Archivio della rubrica ‘Siti da gustare’

Camillo Langone Forbidden

Tuesday, April 10th, 2007

Ma che è successo al sito web di Camillo Langone? Scomparso? L’Error 403 è una delle tante tombe dei siti web.

Forbidden
You don't have permission to access / on this server.
Apache/1.3.29 Server at www.camillolangone.it Port 80

Chissà che è successo.

POSCRITTO CHE NON C’ENTRA NIENTE: il commentatore anonimo al post di Stefania Nobile mi ha veramente rotto le scatole, e lo invito lietamente a smetterla. Ha appena inserito due nuovi interventi. Il secondo, offensivo e stupido, in cui il nostro burlone fingeva di essere addirittura il cuoco di un “ex ristorante della Nobile”, è stato cancellato perché, appunto, inutile e anche diffamatorio e calunnioso. Quindi, che si dia una regolata.

E anche Edoardo Bresciano ci è caduto

Thursday, March 22nd, 2007

Corsari del gustoEh sì: Edoardo Bresciano, il simpatico allevatore di oche di Suniglia di Savigliano (Cuneo) che manda avanti la bellissima Casina Peschiera (che buoni sono i suoi prosciuttini d’oca!), ha aperto un blog: Corsari del gusto. Dopo i Sovversivi del gusto, ecco i Corsari del gusto, capitanati da Edoardo, che con orgoglio dichiara «Sono un contadino!!». E che contadino.
Mi aspetto grandi cose da questo blog. Edoardo ha già conosciuto Adriano Liloni (cui va il mio in bocca al lupo), e si sono piaciuti subito: naturale, sono persone sanguigne, innamorate del gusto e del loro mestiere. Anche lui parteciperà, a quello che sembra, al Liloni meeting di luglio, portando in quel di Gavardo salami e prosciutti d’oca.
In ogni caso, se Edoardo manterrà la sua indole combattiva anche nel blog, ne vedremo delle belle.

Vini veri: il Torcolato del cavalier Vitacchio

Saturday, March 10th, 2007

Breganze DocGrazie mille ai quattro moschettieri di Esalazioni Etiliche per aver segnalato la nascita di WinePlanet.it, un nuovo weblog vinicolo scritto da tre appassionati: Laura Franchini, Lorenzo Lombardi e Massimiliano Perbellini, simpaticissimo degustatore veneto (che in giro per la enogastrosfera si firma Max Pigiamino). Oltre alla giusta intuizione di utilizzare WordPress per gestire il tutto, questo terzetto ha sfoderato qualche post di tutto rispetto, in cui si parla di vino contemplando la possibilità che non tutti siano addetti ai lavori. E’ il caso di questo post, in cui Massimiliano descrive da par suo il Torcolato, in modo tale che persino uno che non l’abbia mai sentito nominare possa farsene una discreta idea.
Inoltre, questo articolo mi riporta alla memoria quella domenica del maggio 2003, in cui andai a Breganze con l’amico Angelo Ventura, a trovare in cantina il cavalier Guerrino Vitacchio, produttore di Torcolato tra i più esperti e storici. Dopo un bel pranzetto al Toresan, trattoria bregantina di poche pretese ma realizzatrice di un eccellente piatto di bigoli ai toresani (o torresani, ossia i piccioni della zona), eccoci a far visita alla semplice cantina. A riceverci, Piero Vitacchio, factotum aziendale, ruspantemente parlante in dialetto. Ed ecco l’assaggio di quei vini sinceri, senza trucchi, ben realizzati anche tecnicamente, con la vetta qualitativa di quel Torcolato 2001 assaggiato in anteprima: una vera e propria esplosione di frutta, esuberanza e freschezza. Lo consiglio ancora oggi, e sono contento che Massimiliano concordi con quel che penso su questa storica, artigianale realtà vicentina.
Ecco il pezzo: tenete conto che è stato scritto nel 2003, e parla di annate che ho bevuto a quell’epoca.

