La Barbera con la barrique che non si vede

Monday, September 24th, 2007

Cascina OrsolinaSi può nascondere così bene la barrique da renderla quasi inavvertibile, ossia riconducendola alla sua funzione originaria di “mezzo” dell’affinamento, e non di “fine” necessario a dare quel timbro gusto-olfattivo che qualsiasi consumatore un po’ scafato riesce subito a focalizzare? Evidentemente sì. E alla Cascina Orsolina di Moncalvo (Asti) lo sanno fare. Non a caso, possono avvalersi di un enologo competente e abile come Donato Lanati.
Bando alla ciance: la Barbera d’Asti Superiore Bricco dei Cappuccini 2003 va provata. L’uso della barrique per la Barbera, come molti, sanno, è stato introdotto tra i primi da Giacomo Bologna: vedendosi bocciare la sua adorata Monella (Barbera vivace del Monferrato) dai degustatori francesi, scelse di sposare le loro tecniche e i loro gusti, introducendo la piccola botte a Rocchetta Tanaro con risultati encomiabili. Ed encomiabile è anche questa Barbera di Moncalvo, dove la barrique è talmente giudiziosa che non si sente neanche, specialmente in bocca. L’etichetta della 2003 è un po’ diversa da quella che vedete in immagine, ma per il resto il Bricco dei Cappuccini è esattamente come lo descrivo io: un vino color rosso scuro, con consistenza sensibile ma non marmellatosa. Al naso, fruttato tondo di amarene e mirtilli, con un che di floreale sullo sfondo: forse è proprio questa relativa rotondità dell’espressione fruttata a tradire in qualche modo l’impiego di carati piccoli. Anche perché in bocca avrete la vera sorpresa: un’acidità sontuosa, magnificamente in evidenza, equilibrata e raffinata, ma percettibilissima e rinfrescante. Il corredo tannico è sicuramente buono, e in ogni caso non c’è la minima traccia della mollezza che caratterizza il cattivo uso dei piccoli carati. E’ un vino che lascia la bocca perfettamente pulita, non zuccherosa, vanigliosa o comunque appesantita. Abbinamento? L’oca ripiena arrosto.