Archivio di April, 2007

Epifania dell’imbecille da Ip fisso

Monday, April 16th, 2007

Bello tornare dalla Toscana (scusa Romanelli, ma per Firenze non ci sono passato proprio, spero di vederti un’altra volta) e trovare il blog infestato da un’autentica mandria di imbecilli. Anzi no: gli imbecilli sono solo due. Uno è il solito mentecatto che posta dall’Ip fastweb fisso. Oltre al consueto post sulla Nobile, ha iniziato a imbrattare anche altre discussioni: è lui il “Lorenzo” che, in maiuscolo, ha sproloquiato nel post sul Vinitaly. Poi, il consueto florilegio: Claudia, poi Pamela (due volte, ambedue di un’idiozia esemplare), Giovanni e Giulia. Particolare illuminante: da Pamela in poi, il mentecatto ha usato sempre lo stesso indirizzo email. E l’ha replicato pure per il “Lorenzo” fantasma che parla di Vinitaly. Ho distribuito tutta una serie di cappelli d’asino.
Veniamo ora però al secondo imbecille, che posta da un altro indirizzo Ip ma che non ha saputo reprimere la tentazione di sdoppiarsi anch’esso: si tratta di “Feerdinando” (la doppia E l’ha messa lui) e di Zero Assoluto, e come imbecillità non ha nulla da invidiare al suo storico predecessore. In ogni caso, lo stile è identico: provocazioni futili, finti indirizzi email “tim.it” e uso del blocco maiuscole che lo rende davvero irritante. Il fatto è che non mi sono venduto. Probabilmente è lui che ha venduto le sue cellule cerebrali. E permettetemi di dire che l’acquirente ha fatto un grande affare, dato che si tratta di un cervello che presumibilmente non è mai stato usato, nemmeno per caso.

Il Taleggio e la Valsassina, quarta parte: Prato della Chiesa, Ballabio

Thursday, April 12th, 2007

BallabioPer la mia quarta escursione taleggiosa, lascio parlare semplicemente il mio articolo uscito martedì su Libero, nelle pagine locali di Milano e Lombardia. Parlo di un’azienda famigliare di una golosità assoluta, a Ballabio (Lecco), uno dei primi comuni valsassinesi.
Leggetelo.

In Valsassina, facilissima da raggiungere dopo l’apertura della sacrosanta strada diretta da Lecco, si può pensare che non ci sia molto, specialmente dal punto di vista gastronomico. Eppure, anche quando si crede di conoscere davvero tutti i negozi, tutte le (poche) aziende agricole che producono il Taleggio migliore d’Italia (e quindi del mondo), ecco che la scoperta si profila.

Già da tempo, a Ballabio (Lecco), avevamo addocchiato le indicazioni dell’Azienda Agricola Prato della Chiesa (via Provinciale 138, tel. 0341530637, cell. 3396835342), con annesso agriturismo, senza mai fermarci. Complici gli amici della Guida Critica e Golosa della Lombardia (Comunica Edizioni), che nell’edizione di quest’anno hanno ben pensato di dedicare qualche riga a questa realtà, ci siamo incuriositi e abbiamo deciso di sperimentarne la produzione. E’ un’azienda agricola vera, con le mucche, i trattori, i cavalli. Un tempo, gli agricoltori e gli allevatori, in Valsassina e nella vicina Valtaleggio, erano molti di più. Facevano il formaggio da loro, non avevano bisogno della “collaborazione” dei colleghi della bassa Lombarda. I fratelli Martino e Andrea Locatelli, con la loro famiglia, sono tra i non molti superstiti.
E che buona la loro produzione, venduta nel loro negozietto pulitissimo, preceduto da un distributore automatico che eroga il buonissimo latte crudo aziendale. Qui si fa il Taleggio, ma i Locatelli non lo chiamano così, come del resto ha deciso di fare pure Gabriele Invernizzi, altro bravissimo casaro valligiano. Lo fanno nelle due versioni, a pasta cruda e a pasta cotta. Quello a pasta cruda, chiamato semplicemente “Stracchino crudo”, è d’una bontà e sapienza antica, delicatamente sapido, con la pasta lievemente granulosa. Il Taleggio “cotto” invece è battezzato “Stracchino grasso”, ed è opulento e sensuale. Stesse sensazioni le comunica la robiolina piccola, con la crosta arancione, piccantina al punto giusto. Altri prodotti? C’è il Latteria. E ci sono i “caprini” di latte vaccino, anzi, i “formaggini”: quelli stagionati sono assolutamente deliziosi.

