Caro Rossella, toglici tutto ma non l’aglio dalla tavola
Friday, June 22nd, 2007Ecco il corsivo che ho firmato ieri su Libero sulla vexata quaestio dell’aglio.
Ma ci facciano il piacere, ci facciano. Non possiamo credere che l’anatema contro l’aglio pronunciato nei giorni scorsi da Carlo Rossella non sia stato semplicemente una boutade, una provocazione per smuovere le acque, sapendo quanto faccia giustamente “opinione”, al giorno d’oggi, discettare di enogastronomia. Il giornalista ha elencato, in breve, le motivazioni per cui il povero, bianco aglio dovrebbe essere messo al bando: «Puzza, io non lo digerisco». Già: siccome Rossella non lo digerisce, è opportuno che i ristoranti dello Stivale abbiano l’accortezza di bandirlo dai loro menù. E purtroppo, quelli che si accodano all’anatema non sono nemmeno troppi, ma un’esigua minoranza: «I ristoranti deaglizzati sarebbero molti di più, ma sono dei carbonari, non hanno il coraggio di sfidare lo strapotere della tradizione», denuncia Rossella. Cosa c’entri la Carboneria, Dio solo lo sa. Ci risulta che i carbonari usassero tessere le loro trame in regime di segretezza. Che hanno di segreto i ristoranti che, ahiloro, usano l’aglio in piatti che lo richiedono? Semmai, sono molto più carbonari quelli che, senza dirlo al cliente, confezionano ricette tipiche privandole di un ingrediente fondamentale. E purtroppo, quelli che in Italia fanno il pesto senz’aglio non si contano più. Alcuni lo mascherano onestamente dietro la patetica dicitura di “pesto leggero” (ma perché?), e sono i meno peggio. Altri invece lo aboliscono tout court, senza inibizioni né sensi di colpa. E i pizzoccheri alla valtellinese, pietanza in cui l’Allium sativum ha un ruolo fondamentale? Ora capita di trovarli “addomesticati” persino nella loro terra, quando non ”deaglizzati del tutto”, come purtroppo c’è capitato mesi orsono in una “Taverna” di Lecco, che per colmo si picca pure di aver attivato un centro di “Cultura alimentare”. Già che ci sono, perché non togliere anche il formaggio, in modo tale da farli diventare light, oltre che non puzzolenti d’aglio? Carbonaro non è certo chi rispetta le vere tradizioni. Ma qualora Rossella e gli altri agliofobi si lasciassero convincere, sapremmo bene dove mandarli a provare un aglio eccezionale e autenticamente italiano: Marco e Paolo Daccordo, nel veronese, lo coltivano, lo pelano e lo vendono imbustato. E lo confezionano anche in vasetti sott’olio, ove la classica pungenza di questa verdura viene quasi del tutto eliminata. Se vi interessa, potete fargli uno squillo telefonico (0442.96240) oppure andare su Internet (www.agliodaccordo.it). Poi però non dite che vi odiamo: via abbiamo pure svelato chi fa l’aglio che non “puzza”…
(da Libero di giovedì 21 giugno, pag. 14)