Se tempo fa, descrivendo la succosa bontà di una trattoria specializzata in baccalà (Da Cirillo a Montegaldella, ndTommaso), parlavamo del vicentino come una delle frontiere della goduriosa cucina veneta, oggi trattiamo dello spessore vinicolo di questa zona non troppo nota agli orecchianti.
Eppure qui ci sono i Colli Berici, da cui vengono ottimi Cabernet e il particolarissimo Tocai Rosso (produttore affidabile e carismatico è Tommaso Piovene, ma ne stanno venendo fuori anche altri, molto agguerriti). E poi c’è Breganze (Vicenza), terra ad altissima vocazione, beneficiata da una DOC nel 1969. Dal comprensorio di Breganze viene, tanto per dire, il Fratta, un taglio bordolese che non è DOC, ma che Fausto Maculan riesce regolarmente a piazzare tutti gli anni tra i migliori rossi d’Italia.
Oltre ai generosi vini rossi a base cabernet e merlot, la zona di Breganze ha una sua particolarità non imitata da nessuno: il Torcolato. Si tratta di un vino dolce basato sull’autoctona uva vespaiolo (così chiamata per il fascino suscitato alle vespe), un vino che può dare grandi soddisfazioni se ben vinificato, così come lasciare un senso d’incompletezza se interpretato male.
I Torcolato più conosciuti ci vengono dal citato Maculan e da Firmino Miotti: non inferiore al loro è però il campione del Cavalier Guerrino Vitacchio (Via Brogliati Contro 52, tel. 0445873689).
Classe 1917, Guerrino ha cominciato da piccolo a lavorare le uve che il nonno raccoglieva fin dal 1898. La svolta avvenne nel ’21, con l’acquisto dei vigneti, e nel ’69, con la nascita della DOC (i Vitacchio furono tra i primi a iscrivere i loro ettari). Oggi hanno poco più di sette ettari di vigne di proprietà. All’ingresso, sarete accolti da filari di viti quarantenni di tocai italico, da cui Guerrino, oggi rimpiazzato in cantina dai figli Emilio e Giampietro (detto Piero), trae un bianco che vende sfuso.
Il meglio però è in bottiglia, con vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Il Rosso Breganze è piacevole e scontroso (niente legno); speziato è il Groppello, da uve groppello gentile; fine e delicato è il Vespaiolo in purezza, dai sottili profumi floreali, così come il Pinot Grigio, premiato alla Mostra del Montello. Il legno appare solo nella selezione di Cabernet La Costa. Fa dunque solo cemento il prodotto migliore e più rappresentativo: il Torcolato, vinificato in febbraio a partire dalle uve di vespaiolo, marzemina bianca e tocai accuratamente selezionate e lasciate appese (“intorcolate”) ad appassire. Assaggiamo il campione 2001 dalla vasca (il vino esce dopo un affinamento triennale) e riascoltiamo con piacere il profumo fresco e denso di albicocca matura, pesca e melone. In bocca è elegante, privo di stucchevolezza, più vino da conversazione che da meditazione. Insomma, una scoperta per chi non conosce questa tipologia spesso svilita da eccessive rusticità. Da tenere a mente.

(da Libero di mercoledì 28 maggio 2003, pagina 27 Milano)