Il Taleggio e la Valsassina, terza parte: Invernizzi e Rota

Wednesday, April 11th, 2007

PasturoGiustamente richiamato all’ordine da eMMe, che è un po’ il mio emissario nei Castelli romani, infaticabile segnalatore di osterie, ristoranti e piacevolezze nella zona, torno ad occuparmi di cose buone. E lo faccio citando un taleggista d’eccezione: Invernizzi e Rota, di Pasturo (Lecco). Sempre scendendo da Primaluna, anziché seguire lo stradone verso Lecco (su cui sta, viceversa, Daniele Invernizzi, il protagonista del post precedente), dovrete girare a destra verso il paese. Lo spaccio aziendale è lì, alla chetichella, quasi invisibile (leggete sotto l’indirizzo). Lasciate là la macchina, ed entrate. Troverete i padroni dell’azienda, cordiali, orgogliosi delle loro mucche e del latte che danno pascolando sulla Grigna: è la materia prima per un Taleggio da primo premio, che nel 2004 mi stupii di vedere da Peck. La grande boutique del gusto milanese, mi accorsi all’epoca, vendeva (e credo venda ancora) il Taleggio di Invernizzi e Rota: non è forse un buon viatico? A dire il vero, a Pasturo ci tengono a precisare la vera natura delle cose: «Il Taleggio a pasta cotta ormai è roba da industrie!», mi dissero la prima volta che andai a trovarli. Sicché, lo fanno a pasta cruda, chiamandolo Quartirolo. Nulla a che vedere, però, coi Quartiroli freschi, più o meno sbriciolati: questo è stagionato. Ha la crosta grigiastra e aranciata, un profumo caratteristico (a seconda delle inclinazioni, lo si può definire di nocciola o di sottobosco). Lo spettacolo arriva in bocca: la proteolisi rende la pasta fondente e morbida, sapida, da applausi. Un plateau che si rispetti non può prescindere da questa popolana meraviglia. Lo stesso dicasi per la Robiola Cornisella, tipicissima robiolina valsassinese. E non è tutto: qui fanno una sorta di strachitund (un formaggio alla cui vicenda, prossimamente, dedicherò un post). Preferiscono chiamarlo “Gorgonzola naturale bianco”, ma è ugualmente molto buono. E così pure i formaggini.
Nient’altro da dire: mettete in agenda.

Invernizzi e Rota
Viale Trieste, 63, Pasturo (Lecco)
Tel. 0341955218

La par condicio della stupidità

Wednesday, April 11th, 2007

Non ho ancora foto, per ora. Le metterò quanto prima. Se con le scritte genovesi anti-Bagnasco si raggiungeva veramente un’acme di squallore e di livore assolutamente inaccettabile, purtroppo a Milano hanno cercato di ribattere a loro modo, forse alla ricerca di una par condicio anche per la stupidità.

