Archivio di September, 2007

Mangi Cecchini? Scomunicato!

Monday, September 3rd, 2007

Internet, come ben sapete, può anche essere utile. Perfino per l’autocoscienza. Oggi per esempio grazie a internet ho scoperto di essere un barbaro, un violento, uno che impronta alcuni suoi comportamenti a ideali lontani dall’etica. Essì, ho la colpa di gradire (e molto) la carne di Dario Cecchini, il grande macellaio di Panzano (Firenze) cui ho dedicato ampi servizi su questo blog.
Il responsabile di questa mia riflessione è Marcello Paolocci, che nel 2004, su Promiseland (la scelta del nome è significativa) fu folgorato dall’idea di produrre qualcosa che sarebbe riduttivo definire semplicemente “articolo”. Nossignori, non si tratta di banale giornalismo di denuncia: siamo di fronte a un autentico manuale filosofico sul vivere umano e sulla corretta etica del giusto e dello sbagliato. Insomma, sui fondamenti morali dell’umanità.
Cercate di ispirarvi al manualetto, e sarete belli, bravi, “etici” e soprattutto buoni. Tanto per non sbagliare, c’è pure l’esempio in negativo, quello cui non ispirarsi. Si tratterebbe nientemeno che di Dario Cecchini, all’epoca all’apogeo della sua popolarità. Secondo il Paolocci, la colpa principale del Cecchini, quella che gli cagiona l’inevitabile scomunica, è quella di essere un macellaio. Per giunta, un macellaio bravo. Per soprammercato, un macellaio intelligente e simpatico, che non ha faticato a diventare popolare.
Se uno così viene contattato dallo spazio Gusto del Tg5, provate a immaginarvi su che cosa verrà interpellato. Sulla guerra irachena? Sull’oroscopo? Sul taglio delle tasse? O non piuttosto sulla carne, com’è giusto che sia? Ebbene: il Paolocci si è scandalizzato. Come si azzarda Mentana (all’epoca ancora direttore) a mandare in onda nel telegiornale delle 13, dentro una rubrica culinaria che «quasi ogni giorno entra nelle case delle persone», i racconti culinari di Cecchini, che si permette addirittura di spiegare ai malcapitati spettatori (in preda ai brividi evidentemente, dato che le parole del beccaio «fanno rabbrividire») come tagliare la carne per realizzare la sua stupenda, profumata, memorabile arista di maiale in porchetta? Tutto questo è semplicemente, bontà del Paolocci, la spiegazione di «come tagliare il cadavere di un animale».
Perché, se non l’avete capito da soli, siamo al cospetto del vero, unico e infallibile verbo del mangiare eticamente e politicamente corretto: il veganesimo. Quale miglior bersaglio del Cecchini, che oltretutto «parla con un insopportabile accento toscano (pure per me che sono toscano)»?
La nobile arte del Cecchini e il suo bellissimo, incolpevole biglietto da visita, oggetto di una colorita reprimenda dove l’etica trascolora nell’estetica («Secondo me questa ostentazione è veramente di cattivo gusto»), non riceve nemmeno l’assoluzione finale, visto che rappresenta il male.
Il precetto arriva subito dopo: viene proposto addirittura l’antidoto necessario a «chi non si vuole arrendere a questa barbarie culinaria». Testuali parole… Fortuna che esiste il Paolocci, a giovamento di noi balbuzienti enogastronomici che abbiamo l’ardire di consumare ciò che confeziona Cecchini, e magari addirittura di gradirlo. Meglio la cucina vegan che, oltre che buona (nessuno lo discute) è anche giusta. Anzi, Etica, con la E maiuscola.
Stoccata finale: «Essere vegan è uno stile di vita dedicato al rispetto di tutti».
Capito signori? Oltre che barbari ed eticamente peregrini (e censurabili), siamo pure irrispettosi.
Prepariamoci alla pena eterna.