Separati alla nascita /2
Wednesday, February 28th, 2007Enzo Vizzari:

Jacques Villeret:

Enzo Vizzari:

Jacques Villeret:

…e torno mercoledì. Comportatevi bene.
Ho particolare piacere a segnalare la comunicazione or ora arrivatami: W.W.W.
World Wine Web - Il Vino nel mondo del blog, tavola rotonda organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave. Prevista nella stessa cittadina di Soave (Verona), alla Casa del vino in Vicolo Mattielli, 11, la conferenza-incontro-degustazione, che partirà alle 17.30 di venerdì 2 marzo, vedrà lo schieramento di forze di tutto rispetto nel mondo del vino in rete:
A moderare il dibattito, Nicolò Regazzoni, del Corriere Vinicolo.
Al termine, dalle parole si passerà ai bicchieri: passerella di vini di Soave, in abbinamento a piatti della migliore ristorazione locale. Per info: tel. 0457681578.
Che dire? Spero che mi autorizzeranno (dal giornale) ad esserci…
Tra Friuli e Alto Adige è sempre competizione serrata, sui vini bianchi. Se i nettari sudtirolesi, nel loro fondo, hanno sempre una sorta di pudibonda ritrosia aristocratica che li rende ancor più accattivanti (penso a campioni come il Kaiton di Peter Plieger; a un po’ tutti quelli della Valle Isarco, in particolare certi Kerner o Sylvaner; al Gewurztraminer di Andreas Widmann), le uve friulane regalano vini dalla più spiccata sensualità, in certi casi più popolare, più “contadina” (ma sempre con una nobiltà intrinseca, quella che comunicano certi châteaux, domaines o vignobles borgognoni). Proprio a uno Chablis di razza fa pensare il Vespa bianco di Bastianich: e ancor di più nell’annata 2003, un uvaggio in cui, accanto a sauvignon e picolit, era presente pure lo chardonnay (nella versione 2004 mi risulta che quest’ultimo vitigno sia stato depennato). E’ un bianco d’una limpida carnosità che incanta. Cattura fin dal bel colore paglierino carico e brillante. Coinvolge nei profumi floreali, con un che di mimosa, di macchia mediterranea a movimentare il classico sottofondo fruttato di pesca, che di questi vini è il marchio più classico. Ma è la bocca a ricordare la finezza di certi francesi: setosa, vivida, senza sgarbi lignei o pesantezze di sorta, ma solida come una muraglia cinese, dalle spalle larghe e ben portanti. E’ un vino che trova la sua morte sul pesce di lago, sul luccio in salsa, addirittura sull’anguilla marinata (non a caso, l’ho riassaggiato l’ultima volta proprio ieri al Bersagliere, ammirandone l’afflato su piatti similari). Al ristorante costava 32 euro, in enoteca dovreste pagarlo più o meno la metà.
Che a Mantova e nel mantovano si mangi gran bene, come dire, sapevamcelo. Però, ogni tanto, non è sbagliato ricordarlo. Ci sono il Pescatore a Canneto sull’Oglio, e l’Ambasciata a Quistello, d’accordo: però non vanno dimenticati l’Aquila Nigra della stessa Mantova e il sottovalutatissimo Pietro di Castiglione delle Stiviere. E, ultimo ma non ultimo, Al Bersagliere, a Goito.
Quello dei coniugi Ferrari non è un nome “mediatico”, urlato in riviste e trasmissioni televisive. Eppure, come quegli altri “Pierini” che sono i Bertinotti di Borgomanero (che, non a caso, tra di loro hanno un Piero) e i Penati di Viganò Brianza (idem…), i Ferrari sono a capo del loro bellissimo locale sul Mincio da tempo immemorabile. Loro (e gli altri citati prima) sono simbolo d’una grande ristorazione di tradizione che si attualizza e si aggiorna, stando costantemente al passo della modernità . Roberto Ferrari è uno che, in cantina, non ha timore di tenere un Carlo Zadra accanto ai più ricchi Champagne. E Silvana, in cucina, regala grandi emozioni anche oggi (e dico proprio oggi: ho avuto la fortuna di pranzare lì).
Se i pani fatti in casa, né troppi né pochi, sono esemplari per la bontà , il benvenuto, ossia il “Saluto della cucina”, è uno stuzzicante piccolo vitello tonnato. Si apre la carta, e si rimane commossi dalla grandezza della cucina mantovana, una cucina di pianura ma anche di fiume (il Mincio è lì dietro), impreziosita da ricette estemporanee d’assoluta goduria. Se volete andare sul semplice, optate per il culatello, il salame mantovabno, il lardo casalingo con la loro giardiniera. Per i raffinati, ecco il fegato grasso d’oca leggermente affumicato con marmellata di zucca (eccotela!), zenzero e cioccolato Saothome. Per chi vuol star leggero, “crudo e cotto” di gamberi con melanzane, pomodoro e citronnette. I lussuriosi potranno buttarsi sull’imperiale godimento d’un uovo in camicia con tartufo nero di Norcia e salsa di fegato. E gli amatori si appagheranno con una stupenda, inimitabile anguilla marinata con insalata e scalogno, roba che da nessuna parte la mangi così, nemmeno al Porto di Moniga del Garda, che per certi versi è forse il miglior ristorante d’Italia (a pari merito con uno, o due altri) per il pesce d’acqua dolce.
E i primi? Grande mantovanità con gli agnolini in brodo di gallina, e coi superbi tortelli di zucca con mandorle e pistacchi. Ammicchi ittici coi paccheri Setaro con calamaretti spillo all’inzimino. E grande, semplicemente grande cucina d’una volta col risotto mantecato al carciofo spinoso ligure con ragù di creste di gallo: un piatto da non lasciar lì solo soletto sul menu, e da far concretizzare davanti a voi nella sua bella scodella.
Secondi? Eccoli qua: anatroccolo al marsala con prugne, patate e pancetta stufata (evviva la cucina gonzaghesca, quella che certi fighetti da happy hour e da finger food non sanno nemmeno cosa sia); piccione novello all’olio essenziale di rosmarino; leggeri, soavissimi scampi al forno con olio d’oliva e insalata di spinacini; tradizionale, imperdibile luccio in salsa alla mantovana (con capperi e acciughe) e polenta; inattesa, coinvolgente, incisiva frittura di baccalà (polpette fritte del medesimo, ripiene di cipolla bianca francese, capperi e acciughe di Sciacca) con gocce di panzanella.
Onestamente, non ho preso dolci (dovevo correre al lavoro: oggi, grazie a Prodi, si lavora anche a Libero…): dal sito web, vedo comunque nomi ingolosenti (millefoglie croccanti con tiramisù, granella di torrone morbido, glassa al miele e rhum).
Cantina, come dicevo, ampia e ricca, molto bella; servizio puntuale, gentile, preciso. Non pensate di cavarvela con meno di 90-100 euro (senza vino): ma chi ha il coraggio di recriminare?
Paolo Marchi

