario per “riempire” il piatto.
Che dire? Siamo stati bene. Decisamente consigliato, nel mare magnum della ristorazione etnica d’asporto della Madonnina.

Rosticceria gastronomia Oasis
Via Panfilo Castaldi, 39
Milano
Tel. 022046442

Il vero Falafel del Ghetto di Roma: riscoperta di un buon panino

Saturday, May 3rd, 2008

RosticceriaAvete presente il Falafel? Massì, quelle polpettine vegetali che si trovano in qualunque kebbaberia di qualsivoglia nazionalità, accanto ai piatti di carne. Sono una delle ancore di salvezza del vegetariano medio-orientale, e da qualche anno anche italiano (naturalmente con la curiosità per la cucina etnica). O almeno: dovrebbero. Gli è che la stragrande maggioranza dei falafel nostrani sono bisunti, talvolta gustosi ma micidiali per lo stomaco nella loro lutulenza pachidermica. In rapida sintesi: sono pesanti, quasi sempre fritti con pessimo olio.
Un’autentica riscoperta di una cibaria invece gustosissima la si può cogliere nel pieno del Ghetto di Roma, quartiere che mi piace molto. La segnalazione di oggi è dedicata all’amico Lorenzo Cairoli, che alle tradizioni culinarie ebraiche ha almeno in parte ispirato la sua rubrica Agnolotti e Sinagoghe. Sulla via del Portico d’Ottavia, turistizzata eppure ancora ricca, a mezzodì, di tanta umanità popolare, si apre la rosticceria Bete’Avon. Bete’Avon in ebraico vuol dire buon appetito. E qui davvero ci si può fermare per uno spuntino ristoratore, a base di classici giudaico-romaneschi ma non solo.
Questo rosticcere si fa vanto di servire ai clienti cucina esclusivamente Kosher, sotto la sorveglianza del Rabbino di Roma. Già vi ho spiegato che significa: Kosher, “conforme alle regole”, è il modo di preparazione e la scelta degli ingredienti. Nella cucina Kosher, non esiste il maiale. Nella cucina Kosher, carne e formaggio viaggiano su binari strettamente separati, e non si incontrano mai. Questi sono solo due dei precetti.
Come ho già detto, non dovete fare l’errore di pensare a una cucina rinunciataria. Entrate a un’ora qualsiasi, immergetevi nell’orgia quasi dantesca del bancone. Qui ci sono i romanissimi tramezzini, ma rigorosamente conformi alla legge. Ci sono panini pantagruelici. Ci sono piatti a portar via: ad esempio, la concia di zucchine, giacimento avvincente della cucina locale. Oppure, i croccanti carciofi alla giudìa. Qui a mezzogiorno arrivano vecchi e compunti signori a prelevare porzioni di aliciotti all’indivia, da mangiare con calma a casa propria.
Tra i panini, ecco la folgorazione: quello col falafel, provato un paio di mesi fa con grande soddisfazione. Niente mappazza kebabbara indigesta, niente insalata giurassica o sciali di cipolla. Qui una morbida pagnotta araba viene riempita con lattuga fresca e croccante, uova sode e harissa, ossia una salsa molto densa di peperoncino rosso, equilibrata e non decisamente piccante (altra cosa dal chili sparato direttamente dai dispenser di plastica). In mezzo, due o tre grosse polpette falafel, vegetali ma carnose, intense. Un boccone dovizioso, ma davvero ghiotto.
Provatelo e fatemi sapere.

Bete’Avon Kosher Lemeadrin
Via Portico d’Ottavia, 1/b
Cell. 349-6359521
Aperto anche la domenica