Vini veri: il Torcolato del cavalier Vitacchio

Saturday, March 10th, 2007

Breganze DocGrazie mille ai quattro moschettieri di Esalazioni Etiliche per aver segnalato la nascita di WinePlanet.it, un nuovo weblog vinicolo scritto da tre appassionati: Laura Franchini, Lorenzo Lombardi e Massimiliano Perbellini, simpaticissimo degustatore veneto (che in giro per la enogastrosfera si firma Max Pigiamino). Oltre alla giusta intuizione di utilizzare WordPress per gestire il tutto, questo terzetto ha sfoderato qualche post di tutto rispetto, in cui si parla di vino contemplando la possibilità che non tutti siano addetti ai lavori. E’ il caso di questo post, in cui Massimiliano descrive da par suo il Torcolato, in modo tale che persino uno che non l’abbia mai sentito nominare possa farsene una discreta idea.
Inoltre, questo articolo mi riporta alla memoria quella domenica del maggio 2003, in cui andai a Breganze con l’amico Angelo Ventura, a trovare in cantina il cavalier Guerrino Vitacchio, produttore di Torcolato tra i più esperti e storici. Dopo un bel pranzetto al Toresan, trattoria bregantina di poche pretese ma realizzatrice di un eccellente piatto di bigoli ai toresani (o torresani, ossia i piccioni della zona), eccoci a far visita alla semplice cantina. A riceverci, Piero Vitacchio, factotum aziendale, ruspantemente parlante in dialetto. Ed ecco l’assaggio di quei vini sinceri, senza trucchi, ben realizzati anche tecnicamente, con la vetta qualitativa di quel Torcolato 2001 assaggiato in anteprima: una vera e propria esplosione di frutta, esuberanza e freschezza. Lo consiglio ancora oggi, e sono contento che Massimiliano concordi con quel che penso su questa storica, artigianale realtà vicentina.
Ecco il pezzo: tenete conto che è stato scritto nel 2003, e parla di annate che ho bevuto a quell’epoca.

Se tempo fa, descrivendo la succosa bontà di una trattoria specializzata in baccalà (Da Cirillo a Montegaldella, ndTommaso), parlavamo del vicentino come una delle frontiere della goduriosa cucina veneta, oggi trattiamo dello spessore vinicolo di questa zona non troppo nota agli orecchianti.
Eppure qui ci sono i Colli Berici, da cui vengono ottimi Cabernet e il particolarissimo Tocai Rosso (produttore affidabile e carismatico è Tommaso Piovene, ma ne stanno venendo fuori anche altri, molto agguerriti). E poi c’è Breganze (Vicenza), terra ad altissima vocazione, beneficiata da una DOC nel 1969. Dal comprensorio di Breganze viene, tanto per dire, il Fratta, un taglio bordolese che non è DOC, ma che Fausto Maculan riesce regolarmente a piazzare tutti gli anni tra i migliori rossi d’Italia.
Oltre ai generosi vini rossi a base cabernet e merlot, la zona di Breganze ha una sua particolarità non imitata da nessuno: il Torcolato. Si tratta di un vino dolce basato sull’autoctona uva vespaiolo (così chiamata per il fascino suscitato alle vespe), un vino che può dare grandi soddisfazioni se ben vinificato, così come lasciare un senso d’incompletezza se interpretato male.
I Torcolato più conosciuti ci vengono dal citato Maculan e da Firmino Miotti: non inferiore al loro è però il campione del Cavalier Guerrino Vitacchio (Via Brogliati Contro 52, tel. 0445873689).
Classe 1917, Guerrino ha cominciato da piccolo a lavorare le uve che il nonno raccoglieva fin dal 1898. La svolta avvenne nel ’21, con l’acquisto dei vigneti, e nel ’69, con la nascita della DOC (i Vitacchio furono tra i primi a iscrivere i loro ettari). Oggi hanno poco più di sette ettari di vigne di proprietà. All’ingresso, sarete accolti da filari di viti quarantenni di tocai italico, da cui Guerrino, oggi rimpiazzato in cantina dai figli Emilio e Giampietro (detto Piero), trae un bianco che vende sfuso.
Il meglio però è in bottiglia, con vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Il Rosso Breganze è piacevole e scontroso (niente legno); speziato è il Groppello, da uve groppello gentile; fine e delicato è il Vespaiolo in purezza, dai sottili profumi floreali, così come il Pinot Grigio, premiato alla Mostra del Montello. Il legno appare solo nella selezione di Cabernet La Costa. Fa dunque solo cemento il prodotto migliore e più rappresentativo: il Torcolato, vinificato in febbraio a partire dalle uve di vespaiolo, marzemina bianca e tocai accuratamente selezionate e lasciate appese (“intorcolate”) ad appassire. Assaggiamo il campione 2001 dalla vasca (il vino esce dopo un affinamento triennale) e riascoltiamo con piacere il profumo fresco e denso di albicocca matura, pesca e melone. In bocca è elegante, privo di stucchevolezza, più vino da conversazione che da meditazione. Insomma, una scoperta per chi non conosce questa tipologia spesso svilita da eccessive rusticità. Da tenere a mente.

(da Libero di mercoledì 28 maggio 2003, pagina 27 Milano)