Un Breviario dei vini senza sbaraglio

Wednesday, April 11th, 2007

Come segnalato dal buon Ziliani proprio oggi, la seconda edizione del Breviario dei Vini, guida enoica di Carlo Cambi Editore, sarà “interattiva”. In parole povere, consentirà ai lettori internettari di fare segnalazioni e di lasciare valutazioni, che torneranno buone per la prossima edizione.
Lo spirito del famoso web 2.0 continua dunque ad estendersi al vino, dopo l’ottimo esempio del Vinix di Filippo Ronco. Stavolta, è una guida fatta di bevitori. Francamente, ho sempre avuto scarsissima fiducia in progetti del genere, in cui tutto può dire il contrario di tutto. Mi viene in mente, tanto per dire, il famoso ilmangione.it, ove le “recensioni fatte da chi va davvero al ristorante” (loro ovviamente, contrapposti ai “critici di professione”) alternano entusiastiche sbrodolate di solari ingenui (contentissimi per grigliate e pizze consumate nei locali più disparati) a spaccatori professionisti del capello in quattro (iscrivetevi al portale, potrete leggere del Miramonti l’Altro messo in croce perché i suoi bicchieri odorerebbero di “freschino”, oppure della stupenda cucina della Mongolfiera dei Sodi di Erbusco, definita “stanca, datata, non in grado di suscitare alcuna emozione palatale”: va bene che i gusti sono gusti, ma un po’ di moderazione mi sembra auspicabile). Oppure, Due Spaghi, votato alla libertà (o deregulation) più assoluta, ove un eroico segnalatore ha voluto contrassegnare l’Osteria del Pomiroeu di Seregno (Milano) con il tag “menù poco variegato” (ma quando? Ma quale?): vedere per credere.
Questo Breviario vinicolo mi sembra al riparo delle cadute più rovinose. Anzitutto, qui si danno solo voti, senza scrivere recensioni. In secondo luogo, la presenza di un curatore disciplinerà senz’altro i voti dati dai lettori del sito web. Poi, il vino, a differenza dei ristoranti, è ancora considerato (spesso a torto) qualcosa di lontano, da iniziati, da trattare con rispetto: ciò probabilmente impedirà a molti bevitori di inserire segnalazioni di qualche vinattiere da strapazzo. Poi, la mancanza della possibilità di dare voti negativi (magari diversi da quelli dati da altri recensori), giustamente stigmatizzata da Ziliani, potrebbe evitare l’insorgenza di episodi grotteschi. Provate a immaginare la scena: un manipolo di occhiuti pasdaran del “Vino Vero” che si mette d’accordo, una sera, per “un tiro al piccione” fatto di voti bassi contro Elio Altare, Frescobaldi, Banfi, Nino Negri, Caprai e soprattutto Feudi San Gregorio, ossia tutti gli incolpevoli produttori che fanno parte della loro personalissima quanto ridicola e inspiegabile galleria degli orrori. Oppure, sul fronte opposto, qualche esaltatore acritico del gusto internazionale, quello che “Il Cabernet se non lo barrichi non è buono”, tutto intento a suggerire improbabili bottiglie in stile cileno.
Quindi, un buon progetto: libertà “vigilata”, come in tutte le guide dabbene, ma possibilità di dare un voto o fare una segnalazione. A questo punto voglio pure leggermi l’edizione cartacea, sia del 2007 che quella, futura, del 2008, che integrerà i suggerimenti.

Camillo Langone Forbidden

Tuesday, April 10th, 2007

Ma che è successo al sito web di Camillo Langone? Scomparso? L’Error 403 è una delle tante tombe dei siti web.

Forbidden
You don't have permission to access / on this server.
Apache/1.3.29 Server at www.camillolangone.it Port 80

Chissà che è successo.

POSCRITTO CHE NON C’ENTRA NIENTE: il commentatore anonimo al post di Stefania Nobile mi ha veramente rotto le scatole, e lo invito lietamente a smetterla. Ha appena inserito due nuovi interventi. Il secondo, offensivo e stupido, in cui il nostro burlone fingeva di essere addirittura il cuoco di un “ex ristorante della Nobile”, è stato cancellato perché, appunto, inutile e anche diffamatorio e calunnioso. Quindi, che si dia una regolata.

