Archivio di January, 2007

Segnalazioni dal web: cena piacentina e guyciman

Monday, January 22nd, 2007

Dal blog di Quintomiglio del buon Max Cochetti, segnalo un’iniziativa golosa fissata per lunedì prossimo, il 29 gennaio: la cena di solidarietà “I sapori del mondo”. Si tratta d’una cena benefica di cinque portate, organizzata a San Fiorano (Lodi) da Giancarlo Grassi, sommelier dell’Antica Osteria del Teatro di Piacenza. Costo: 60 euro. Per info: cell. 3356002723 (è quello di Giancarlo Grassi).

Ecco però un’altra segnalazione: è entrato a far parte della Simplicissimus Blog Farm Guido Cuomo, in arte guyciman, buon frequentatore di ristoranti e appassionato di gola. Il suo blog si chiama Stazione Paradiso, e vuole esplorare momenti di vissuto e di piacere. E’ finito d’ufficio nei link

ViaggiatoreGourmet, ma quanti fan hai?

Monday, January 22nd, 2007

Questo blog inaugura, in una sola volta, ben due nuove rubriche: la prima è Meta-blog, ossia tutti gli interventi che riguardano questo blog in sé e per sé, comprese le cosucce “tecniche” che vorrò implementare. La seconda, che è un sottinsieme della prima, è un censimento, che vi proporrò una volta al mese, delle chiavi di ricerca più interessanti o ricorrenti digitate sui motori, e foriere di visite qua dentro.
Anzitutto, “viaggiatore gourmet”, presente in ben 9 occorrenze su ShinyStat: ma cercano veramente il caro vecchio Claudio? Parrebbe di sì, visto che altri due hanno cercato testualmente “claudio sacco”, e uno “viaggiatoregourmet”, tutto attaccato.
Non manca poi chi cerca risposte a quesiti più o meno esistenziali e specifici, più o meno relativi al cibo: “come cucinare lo zampone” (due), “come aprire pescheria” (e io che ne so?), “vendere latte di capra a caserta” (questa, come l’altra, me l’ha registrata Google Analytics), “nuggets di pollo ricetta”, “maionese cotta” (?!), “significato del maiale per gli austriaci a capodanno” e “lingua salmistrata significato”.
Ma qui siamo, almeno in parte, nella normalità. Sorvolando sulla ricerca di “troia”, che mi ha procurato due visite, che cosa mi rappresenta uno che va su internet a cercare “merda di cipolla”? E “ufficiale di bocca” che sarà mai? E non mancano neppure i fanatici del tacchino: “tacchino quando fa la ruota” e “quando il tacchino fa la ruota”.
Chi cerca trova…

Amanti del Barbacarlo, se ci siete battete un colpo

Monday, January 22nd, 2007

BarbacarloCi stavo pensando proprio ieri: ma con tutti i club e clubbetti che in Italia tutelano qualsiasi cosa, perché non fondare un’associazione degli amanti del Barbacarlo? Mi è venuto in mente ieri pomeriggio, mentre rievocavo, chissà perché, il mio incontro con Lino Maga a Broni (Pavia), nell’ormai lontano dicembre 2004. Era una mattina lievemente nebbiosa, e avevo appuntamento nella cantina in paese, vecchia, ovattata, piena di ricordi nella sua sala degustazione piacevolmente disordinata, zeppa di foto, lettere, dediche. E, soprattutto, bottiglie. Bottiglie di ogni annata dei vini fatti in casa, il Vigna Barbacarlo, il Vigna Montebuono e il meno conosciuto Vigna Ronchetto. Tutte, o quasi, bevibilissime, una diversa dall’altra.
Era presente Daniele Rancati, amico e lettore, che partecipò al lungo racconto e ai ripetuti assaggi di molte annate. A corredo, salame crudo, coppa e pancetta fatte da un amico di Lino, meravigliosamente ruspanti ed autentici come solo sanno essere i prodotti casalinghi (memorabile sarà poi il ricordo della luganega che Rancati mi diede da portare a casa, e di cui non posso scrivere sui giornali perché chi la fa non la vende, e giustamente le mie rubriche si occupano di indirizzi ove i lettori possano approvigionarsi: ma voi lettori del blog non vi offenderete se vi faccio questi racconti). Subito dopo, Lino Maga mi portò a vedere la cantina più nuova, fuori città. E dimenticatevi il produttore che se la tira, scendendo dalla Mercedes o dall’Audi: il veicolo su cui feci il viaggetto fu una robusta, piccola, vissutissima Volkswagen Polo, evidentemente usata dal Nostro anche per le scorribande nei vigneti.
Ma qui sto esagerando nel raccontare un uomo introverso, il contrario del vignaiolo “che se la tira”, eppure dalle idee chiarissime. Idee che si “sentono” nei suoi vini, che hanno una caratteristica: ogni anno sono diversi, ma non di poco. E’ il concetto più anti-industriale che si possa immaginare: non nel senso di una becera contestazione di stampo politico, ma in quello d’un prodotto che mal s’accorda con le strategie di chi vuole risultati e sapori costanti nel tempo. Così, un Barbacarlo 2003, coi suoi 15° di titolo alcolometrico e il residuo zuccherino robusto, anni fa è dovuto uscire come Provincia di Pavia IGT, anziché come Oltrepò Pavese Rosso DOC: molti in questo hanno visto una voglia di far polemica. In realtà, semplicemente, Maga aveva ritenuto stupido non vendere un vino così concentrato solo per colpa d’un disciplinare restrittivo, e quindi l’aveva declassato senza rimpianti, e soprattutto senza il “tirarsela”, il pensare “Ecco, non mi avete voluto e ora vi snobbo”.

