Tracciabilità: a Magenta la carne ha la carta d’identità elettronica

Saturday, May 19th, 2007

Riporto un mio pezzo scritto per Libero, in cui annuncio la nascita del progetto sulla tracciabilità della carne, inaugurato da una cooperativa di allevatori di Magenta:

La prima carne con la carta d’identità elettronica? Arriva dal Magentino. Il Consorzio Qualità Carne Bovina, legato alla Coldiretti di Milano e Lodi, è riuscito a implementare i primi microchip radiocontrollati legati ai singoli bovini, che saranno così rintracciabili inequivocabilmente lungo tutta la filiera produttiva, fino al venditore finale. Sicché chiunque potrà sapere vita, morte e miracoli di un filetto, dove e quando è stato allevato, in quale stalla e con quale regime alimentare.

Ispiratore è Ernesto Beretta, veterinario, direttore del Consorzio di cui abbiamo parlato, nonché alfiere della tracciabilità totale da anni. Se suo è il progetto di allevare in Italia i manzi giapponesi di razza kobe, pure dietro al microchip bovino c’è la sua firma, col fondamentale supporto tecnico della società Describo. Spiega Beretta: «E’ dal 2001 che ci si sta lavorando sopra, ma i primi demo, le prime versioni dimostrative hanno visto la luce nel 2004. Oggi siamo riusciti a partire, e l’esperimento è unico al mondo». Come funziona letteralmente il chip? «E’ basato sulla tecnologia Rfid, ossia di identificazione a distanza tramite frequenze radio. I chip dei bovini “viaggeranno” sui 134,2 khz, e potranno essere interpretabili e identificabili da particolari lettori ottici, che saranno in grado di captare le informazioni in essi contenuti». Sicché, un macellaio dotato di lettore ottico potrà “tracciare” la provenienza della carne che compera? «Esattamente. E mentre le etichette o i codici a barre possono deteriorarsi, sporcarsi o comunque alterarsi, il chip allegato alle mezzene o alle confezioni sottovuoto è assolutamente impossibile da falsificare». E’ una grande conquista per i consumatori? «Può dirlo forte. Si può dire che la tracciabilità torna a dare valore a un prodotto molto svalutato. E’ bello valorizzare il lavoro degli allevatori, ed è giusto che chi compra sappia da dove arriva la carne. Inoltre, questo sistema si potrebbe replicare benissimo in altri campi alimentari: nel pesce, ad esempio. E nei prosciutti suini, ove il chip potrebbe essere accoppiato all’analisi del Dna dei maiali».

La Cooperativa San Rocco di Magenta, in località Pontevecchio, nel suo spaccio (il primo ad avere in dotazione la bilancia col lettore ottico) si appresta a vendere la carne “tracciata”, proveniente dagli allevatori ad essa associati, tutti della zona tra Castano Primo, Nerviano e Magenta . «Per il momento stiamo ultimando la messa a punto», rivela il presidente della Cooperativa, Giuseppe Angelini, che annuncia: «se non è per questa settimana, sarà per la prossima: il microchip e le informazioni che contiene sono una garanzia fondamentale per il consumatore. Certo, non tutti i negozi lombardi potranno attrezzarsi da subito con una bilancia come la nostra, col lettore ottico dei chip. Però l’auspicio è quello: che il consumatore sappia cosa compra».

(da Libero, giovedì 10 maggio, pagina 48)