W la Barbera
Monday, July 16th, 2007
W la Barbera, e chi la sa aspettare. Ha ragione Paolo Massobrio, quando asserisce che dal vitigno più bistrattato del Piemonte possono uscire vini assai forieri di sorprese anche nel lungo e nel medio periodo, e non solo nell’immediato. Col tempo, la Barbera mantiene le sue caratteristiche, e anzi affina ancor più la sua piacevolezza, se chi l’ha fatta ha saputo farla bene. E gente che la sa fare c’è.
Ci sa fare Giorgio Cappricci, industriale milanese che da qualche anno, a Nizza Monferrato (Asti), manda avanti la Cascina Sant’Anna, una piccola realtà ben poco conosciuta al grande pubblico (non sono riuscito a trovare nemmeno una foto) ma nota ai bevitori più attenti. Ebbene, Giorgio fa una Barbera d’Asti Superiore, la Tredici Lune, che può sfidare gli anni senza problemi. Sono reduce dalla sorseggiata di un 2000: che gran bel vino! Questo 2000 si presenta oggi con una veste color rubino scuro, cui gli anni e la permanenza in bottiglia hanno conferito una bell’unghia granata. Al naso? Dategli tempo qualche minuto, o magari qualche ora, senza usare il decanter ma versandolo in bicchieri di adeguata ampiezza. All’inizio ha ovvi cenni di chiusura, ma l’apertura che seguirà vi mostrerà un mirtillo nero inequivocabile, oltre alla marasca sotto spirito e a sentori terziari ed eterei. In bocca invece si paleserà fin da subito: un sorso galoppante, non statico, retto dalla spada d’acidità che è tipica del vitigno e che questa bottiglia non rinnega. C’è acidità, ma c’è anche velluto, stoffa, corpo, pulizia, sostanza e, soprattutto, una lunghissima PAI (tanto per usare la terminologia tecnica AIS). Un vino di equilibrio esemplare. Morale di tutto: aspettate la Barbera, chi va piano va sano e va lontano.










