Archivio di November, 2007
Friday, November 30th, 2007
E finalmente, come sicuramente avrete letto sui giornali, Aimo Moroni si ribecca quella seconda stelletta Michelin che per qualche anno gli era stata negata. Ridicola questa privazione, ma per certi versi perversamente comprensibile: non nego di aver sentito più volte dalla bocca (o dalla penna) di qualche orecchiante, di qualche accademico nell’accezione veronelliana del termine (ossia, colui che non capisce un’acca), di alcuni cruscanti della buona tavola, la fandonia che questo ristorante sarebbe molto sopravvalutato. Come dite? Non vi risulta? Credete a voi stessi, non agli accademici. Costoro hanno diritto di pensare quel che vogliono, in base all’abusatissimo de gustibus non est disputandum. Io però, che nel mio piccolo credo ancora nell’oggettività del buono e del bello, preferisco fidarmi delle mie papille più che delle loro, e mi felicito per il riconoscimento guidaiolo a quello che è uno dei maggiori ristoranti d’Italia, anche se qualcuno a volte sembra dimenticarselo.
PRENDERE NOTA: domani su Libero Marco Gatti commenterà Michelin & c. Non perdetevelo, sarà senz’altro interessante.
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Thursday, November 29th, 2007
Le mille e mille potenzialità della rete. Guardate cosa scrive di me tale Andrea Celentano (nessuna parentela col cantante), aspirante giornalista sportivo, nel suo blog dedicato a RadioMilaninter (a me nota per lo spazio di Siro Tifoselli, un comico con cui sono apparso sugli schermi all’epoca della mia collaborazione a PlayTv): leggete con calma, è spettacolare. Volendo essere originale nelle sue argomentazioni, tira in ballo nientemeno che mio padre… E tutto perché ho difeso dalle sue offese due colleghi giovani come me ma di rara bravura: Lorenzo Mottola (che ho pure ospitato sul mio blog) e Massimo Costa.
Io l’ho linkato perché, a quanto sembra, gli piace vedere impennarsi il contatore di visite shinystat.
Giudicate voi…
AGGIORNAMENTO: c’è un sacco di gente che è andata là da Celentano a dirgli che il suo modo di fare non è il massimo… Per giunta ha detto la sua un altro mio collega di Libero, Marco Gorra, che nell’ultimo post, quello più in alto, ha usato toni lievemente meno forbiti dei miei… Suvvia, limitatevi a fargli salire i contatti, fatelo contento no?
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Tuesday, November 27th, 2007

Si può nascere in Val d’Ossola e non mangiare il formaggio? Il mio amico Nicola, grafico di valore oggi trapiantato a Venezia, ricade ahilui nella categoria. Questo post è dedicato a Nicola, che oltre a non amare il formaggio (ma gusta molto volentieri il mitico pane nero di Coimo) si trova ad essere originario di Ornavasso (Verbano-Cusio-Ossola), il paesino dove abita e opera un affinatore che onora la sua categoria: Castagna.
Giuseppe Castagna e i suoi sono veramente dei maghi del formaggio. Sanno andare a cercare le forme più prelibate nell’Ossola e nelle valli circonvicine, distribuendole e stagionandole da par loro. Come i prodotti della latteria sociale di Santa Maria Maggiore, in val Vigezzo: coi loro formaggi di base, i Castagna realizzano la saporita linea dei “sapori dello spazzacamino” (Santa Maria è la capitale degli spazzacamini d’Italia e forse d’Europa). Ciò non toglie che facciano sapide incursioni anche altrove: ad esempio, in Valsassina, ove ritirano un Taleggio a pasta cruda che tra le loro mani (e nelle loro grotte) diviene un capolavoro di languida, pregnante freschezza. Oppure, in Valle d’Aosta, per le Fontine e i formaggi della Walser Delicatessen di Issime. E che buoni i caprini variamente aromatizzati, e i Gorgonzola (Isola Bella e Riserva). Ma le tipologie sono molte e numerose. Cito, tanto per chiudere, un curioso formaggio triangolare della Valle Anzasca, dietro al Monte Rosa. Onore al merito.
