Wednesday, September 3rd, 2008

Come potete intuire, siamo tornati alla mia vacanza bavarese, bellissima e col solo difetto di essere stata troppo breve. La foto qui sopra è eloquente: i nostri due boccali di birra Doppelbock Dunkel della Klosterbrauerei Andechs. Ossia, il birrificio legato all’ameno, antico, stupendo Monastero di Andechs, perfettamente conservato in tutto il suo splendore. Accanto alla magnifica chiesa dall’interno a sala (ossia a navate tutte della stessa altezza) c’è la tomba del grandissimo Carl Orff, cui il comprensorio dedica anche un piccolo festival.
Accanto alla chiesa, c’è la grande birreria, ove si fermano tutti i visitatori. Qui, oltre a sedersi da soli, si fa anche la fila per prendere da bere e da mangiare (la cucina non l’abbiamo provata). Niente di drammatico: cassieri e spillatori sono in assoluto i più veloci mai visti.
Qui, per 3 euro, si può metter mano a un boccale da mezzo litro di Doppelbock Dunkel, la birra che ho voluto sperimentare, un po’ stufo di Weizen a tutt’andare. Ed è stata una piacevolissima sorpresa. Frugando su web, ho appurato come proprio la Doppelbock sia un po’ la birra più apprezzata dagli intenditori che sono capitati ad Andechs. Io trovo che siano nel giusto. Il colore lo potete vedere: un ramato-ambrato decisamente scuro, tendente al bronzo, con schiuma possente. Al naso, profuma di caffè, susine gialle e, soprattutto, buccia d’uva fragola schiacciata. In bocca è corposa e intensa, larga, placida, meditativa ma comunque dissetante, dominata da una ricca tendenza dolce. E’ una birra da sera, ma anche a mezzodì mi è piaciuta molto. Il boccale a fianco è quello dell’ottima tafelwasser (acqua minerale locale), che costa 2 euro, quasi come la birra. Praticamente, un invito a bere.
Come già detto, non abbiamo mangiato. Cionondimeno, tra i tavoli volteggiavano wurstel (prodotti nella macelleria propria) e monumentali stinchi. Sarò per un’altra volta.
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Friday, August 29th, 2008

Si può andare a Monaco ed evitare l’inevitabile Hofbräuhaus? La risposta è sì. Abbiamo preferito non fermarci nella bierhalle più famosa della Baviera: i suoi oltre tremila posti sono popolati da fin troppi turisti, compresi gli immancabili italiani (che a Monaco, per quanto ho potuto constatare, non parlano una parola d’inglese né, tantomeno, di tedesco).
Sicché, visto che mancare la puntata in birreria sarebbe stato un delitto, ho optato per un altro pezzo da novanta: Augustiner, in Neuhauser Strasse, praticamente davanti all’incantevole chiesa della Bürgersaal. All’Augustiner, che civetta con eleganza sulla propria antichità, si deve fare una scelta. Si può entrare nell’ingresso-ristorante, sul fondo, per fare un pasto completo. Oppure, si può scegliere la semplice Bierhalle, come abbiamo fatto noi, mangiando comunque, in un ambiente decisamente più alla mano e popolare.
Turisti? Certo, ci sono anche qui, e pure noi lo siamo, anche se un poco distinti nel vestire. Però qui ci sono un bel po’ di bavaresi veri. Bavaresi che, com’è noto, amano vestirsi coi loro abiti tradizionali, giacche col bavero piatto (in versione estiva), bretelle, camicie particolari… L’atmosfera predispone alla convivialità. In birreria, come costuma qui, si entra e ci si siede dopo aver trovato posti liberi. Non abbiamo problemi a farlo.
