Archivio di November, 2007

Pomodori a beccafico per buongustai delusi

Saturday, November 17th, 2007

Pomodori secchi a beccaficoMa quante delusioni cocenti avete avuto dai pomodori secchi sott’olio in Italia? Io moltissime. Il fatto è che il pomodoro sott’olio è una sfiziosità saporitissima, a cui spesso basta poco per essere semplicemente decente. Quindi, ecco dilagare i vasetti riempiti di olio di semi: quanto di più antistorico ci possa essere nella patria dell’olio d’oliva. Ma dico, avete mai provato ad aprire uno di questi vasi, sentendo immediatamente il piatto, inelegante odore dell’olio di semi vari? Poi mettete in bocca un pomodoro, e alla peggio vi accorgerete che non è stato certo essiccato al sole: spesso non sa di nulla ed è di consistenza flaccida, sfuggente. L’abbinamento con l’olio di semi dà il colpo di grazia.
Fortuna che c’è gente che lavora diversamente. E’ il caso dei signori Palermo della Alicos di Salemi (Trapani), vecchie conoscenze riviste ad Agrifood. Col loro olio spettacolare (da ulivi di varietà cerasuola, età media 75 anni, coltivati nei dintorni di Salemi) ricoprono questi pomodori secchi “a beccafico”, che con pan grattato, capperi, olive ed erbe aromatiche si richiamano a una tradizionale ricetta siciliana. Semplicemente gaudiosi.
Così come sono avvincenti i carciofini di nonna Peppa, davvero dolci. Oppure le innumerevoli creme, tra cui spicca il Capuliato piccante (pomodori secchi, olio extra vergine di oliva, capperi, aceto di vino, peperoncino, origano, rosmarino, sale), da spalmare sul pane di Salemi, meno noto di quello nero di Castelvetrano ma non meno croccante, morbido e fragrante.
E, ultimo ma non ultimo, l’olio vero e proprio.
Segnatevi nome e indirizzo.

Alicos
Via M. Cremona, 21
Salemi (Trapani)
Tel. 0924983348

Maiorchino 2, la vendetta: il sospirato assaggio

Friday, November 16th, 2007

MaiorchinaPotenza di Agrifood: il buon marco potrà avere proprio adesso una descrizione del Maiorchino fresca di giornata. Ad Agrifood, come anticipato, l’affinatore Garziano è presente, e in onore dei buyer internazionali presenti in gran copia ha pure portato un certo numero di forme di Maiorchino. Sicché, ne ho approfittato pure io.
E com’è questo Maiorchino? Rassicuro subito Enrique, passato senza traumi (e vorrei vedere!) dal prosciutto iberico all’approfondimento dei pecorini siciliani: Maiorca (o Mallorca) non c’entra. Le origini del nome dovrebbero risalire al gioco della maiorchina, quello che altrove in Italia si chiama “ruzzola”: il lancio di forme di formaggio lungo un pendio. Vince chi le fa rotolare di più senza che si rovescino. Grazie al Comune di Novara di Sicilia, sul cui sito ho reperito l’immagine.
Francamente, io il Maiorchino preferisco ancora di più mangiarlo. Provatelo anche voi, ne vale la pena. Tutti dicono che è un formaggio molto complesso da realizzare e stagionare, ma a vero dire è complesso pure all’assaggio. Purtroppo, di pecorini invecchiati l’Italia non è piena: complice il consumatore ignaro (e ignavo), quelli freschi “tirano” molto di più il mercato. Eppure questo Maiorchino, dalla pasta color bianco molto scuro, è uno dei grandi formaggi italiani, siano essi di pecora o di mucca: il profumo è di rara compostezza. In bocca poi libera un piccante velluto davvero inaspettato. La sapidità non è dominante: piuttosto, predomina un piccantino “evoluto” un po’ ombroso, coinvolgente, di persistenza lunghissima (si sente ancora dopo 10 minuti dalla degustazione). E’ un formaggio “da meditazione” come pochi altri. Penso che servirlo alla fine del pasto sia inappropriato. Mangiatelo lontano dalle mense, con le mani, seduti sul divano assieme agli amici. Potete anche usarlo in cucina, in modo tale che non sia un banale ingrediente. Immaginate i tacconi al germe di grano del Pastificio Morelli di San Romano (Pisa) con scaglie di Maiorchino e un velo d’olio di oliva tonda strongolese che l’azienda Del Monaco trae da ulivi di 300 anni appunto a Strongoli (Crotone). Pasta toscana, olio calabro, formaggio siculo: tutti insieme a tessere una semplice, surreale goduria.
E se invece aveste pensato di abbinare un vino al Maiorchino “da meditazione”? Ci vuole qualcosa di altrettanto forte e vellutato. Ad esempio, un Marsala Vergine delle Cantine Buffa, di cui ho già parlato.

