Mac Dario, mangiar rapido di qualità contro la crisi

Monday, May 11th, 2009

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Ecco il Mac Dario del Cecchini di Panzan: un piattone con un medaglione di carne tritata lievemente coperta di pangrattato. La cottura è a piacere del cliente, ma qui giustamente piace l’hamburger (perché di questo a tutti gli effetti si tratta) un po’ rosa.
E non c’è solo questo. Accanto, meravigliose patate arrosto, quelle vere, con aglio ed erbe. E a corredo, una manciata di ottima cipolla rossa, che a Dario piace parecchio e che ci sta benissimo. Ciò che non ho immortalato nella mia foto sono le salse. C’è la mostarda mediterranea di peperoni, a cui ho già dedicato qualche cenno. C’è il ketchup del Chianti, salsa di pomodoro che col ketchup vero e proprio ha poco a che fare, ma che è eccellente. E c’è la sublime senape fatta in casa, tutta naturale, da una ricetta della famiglia di Kim, la bionda e simpatica fidanzata americana del Cecchini. Una delle migliori senapi che si possano gustare in giro.
Tutto questo popò di roba vien via per 10 euro, acqua compresa. Aggiungendone 3, si ha diritto a un quartino di vino rosso del Cecchini. Con 2 euro, ecco la buonissima torta all’olio (ne parlerò) e il caffè alla moka. E con altri 2, avrete i liquori e i distillati dell’Istituto Chimico Farmaceutico di Firenza.
Il Cecchini, una volta di più, ci ha preso. Ha chiamato un amico.

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Dante Bernardis, friulano doc, anima del Blasut di Mortegliano (Udine): un furetto simpatico, compatto, simile in più d’un tratto all’amico Adriano Liloni. Lui è “il capofficina” della bistecca (lo vedrete), ma dà volentieri una mano anche al Mac Dario, col suo savoir faire.
Ed ecco il risultato.

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Al Mac Dario non ci vanno solo gl’immancabili turisti, ma anche operai, elettricisti, passanti casuali. Tutta gente che vuol mangiar bene con poca spesa.
E ricordo che con 20 euro c’è il menù cosiddetto “dell’accoglienza”: un’abbondante serie di assaggi dei prodotti più rappresentativi della Macelleria Cecchini.

Pani ca’ meusa nel centro di Milano

Wednesday, February 25th, 2009

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Il pani ca’ meusa che si può mangiare con gusto alla succursale milanese dell’Antica Focacceria S. Francesco, in via Ponte Vetero, dentro una delle panetterie Princi.
Costa 4 euro e 50, ed è sublime, realizzato secondo i crismi e i carismi della più suggestiva e povera tradizione palermitana. Uno spuntino sanculotto, popolare, senza peli sulla lingua. Il meusaro, al momento di prepararlo, chiede se si vuole anche del caciocavallo sopra. Risposta affermativa, come potete vedere dalla mia modesta fotografia.
L’Antica Focacceria è arrivata qui il 20 febbraio scorso, grazie a un sodalizio con Rocco Princi, l’ideatore delle magnifiche panetterie milanesi. Si sa com’è il successo, e si sa cos’è l’invidia che genera. Questo, sommato al fatto che in giro ci sono un sacco di persone grette e ignoranti, ha alimentato qualche chiacchiera su Princi: “Princi è costoso, Princi è fighetto, Princi se la tira”. Già: un pessimo panettiere di periferia magari vende michette malcotte a 4 euro al chilo, ma il cattivo dev’essere per forza Princi, che guardacaso è in centro ed è sempre pieno nei suoi numerosi locali…
Invece Rocco Princi meriterebbe un premio, o almeno una calorosa stretta di mano. La Focacceria, ultimamente, oltre che per i suoi meriti culinari si è resa nota per aver sfidato le oligarchie mafiose palermitane. E anche solo per aver dato credito ad artigiani così coraggiosi, credo che Princi meriti un elogio.
Questo senza contare la cosa gastronomicamente più importante: i prodotti sono goduriosi. C’è il pani ca’ meusa, c’è lo sfincione, ci sono le magnifiche panelle di farina di ceci (3 euro a porzione, da mangiarne a volontà), i cannoli, le arancine di riso, il timballo di anelletti, e molto molto altro. Alla sera, dopo le 7, piccolo “happy hour” (per fortuna loro non lo chiamano così) di cibi di strada.
Tutti prodotti deliziosi, veraci, saporiti, dall’onestissimo prezzo. Princi se la tira? Diciamo che sono gli ignoranti e i parlatori per sentito dire, a tirarsela. E chi mai potrà convincerli a chiudere almeno una volta la boccaccia?

Antica Focacceria S. Francesco
Presso Princi
Via Ponte Vetero, 10
Milano
Tel. 0272016067

Un Salone del Gusto vero e vitale

Tuesday, October 28th, 2008

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L’immagine più incisiva del trascorso Salone del Gusto: la farcitura del pani ca’ meusa ad opera dello staff della palermitana Antica Focacceria San Francesco. Una manciata di bontà pura, delicata come solo sa essere la milza. Sfortunato chi non lo sa.

Pani ca’ meusa: dopo il paninaro di Agrigento, quello di Palermo

Monday, May 26th, 2008


Liborio Butera è un grande amico, siculo trapiantato in Baraggia. Giorni fa, sulla Cambusa dei Corsari, ha messo la sua video-intervista a un venditore di pani ca’ meusa in quel di Agrigento. Pani ca’ meusa sarebbe il panino palermitano al ragù di milza. Un pane che si mangia schetto (così com’è) o maritato (con l’aggiunta di listarelle di caciocavallo). Tanto per dire, l’ennesimo cibo da strada imperniato sul quinto quarto.
Qui, ecco la mia risposta a Liborio: un video (non mio, non è opera mia, l’ho solo trovato su YouTube) con un documentario dedicato a Rocky Basile, un meusaro della Vucciria, forse il più famoso. Un meusaro che difende il cibo che propone, vero fast food siciliano e italiano. Enjoy.