E come sono i vini? Vanno provati anno dopo anno, e non si deve fare l’errore in cui molti cadono: bocciare il Barbacarlo solo per aver avuto la sfortuna di incappare in un’annata minore. Certo, il 2003 era un caso eccezionale: un vino dolce, sugoso, profumato di fragola, corposo in bocca. Un vino da mangiare con le castagne o con un bel ciambellone. Tutt’altra cosa il 2001, che invece è secco e austero: un perfetto esemplare di vino da cotechini o da bolliti misti. Che versatilità, eh? E il bello è che potete cercare il “vostro” Barbacarlo tra molti e molti esemplari: ricordo, in quel dicembre 2004, l’assaggio di un 1986 di bella stoffa, non certo giovanile ma neppure troppo maturo (”un bicchiere sincero, pieno, popolare”, scrissi all’epoca). Il segreto? Maga non ne ha: sulla controetichetta scrive dettagliatamente quasi tutte le componenti chimiche presenti nel vino. Le sue risorse sono vigneti magnifici, con grandi esposizioni e piante anche di cent’anni d’età, col logico corollario di rese basse per natura (35 quintali per ettaro). Certo, da annata ad annata cambia molto. Certo, spesso i tappi giocano brutti scherzi. Certo, alcuni storcono il naso di fronte ai prezzi (ma, chissà perché, non lo fanno di fronte ai vini di Josko Gravner, che costano molto di più ma che, pur nella loro sfumatura che non li rende graditi a tutti, le guide hanno provveduto a sdoganare da tempo). Certo, non sempre il Barbacarlo finisce sulle guide (l’unica “fedelissima” è la Veronelli, che peraltro, proprio qualche anno fa, segnalò una curiosa discrasia, con Gigi Brozzoni che espresse alcune riserve mentre Gino Veronelli, all’epoca ancora fra noi, invece attribuì il “Sole”, il massimo riconoscimento). Eppure, tra Maga e la miriade di vini “contadini” solo a parole, fatti “col bastone”, non abbiamo il minimo dubbio su chi scegliere. Se magari un annata non gli viene bene, lui non si fa venire i grattacapi: a disposizione ne ha almeno altre dieci che invece sono buone, e in ogni caso la natura ha voluto così, e lui fa il vino in vigna, non in cantina.

Mi permetto, dunque, di richiamare qui i bevitori di Barbacarlo, chiedendo loro di segnalarsi, e magari di mandare una e-mail (col racconto dell’esperienza, o di aneddoti, o di quant’altro sia connesso al proprio rapporto col Barbacarlo) al sottoscritto, che avrà il massimo piacere di pubblicarla.
In ogni caso, ecco dove dovete andare: Broni (Pavia), via Mazzini, 50 (tel. 038551212)

Solidarietà a Magdi Allam e tromboni dei blog

Friday, January 19th, 2007

Visto che questo blog è mio e ci faccio quello che mi pare, ne approfitto per fare i complimenti a Magdi Allam per il suo pezzo giornalistico di qualche giorno fa, in cui ha fatto conoscere a migliaia di lettori una storia brutta, forse minore ma meritevole di essere raccontata. Il giornalista del Corriere, a quanto mi risulta, sarebbe stato querelato dai personaggi citati nel pezzo. Da parte mia, massima solidarietà: i guantoni giudiziari contro i giornalisti, francamente, non mi sono mai piaciuti.
Magari la vita di Allam non cambia nel sapere che un piccolo (non fisicamente) enogastrowriter si sia messo dalla sua parte. Io glielo faccio sapere lo stesso, con in più un bell’in bocca al lupo.