Arriva la solerte cameriera che ci adocchia subito nonostante la folla (peraltro vivibile) e ci porta i menù, anche in inglese. I piatti sono numerosi, quasi tutti devoti alla cucina bavarese. Le carni, in particolare, sono curate da un macellaio che lavora in esclusiva, e fornisce alla casa salsicce e altre golosità fabbricate apposta. La birra? E’ quella fatta in casa, dal famoso stabilimento. Ho optato per la Weiss, ovviamente vom fass, servita nel classico bicchiere svasato. Una Weiss pregevole, giustamente rinfrescante, un poco odorosa di banana, chicchi di caffè, luppolo, lievito e grano. Sapore secco, persistente, amarognolo senza concessioni, ideale per una birra “dissetante”. Accompagnamento? Anzitutto, un cestino di fragranti brezen. Poi, abbiamo scelto di spiluzzicare due piattarelli, che ci siamo divisi. Uno è stato il classico weisswurst, bollito, servito in una ciotola di maiolica con l’acqua di cottura, corredato dai bravi crauti e dalla tipica kartoffelnsalat. Il secondo piatto? Un milzwurst (salume di milza) impanato e fritto, anch’esso con l’insalata di patate. Tutto buono. E tutto abbondantemente smaltito con una successiva, lunghissima camminata tra la Pinakothek der Moderne (che conserva le Muse inquietanti di Giorgio De Chirico) e il quartiere di Schwabing. Che volete, la dieta e la sua tirannide va rispettata. Siamo comunque stati contenti lo stesso, visto anche che il conto, per due birre, due piatti e un cestino di brezen, è rimasto inferiore ai 25 euro. La foto non è mia.
Neuhauser Strasse, 27
Monaco di Baviera (Baviera, Germania)
Tel. +49 (0)89 23183257
Chiusura: boh, credo mai
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Monday, March 10th, 2008
Cari amici, Fabrizio Gabbrielli, uno degli editor di Peperosso, mi ha citato in un suo elzeviro dedicato all’abbinamento pizza-birra di cui abbiamo già parlato su questi monitor.
Le sue posizioni, bene o male, sono quelle, rispettabilissime, già espresse in un commento al mio articolo. Il pezzo scritto su Peperosso va letto perché esprime con grande chiarezza una visione non totalmente sovrapponibile alla mia, ma assolutamente plausibile e ricca di spunti. Fabrizio, per esempio, condivide l’assunto di fondo del mio post: anatema assoluto alle pizze mal lievitate e alle birre mediocri (industriali e non). Queste ultime, in particolare, danno un’immagine sbagliata di una bevanda che sa conferire vette sublimi di piacere a chi l’assapora.
Senza andare a parare sui numerosi microbirrifici italiani, citerò un capolavoro assoluto proveniente dal Belgio: la birra Deus Brut des Flandres di Bosteels, fattami conoscere dall’enotecario Redento Picello e stupefacente per complessità, ricchezza aromatica, persistenza gusto-olfattiva. Un capolavoro, una specie di Dom Perignon del malto. Questa più che alla pizza (con cui sono sempre scettico abbinatore d’ogni tipo di birra) va bene con un bollito misto, o con una lonza di maiale arrosto alle mele. Ma sto divagando
Tornando a bomba, è un peccato che i commentatori al post di Fabrizio abbiano equivocato un po’ di tutto, partendo per una crociata a testa bassa contro i gastrosnob che hanno la colpa di non gradire le loro usanze vespertino-sabatane.
Ecco una piccola antologia.
vino con la piiiizza???
davvero terribile..
un bel birrone è un vero must da rispettare
Boh, chissà perché è terribile, secondo il commentatore Pecchia.
Un altro commentatore, Manua74, vede invece presunte campagne denigratorie contro la birra (che a dire il vero ho elogiato nel mio vecchio post):
MI SEMBRA SOLO UN MODO PER SCREDITARE UNA BEVANDA DALLE ORIGINI ANTICHISSIME E CHE ACCOMPAGNA SPESSO I MOMENTI PIU’ PIACEVOLI DELLA NOSTRA VITA !!! INOLTRE CREDO CHE L’ABBINAMENTO SIA TRA I PIU’ RIUSCITI PER GUSTO E PREZZO.
Ecco l’uovo di Colombo: il prezzo. Si abbia il coraggio di dire, una volta per tutte, che l’abbinamento di pizza e birra, nella stragrande maggioranza dei casi, è unicamente debitore d’un discorso economico. Le birre buone si pagano (abbastanza) care.