Valsassina for dummies all’AlVa

Thursday, February 8th, 2007

Una breve chiacchierata virtuale con Riccardo Farchioni, animatore del sito web AcquaBuona.it, mi spinge a parlare un po’ di Valsassina, una delle terre che mi sono più care. Riccardo, ormai quasi cinque anni fa, fece una scampagnata automobilistica nelle terre del Taleggio (con la maiuscola), raccontandola poi ai lettori nei suoi sugosi “appunti di viaggio”. Nel racconto, sono presenti numerosi cenni ai suoi acquisti caseari, ma uno spazio abbastanza cospicuo è riservato agli Alimentari AlVa, di Ballabio (Lecco), sul colle di Balisio. Riccardo ha fatto pure una foto, che poi è quella visibile qui a fianco.AlVa Balisio, foto di Riccardo Farchioni Per me, Brianzolo da una vita gitante in Valsassina, l’AlVa è quasi oggetto di culto: lo è sempre stato per i cartelli fantasiosi, esagerati, predisposti ad accalappiare anche il viaggiatore più riluttante. Sembra quasi un mercato di una volta. All’interno del negozio, i messaggi continuano: messaggi simpaticamente maschilisti, pittoresche descrizioni dei prodotti, richiami continui al cibo e all’amore. Un appassionato di comunicazione avrebbe di che divertirsi, ma anche il visitatore normale non ci resta male.
Ma che si trova, a tutti gli effetti, al negozio degli Allevamenti Valsassinesi (questa la dizione estesa)? Anzitutto, una cucina a legna che sforna piatti da battaglia, per chi passa: salamelle alla griglia (semplici, senza infamia), bruschette di estrosa guarnizione, pizzoccheri e polenta al formaggio. I pizzoccheri li ho provati più di una volta: purtroppo, nonostante l’ubicazione montanara e l’ambientazione popolaresca scateni le aspettative più ruspanti possibili, ho sempre dovuto notare una penuria d’aglio che rasentava la mancanza. Pizzoccheri senz’aglio in Valsassina? Ma su, un po’ di vita, un po’ d’allegria una volta tanto, vivaddio, siamo in montagna, non in una clinica di riabilitazione.
Altro elemento di distinzione: i salumi, appesi a decine, anzi centinaia, e con nomi pittoreschi, come “Coglioni del nonno” o “Palle del mulo”. Quasi tutti sono salami, arricchiti da generose dosi di Refosco friulano e anche, purtroppo, da conservanti, latte scremato in polvere e altre cose del genere: il risultato sono prodotti abbastanza gustosi ma, appunto, un po’ sovraccarichi. Meglio le bresaole e le carnisecche, più ghiotte, naturali e spontanee. Gli scaffali, lì intorno, sono ricolmi di ben di Dio: vasetti di marmellate, confetture, verdure sott’olio, quasi tutti pregevoli; pizzoccheri secchi; olio extravergine; amari e liquori in quantità, qualcuno buono qualche altro meno. Una volta, c’era la superba cotognata di Andrini di Gottolengo (Brescia): oggi non c’è più, e quella che l’ha sostituita, pur gradevole, è sicuramente inferiore.
Ma il centro, il fulcro di questo negozio (e della stessa Valsassina, a ben guardare) sono i formaggi, locali e valtellinesi. Il Taleggio è presente in almeno quattro declinazioni: ce n’è uno a pasta cruda prodotto localmente, detto “del contadino”; ce ne sono due aranciati a pasta cotta, verosimilmente fatti in pianura e stagionati qui, chiamati “alto” e “basso”, gustosi; poi c’è il “Taleggio del nonno”, che è quello più corposo. Non manca la robiola valsassinese, che qui si noma “Pratolina”, e sono orgogliosamente presenti all’appello i formaggini di mucca e di capra, sia rotondi che allungati. Ci sono dei Latteria interessanti, e un Grasso d’Alpe d’appagante dolcezza, un Bormio e altri formaggi montanari, tra cui un “Puzzone” che un icastico cartello definisce “Calamità naturale”, ma che col Puzzone di Moena ha poco a che fare, essendo un formaggio duro e di stagionatura verosimilmente lunghissima. Tutti i formaggi (ma anche il resto) sono offerti a onesti prezzi. Chi voglia dunque aver un’infarinatura “da principianti” del patrimonio caseario valsassinese (per quella “da esperti” provvederà più avanti), potrà averla all’AlVa a prezzi modici, con l’eventualità di piacevoli sorprese inattese.

Luciano Pignataro, ma sei superman?

