Archivio di January, 2008

Meglio i raeliani del Papa

Tuesday, January 15th, 2008

Il Papa viene invitato alla Sapienza a parlare, ma alcuni non ci stanno e imbastiscono una cagnara laicistica, fomentata non solo dai soliti studenti, ma addirittura da alcuni professori.
Evidentemente, quella volta che vennero i raeliani non c’era nulla di così squallido. La scelta (legittima) di invitare costoro non era “inopportuna e vergognosa”, come un firmatario dell’appello ha bollato invece quella di Benedetto XVI.
Per quello che mi riguarda, è semplicemente la conferma di quello che ho sempre pensato sull’ambiente universitario italiano (specialmente quello cosiddetto “scientifico”) e della repulsione che mi suscita. Questa gente faccia un po’ di ricerca, anziché rompere le scatole al Papa. Se loro hanno il diritto di esternare la loro cialtroneria ed ignoranza, a maggior ragione ha il diritto di farlo il Papa, che è qualcosina più di loro.

AGGIORNAMENTO: ho ricevuto una email perplessa, che mi spinge a fare precisazioni. Non ho nulla contro gli ambienti universitari, non ho detto che sono il male o che chiunque ci abbia a che fare sia cattivo. Ho solo detto che non mi piacciono affatto. So benissimo che lì dentro c’è tanta brava gente. Ma la brava gente non è altrettanto brava a farsi sentire.

Scusate ancora, sono ri-ritornato

Tuesday, January 15th, 2008

Chi pensava già a una ripresa in grande stile non ha fatto i conti con l’influenza.
Sono stato colpito abbastanza duramente, e sono riuscito solo a lasciare un paio di commenti qua e là. Ora sono davvero operativo.

Giusto per dare un senso a questo inutile post: vi ricordate il vecchio blog Il cuore è una frattaglia, sottotitolato “Divagazioni di una cuoca sentimentale”? Ebbene, è risorto, su altra piattaforma. E io l’ho saputo da buon ultimo.

Anche i sommelier hanno un’anima

Monday, January 7th, 2008

Visto che non ci vedremo fino a mercoledì, vi lascio con questo simpatico video. Protagonista, un curioso sommelier.

Syrah 2005 Michele Satta, il fascino del vino inedito

Monday, January 7th, 2008

Michele e Lucia SattaChi mi conosce, sa certamente quanto io stimi Michele Satta e la sua famiglia. Una famiglia varesina trapiantata in Toscana nel segno dell’amore per la terra, nella carducciana Bolgheri, terra che qualcuno poco felicemente ancora chiama “California d’Italia”. Satta, cresciuto come tutti all’ombra del Marchese Incisa della Rocchetta (leggi Sassicaia), da più di dieci anni sa muoversi in proprio, con autorevolezza, in una terra che non sempre, sull’onda lunga delle mode, sa offrire vini davvero definiti e personali.
Ad alcuni piace di più il Piastraia, tipico uvaggio in stile locale, capace di annate di grande equilibrio, e di finezza tannica da primo della classe; altri amano di più il Cavaliere, sangiovese in purezza che invecchia volentieri, ammicco allo “stile tradizione” che altrove in Toscana costuma (qui, lo ricordiamo per i neofiti, storicamente è arrivato prima il quasi sempre vituperato cabernet); non è poi difficile apprezzare caldamente il Bolgheri I Castagni, regolarmente troppo giovane al Vinitaly ma ricco di grinta e potenza da vendere. E non dimentichiamo i bianchi: il sapido Vermentino Costa di Giulia e il tornito, polposo Giovin Re, viognier a barrique di rara sensualità.
Ma oggi siamo qui per parlare d’altro. Un amico a Natale ha regalato a mio padre una bottiglia di Syrah 2005 di Michele Satta. Una bottiglia rarissima, prodotta per puro esperimento di vinificazione in circa 2000-2500 esemplari, quasi tutti finiti all’estero (la fonte è Fabio Motta, agronomo dell’azienda nonché, particolare di colore, mio vecchio compagno liceale). Consigliandolo in abbinamento al coq au vin, ieri preparato dalla mia madre con un super gallo di Pigorini secondo la ricetta della signora Maigret immortalata dai romanzi di Georges Simenon e codificata da Courtine, ho fatto centro. E’ un bel vino, questo Syrah. Non insegue fantasmi di muscolarità sciropposa, ma preferisce muoversi nell’alveo dell’eleganza. Il colore è un rubino intenso. Il profumo è delicatamente fruttato e speziato: le more di rovo s’insinuano con malizia tra la grafite e il pepe nero molto giudizioso. In bocca vien fuori con semplice autorità, tannicamente levigato senza mollezze. Niente sdilinquimenti, niente masse critiche di marmellata vagante: un sorso lineare, compito, persistente, armonioso, placido. In retrogusto, un cenno di marasca fresca e di fragola. Perfetto per il coq au vin alla Maigret col puré di patate.