Peccato solo che non abbiano un punto vendita interno all’azienda. Trovate sicuramente i formaggi da Cristiano di Montecrestese.
Castagna Selezione Formaggi
Via A. Di Dio, 185
Ornavasso (Verbano-Cusio-Ossola)
Tel. 0323837628
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Monday, November 26th, 2007
Tra le tante fanfaronate fasulle e insinuanti che capita di sentire in giro, una delle più insidiose è sicuramente quella che pretenderebbe di trovare a Cuba uno dei migliori sistemi sanitari del mondo. Non d’America Latina, del mondo. Tanto ha potuto, negli anni, costruire la propaganda filocastrista: costruire l’immagine di un paese felice, governato non da un presidente normale ma da da un padre del popolo, aiutato a sua volta da un eroe rivoluzionario importato dall’Argentina (chi? Ma che diamine, El Che). A ciò, va detto, ha pure contribuito la grancassa di numerosi “esperti di America Latina” (in certi casi giornalisti), che da qualche anno sono rumorosamente approdati ai blog.
Talvolta qualcuno non ci sta: ad esempio, Gordiano Lupi. Altri scendono in profondità, ma come si può vedere sono i soliti americani imperialisti che odiano il povero perseguitato Fidel. Ma il meglio viene dal nostro Ministero degli Esteri, nota cellula di oppositori (pardon, provocatori) stolidamente anticastristi, ciechi di fronte alle magnifiche sorti & progressive che si respirano all’Avana e dintorni. E’ opera del Ministero un sito web, Viaggiare Sicuri, che in realtà è un bollettino controrivoluzionario malamente camuffato da sito di informazione…
Provate a vedere cosa osa dire della famosa, luccicante sanità cubana nella pagina dedicata all’isola:
Le strutture sanitarie risultano spesso prive del materiale sanitario e di medicinali. Si consiglia, pertanto di munirsi di una scorta di medicinali di prima necessità e di quelli di pronto intervento soprattutto se si intende viaggiare fuori della capitale e delle principali località turistiche.
Si ricorda che le spese ospedaliere e mediche, secondo la gravità dei casi, sono molto elevate, che devono essere pagate in dollari Usa e che l’Ambasciata, ai termini di legge, non può anticiparle né sostenerle per conto dei connazionali. Le amministrazioni degli ospedali richiedono la liquidazione puntuale in dollari Usa delle spese sostenute per dimettere il paziente; il mancato pagamento può determinare il diniego al rimpatrio da parte delle Autorità locali.
Si consiglia, pertanto, di stipulare, prima di intraprendere il viaggio, un’assicurazione sanitaria che preveda, oltre alla copertura delle spese mediche, anche l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese. La suddetta assicurazione può essere anche stipulata al momento dell’acquisto del biglietto aereo presso la propria agenzia di viaggio. (Le suddette polizze coprono di norma spese sanitarie fino a 3.500 dollari oltre alle spese di rientro, al biglietto aereo per un medico e la sua diaria).
In ogni caso per il rimpatrio d’emergenza è bene tenere presente che i voli da Cuba verso l’ltalia sono effettuati dalla compagnia aerea cubana “Aviacion-Blue Panorama” che assicura voli diretti su Roma e Milano. Esistono inoltre voli effettuati da “Iberia” (via Madrid), “Air France” (via Parigi), “British Airways” (via Londra).
Occorre segnalare che pur non esistendo malattie endemiche, negli ultimi tempi, si è registrata una grave recrudescenza di alcune patologie epidemiche, come il dengue e la congiuntivite emorragica. Si consiglia, pertanto, di seguire attentamente le norme igienico/sanitarie previste, proteggendosi ove possibile con repellenti ed abiti che coprano il corpo per non esporsi alle punture di insetti e zanzare.
In considerazione delle caratteristiche climatiche dell’isola e del deteriorarsi del sistema idrico e fognario, si consiglia inoltre di:
bere acqua imbottigliata senza l’aggiunta di ghiaccio;
fare uso dell’acqua corrente solo se preventivamente bollita.