Adam Grupper (quello a sinistra, ovvio)

Forse in questa foto si vede poco, ma in Scrivimi una canzone, appena uscito, da me visto ieri, l’attore americano è assolutamente identico all’amico giornalista goloso. Sarà un caso?
Me ne vado. Torno sabato. Non sporcate in giro. Ciao.
Ecco una parte (o tutto, non saprei dirvi) di uno spot televisivo Ikea censurato dalla tv in America. Protagonisti, due innamorati mangiatori di spaghetti. Ma saranno almeno buoni?
Ho appena ricevuto questa email dal Consorzio di Tutela del Formaggio Montasio. Francamente non mi stupisce affatto, si sa che al di là dell’Oceano vige la deregulation più sfrontata e gli imitatori del Parmigiano pullulano. Con tutti i friulani (e veneti) emigrati nelle Americhe, era inevitabile che anche il Montasio ricevesse “attenzioni particolari”.
In Canada prodotti formaggi che prendono “in prestito†il nome del DOP Friulano-Veneto. Appello del Consorzio: “non abbiamo strumenti per difenderciâ€.
Non c’è solo la Cina, Taiwan o l’India, basta una rapida ricerca in rete per rendersene conto: in America si cerca di fare affari d’oro sulle spalle del famoso formaggio veneto-friulano, usandone nome e fattezze simili. Alle varie iniziative di dubbia chiarezza (dal Montasio Festivo alle Montasio Chips) si aggiunge ora un produttore che dichiara esplicitamente di realizzare il Montasio prodotto in Canada.
Si tratta dall’azienda canadese Springbank Cheese Co, che propone il suo “Montasio Canadese†come uno dei migliori del paese, e lo consegna a domicilio a 22 dollari al chilo. Il Montasio originale in Canada è venduto da pochissimi produttori, ed è molto più costoso.
“Da sempre i nostri prodotti sono molto più costosi in Canada, a causa di quote e altre misure protezionistiche volute dal governo per difendere l’industria casearia locale. - Dichiara il Presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio dr Moretti– Ma ora dobbiamo affrontare anche casi di vera e propria clonazione, come quello della Springbank. Il problema non è solo il nome, ma il fatto che quel nome è una garanzia di qualità in termini di materie prime utilizzate, lavorazione e conservazione. I nostri produttori si sottopongono a oltre 25 controlli/analisi l’anno per poter utilizzare il nome “Montasioâ€, ma il consumatore finale in America non è al corrente di tutto questo.
Il Consorzio di Tutela del Formaggio Montasio ha sollevato la questione inviando al Ministero dell’Agricoltura il materiale necessario e interpellato avvocati specializzati in questioni di diritto internazionale.
“La cosa peggiore è che ci sentiamo impotenti di fronte a queste situazioni – dichiara il Direttore del Consorzio Loris Pevere. - Anche se il nostro marchio è registrato in Europa da 10 anni, al di là dell’oceano non esistono al momento accordi che lo tutelino. Da parte nostra abbiamo fatto al momento tutto il possibile, e invitiamo tutti coloro che vengano a conoscenza di formaggio spacciato per Montasio e proveniente da altri paesi, a segnalarlo al Consorzio.â€
Da un lato quindi la situazione è in una fase di stallo, perché non ci sono leggi che tutelino i prodotti DOP in Canada; dall’altro però, il Consorzio deve muoversi perché non denunciare subito presunte illegalità rischia di venir considerato dalla autorità canadesi come una forma di silenzio-assenso.
