Il My Grill non si è perso…
Wednesday, January 10th, 2007Visto che tanta, ma proprio tanta gente arriva sul mio blog cercando “Ristorante my grill Milano” (evidentemente arrivandoci dalla pagina del vecchio sito che Google, bontà sua, ancora indicizza, ho pensato di non vanificare tanti sforzi riproponendo l’articolo pubblicato allora. Leggetevelo, stampatelo, salvatelo, fatene quello che volete, ma non dite che siete arrivati qua cercando il (buon) My Grill senza trovarlo. Tenete presente che si tratta di un pezzo scritto a maggio 2006.
Mangiare in centro a Milano? Un terno al lotto, se non si può proprio andare da Cracco Peck o Marino alla Scala (poi diventato Trussardi Alla Scala, ancora migliore, ndR). Del buono c’è, e tempo fa c’era anzi uno dei migliori ristoranti di pesce milanesi, quel Gemelli che se ne stava dietro all’Università Statale e che faceva dell’ottima cucina siculo-mediterranea: ebbene, da tempo ha chiuso, sostituito da un nuovo ristorante che ancora non abbiamo provato.
A pochi passi da qui, però, il restauro di una delle vecchie case di via Festa del Perdono ci ha regalato un buon indirizzo ove mangiare con discreta soddisfazione, e senza eccessivo assassino pecuniario in una città che, ahinoi, è cara ovunque. Il posticino si chiama My Grill (via Festa del Perdono 1, tel. 0276005780, chiuso sabato a pranzo e domenica, accetta tutte le carte di credito), e si mostra con discrezione già dalle vetrine che s’affacciano su uno degli ultimi angoli autentici della vecchia Milano: vedrete un ambiente moderno, di quelli che ultimamente vanno per la maggiore, ma con un qualcosa che lo rende più accogliente di quel che sembra. Entrate, e l’impressione si avvalorerà: anche se l’involucro dà certi pensieri, ci sono dettagli che vi faranno capire che non siete nell’ennesimo ristorante hi-tech, magari salutista, vegetariano o vegetarianizzante.
Gli artefici, a dire il vero, sono toscani. Voi direte: “E allora?”. E’ una garanzia: a Milano la ristorazione toscana ha sempre furoreggiato. Una vecchia volpe granducale come Indro Montanelli, che pure si concedeva saltuariamente, assieme a Giorgio Bocca, qualche sapida comparsata nella piemontesità meneghineggiante di Masuelli, aveva elevato la toscanissima Tavernetta Da Elio della famiglia Nicoli a sua personale mensa, e non disdegnava locali come l’Assassino o la Collina Pistoiese. Il celebre Don Lisander, per anni, è stato gestito dalla famiglia Coppini, anch’essa nativa delle lande toscane, né si può tacere della Torre di Pisa o della Torre del Mangia. Da un po’, dicevamo, si sono uniti i gestori di questo My Grill, in cui il profumo tosco è ben percepibile anche nel moderno e gradevole ambiente, peraltro arricchito da un servizio gentile e professionale.
Cominciando dalle cose che non vanno (in parte), ecco la carta dei vini: è incorporata al menu, e, pur di qualità, abbisognerebbe di qualche scelta più originale. Niente di scandaloso: berrete bene con quello che c’è, e mangerete in modo assolutamente onorevole. Potrete partire con assortimenti di salumi, o anche con le insalate (o insalatone) che qui sono più stuzzicanti che altrove, anche grazie all’olio utilizzato (indovinate da dove viene…). Di primo, gusterete ottime pappardelle con salsicce e porri, oppure rigatoni al ragù di filetto di manzo. Il consiglio nostro è comunque quello di non perdere le zuppe: c’è la pappa al pomodoro di gianburraschesca memoria, e, nella stagione giusta, la farinata al cavolo nero. Di semplice, golosissima bontà è la proverbiale ribollita, da velare anch’essa con un filino d’olio: capirete perché i contadini l’amassero tanto da farsela infornare dalle loro mogli, portandosela al lavoro in una curiosa forma solidificata.
Come secondo piatto, questo è il regno della carne: la fiorentina, inutile dirlo, impera, ma su prenotazione avrete anche il maialino allo spiedo. E poi, il fritto di cervella, cibo degli dei, che a Milano non fa più nessuno: qui lo trovate in tutto il suo splendore, magari accompagnato da carciofi croccanti e leggeri come tutto il resto. I dolci andrebbero migliorati, il pane invece è ottimo (fatto in casa). Conto sui 40 euro.
(da Libero di domenica 21 maggio 2006, pag. 40)

