Bruno Lauzi: un piccolo ricordo per un grande cuore
Thursday, March 15th, 2007
«Ma chi sei tu, per parlarne?»: questo è solitamente lo starnazzare che alcuni personaggi, che si ritengono depositari unici dell’amicizia di qualcuno ormai scomparso, lanciano quando qualcun altro osa rievocare legami con la stessa persona. Nel mio caso, avrebbero ragione: io Bruno Lauzi l’ho conosciuto per poco tempo, e l’ho incontrato poche volte. Chi sono io per raccontarne? Eppure, il mio incontro con Bruno, adesso che non c’è più, mi sembra ancora più significativo. Mi sembra ieri che lo conobbi, ad Alessandria, nel corso di un evento gastronomico. Eh sì: Lauzi era uno che le cose buone le amava, come rimarca oggi Guido Cuomo, suo fortunato compagno nel terzo corso da sommelier. Si vedeva spesso ai salotti di Papillon, e sua moglie Giovanna Coprani, oltre che sommelier anche lei, era pure produttrice di Barbera nel Monferrato.
Lauzi l’amava davvero, il vino. Il nostro ultimo incontro è stato proprio all’insegna di Bacco, al Wine Sicily 2005 di Trapani. La sua fu una testimonianza simpatica e commovente insieme: oltre ai suoi pezzi “di repertorio”, a colpire gli astanti fu la lunga storia della sua vita. Nemmeno il morbo di Parkinson riuscì a togliergli il contagioso sorriso: «Un bambino un giorno mi chiese cosa avessi alla mia mano. “E’ così perché ho preso una farfalla”, gli risposi», come raccontò. Ma quello dell’incontro fu solo il culmine della giornata. Il viaggio piuttosto lungo tra l’aeroporto di Punta Raisi e Trapani lo feci in pullmino con lui e coi suoi musicisti: gente semplice, simpatica, propensa all’umorismo e alla battuta, le mille miglia lontana da eccessi divistici più o meno americanizzanti. Giornate che passarono in un lampo, ma rimasero impresse nella memoria. Possa tu restare in pace, Bruno.

