Massobrio, il Cucchiaio d’Argento e la bagna caoda addomesticata

Wednesday, August 29th, 2007

Che dire? Appoggio Paolo su tutta la linea.

La pagina di pubblicità non è passata inosservata: “Solo con il Cucchiaio d’Argento porto in tavola il sapore della vera bagna caoda”. “Mi precipito – dice Paolo Massobrio, giornalista con il Papillon di origini monferrine, autore di libri come Il Golosario e la Guida CriticaGolosa – e rimango sconcertato: a pagina 58 accanto agli ingredienti canonici come acciughe salate e aglio, il Cucchiaio consiglia anche 50 grammi di burro (e passi), una tazza di latte e panna (???). E sarebbe questa la vera ricetta della bagna caoda?” Il conte Riccardo Riccardi di Santa Maria di Mongrando, sarebbe inorridito. Cade oggi il terzo anniversario della sua scomparsa e sul periodico Papillon scrisse: “L’aglio si usa schiacciato e a fettine, ma non si compia la perversione gastronomica di farlo bollire prima nel latte. Questa deplorevole operazione non smorza l’afrore dell’aglio”. Fa una bagnacaoda spettacolare Peppino Zola nel suo Mama Cafè di Millano, erede di quel rito che Angelo Zola, il re dei barman, faceva nella sua Viverone dove il Comune questa estate gli ha intitolato una via. E di panna, burro e latte non v’è proprio traccia, come nella “vera” ricetta della bagna caoda, la stessa che ogni anno a novembre celebrano a Nizza Monferrato quelli della Confraternita in ricordo di Arturo Bersano, che ben conosceva questo piatto.

“Allora io dico – afferma Paolo Massobrio – giù le mani dalla bagna caoda, che non sopporta addomesticazioni, non accetta divieti sull’aglio che tanto sono imperversati questa estate dopo le provocazioni di Carlo Rossella. Chi odia l’aglio – ha scritto Peppino Zola – odia il gusto della vita”.

La bagnacauda è un piatto povero nato dagli scambi secolari lungo le vie del sale. L’olio originario era di noci, in montagna, oppure di nocciole in collina, l’acciuga dava sapore e l’aglio era un tonificante salutistico. Nella salsa sfrigolante si intingevano le ultime verdure dell’orto: rape, cardi, topinanbour. “Passino il peperone e il sedano – ricorda Massobrio che a Carmagnola e ad Alluvioni Cambiò in questo fine settimana assaggerà la vera bagnacaoda nelle rispettive sagre – giammai il finocchio. Per i giovani del paese era la trasgressione della notte: in casa tutti avevano quei tre ingredienti (non la panna, neanche il burro), e si mangiava tutto nello stesso tegame, bevendo Grignolino o Barbera vivace, oppure Freisa”.

Papillon ha addirittura incaricato un designer di Reggio Emilia, Umberto Dallaglio (nomen omen), di creare la “bagnacaudiera” per mangiare il piatto piemontese per antonomasia addirittura in piedi con un fornelletto che scalda la salsa e tiene il vino a temperatura.

L’amore per il piatto è dunque sconfinato e Paolo Massobrio propone al Comune di Nizza Monferrato, teatro della sua “giornata di resistenza Umana il prossimo 22 settembre, di deliberare la De.Co., (denominazione comunale) sulla vera bagnacaoda. Carletto Bergaglio, lo storico speziale di Gavi Ligure, avrebbe detto che la panna, il burro e il latte suonano come un insulto, e che non si può orinare sulla storia.

“Strappate quella pagina – intima Massobrio – la numero 58 del Cucchiaio d’Argento è proprio da dimenticare”.