Garziano
Viale Regina Elena, 19
Mazzarino (Caltanissetta)
Tel. 0934384149

Il Maiorchino esiste: sapevatelo…

Thursday, November 15th, 2007

MaiorchinoDomenica, a Golosaria, ho toccato con mano per l’ennesima volta il problema dell’utilità del mio lavoro giornalistico. A che serviamo noi giornalisti gastro? A diffondere un certo tipo di cultura, in modo tale che possano beneficiarne i lettori, ma anche noi stessi. Perché dico questo? Perché a Golosaria, domenica, mi sono fermato al delizioso stand di Garziano. E’ uno stagionatore-affinatore-selezionatore di Mazzarino (Caltanissetta), che merita veramente attenzione (lo ritroverete da domani alla veronese Agrifood, dove farò una capatina). Sulla rutilante pila di salumi e formaggi, adocchio immediatamente un Maiorchino, come dire uno dei formaggi di pecora più rari (e, a mio sommesso parere) buoni d’Italia. Chiedo immediatamente, conscio della sua rarità, di poterne avere un grosso spicchio da portare a casa. «Mi dispiace, sono desolata. Nelle fiere lo portiamo solo per esposizione. Purtroppo, è stato sfortunato: ho anche dimenticato il piccolo spicchio che di solito portiamo per far fronte al caso in cui qualcuno come lei ce lo chieda. Però stavolta…». Stavolta? «Non ci è servito. Lei è il primo a chiederci del Maiorchino in questi giorni, anzi a sapere che esiste». Orpo. Peccato, niente Maiorchino. E perché? Perché la signora di Garziano sa che molta, troppa gente non lo conosce, e probabilmente non è nemmeno interessata a conoscerlo. A che servo io, nella fattispecie? A far sapere ai milanesi che il Maiorchino è cosa buona e giusta, e non è precisamente il pecorino anonimo da supermercato. E se i milanesi sanno che il Maiorchino è buono, alcuni di loro finiranno per cercare di procurarselo (succede sempre, coi miei articoli, che almeno una decina di lettori li sfruttino sul serio). E se alcuni se lo procurano, sarà più facile averlo per tutti. In buona sostanza, l’ignoranza va sempre combattuta. E quando dico ignoranza, parlo proprio del suo significato etimologico: “non sapere, non conoscere”. Facendo sì che la gente sappia e conosca, può anche essere che la prossima volta troverò il Maiorchino.

Anche perché Garziano ha prodotti coi fiocchi: a cominciare dai caci di latte di vacca modicana di Rosario Floridia di Ispica (Ragusa), forse il più grande produttore del Ragusano. Ma c’è anche dell’altro: il salame, la coppa e il prosciutto di suino Nero dei Nebrodi; il Pecorino Vulcano (ricoperto di polvere di peperoncino) e il Pecorino Nero (col pepe); la Tuma Persa (a pasta dura di pecora, dolce e persistente); il Piacentinu di Enna. Dio quest’ultimo ne ho portato a casa un piccolo spicchio, che s’è rivelato eccellente. Domani non vedo l’ora di andare a Verona, anche solo per riassaggiare queste prelibatezze.