AGGIORNAMENTO: nei blog si è formata una specie di cupola anti-Allam, che usa il consueto linguaggio dei blogger (che alcuni definiscono eufemisticamente “diretto”) per invocare sanzioni sommarie e per insegnare il giornalismo al vicedirettore del Corriere della Sera. Qui ne abbiamo un esempio. Ho anche provato ad intervenire nella discussione (vedere i commenti), facendo notare l’assurdo d’un anonimo (il gestore del blog, tale Suzukimaruti) che sale in cattedra a dare lezioni di giornalismo a chiunque, manco fosse la reincarnazione di Montanelli. La risposta al mio dissenso era prevedibile: insulti (”Nutri troppo la panza e trascuri un po’ il cervello”) e altre lezioni di giornalismo, che il tipo ha deciso di darmi per evitarmi “figuracce”. Lo rassicuro in tal senso, visto che il suo software ha qualche problema a pubblicare i miei commenti: il primo giorno che mi preoccuperò di fare “figuracce” al cospetto di un anomimo conosciuto su internet, invito i presenti a schiaffeggiarmi, ma schiaffeggiarmi sul serio. Insomma, un blogger, si chiami esso SuzukiMaruti o MercedesBenz, ha tutto il diritto, se vuole, di insegnare giornalismo ai giornalisti con le sue teorie fantasiose: però noi abbiamo tutto il diritto di protestare.

Vittorio Pellegrini e le golosità del cavallo

Friday, January 19th, 2007

Macelleria PellegriniA Milano c’è un posto che ogni appassionato di carne equina (e per fortuna sono abbastanza) dovrebbe conoscere, e mettere nella sua agenda golosa: è la Macelleria Vittorio Pellegrini, in via Spallanzani. La cura di Vittorio Pellegrini, che è sul pezzo dal ‘59, è ben evidente da questo negozietto pulitissimo, profumato, pieno di golosità d’ogni genere. Punto di forza, come si intuisce, le carni equine: tutti i tagli possibili, cui sono stati affiancati anche quelli di manzo (bellissime bistecche alla fiorentina). Non mancano gli arrosti, i ripieni, i polpettoni, i cosiddetti “preparati” pronti da cuocere.
Di gran classe i salumi fatti in casa: bresaola equina, cacciatori e salame di cavallo (misto suino), slinzeghe e salami d’asino. Tra le chicche, la Muscisca, specialità pugliese che Pellegrini ha riveduto e corretto: nella sua versione, si tratta d’una bresaoletta di cavallo abbondantemente spolverizzata di paprika forte. Ma la cosa più buona è la salsiccia fresca equina: la versione col finocchietto è davvero strepitosa. Non mancano altre estrosità: il Burro degli dei (crema di lardo all’aglio e rosmarino), e gli sfilaccetti di cavallo marinati, oltre a prodotti fatti da altri, come la Sopressa veneta e lo stinco in cassetta. Dovete assolutamente farci un giro.

Il Feed ti migliora la vita

Thursday, January 18th, 2007

XFruitsCome potete vedere, ho riorganizzato i feed del mio blog. Ho aggregato con Feedburner anche il feed dei commenti, in caso qualche masochista volesse sorbirsi tutte le discussioni che vengono fuori qui in tempo reale.
Poi, due chicche: ho scoperto un servizio, xFruit, che consente simpatici e utili “smanettamenti” coi propri feed, in modo tale da renderli accessibili in molti modi. Io mi sono iscritto, e da oggi i frequentatori di questo blog potranno averne la versione *.pdf leggibile con Acrobat Reader, nonché, per i più trasgressivi, la versione scaricabile su cellulare. Se a qualche gastroblogger vien voglia di provare questi servizi, mi faccia sapere come si trova.

Il tempo delle mele

Wednesday, January 17th, 2007

Orologio a fruttaInauguro questa nuova rubrica, dedicata alle stranezze, alle cose insolite del vasto mondo della tavola, riprendendo una notizia lanciata da Daniele Ardizzoia, simpatico ed estroso pasticcere di Oleggio: l’orologio a frutta.

Lo sapevate che la frutta e gli ortaggi possono produrre energia? Con questo orologio, e’ possibile sfruttare gli acidi contenuti negli ortaggi e nella frutta , per produrre energia e far funzionare l’orologio…..il prezzo si aggira sui 15 euro. Scrivimi per sapere dove ordinarlo.

Diccelo un po’, Daniele, così vediamo come funziona. Immagino si dovrà sostituire la mela al momento del marciume.
Chissà se al Blog degli orologi la notizia interessa.