Il pranzo di Natale del 2007? Eccovelo servito

Saturday, January 5th, 2008

Horror Movie
Eh no, a casa Farina per quest’anno niente horror per i polli, hanno dovuto ripiegare su altro. Proprio così: niente cappone per Natale. Abbiamo mangiato altro, tanto per cambiare un po’.
Non vi dico della Vigilia, una giornata molto semplice e fortunatamente festiva anche per me. La mattinata l’ho allegramente passata tra gastronomie e macellerie, a ritirare gli ordini culinari. Da Trezzi di Giussano, oltre a un salsiccione (il salame tipo Felino, insaccato in budello gentile), ho ritirato le pietanze fredde con cui solitamente santifichiamo il 24 dicembre: insalata russa; insalata di nervetti, cipolle e fagioli (strepitosa, fatta come una volta); cocktail di gamberi (alla Vigilia di Natale è doveroso); insalata di pollo, maionese e tartufo nero; mousse di prosciutto in gelatina; aragosta in bellavista; il paté della casa, irrinunciabile: mezzo stampo normale (di vitello), mezzo stampo al fagiano, tartufi e pistacchi.
A sera, ancora le stesse cose, più tortellini (di pastaio artigianale) malauguratamente preparati da mio padre in un brodo da lui pudicamente definito “leggero” (non sapeva di nulla).
Fortuna che si è rifatto il giorno dopo, a Natale, cucinando uno strepitoso risotto al mascarpone con la luganega (cucinata alla monzese, e proveniente dal Minimarket Viganò): memorabile. Papà, il riso ti viene decisamente meglio dei ravioli… Ma questa è solo una delle portate. L’inizio è stato tutto per gli antipasti fatti dalla zia: insalata russa, lingua salmistrata (un classico preteso da mio nonno buonanima), alici in salsa piccante (come sopra), salmone affumicato, salami e capocolli calabresi regalati a mio zio da un dipendente (ottimi) e ancora il paté di Trezzi. Poi, il risotto. Indi, un gran buon roast beef cucinato dallo zio, ben riuscito. Bere? Champagne Pommery e Veuve-Clicquot base, poi un Roccato 1999 di Rocca delle Macie in magnum, strepitoso nella sua stoffa elegante e nella vigoria del sorso, anche originata dallo smaltimento pressoché totale degli influssi delle barrique garantito dall’invecchiamento.

Piero Poretti, o della Bresaola, quella vera

Friday, January 4th, 2008

Signore e signori, vi comunico che la Bresaola vera di Valtellina, quella più autentica, ha un bell’indirizzo. In realtà già l’anno scorso ve l’avevo comunicato, così come Franco Ziliani ne ha parlato più e più volte: a Tirano (Sondrio), a fianco del corso ancora vagamente torrentizio dell’Adda, c’è un macellaio che lavora come cent’anni fa, senza farsi lusingare dalla meno cara, sicuramente salubre ma assai poco tipica carne sudamericana che i produttori industriali e medio-industriali prediligono per confezionare il più famoso dei salumi valligiani.
Entri da Pietro (o Piero) Poretti, in via San Carlo, e ti trovi in un negozio del tempo che fu. Niente carinerie di design o addobbi: solo l’onestà d’una macelleria di quartiere. I veri, odorosi preziosismi di questa botteguccia (ove alle 9 del mattino, quando sono passato io, fa giustamente freddo) sono le Bresaole. Quelle piccole vanno a ruba, e probabilmente quelle che vedrete appese sono già state vendute. Vi toccherà (piacevole fatica) accontentarvi delle grosse, pesanti più di due chili. Compratele e portatele a casa.
Anche se morbide, saranno un piacere quasi inedito. Stufo delle bresaole industriali dal sapore cartaceo e dal profumo pressoché inesistente, sono caduto per l’ennesima volta in ginocchio al cospetto dell’opera di Poretti, a ben diritto additato come “l’artigiano della Bresaola”: sembra quasi un altro prodotto. Con Poretti, la Bresaola, lungi dal ridursi a semplice cibaria “dietetica”, ricupera il suo autentico status di golosità imperdibile. Tagliatela con l’affettatrice oppure a mano, e non metteteci sopra nulla. Limone e olio vanno bene per le fette insapori sfornate dall’industria: su queste no, sarebbero pleonastici.
Avete pure una mappa. Se avete tempo, il viaggio ne vale la pena.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Auguroni dalla blogosfera? Massì dai

Thursday, January 3rd, 2008

Rieccomi di ritorno.
Stupiti dai link in entrata?
Ebbene, qualcuno in vena di grande bontà ecumenica ha pensato di confezionare un brindisi in ASCII art, in cui ogni carattere è un link a un blog particolare. C’è davvero di tutto: da personaggi della gastrosfera come me, Franco Ziliani o Burde, a giornalisti come Vittorio Zambardino. C’è anche roba che non linkerei nemmeno per errore, ma visto che è arrivato l’anno nuovo ve lo propino.

http://blazar.tumblr.com/post/22728108