Muscadellu 2006 Roccavorte, il vino che non c’è

Tuesday, November 13th, 2007

SardegnaNon abbiatevene a male, se scimmiotto per l’ennesima volta la definizione che Alessandro Masnaghetti, nella sua breve ma felice parentesi come curatore della Guida Vini dell’Espresso, coniò per i vini siculi e sardi che più l’avevano impressionato: isolani non isolati. L’altro giorno, a Golosaria, alle prese coi vini Top Hundred ho assaggiato una chicca sarda che consiglio agli appassionati per la sua estrema originalità e gradevolezza. Si tratta del Muscadellu 2006 di Roccavorte. Non chiedetemi lumi sull’azienda: onestamente non ne so assolutamente niente, non so nemmeno dove si trovi all’interno della Sardegna. Internet non è di particolare aiuto: ho trovato questo, ma non ho la certezza che sia l’indirizzo giusto, anzi ne dubito. Se qualcuno sa qualcosa, si faccia avanti. Se Gilberto Arru legge questo blog, si palesi e ci aiuti a scoprire l’arcano.
Il Muscadellu è un vino da fine pasto, che si colloca nell’ampia tradizione di vini sardi più o meno dolci. La controetichetta, che ho potuto vedere solo di sfuggita, parla di “uve aromatiche”. Il colore è d’un giallo paglierino abbastanza scarico ma limpido, anche se non squillante. Il profumo è lieve, eminentemente floreale, con una preminenza di lavanda, erbe aromatiche e, perché no, macchia mediterranea: decisamente non c’è solo del moscato. In bocca, il Muscadellu rivela la sua autentica natura: vino decisamente da conversazione, non da meditazione. Certo, è dolce e piacevole. Però, oltre a non essere stucchevole, stupisce per il bagaglio di acidità più che notevole, sensibile ma non disturbante, fresco e insinuante in bocca. Non è un vino concentrato e masticabile come può esserlo, per esempio, il Vin Santo del Castello di Cacchiano. Il sapore ben morbido è movimentato da curiose (e gustose) vampate citrine e agrumate, che lo rendono mai uguale a se stesso. Per questo è un vino da conversazione: è franco, cordiale, da pomeriggio. Un vino da meditazione è invece da sera. Una sera davanti al caminetto, con una poltrona: gli amici non sono indispensabili, e comunque devono essere assolutamente silenziosi e in contemplazione come voi. Il Muscadellu richiede invece amici più loquaci e propensi alla chiacchiera scherzosa e disimpegnata, magari con qualche pasticcino. Più ancora che i dolcetti sardi (più adatti alla Malvasia di Bosa) ci vedo bene un cannolo siciliano di sola ricotta, senza canditi.
Bella scoperta. Se poi qualcuno sa qualcosa di più, batta un colpo. Magari chiamo io Scarpitti nei prossimi giorni.

La trota trentina va a Golosaria e corre sul blog

Monday, November 12th, 2007

Salmerino affumicatoFinisce oggi la rassegna di Golosaria all’Hotel Melià di Milano. Come francamente già sapevo, è stata una manifestazione assai bella, molto ma molto gradevole. Potrei dilungarmi sulla pregevole enoteca presidiata da Fabio Scarpitti e dai suoi moschettieri, oppure sul ristorante-lounge-self service, ove ieri era possibile gustare anche il meraviglioso ragò lomellinese, il bottaggio d’oca cucinato dallo chef del ristorante La Gera di Confienza (Pavia). Potrei parlare pure della nuova Bottega del Parco Agricolo Sud Milano e dei prodotti che questi agricoltori hanno deciso di vendere insieme, all’Antica Stazione di Posta di Corsico.
Preferisco invece cominciare dal racconto di un produttore presente alla rassegna, che si è dimostrato scoperta da mettere immantinente in agenda: Trota Oro di Preore (Trento). Che le virtù della trota affumicata fossero degne della miglior attenzione gastronomica era già noto a chiunque conoscesse FriulTrota della famiglia Pighin: ora gli appassionati hanno a disposizione anche un altro produttore, e un altro termine di paragone nei confronti del salmone affumicato (fin troppo presente nei mercati con campioni di qualità discutibile). A Golosaria, quelli di Trota Oro hanno presentato la trota marmorata. Gli appassionati di pesci sanno di che si tratta: solitamente, la stragrande maggioranza della carne delle trote consumate in Italia è della varietà Iridea, d’origine americana, proverbiale per la facilità del suo allevamento. La marmorata è una trota molto più grossa, che predilige laghi più profondi, e che anni fa si era diventata decisamente rara a causa della concorrenza della stessa iridea, introdotta indiscriminatamente nei laghi perché molto più divertente da pescare. Per questo, la trota marmorata di Trota Oro costa il doppio rispetto alla iridea affumicata della stessa azienda: 44 euro al chilo contro 21 (prezzi riportati a Golosaria). Ed è decisamente buona, anzi eccezionale. Le carni del pesce vengono sfilettate e strofinate con sale marino di Cervia e zucchero di canna dell’Equador (da agricoltura equosolidale, per la precisione). Segue l’affumicatura, con fumo di legni d’alta montagna, che qui certamente abbondano. Il risultato è un prodotto d’una delicatezza sorprendente, da assaporare coi Blinys come un grande salmone (ad esempio, questo). Però anche la “normale” iridea non scherza: è stuzzicante, buonissima col pane e burro. Legato alla montagna è il terzo fratello: il salmerino (in foto), sorta di cuginetto di trote e salmoni, di più piccole dimensioni. Un plauso a quest’azienda, che lavora da vent’anni con grandi risultati.
Oltretutto, il sito ufficiale è un blog, messo in piedi da Etymo, società informatica trentina già autrice di un network di blog ove spicca Wineblog, legato all’azienda Maso Martis. Sul blog che c’è? Descrizioni dei prodotti, ricette, perfino interviste audio. Fateci un viaggetto. E assaggiate la marmorata, merita davvero.