Eccola lì, la magnifica sanità cubana. Ma tanto, il Ministero degli Esteri italiano non conta. Meglio le veline propagandistiche di Fidel o del suo amico Chavez del Venezuela, sua parrocchiale imitazione molto gradita (come del resto l’originale castrista) a qualche fanatico italiano “esperto di America Latina”. Que viva Fidel…
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Monday, November 26th, 2007
Alla Fiera Campionaria di Milano conclusasi ieri, oltre alle bontà e alle curiosità di Coldiretti, c’erano alcuni stand gastronomicamente interessanti. In particolare, ce n’era uno di prodotti friulani che meritava la visita. C’era la sezione della Friultrota de Pighin di San Daniele (Udine); c’era un altro prodotto di San Daniele, il prosciutto.
E c’era Pezzetta, a me noto da anni. Pezzetta, che opera a Fagagna (Udine), è un bravo stagionatore-selezionatore di formaggi e salumi, oltre che produttore di alcune sfiziosità come il Frico già pronto. Pezzetta a Milano ha portato quelli che sono un po’ i suoi cavalli da battaglia: i caci della Latteria Borgo Paludo, che conosco a cagione della mia frequentazione estiva del Friuli (la casetta a Lignano Sabbiadoro deve pur servirmi a qualcosa). Questa latteria sociale è una delle migliori di tutto il Friuli (con l’accento sulla “u”, evitando l’orrida storpiatura di “Frìuli” con cui si continua purtroppo a dover fare i conti). Il suo formaggio Latteria è rinomato da molti anni, tanto che nel 1987 registrò il marchio Latteria di Fagagna per caratterizzarlo senza equivoci. Il vecchio Latteria friulano, formaggio di una certa dimensione, figlio dell’antica tradizione regionale delle latterie turnarie (la prima si vide nel 1880, a Forni Avoltri, paesino nel pieno della montagna carnica), qui a Fagagna è ghiottamente nobilitato: ottenuto da puro latte crudo, si presta a stagionature ben più lunghe di quanto non sia solitamente la norma per questa tipologia.
Ma la Latteria di Borgo Paludo presta a Pezzetta alcune forme per ottenere ghiottonerie realmente imperdibili. In primis, il formaggio ubriaco, quello che da Slow Food viene battezzato Sot la trape e che viene munificamente “bagnato” in vinacce rosse locali. Questo grande classico della tradizione veneta e friulana si presenta con la consueta crosta color viola scuro, con un profumo acuto e un sapore pieno, armonico, solenne. Una chicca. Ed è un chicca un’altra escogitazione di Pezzetta, sempre a base di Fagagna (così almeno mi dissero in fiera): il Latteria stagionato in grotta. Viene maturato in una caverna tufacea toscana nota fin dal ‘700. Anche questo prodotto merita per l’intensa sfumatura vellutata delle sensazioni gusto-olfattive, di rara complessità e possanza. Provatelo.
Notarella a margine per il salame friulano tipicamente morbido: semplice e soddisfacente.
Latteria Borgo Paludo
Via San Daniele, 4
Fagagna (Udine)
Tel. 0432800215
Pezzetta
Via Spilimbergo, 220
Fagagna (Udine)
Tel. 0432810827
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Saturday, November 24th, 2007
Dalla mailing list di Guido Porrati da Rapallo, utili consigli per il panettone di Natale. Prendete carta e penna, e segnatevi questi due nomi accanto a quelli sacrosanti di Loison (lettore di blog oltretutto), Cova, Bastianello, Comi, Veneto (by Iginio Massari) e di altri che in questo momento mi sfuggono. E lasciamo la parola a Guido:
Matteo Terreno da Mondovì, nella sua panetteria ha iniziato da pochi giorni ad impastare i suoi panettoni, fatti con lievito madre che egli rinnova tutti i giorni, frutta candita che candisce lui stesso e nocciole “tonda gentile di Langa” per la glassatura che usa per il panettone “torinese”; una vera galuperìa! E’ inutile aggiungere che è veramente naturale e rispettoso dell’organismio umano. 23,50 euro al chilo impacchettato a mano (sia alla moda di Milano che quello torinese con la glassa) 12,50 euro mezzo chilo impacchettato a mano (idem).