Il Taleggio e la Valsassina, seconda parte: Daniele Invernizzi

Tuesday, April 10th, 2007

Valsassina in tempo realeContinuiamo il nostro romantico viaggio del gusto alla ricerca dei Taleggi artigianali che resistono ancora in Valsassina (di cui vedete l’immagine da webcam in tempo reale). Scendendo dopo Primaluna, passando tra l’altro accanto alle grandi sedi dei più importanti taleggisti di grandi dimensioni, si arriva a Pasturo (Lecco), paese che, d’estate, coi pascoli verdeggianti di questa bellissima conca sotto le Grigne, è incantevole. Sullo stradone che va verso Lecco, a un certo punto, troverete una grande casa moderna in stile montanaro, con un piccolo parcheggio davanti. E’ il punto vendita di Daniele Invernizzi e della sua famiglia, una delle ultime ad avere contatti diretti coi pochissimi alpeggi valsassinesi rimasti. Ho avuto il piacere di conoscere per telefono Gabriele Invernizzi detto Nizzy, uno dei rampolli di questa dinastia che giostra tra Pasturo e la non lontana Cremeno. Mi telefonò dopo un mio vecchio articolo di almeno due anni fa, in cui descrivevo ai lettori di Libero la bontà sublime dei suoi formaggi tipicissimi a latte crudo. Da lì ho cominciato a conoscerlo meglio, e mi sono convinto che anche lui è una specie di sovversivo del gusto.
Ma voi entrate nel grande punto vendita di Pasturo, che da fuori vi sembrerà un po’ buio: buttatevi sulla bontà del Taleggio di Daniele e Gabriele.
La famiglia Invernizzi, per motivi che sarebbe interessante approfondire, ha scelto di fare un Taleggio-non-Taleggio: di fatto è un Taleggio, ma i suoi creatori non richiedono la Dop, e lo chiamano semplicemente “Stracchino quadro”. Ed è straordinario, sia che venga dagli alpeggi sia che sia fatto in casa. E’ un Taleggio a pasta cruda, dalla crosta grigiastra e dal sapore fresco, possente, sapido: a fare la differenza, il latte (esclusivamente crudo) munto in zona. Unico cruccio di Gabriele è la richiesta: ne fa così poco che va via tutto in breve tempo, e non riesce a stagionarlo a lungo come vorrebbe. Buonissima è pure la Robiola, tipica e stuzzicante. E poi ci sono le chicche. Ad esempio, lo stracchino speziato: una “base” di Taleggio cosparsa di origano, peperoncino e altre spezie ed erbe aromatiche. Senza dubbio originale, e pure interessantissimo da gustare. E che dire del meraviglioso Stracchino di capra? E’ di fatto un morbido Taleggio di capra, forse il più riuscito di tanti tentativi in tal senso. Lo troverete sui banchi di vendita più avanti. Per chiudere in bellezza (e senza dimenticare caprini e formagitt più o meno stagionati), la crescenza di puro latte crudo valsassinese: dimenticatevi pure quella delle industrie.

Daniele Invernizzi
Via Provinciale 13, Pasturo (Lecco)
Tel. 0341919745

I laicisti e la ricchezza dei loro argomenti

Monday, April 9th, 2007

Scritte minacciose sulla cattedrale di Genova
Ridicoli come solo sanno essere quelli che ritengono che uno si debba vergognare perché sono loro a dirlo.

Coratella di maiale con cipolle

Saturday, April 7th, 2007

Direttamente da Kitchen Stage, il primo reality show interamente ambientato in una cucina di Cagliari, ecco i video che illustrano la preparazione dei piatti pasquali della famiglia Manconi. Ecco qui una gustosa coratella con le cipolle: sarà contento Leonardo Romanelli, convinto assertore di questo tipo di pietanze.

Il gioco bello dura poco

Friday, April 6th, 2007

Una parola sul florilegio di commenti sulla Malmaison, che non accenna a diminuire.
Questi commenti… Tutti con lo stesso indirizzo IP, tutti (o quasi) con indirizzi email “tim.it”… Tutti i commentatori ipercritici con questo locale (o con me, o con la Nobile stessa) vengono tutti da un unico indirizzo IP. E dico tutti. Unica eccezione, il buon salt_pusher (che Dio l’abbia in gloria), che quantomeno aveva uno stile diverso, più frizzante del grigiore apologetico/accusatorio di certi interventi letti.
Nell’ordine, lo stesso indirizzo Ip è usato da: Telemaco, Stefania Nobile (che fino a prova contraria continuerò a ritenere firma apocrifa), La Giustizia, Simona (in questo caso, il postatore non ha nemmeno ritenuto di dover cambiare l’indirizzo email inserito, che è uguale a quello di La Giustizia!), ancora Stefania Nobile (ma ha un indirizzo diverso dal precedente), Giovanni Spadoni (che usa la stessa argomentazione di Telemaco, quando si dice il caso), Serena, Valentina, Daniele Quindici, Pamela Gressi, Salvo Ricciardi. Un po’ troppi. Oltretutto, curioso che tanti utenti fastweb usino tutti email di tim o tin, e nemmeno una di fastweb. E dicono TUTTI le stesse cose.
Per cui, invito chi sta facendo il giochino di postare questi commenti a smetterla immediatamente, prima di farmi perdere la pazienza.
Se invece è solo una coincidenza (cosa che peraltro ritengo improbabile, visto lo stile quasi sovrapponibile degli indirizzi email e dei commenti), fa niente. Comunque, fino a prova contraria li ritengo identità fasulle di un unico burlone.