Ma qui siamo nel consueto.
Più avanti fa capolino tale rosy, che coram populo dichiara:
Ma questi “gastronomi” o presunti tali non hanno niente di meglio da fare? Non sarebbe meglio che ognuno abbinasse alla pizza quello che meglio crede senza che venga Tizio o Caio a dire che è una pessima accoppiata?
Guarda caso, il mio lavoro, quello meglio del quale niente ho da fare (anche perché è l’unica cosa che so fare…), è quello di fare un po’ di informazione enogastronomica, spiegando il percome e il perché degli abbinamenti. C’è gente che sugli abbinamenti ci fa corsi su corsi, non è così peregrino discuterne. Poi non lamentiamoci se un sacco di gente ancora beve spumante secco sul panettone.
Glissando su altri interventi divertenti (ben due, addirittura, rifiutano la birra innalzando la Coca Cola ad abbinamento supremo), c’è un bel commento di un esperto di birra che suggerisce con criterio i suoi accostamenti birrari. Peccato che subito dopo un presunto amante della birra, certo Ba (Ibrahim?) se ne esca così:
chi dice che la pizza con la birra non va bene,penso seriamente che non capisca niente a tale proposito!!!!!!!!!!!!!!!! non a caso esistono tanti tipi di birra che si abbinano perfettamente non solo alla semplice pizza, ma anche a formaggi, pesce,carni di tutti i tipi,dolci, sto parlando di birre artigianali d’ abazia belghe,e tante altre….!!!!!!!!!forse sarebbe meglio che si leggesse la rivista “il mondo della birra” prima di ………..
Dimostrando di non aver letto il post originale, e di non aver capito il discorso, visto che non si parlava dell’abbinamento birra-cibo (che nessuno contesta, come dico per l’ennesima volta), ma di quello con la pizza, non dettato da plausibili ragioni gastronomiche.
E, sul versante opposto, ecco Claudio:
FINALMENTE qualcuno che ha buon gusto..pizza e birra fanno a pugni..mangiare la pizza con un buon vino da abinare in base al tipo di pizza e una delizia per pochi intelliggenti..peronalmente la birra mi disgusta e poi non ha nulla di italiano mentre la pizza…se potessi metterei una tassa altissima sulla birra e la vieterei abbinata alla pizza e poi che dire degli amanti della birra??gli uomini li trasferirei in germania le donne in afganistan..VIVA IL VINO E LA SUA ELEGANZA ITALIANA….
Da un estremo all’altro, svisando totalmente la discussione.
Io volevo semplicemente aprire una riflessione sulla mediocrità dell’80% delle pizzerie italiane, e dell’80% delle birre vendute in Italia, e sul fatto che tutto questo costituisca un cocktail mefitico.
Vi lascio, con simpatia, a una chicca finale che, come dice l’editor del blog, si commenta da sé…
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Thursday, February 28th, 2008
Pizza e birra: questo è il sabato sera d’un sacco d’italiani. Rispetto, ma non condivido. A parte il fatto che ormai ad andare tutti i sabati in pizzeria si spende più d’un pranzo in un grande ristorante, l’accostare le pizze alla birra è un errore sotto ogni punto di vista, da cui converrebbe prendere le distanze. Non certo per demeriti della birra, bevanda di origini non nobili ma capace di garantire emozioni sublimi se fatta nel modo giusto. E perché allora? Secondo me per tre ragioni.
- E’ antistorico. La pizza a Napoli non veniva certo bevuta col biondo frutto del malto. Veronelli, nei suoi vecchi ma giammai invecchiati libri, era fautore dell’accompagnamento con l’Asprinio di Aversa, da lui definito “vino vinello” e prediletto sulla pizza “rossa”. E per la pizza con la mozzarella? Il grande Gino vedeva benissimo un altro bianco, che or ora non ricordo. Stasera, quando andrò a riguardare il testo, avrete ragguagli. Per Luciano Pignataro, e anche per me (ma nemmeno Totò, De Filippo e Mario Soldati dissentivano), un altro vino che va a nozze col disco di pasta più famoso del mondo è quello rosso vivacissimo della Penisola Sorrentina. Che si chiami Gragnano o Lettere poco importa: il vino è quello, un mix di uve locali che varia leggermente da produttore a produttore, e che regala un prodotto franco, pulito nelle migliori interpretazioni, molto cordiale.