Nerio Beghi, geniale pasticcere, è invece tra le nebbie di Bagnolo Mella (Brescia) a soffiare la vita nei suoi panettoni. Lievito madre, scorzette di arance e limoni siciliani canditi da Corrado Assenza di Noto, uova fresche di galline libere, mandorle scintillanti di Bari, uvetta passita macerata nel Moscato, e per chi vuole, il panettone trasgressivo con cioccolato e noci. Il suo “panettone Sirani” è come il vostro cuscino quando lo abbracciate, talmente soffice che lo mangereste tutto voi. E poi è anche bello! 30,00 euro al chilo sia la versione tradizionale che quella trasgressiva.
Guido ci informa che nella sua bottega è possibile prenotare queste delizie entro il 30 novembre, e correda il tutto con una serie di simpatici filmati panettoneschi su Youtube (1, 2, 3, 4)
Ecco qualche coordinata per entrare in contatto con Guido, uno dei migliori selezionatori di bontà che ci siano in Italia, e uno dei più simpatici:
www.parlacomemangi.com
Via Mazzini, 44
Chiosco della Musica
Rapallo, Genova, Italy
Tel. 0185.230530 bottega 0185.234993 enoteca & fax 0185.233239 ufficio
skype: parlaconnoi (enoteca) parloconvoi (ufficio)
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Friday, November 23rd, 2007
Recatomi stamattina alla Fiera Campionaria di Milano per dare un’occhiata alla mostra dei falsi prodotti gastronomici italiani messa in piedi da Coldiretti, ho avuto il piacere di intrattenermi anche con un’altra iniziativa della benemerita organizzazione agricola: quella della valorizzazione dei prodotti a chilometri zero. Di che si tratta? Di prodotti coltivati o confezionati in località vicine a quella di consumo. Ciò comporta un notevole risparmio di risorse, e anche una riduzione dell’inquinamento. Per esempio: le mele valtellinesi crescono a soli 150km da Milano, molto meno delle migliaia di chilometri a cui vegetano quelle cilene. Provate a pensare quanta benzina e combustibili in meno s’impiegano per portar qui i pomi di Sondrio anziché quelli di Santiago.
Oggi i banchi (che fino a domenica sono occupati a turno da aziende di varie provincie) hanno recato aziende bresciane e milanesi. Queste ultime sono state rappresentate dall’Azienda Agricola Cornalba, di Locate Triulzi, poco più che periferia di Milano. Più vicino di così si muore. I produttori agricoli di buon salame crudo, contrariamente a quel che si può pensare, non sono affatto rari nelle vicinanze del capoluogo. Sono poco noti, e vanno cercati. L’ultima scoperta in tal senso è stata appunto la Cornalba, retta appassionatamente dal giovane Ferdinando, che governa tutta la filiera, dai cereali al prodotto finito. Il suo piccolo cotechino di stretto diametro s’è rivelato eccellente degustato anche freddo. E ancora meglio, a mio giudizio, è stato il salame crudo. A chi ami il vero salame di Varzi, questo salame di Ferdinando susciterà senz’altro sensazioni di similitudine: come quello pavese, è rosso scuro, dalla pasta in cui la macinazione a grana grossa, grossissima, è decisamente evidente. In bocca, un sapore schietto e franco, amplificato dalla buona stagionatura.
Se siete di Milano e volete un salame a chilometro zero, provate dunque quello della Cornalba (che offre anche riso, latte crudo e altre cosette): minimo sforzo, massimo risultato, grande bontà.
Azienda Agricola Cascina Cornalba
Cascina Nesporedo
Locate di Triulzi (Milano)
Tel. 029077327
Cell. 3281641240
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Thursday, November 22nd, 2007
Non è compito mio, soprattutto in questa fede, difendere colleghi che so essere capaci di farlo da soli. Ad esempio, Luciano Pignataro. Attenzione, adesso tutti penserete che io mi stia riferendo a una serie di domande fattegli da Franco Ziliani giorni fa, relative alla natura del suo sito web, e che le ritenga impertinenti. E invece no. Penso che i quesiti di Ziliani siano assolutamente legittimi, composti, nell’alveo della buona educazione, e soprattutto onesti nel riconoscere la gran qualità del lavoro del giornalista campano. E’ il prosieguo della discussione ad essere degenerato, anche se in silenzio. Ciò di cui Franco non ha colpa alcuna.