Roma nel piatto: parbleu, una guida con le critiche!

Saturday, November 10th, 2007

Roma nel piattoEsistono ancora le guide cartacee con le stroncature, coi voti negativi? Evidentemente sì. Ieri, a mezzanotte e mezza, dopo una serata di turno di notte al giornale, mi ha fatto piacere trovare nella cassetta postale di casa il pacchetto contenente Roma del piatto edizione 2008. Molti conoscitori della blogosfera conoscono Simone Cargiani, anima e ispiratore della Pecora Nera, piccola casa editrice. Il suo prodotto di punta, da qualche anno, è la guida Roma nel piatto: un vademecum della Roma golosa attraverso le tavole dei suoi ristoranti.
Che ha di bello questa guida? I voti negativi. Le critiche, nelle guide italiane, sembrano essersi eclissate da qualche annetto, nonostante siano forse le recensioni più godibili da leggere (e da scrivere: ricordo ancora con diletto un 10,5/20 - o 10, ora non ricordo - che affibbiai a un locale milanese nella Guida dell’Espresso 2001). Qui no. La squadra di ispettori capitanati da Cargiani non guarda in faccia a nessuno: i 6- e i 5 e mezzo si sprecano, ma non mancano i 5 e nemmeno un sadico, cattivissimo 4 e mezzo (toccato, per la cronaca, alla Trattoria l’Idillio, di via Dulceri). Questa è la guida, signori. Una guida critica, che in recensioni ben articolate spiega pregi e difetti dei deschi capitolini, e che recensisce posti che in altre pubblicazioni non hanno cittadinanza, oltre a tutta una serie di indirizzi “etnici”.
Certo, qualche difettuccio non manca: ad esempio, un po’ troppe recensioni scritte in prima persona singolare. O qualche tecnicismo di troppo nel raccontare i caffè (quante persone non addette ai lavori sanno cos’è un caffè sovraestratto?). Però la lettura di questa guidina (che ha anche un capitoletto dedicato alle pizzerie, lì con cinque voti: pizza intera, tre spicchi, mezza pizza, un quarto e faccino storto, che certifica l’insufficienza) mi ha tenuto compagnia fino all’una e mezza di notte. Anche, ovviamente, con i resoconti positivi.
In buona sostanza: una guida da comprare assolutamente. Con in tasca questa guida abbinata alla Roma del Gambero Rosso, potete avere davvero un quadro esaustivo del mangiare della Capitale.
Bravo Simone.

Angolo cottura: Mirtilla e le ricette raccontate a voce

Friday, November 9th, 2007

Angolo CotturaMi ha fatto piacere ieri la visita di una blogger che non conoscevo, a commentare il mio post dedicato al Gianmaria. E’ Mirtilla, padrona dell’Angolo Cottura, il blogghetto che vedete nello screenshot qui a fianco. Ho pensato subito al consueto blog di ricette, come quelli che giustamente furoreggiano da tempo nella famosa blogosfera. E invece, quello della simpatica Mirtilla è qualcosa di più: un blog di ricette col podcast. A parte la grafica molto carina, sulla colonna di destra ecco il box fondamentale, intitolato “Ascolta in streaming”: cliccando su ogni ricetta, potete sentire la bella voce di Mirtilla, che la introduce e la spiega, illustrandola nei particolari. E’ abbastanza 2.0 eh giovy?