- Nuoce alla digestione. Lasciamo la parola a Raffaele Matrone, napoletano, creatore di mozzarelle di bufala nella piana del Sele coi suoi famigliari, trapiantato a Milano, gestore di una pizzeria verace: «La birra contiene lieviti, e rischia di fermentare nello stomaco assieme alla pasta». I risultati sono poco piacevoli, come potrete appurare leggendo il terzo punto
- Corollario del precedente: purtroppo le pizze peggiori rappresentano una maggioranza. E pure le birre peggiori. Le birre scadenti sono cattive dal punto di vista organolettico. Le pessime pizze sono dei mattoni per lo stomaco. Purtroppo alla maggioranza dei pizzaioli fa comodo una lievitazione “sveltina”. Lo mise già in luce nel luglio scorso Maria Teresa Bandera, segretario generale dell’Associazione Pizzaioli e Similari, da me interpellata per Libero, per una piccola inchiesta sulla pizza a Milano: «Una pizza che lieviti troppo poco si digerisce malissimo, e non è colpa della farcitura: semplicemente, dopo che la mangi continua a “lievitare” nello stomaco, con conseguenze facilmente immaginabili. Bisognerebbe calcolare un minimo di 6-8 ore, ma in giro c’è gente che se la cava con un paio d’orette». Provate a immaginare questa roba in cocktail coi lieviti della birra: praticamente una bomba nella pancia.
Quindi, amici cari, non bevete birra sulla pizza. E, soprattutto, mangiate solo in buone pizzerie. E bevete solo buone birre. Preferibilmente, in separata sede. E questo, per la prima delle tre ragioni. Poi, per carità, le papille son tutte diverse.
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Monday, June 25th, 2007
Sabato ho dedicato la mia consueta rubrica sulle pagine nazionali di Libero (purtroppo sempre più ridotta negli spazi) a una birra davvero interessante: la Roxanne del Birrificio di Como. La scoprii durante l’ultima, rimpiante edizione dell’Expo dei Sapori, nell’ormai lontano 2005. Mi piacque molto, tanto che portai pure Paolo Massobrio (già in estasi per la scoperta del tonno stupendo della Compagnia Mercantile di Partinico e per le rutilanti, golosissime sfiziosità di Kazzen, Pantelleria) a fare un assaggio, che gradì molto. Del resto, è una birra che, come la donna giusta, sa farti stare in pace. La consiglio a tutti, merita davvero. Anche le altre birre del birrificio sono comunque degne di nota. Buona lettura.
Il 62% delle donne beve birra. Ce lo dice un’indagine della Assobirra-Coesis. Grandi donne della ristorazione, come Stefania Moroni del ristorante Aimo e Nadia di Milano, non fanno mancare apprezzamenti a quest’antichissima e dissetante bevanda.
Forse non è un caso se ha un conturbante nome femminile una delle migliori birre ambrate da noi assaggiate negli ultimi anni: la Roxanne, scoperta all’Expo dei Sapori 2005, prodotta dal Birrificio di Como, appunto nella città lariana (via Pasquale Paoli 3, tel. 031505050). Il mastro birraio Andrea Bravi ha fatto davvero un gran lavoro con questa birra dal colore rossiccio e dai profumi lievi di pesca e albicocca. In bocca è freschissima, mosaicata nel gusto, d’una secchezza che stronca la sete, perfetta d’estate. Si può degustare nel locale attiguo al birrificio (anche ristorante) assieme alle altre glorie: la Marylin (bionda), la All Black (scura tipo stout) e la Malthus Weiss.
(da Libero di sabato 23 giugno, pag. 23)
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