Consentitemi intanto una digressione sul contenuto del post, prima di venire al dunque. E’ interessante specialmente il discorso sui commenti: spesso ho chiesto a Luciano di implementarli onde vivacizzare un sito che viene aggiornato anche spesse volte in un giorno. Si può discutere se i commenti rappresentino una conditio sine qua non per definirsi blogger: a mio parere, sì e no. I commenti sono molto, molto importanti: cionondimeno, i blog sono nati senza commenti. Agli albori della “disciplina” (2001-parte del 2002), il caro vecchio Blogspot, ancora non controllato da google, non offriva la possibilità di commentare. Chi voleva aggiungere questa feature, doveva giocoforza rivolgersi a servizi esterni tipo Enetation (ma non era l’unico), che offrivano uno speciale script da richiamare all’interno dei propri post, e che consentiva di aggiungere i contributi. Ancora oggi alcuni blog (anche molto frequentati, tipo Camillo di Christian Rocca) sono senza commenti. Io francamente non saprei rinunciarvi.
A mio avviso, più ancora che questa faccenda dei commenti, la non-blogghità del web-Pignataro risiede più che altro nella struttura “editoriale”: niente post ordinati cronologicamente (questa è l’essenza del weblog), ma una serie di rubriche in pagine diverse (solo una appare in homepage).
Fin lì niente di male.
Peccato però che un commentatore, un bel dì, decida di alzarsi dal letto e di corredare il pezzo di Ziliani con alcune righe molto penetranti:
Visto che ci siamo sarebbe interessante anche capire meglio il senso della sua ultima scheda pubblicata - venerdì scorso - sul Mattino (riproposta come sempre anche sul sito http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=3582)in cui con oltre 250 cantine campane a disposizione (e qualche migliaio in tutto il sud) decide, in prossimità del Natale, di dare visibilità ad un amarone (con la a minuscola, penso che sia il caso) imbottigliato da&per, nientepopodimeno, un commerciante (www.terredieno.it) del centro direzionale di Napoli specializzato in “regalistica aziendale”… un marchio distribuito in franchising che rappresenta la “divisione agroalimentare” di una società di “arredamenti & contract”… sto ancora ridendo!
Il cuor di leone che ha proclamato tutto ciò ha nome e cognome. Si chiama Free. Sponsor free. Facile capire che non si tratta di un lettore anglosassone, ma di qualche burlone in vena di astruserie. Ma se questo non si firma, se lancia le sue cortine fumogene in maniera così insinuante, a chi può interessare il fatto che stia ancora ridendo? Perché un giornalista, nello scegliere un vino da recensire su un importante quotidiano, dovrebbe tener conto delle risate di uno che non ha nemmeno il fegato di assumersi la responsabilità delle fantasticherie che scrive, oltretutto ricorrendo a giochi di parole già vecchi all’epoca dei Ragazzi della via Pàl? Quale dovrebbe essere il senso recondito e profondo dell’articolo di Pignataro, secondo questo grazioso individuo?
Questo genere di rompiscatole (ringrazio Fulvia Leopardi per l’immagine) mi è personalmente odioso. Va da sé, non quando se la prendono con la mia persona: anche se non è mai accaduto, credo che mi farei semplicemente quattro risate. Ma quando il bersaglio delle loro frustrazioni è un professionista abile e capace, inattaccabile sotto questo profilo, mi viene solo da chiedermi come mai tanta gente abbia tutto questo tempo da perdere e tutto questo inchiostro nella penna. Va da sé, sto parlando dell’anonimo.
AGGIORNAMENTO: l’anonimo, questa volta firmandosi sponsor sì! (l’esclamativo è suo) mi ha risposto, non qui ma su Vinoalvino. Francamente, penso che il tono che aveva usato precedentemente fosse fin troppo irridente. Adesso si spiega civilmente, ma ribadisco che secondo me non è strana la scheda di Luciano. Per Natale, perché no, può darsi abbia voluto citare un vino più “esotico” rispetto a quelli della sua regione, solitamente protagonisti della rubrica.