Ne approfitto per girare una domanda direttamente a Mirtilla: a che pensierino ti riferisci? I pensierini in alto cambiano a random ad ogni visualizzazione della pagina, quindi puoi aver visto di tutto.
C’è però da dire che è parecchio tempo che non ne aggiungo di nuovi alla lista che il caro vecchio php contribuisce a scremare, scegliendone un paragrafo ad ogni reload…

Ristorante di fronte a… Il nuovo colpo del Gianma

Thursday, November 8th, 2007

Il caro vecchio Gianmaria Le Mura non resta con le mani in mano. Chi di voi sapeva che esiste pure un suo blog collaterale, più o meno legato al ristorante dove opera? Eccolo qua. Tra l’altro, mi capita di intravedere questo locale ogniqualvolta (circa ogni 2 mesi) vado a piazza di Spagna e nelle viuzze dei dintorni per i miei “tagliandi” medici. Vorrà dire che gli andrò (anonimamente) a fargli una visita. Tra l’altro, lì vicino c’è pure una fornita, succulenta gastronomia: Focacci.

Torna Luttazzi in TV. Potevamo anche farne a meno

Tuesday, November 6th, 2007

E’ tornato Luttazzi, il martire, la vittima sacrificale della malvagia censura del “regime berlusconiano” (così vuole sempiternamente, anche a fine regime, la vulgata inane dei robot portabandiera di un certo tipo di “informazione”). E il risultato era quello che mi aspettavo: triviale volgarità, tante fandonie a ruota libera, e poco umorismo, concentrato negli ultimi dieci minuti. Del resto, le offese alla Chiesa cattolica sono così originali…
Leggetevi questo, così capite più o meno come la penso. Eh signori, sicuramente il medico di Santarcangelo sarà un genio, sarà tanto impegnato, sarà senza peli sulla lingua. Però tempo fa me lo ricordavo almeno più divertente.

Golosaria e Top Hundred: Milano, preparati

Tuesday, November 6th, 2007

Paolo Massobrio Marco Gatti

Paolo Massobrio e Marco Gatti, le due colonne del Club di Papillon (la terza è Sandro Bocchio), sono due colleghi che mi hanno insegnato molto al momento di muovere i primi passi nella carriera. Oggi, in Regione Lombardia, hanno presentato l’edizione milanese di Golosaria, la mostra enogastronomica che quest’anno si terrà dal 10 al 12 novembra all’Hotel Melià, in via Masaccio. Molte cose son state dette, molti discorsi interessanti messi in campo da Paolo (tra cui uno sul “Posto a tavola”, cui ho intenzione di dedicare un post al più presto). Qui mi limito a far notare una cosa: ricordo ancora gli stolti che, anni fa, sostenevano che Papillon fosse “lo Slow Food di Comunione e Liberazione”, come se tra le associazioni di Alessandria e di Bra ci fosse una sorta di guerra civile del gusto. Oggi, grazie al cielo, questa canea sta cominciando a tacere, e ci si rende conto di come le associazioni possano davvero contribuire insieme a far crescere il territorio-Italia.

E non è tutto.
Massobrio e Gatti, ogni anno, lanciano un concorso di vini, i cui giudici sono proprio loro due medesimi. E’ l’ormai famosa Top Hundred, i cento vini migliori degustati dai due esperti meneghin-piemontesi.
Questa è la Top 2007.
Leggetevela e arrivate fino in fondo, ho alcune considerazioni da fare.

VALLE D’AOSTA
CAVE DU VIN BLANC DE MORGEX E DE LA SALLE Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Rayon 2006

PIEMONTE
ABRATE Nebbiolo “Bricco rotondo” 2003
AZIENDA AGRICOLA BONDI Dolcetto di Ovada Superiore “D’uien” 2003
BOFFA CARLO Barbaresco “Vigna del casot” 2004
TENUTA MIGLIAVACCA Grignolino del Monferrato Casalese 2006
CASCINA BALLARIN Barolo “Vigna Bussia” 2003
CASCINA BRUCIATA Barbaresco “Rio Sordo” 2004
FRANCO MONDO Barbera d’Asti “Vigna delle rose” 2003
GEMMA Barolo “Giblin” 2003
GIULIO COCCHI Oro di Alta Langa “Toto Corde” 1999
MAZZONI Ghemme “dei Mazzoni” 2003
PODERI MARCARINI Barolo “Brunate” 2003
SANT’EVASIO Barbera d’Asti “Rosignolo” 2004
SANTA CLELIA Caluso passito “Dus” 2002
SOBRERO FRANCESCO E FIGLI Barolo 2003
TENUTA CA DU RUSS Brut rosè “Faiv” 2001

