Tre giorni in Toscana: Vecchie Terre di Montefili

Tuesday, April 24th, 2007

AnfiteatroDopo l’Excelsus e la sua tonda, avvincente bontà, rieccomi a parlare del sangiovese e dei suoi numeri. Nella mia sortita toscana di quasi due settimane fa, ho visitato alcune aziende vinicole. Per mia scelta, ho optato per alcuni produttori un po’ fuori dal gruppo, meno strombazzati di altri ma capaci di exploit di livello altissimo per chi ami davvero il vino toscano.
Che dire di Vecchie Terre di Montefili, retta dal 1979 da Roccaldo Acuti, industriale tessile di Prato innamorato del vino? E’ un posto incantevole, sulle colline tra Panzano e Mercatale in Val di Pesa. Attorno alla grande casa padronale c’è un vero e proprio anfiteatro collinare impiantato a sangiovese, con un colpo d’occhio davvero invidiabile. Oltretutto, l’altitudine abbastanza elevata delle vigne ha consentito maturazioni giuste anche nel torrido 2003. Che umanità trasuda da Roccaldo Acuti e sua moglie Franca, che ti accompagnano volentieri a vedere cantine e vigneti assieme al genero Tommaso, enologo (e la supervisione è affidata a Vittorio Fiore). E che bontà i loro vini, assaggiati in una saletta discreta, accogliente, che non sarà la solita cattedrale ma è ospitalissima.
Mi manca, devo dire, la prova del Vigna Regis, il bianco aziendale a base di chardonnay, sauvignon e gewürztraminer, che sembra interessante. Mi sono consolato coi vini rossi. Il vino più stimato è il Bruno di Rocca, sangiovese e cabernet, affinato in carati da 350 litri (fu forse uno dei primi in zona, nel 1979). Il 2003 è ricco al naso, profumato di frutta rossa, caffè ed eucalipto. Stesse impressioni in bocca, dov’è fresco nella sua morbidezza, cordiale. Un gran bel vino. Ancora migliore però, a mio giudizio, si è rivelato l’Anfiteatro 2003, tutto sangiovese di quel bellissimo vigneto. Profuma in modo avvincente di more di rovo e mirtilli, col floreale elegantissimo sullo sfondo, quasi in filigrana. Pure in bocca è di una compostezza, una femminilità senza pari, col frutto che prevale su qualsiasi sensazione data dal legno. Un grande, grandissimo sangiovese.
Chianti ClassicoLo è anche il Chianti Classico 2004, che davvero profuma di sangiovese e di territorio. Roccaldo Acuti si era stufato che fosse considerato come “vino di base”, quindi, a mo’ di sberleffo, da qualche tempo ha creato un nuovo rosso. Uva? Cabernet sauvignon. In quest’azienda s’invertono i rapporti di forza normalmente vigenti: il Cabernet diventa vino di beva facile, mentre i piani alti della gamma sono riservati al Sangiovese. E a questo Chianti Classico, puro sangiovese anch’esso: è affinato in botti da 30 ettolitri, e si sente. Il profumo è un bouquet di fiori ove prevale, com’è giusto, la violetta del pensiero. In bocca è espansivo, di beva trascinante. Un grande Chianti Classico, davvero.