PS: più d’un commentatore iha ipotizzato che dietro il commento anonimo possa esserci “Fabio” (Cimmino, è evidente), protagonista tempo fa di un diverbio con Luciano. Mi sembra strano, poiché Fabio ha l’abitudine di firmarsi sempre quando interviene.
PPSS: si è fatto rivivo lo sponsor sì, ancora una volta non qui ma là. Visto che la discussione l’ho lanciata qui, e là è arrivato solo il trackback, non capisco quest’atteggiamento. Cimmino non è mai stato oggetto di disistima da parte mia. Non è che se stimo Pignataro allora devo avere in uggia Cimmino. Questi sono comportamenti da bambini dell’asilo, da “chi non è con me è contro di me”. In ogni caso, Luciano sarà grande e grosso, ma io lo sono molto di più.
In buona sostanza, vorrà dire che la prossima volta Luciano (o, perché no, io stesso) prima di scrivere una rubrica consulteremo l’oracolo del signor sponsor sì (o free), che ci dirà se il vino recensito è di suo gradimento. Quante alle accuse di ingenuità, poco me ne cale: se le ignoro quando me le fa Ziliani, dovrebbero forse impensierirmi se a farle è uno pseudonimo? Comunque, se hai qualcosa da dirmi, vieni pure qui. Non mi metti certo soggezione o paura. Anzi, accetterò anche un commento firmato col tuo consueto pseudonimo. Saluti e baci. Anzi, per stare in tema, salumi e caci.
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Tuesday, November 20th, 2007
Che bello constatare che anche in Val d’Ossola ci sono giovani appassionati del gusto, che sanno continuare lunghe tradizioni. A Montecrestese (Verbania-Cusio-Ossola), paesino della zona, noto ai buongustai per l’Osteria Gallo Nero, c’è un negozio di alimentari come tanti: il Fi. Gi. S Market. E allora perché parlarne? Perché due anni fa è stato rilevato da Cristiano, classe 1976, e dai suoi famigliari. E Cristiano ci ha ricavato un piccolo scrigno di bontà. Ad aiutarlo ci sono il padre (una vita nel settore creditizio, ora in pensione) e la mamma: insieme, nel piccolo laboratorio “allegato” al negozio, confezionano salumi rappresentativi della miglior tradizione ossolana. Senza l’ombra di conservanti, nemmeno E 252. Anzitutto la mortadella ossolana: un salame crudo con una bella percentuale di fegato. Cristiano la confeziona “lunga”, senza piegarla a occhiello dopo averla insaccata (quelle della foto sopra sono appunto ripiegate). E’ davvero esemplare la purezza e l’eleganza del gusto di questo prodotto, aromatizzato col vin brulée. Buono anche il salame crudo nostrano, davvero rustico e invogliante. Strepitoso l’ultimo degli spunti di Cristiano, gli straccetti di Montecrestese: lunghi bastoni di morbida lonza suina, stagionati e aromatizzati con peperoncino e altre spezie. E del salame di testa, ne vogliamo parlare? E’ anch’esso una specialità della zona, molto variabile nella conformazione tra i pochi produttori che ancora lo fanno. Quello di Cristian è di grosso formato, profumato, delicato al gusto. Chapeau.
In negozio, oltretutto, si trova pure il vero Bettelmatt (quello dell’Alpe Kastel è semplicemente sublime), nonché tutta una linea casearia garantita dall’affinatore Castagna, cui dedicherò il prossimo post. Fateci un giro.
Fi. Gi. S Market Alimentari
Frazione Pontetto, 122
Montecrestese (Verbania-Cusio-Ossola)
Tel. 032435379
Cell. 3289387548
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Monday, November 19th, 2007

Sono molto, molto orgoglioso di essere uno dei dedicatari del nuovo libro di Renato Farina, Maestri. Vi consiglio di acquistarlo, o almeno di leggerlo. Il capitolo su Oriana Fallaci va conosciuto assolutamente.
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