LIGURIA
BiO VIO Pigato “Marixe” 2006
COOPERATIVA AGRICOLTORI VALLATA DI LEVANTO Passito bianco 2004
FILIPPO RUFFINO Mataossu 2006
KA MANCINE’ SOLDANO Rossese di Dolceacqua “Galeae” 2006
LA FELCE Redimacchia 2005
M&P Cinqueterre Sciacchetrà “Pria” 2003

LOMBARDIA
ANTICA TESA NOVENTA Botticino “Vigna degli ulivi” 1999
BETTINI Valtellina Sforzato “Vigneti di Spina” 2002
CANTINA COOPERATIVA DI QUISTELLO Rosso del Vicariato 2006
CHIARA ZILIANI Franciacorta Brut “Ziliani C.” 2004
CONTADI CASTALDI Franciacorta Saten 2003
FAUSTO ANDI Pinot nero “La creatura” 2005
IL CALEPINO Spumante Brut “Il Calepino” 2003
IL CIPRESSO Moscato di Scanzo “Serafino” 2003
LE STRIE Valtellina superiore 2004
PERLA DEL GARDA Lugana “Madreperla” 2006
SACRAFAMILIA Astragalo (croatina,ughetta,vespolina) 2004
VILLA Franciacorta Selezione Brut 2000

VENETO
BORIN Cabernet Sauvignon Riserva “Mons Silicis” 2004
EMO CAPODILISTA LA MONTECCHIA Colli Euganei Fior d’arancio spumante 2006
LATIUM Valpolicella Superiore 2003
RUGGERI Prosecco di Valdobbiadene Dry Cartizze
SALVAN Colli Euganei Rosso “Oltre il limite e altro” 2003
TAMELLINI Soave Classico “Le Bine” 2005
TEDESCHI Amarone della Fabriseria 2003
VIVIANI Amarone della Valpolicella Classico “Casa di Bepi” 2003

ALTO ADIGE
ABBAZIA DI NOVACELLA A.A. V. Isarco Kerner “Praepositus” 2005
FERRUCCIO CARLOTTO AA Pinot nero “Filari di Mazzon” 2004
KOFELGUT Valvenosta Pinot Nero “Castelbello” 2003
TENUTA WALDGRIES AA Lagrein “Mirell” 2003

TRENTINO
CANTINA BOSSI FEDRIGOTTI Marzemino “Campobove” 2004
CANTINA LA VIS Trentino Muller Thurgau “Simboli” 2006
GINO PEDROTTI Trentino Vino Santo 1996

FRIULI
COLLE DUGA Collio Tocai “Colle Duga” 2006
PICECH Collio Pinot Bianco 2006
RONCO SEVERO COF Merlot “Severo” 2003

EMILIA ROMAGNA
BICOCCHI Lambrusco di Sorbara 2006
BRANCHINI Albana di Romagna passito “D’or luce” 2004
GOLINELLI Sangiovese di Romagna Superiore “Cubera” 2005
IL NEGRESE Gutturnio 2003
TENIMENTI SAN MARTINO Sangiovese di Romagna “Vigna 1922″ 2003
TENUTA PEDERZANA Ubi Major 2004

TOSCANA
ALTURA - CARFAGNA Ansonaco 2005
AVIGNONESI Vino Nobile di Montepulciano Riserva “Grandi Annate” 2003
CAPEZZANA Ghiaie della furba 2000
FATTORIA ISPOLI Chianti classico 2005
PODERE TERENZUOLA Colli di Luni Vermentino “Fosso di corsano” 2006
POGGIO ARGENTIERA Morellino di Scansano “Capatosta” 2005
POGGIO TORSELLI Chianti Classico Riserva 2003
TENUTA DI SESTA Brunello di Montalcino 2002
VILLA CAPRARECCIA Vermentino “Alighino della Vigna di Sopra” 2006

MARCHE
ACCATTOLI Rosso del monte 2006
CANTINA CAVALIERI Verdicchio di Matelica 2006
COLLI DI SERRAPETRONA Serrapetrona Doc “Collequanto” 2005
FIORINI Bartis (sangiovese,cabernet,montep.) 2003
VALLEROSA - BONCI Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “San Michele” 2005

LAZIO
CANTINE CIOLLI Cesanese “Cirsium” 2003
TENUTA RONCI Lazio “Vigna Manti” 2004

