Tuesday, March 27th, 2007
Avrei voluto rispondere con un commento ai tanti interventi che sono nati dal mio post di ieri, ma è più comodo e visibile, in ultima analisi, farlo da qui.
Cercherò di dare un minimo di risposta alle questioni fondamentali che sono venute fuori.
1) Giovy ha pienamente centrato il punto, usando un quarto delle parole che ho usato io. Rileggetevi il suo commento un centinaio di volte, così potete comprendere meglio la mia visione della cosa.
2) Gigio: la discussione (interessante) sul predicare bene e razzolare male non l’ho iniziata io (che poi la condivida o no, è un altro discorso). Così come non ho mai messo le mani su Veronelli, che ho conosciuto (seppur superficialmente) e che mi ha insegnato molto. D’altronde credo che la sua adesione a questa rassegna non tolga né aggiunga molto a tutto quello che ha fatto nell’oltre mezzo secolo della sua militanza critica.
3) stefano: mi dispiace, ma temo di risultare superficiale anche con questa mia risposta. Nel mio post, ho parlato di cose specifiche: nella fattispecie, di un “manifesto” lungo, arzigogolato, semanticamente e sintatticamente improbabile, con alcuni passi che sembrano nati dopo che chi l’ha scritto ha rovesciato un sacchetto contenente termini aulici, o che semplicemente non vogliono dire nulla (a meno di non stipendiare un esegeta o un ermeneuta a mezzo servizio, cosa che non tutti possono fare). Ho altresì parlato di un invito che non può essere tenuto sotto silenzio: quello a dare fuoco ai campi e a iniziare altre azioni di “disturbo”. Ho parlato solo di questo, e di nient’altro, chiedendomi a cosa serva una rassegna che parta da simili presupposti. Senza contare che lo “spazio recuperato” in realtà è semplicemente occupato abusivamente.
4) filippo cintolesi: la critica, come giustamente fai notare, è il sale dell’uomo e del mondo. Se la realtà non fosse problematica (=non ci spingesse ad interrogativi e prese di posizione) non sarebbe reale. Ciononostante, la chiusa del tuo commento mi sembra un po’ criptica, e mi piacerebbe, se ne avessi voglia, che tornassi qui a spiegarla.
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Monday, March 26th, 2007
Anche quest’anno, a Verona, ci sarà un’anti-Vinitaly. Un anti-Vinitaly che andrà in scena in un cosiddetto “centro sociale”, e che, come sottotitolo, promette addirittura “Terre Ribelli”. E’ il Critical Wine, evento che si svolge ormai da quattro anni, forte dell’inspiegabile adesione di un grande come Gino Veronelli, quand’era ancora in vita.
Ogniqualvolta mi sovviene l’esistenza di questa kermesse, non posso fare a meno di pensare a un delizioso pezzo scritto dal compianto conte Riccardo Riccardi su un vecchio numero di Papillon. S’intitolava “Che sapore ha un vino noglobal?”. In esso, il grande conte prendeva garbatamente ma duramente in giro don Vitaliano della Sala, il prete giottino che aveva deciso di produrre un vino dall’etichetta reboante (Don Vitaliano Doc-G8/Rosso a divinis), stigmatizzandone l’evidente adesione a una moda. E modaiolo, fin troppo, è questo Critical Wine, che venne salutato da qualche ingenuo con grandi clamori, cantando lo sdoganamento del vino anche negli ambienti underground.