Cinque cose che non sapete di me

Monday, January 15th, 2007

Questo post l’avevo scritto un paio di giorni fa, l’ho tenuto visibile per qualche minuto e l’ho nascosto. Adesso che sono tornato operativo ve lo ripropongo.
Sarò forzatamente breve perché sono a casa per malattia (piccola colica renale il sabato notte, dagli esami risulta che è tutto normale e che, probabilmente, i miei acidi sono elevati per motivi familiari: ciò comporta, almeno per questa settimana, una dieta monastica e tant’acqua): voglio anch’io partecipare al meme che sta girando sull’enogastrosfera. Me l’ha rilanciato Maricler, ma è stato portato avanti anche da altri, che non vi lino perché, come ho detto, sono lievemente debole.

Cinque cose che non sapete di me

  1. Sono alto 1,79 e decisamente pesante, sia per costituzione che per la mia propensione mangereccia non sempre morigerata. Inoltre, anche se non sembrerebbe, sono quasi astemio. No, non abbiate paura: semplicemente vivo in una situazione tale che a pranzo non bevo, e a sera sono comunque stanco per farlo. Va a finire che un bicchiere di vino a pasto riesco a berlo solo la domenica (nemmeno sempre) oppure lavorando, ossia visitando aziende, conducendo o partecipando a degustazioni e banchi d’assaggio, o andando al ristorante.
  2. Sono un fanatico inesauribile della montagna. Quando i miei colleghi pregustano settimane di ferie in località esotiche (rigorosamente da soli), io gli rispondo con la mia rituale settimana a La Thuile (quest’anno non fatta per ragioni varie), con il mio amore per Valle d’Aosta e Valtellina, con la mia passione per l’Alto Adige. Non sono “cittadino”, prediligo luoghi isolati e ho il ribrezzo più assoluto per posti “da giovani” (Formentera, isole greche).
  3. A differenza della maggioranza dei giornalisti che conosco, mi piace molto vestirmi bene. E’ raro vedermi in redazione senza una cravatta, o comunque un elemento di distinzione nel mio vestiario, che comunque è squisitamente classico. Mi piace anche mettermi il cappello, e d’estate sfoggio un magnifico Panama di Borsalino, regalo di compleanno dei miei genitori due anni fa.
  4. Uso internet dal 1997, e dal 1998 ho cominciato a imparare i primi rudimenti di HTML. Ora, ahimè, l’epoca in cui si facevano layout molto complessi con le famigerate tabelle è definitivamente tramontata: ora impera il tableless, la dittatura dei CSS, il contenuto separato dalla presentazione. Cose giustissime, bellissime, utilissime, ma chi ha il tempo di imparare a usare il posizionamento coi css? Io al massimo ci so formattare i link, oppure fare effettacci vari su testo e parole. Magari un giorno imparerò, chissà
  5. Ultima e più importante: io non dovevo fare il giornalista. Studiavo canto lirico con Patrizia Zanardi, e volevo debuttare nel professionismo da baritono. Poi, finii nel giro delle collaborazioni, con la Guida dell’Espresso e Papillon. Se mi avete tra i piedi, è solo colpa di Giuseppe Braga, che attualmente dirige la rivista Volare. All’epoca (2001), era caposervizio della cronaca milanese su libero, e mi lanciò l’idea di due rubriche fisse, una sui prodotti e una sui ristoranti. Libero allora era molto più piccolo di oggi, non aveva una gastropenna “di ruolo” (oggi invece ci sono parecchi che telefonano e offrono in tal senso la loro collaborazione) e mi sembrò una buona opportunità. Le mie rubriche ebbero subito successo, e ciò mi fece molto ma molto piacere.

E anche questa è fatta.

Lettori di tutto il blog, unitevi

Saturday, January 13th, 2007

Slurkatevi tutti, date un segno di vita
Intanto che son tornato, noto che ieri Bonilli ci ha fatto notare che siamo nella settimana del de-lurking. In poche parole, si invita chi lurka (ossia chi legge silenziosamente, senza commentare mai) a uscire per una volta allo scoperto, a palesarsi in almeno un commentino ino ino. Aderisco dunque a quest’appello: commentate almeno per una volta!

POSCRITTO: oggi per la cronaca sono andato da Maurizio Zanella a Ca’ del Bosco, dove mi sono concesso una batteria di sei begli assaggi, tra cui un fine Pinero (che molti, quando parlano di questa azienda, spesso ingiustamente dimenticano) annata 2002, dal naso davvero elegante di mora nera e menta piperita. Mi pareva corretto svelarvelo.

A dopodomani

Thursday, January 11th, 2007

Come potete vedere, qui a sinistra, proprio sotto i commenti più recenti, ho piazzato un piccolo aggregatore con gli ultimi post dei blog della Enogastrosfera che leggo di solito. Nel frattempo, vi avverto che mi rivedrete solo sabato pomeriggio. Fate i bravi.