UMBRIA
DOMENICO PENNACCHI Sagrantino di Montefalco “Terre di Capitani” 2002
MADONNA ALTA Colli Martani Grechetto 2006
PARDI Rosso di Montefalco 2005

ABRUZZO
CICCIO ZACCAGNINI Montepulciano D’Abruzzo “San Clemente” 2003

MOLISE
CIANFAGNA Tintilia del Molise “Sator” 2005

CAMPANIA
FONTANAVECCHIA Aglianico del Taburno “Gravemora” 2004
FORESTA Solopaca Aglianico 2004
IOVINE Penisola Sorrentina Lettere 2006
MASSERIA FRATTASI Falanghina del Taburno 2005
REALE ANDREA Aliseo (biancolella, biancazita e pepella) 2005
VILLA DIAMANTE Fiano di Avellino “Vigna della Congregazione” 2005

PUGLIA
CANTINA DUE PALME Salice Salentino Rosso Riserva “Selvarossa” 2003
FEUDI DI SAN MARZANO Primitivo di Manduria “Sessantanni” 2003

BASILICATA
CANTINA DI VENOSA Terre di Orazio Dry Muscat 2005

CALABRIA
CASA VINICOLA CRISERA’ Nerone di Calabria Rosso 2003
TERRE NOBILI Valle del Crati “Cariglio” 2006
ZITO Cirò Rosso Classico Riserva 2002

SICILIA
ALCESTI Sicilia Pignatello 2006
BAGLIO DELLE CICALE Sicilia Syrah 2006
BARONE BENEVANTANO Moscato di Siracusa 2003
CARLO HAUNER Malvasia delle Lipari passito 2005
FORACI Nero d’Avola “Tenute Dorrasita” 2004
PASSOPISCIARO Nerello Mascalese “Passopisciaro” 2004
TENUTA DELLE TERRE NERE Etna rosso “Vigneto Guardiola” 2004

SARDEGNA
CANTINA SOCIALE DI BADESI LI DUNI Vermentino di Gallura “Nozzinnà” 2006
ROCCAVORTE Muscadellu 2006

Beh, che dire? C’è veramente di tutto, in questa lista. Ci sono vini già consacrati, appaiati a bottiglie assai meno note. Questa selezione, che sarà servita in esclusiva all’enoteca di Golosaria dal grande Fabio Scarpitti (il grande talent scout del vino, impareggiabile dissacratore dei paludamenti dei sommelier vecchio stampo), di per sé è intelligentissima, ma è rimarchevole almeno per un’altra ragione. Da una parte, non è la solita “Classifica-fotocopia” coi vini che tutti premiano urbi et orbi ogni anno; dall’altra, non è nemmeno un elenco revanscista, una messinscena del tipo “i vini veri ve li facciamo vedere noi, mica le guide!”. Semplicemente, è la cantina ideale 2007 secondo Gatti-Massobrio, i vini che valgono la pena di essere raccontati e consigliati.
L’anno scorso ricordo benissimo di aver avuto ampie riserve sull’inserzione di un vino come il Magma di Frank Cornelissen, che sarà stato naturale, “vero” e tutto quello che volete, ma che francamente non mi aveva convinto proprio (anche se probabilmente l’assaggio del novembre scorso era fin troppo prematuro). Quest’anno ho poco da dire, per ora, sui vini che non ho mai provato: ve ne parlerò dopo Golosaria. Sul resto, posso dire che son contento per la premiazione del Rayon della Cantina di Morgex, un bianco che veramente merita ampie lodi e che, quest’anno, è l’unica bottiglia valdostana “nominata”; per il Piemonte, la passione di Massobrio per la tradizione ben giustifica la scelta del Grignolino della Tenuta Migliavacca; “fuori dal coro” la citazione del Mataossu, lo stuzzicante brut di uva lumassina che Filippo Ruffino trae in Liguria. Altri vini “simpatici” e inattesi tra le nomine? Il Rosso del Vicariato di Quistello, il Lambrusco di Sorbara Bicocchi, il Lettere di Iovine: i vini di questa tipologia hanno sempre cittadinanza in questa hit parade.
Abbastanza risicati i riconoscimenti per Alto Adige e (ma non è una novità) Friuli: che la vocazione “rossista” dei due moschettieri abbia fatto capolino? Che altro dire? Arrivederci a Golosaria.