Una buona comunicazione, si sa, è fondamentale, e per una buona comunicazione serve chiarezza e capacità di andare al punto delle cose. Proviamo ad analizzare il pomposo “Manifesto” di Critical Wine, in cui vengono proposti nientemeno che “12 atti di sensibilità planetaria” (sic). Diamo un occhio al secondo punto:
2. PER LA RIAPPROPRIAZIONE SENSORIALE E RAZIOCINANTE
Il secondo atto della sensibilità planetaria è stato quello di concepire l’insensatezza della realtà, non più come deficit di raziocinio di menti peregrine ma come deprivazione sensoriale, come difficoltà o impossibilità di esperire nella socialità planetaria la nostra sfera sensitiva. Sensibilità planetaria è dunque atto di resistenza contro la distruzione dei sapori, contro l’annichilimento dei saperi ma anche contro la deprivazione sensoriale che ci porta all’ottundimento della nostra facoltà di udire, di vedere, di tastare, di gustare e di annusare. Tra i non sense dell’umanità contemporanea non vi è soltanto la produzione di un esercito infinito di miopi della vista. La miopia dell’udito, la miopia del palato, la miopia dell’olfatto, la miopia del tatto sono tanto e forse ancor più preoccupanti della miopia della vista. La vita insensata non afferisce solo alla perdita di senso del nostro agire ma anche all’affievolirsi della capacità sensitiva. Il senso dell’agire non può non avere relazione con i sensi tramite i quali si agisce. Si smarrisce il senso perché si perdono i sensi. La deprivazione sensoriale è aspetto cruciale e paradigmatico della perdita di senso dell’agire. La sensibilità planetaria è dunque riaffermazione della centralità sensoriale e nel contempo ricentralizzazione del senso dell’agire.
Chiarissimo, no? Il redattore del manifesto sembra aver scartabellato un desueto vocabolario di italiano onde spulciarne le parole più astruse possibili, per indorare la pillola di un comunicato fumoso e incomprensibile. A che serve fare proclami del genere? E a che serve farli proprio in un centro sociale?
Ma c’è di meglio. Forse ricordandosi del pubblico a cui si rivolge, il settimo punto del manifesto propone persino l’azione:
Gli Ogm sono i mostri dell’agricoltura: a parte le rilevantissime questioni riguardanti gli esiti della modificazione genetica delle piante su di esse e sugli uomini, che già ci impone di combatterli, gli Ogm concentrano l’industria agricola in poche mani, impoveriscono la terra, distruggono la contadinità, eliminano o omogeinizzano il gusto. Gli Ogm costituiscono oggi la più grande minaccia alla sensibilità planetaria. Contro di essi non c’è tempo da perdere né alcuna possibilità di mediazione. La ricerca, la sperimentazione, le legislazioni permissive, l’uso degli Ogm costituiscono un crimine contro la terra e contro l’umanità. Occorre fare di tutto perché ciò non accada. Ma dove la coltivazione, seppur sperimentale, è consentita, bisogna con ogni mezzo distruggere gli Ogm. L’obiettivo minimo della sensibilità planetaria è distruggere le legislazioni a favore degli Ogm, distruggere le coltivazioni Ogm, distruggere i prodotti Ogm in tutta la loro filiera, dalla ricerca alla vendita. Se vuoi fare una buona azione, distruggi gli Ogm. Basta andare al supermercato più vicino e aprire, rendendole invendibili, le confezioni che li contengono. Basta bruciare i campi in cui vengono coltivati.
Distruggere le coltivazioni ogm. Rendere invendibili le confezioni. Bruciare i campi in cui vengono coltivati. Testuale. Apologia di reato. Ma si sa, per certa gente “la proprietà privata è un furto”. Cosa vuoi che sia, dar fuoco a due campetti che magari sono tutta la vita di chi li coltiva: la proprietà privata è un furto, e cosa vuoi che sia un bel falò rispetto alla possibilità che l’agricoltore possa mettere in commercio (o conferire alle odiate multinazionali, che sono risaputamente il cancro della società) il mais ogm, crimine contro l’umanità, aberrazione al cospetto del Cielo?
Va bene prendersela quando Umberto Veronesi, con argomentazioni non sempre convincenti, difende gli ogm a spada tratta. Ma se gli oppositori sono così grottescamente livorosi, se cianciano senza il minimo senso del ridicolo di “crimini contro l’umanità”, se invocano piromani e distruttori di proprietà viene voglia di farlo anche a me. Poi non prendetevela, se la gente sdogana gli ogm.
Intendiamoci, ognuno ha il diritto di esprimere il suo pensiero come meglio crede. Ma ognuno è anche libero di esprimere il proprio pensiero sul pensiero degli altri, qualora sia in disaccordo.
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