Le melanzane pugliesi di Antica Enotria (debord demiurgo)

Saturday, July 26th, 2008

Conserve Antica Enotria

E’ grazie alla simpatia e amicizia di Debord che tempo fa ho messo le mie mani su alcuni prodotti pugliesi di grande valore (Giulio Cantatore, li conosci?). Debord, come tutti sanno, è uno che commenta sui blog. Ma non è solo quello. E’ un uomo che cura l’immagine (e non solo) di prodotti e vini della sua Puglia natia. I taralli pugliesi che lui “spaccia” sono veramente memorabili, ma non si limita a questo. Grazie a lui, dicevo, le mie avide dita si sono impossessate, alcune settimane fa, di conserve di verdure veramente deliziose. Artefice, un’azienda agricola di cui già vi ho parlato: Antica Enotria.
Quest’azienda di Cerignola (Foggia) mi aveva già sorpreso coi suoi ottimi vini: un Rosso di Cerignola ricco e mediterraneo, e un rosato Contessa Staffa ricco e persuasivo. Ebbene: ora so che fa verdure sott’olio eccellenti. E biologiche, se interessasse.
Anzitutto, i carciofi alla griglia, sodi e carnosi, molto naturali al gusto. Persistenti e “meridionali” i pomodori secchi, di giusta sapidità. Ma la cosa migliore, a mio sommesso parere, sono le melenzane: eleganti, piccantine, perfette. Altro che le conserve all’olio di semi che qui si usano. Antica Enotria fa anche olio extravergine d’oliva, del resto. Di questo parlerò più avanti. Voi segnatevi le melanzane, i carciofi, i pomodori. Evviva la Puglia.

Antica Enotria
Contrada Posta Uccello
Cerignola (Foggia)
Tel. 0885418462

Uva di Troia: intensità e carattere in Puglia

Saturday, December 23rd, 2006

Bottaccia - Cantine Torre QuartoLa Puglia, si sa, è quella terra che, in altri tempi (e, qualcuno mormora, sotto sotto anche adesso), forniva vini ben colorati e strutturati con cui “arricchire” le produzioni nordiche, non sempre gagliarde. Con gli anni, aumentato l’amore del mercato per i vini pieni e corposi, i pugliesi si sono resi conto che potevano sfidare la scena con prodotti che queste caratteristiche già possedevano. E spesso ancora oggi si possono cogliere delle autentiche sorprese. Parlo certamente dei rosati, tipologia vocatissima, per tradizione, nel Tacco d’Italia: ma non dimentico certi rossi, non solo a base del “solito” primitivo.
L’ultimo assaggio (recentissimo, di due giorni fa) è stato il Bottaccia, un rosso delle Cantine Torre Quarto di Cerignola (Foggia). Un comprensorio da sempre vocato ai grandi rossi: Gino Veronelli, in un suo vecchio libro anni ‘70 (non ricordo se fosse Bere giusto oppure Il vino giusto: sicuramente però uno dei due libri - vai a ricordarti quale - era la versione estesa dell’altro), raccomandava d’abbinare il caciocavallo stagionato al Rosso di Cerignola. Questa DOC, a dire il vero, è ormai praticamente abbandonata: i produttori della zona preferiscono altre denominazioni, oppure la più generica IGT Puglia. Proprio questo fa Torre Quarto con le sue bottiglie: il Bottaccio, da uva nero di troia (o uva di Troia) in purezza, segue la IGT. E fa discretamente il suo dovere. Ho assaggiato il 2003 in un ristorante, come dicevo, alcuni giorni fa: presentava un colore granato molto scuro, che però evidenziava un’unghia tipicamente aranciata. Profumi inizialmente chiusi, poi, dopo breve sosta in calice ampio, via via più espansivi, lasciandosi dietro tracce legnose comunque non eccessive (l’affinamento è in tonneau per 8 mesi), ed evidenziando fragranze dolci di frutta rossa anche molto matura. Al sorso, ecco tutto il calore di questi vini: un tannino ben presente, né levigato né sgarbato; un generale calore alcoolico; un senso di velluto in bocca. Un vino che va benissimo sui formaggi stagionati, magari proprio su un caciocavallo podolico o un ragusano ben stagionati.
E il prezzo è tutt’altro che “svenevole”: al ristorante l’abbiamo pagato 15 euro. Si badi bene, in un ristorante lombardo, un ristorante di una terra che sui ricarichi vinicoli quasi mai ci va giù leggera.
Certo, oggi è in commercio il Bottaccio 2004, ma a parer mio ha fatto bene il sommelier a tener in carta il 2003, che ha forse raggiunto un maggior equilibrio.