Wednesday, February 7th, 2007

Come chiunque può vedere nel colonnino “Enogastrosfera” qui a sinistra, se c’è un sito goloso che vale davvero la pena di leggere, questo è quello di Luciano Pignataro, collega campano molto bravo e, soprattutto, sempre “sul pezzo”. Non so se questo sito si possa considerare un blog: fatto sta che è aggiornato tempestivamente, con report di degustazioni e articoli sempre molto interessanti, affidati anche ad altre penne del vino della Campania. Una vera e propria Bibbia dei vini del sud, e non solo.
Bravo Luciano.

Segnalazioni dal web: cena piacentina e guyciman

Monday, January 22nd, 2007

Dal blog di Quintomiglio del buon Max Cochetti, segnalo un’iniziativa golosa fissata per lunedì prossimo, il 29 gennaio: la cena di solidarietà “I sapori del mondo”. Si tratta d’una cena benefica di cinque portate, organizzata a San Fiorano (Lodi) da Giancarlo Grassi, sommelier dell’Antica Osteria del Teatro di Piacenza. Costo: 60 euro. Per info: cell. 3356002723 (è quello di Giancarlo Grassi).

Ecco però un’altra segnalazione: è entrato a far parte della Simplicissimus Blog Farm Guido Cuomo, in arte guyciman, buon frequentatore di ristoranti e appassionato di gola. Il suo blog si chiama Stazione Paradiso, e vuole esplorare momenti di vissuto e di piacere. E’ finito d’ufficio nei link

Wine blogging statunitense, c’è il concorso

Wednesday, January 10th, 2007

American Wine Blog Awards
Da Bigger Than Your Head, il blog di Fredric Koeppel, apprendiamo una notizia: Tom Wark, nel suo blog Fermentation, ha bandito un concorso per eleggere i migliori blog vinicoli americani. Qui il regolamento.

Il concorso è aperto a blog di argomento enologico, scritti in inglese, che abbiano prodotto almeno 52 post nell’anno 2006 appena passato. Le categorie di premiazione sono sette: Miglior blog sul vino; Miglior blog di recensioni vinicole; Blog vinicolo dalla grafica più accattivante; Blog vinicolo scritto meglio; Miglior blog vinicolo monotematico; Miglior blog di produttori; Miglior podcast sul vino. Le nomination si chiuderanno il prossimo 18 gennaio, e possono essere fatte da chiunque intervenga sulla blogosfera enologica americana: ogni commentatore può scegliere fino a 3 blog per categoria. Chiuso il periodo, i giudici (verranno annunciati in quest’occasione) si faranno un giretto sui blog nominati, scegliendo 4 finalisti per ogni categoria. Fatto questo, la palla passerà nuovamente al pubblico, che coi suoi voti dovrà decretare i vincitori.
Pare che saranno presto online dei bannerini per catalizzare i voti. In ogni caso, c’è chi è stato già nominato…

Qualche link veloce veloce

Tuesday, January 9th, 2007

Come avete visto, ho riorganizzato la lunghissima barra dei link alla vostra destra. Ho istituito una distinzione tra i blog golosi e i siti web golosi non blog. Poi, mi sono permesso di fare qualche aggiunta.

  • PLACIDA SIGNORA Ancora mi chiedo come ho fatto a dimenticarmi di segnalarla nella nuova versione del blog. Il blog di Mitì Vigliero, giornalista, donna di grande spirito, ligure e innamorata della sua Liguria (specialmente culinaria) ha sempre fatto parte delle mie frequentazioni virtuali. Oltretutto è autrice di vari libri, tra cui uno sulla Liguria a tavola, che ogni appassionato dovrebbe conoscere.
  • PESI MEDIA Qui usciamo dall’ambito prettamente mangereccio. E’ un blog di spirito aforistico, che prende le dichiarazioni pubbliche dei personaggi più svariati, cercando di rispondere più o meno a tono. Tra le vittime, Silvio Berlusconi, Lapo Elkann, Paolo Ferrero e persino Ségolène Royal, la neo prezzemolina radical chic francese che gode di vasta popolarità nella stampa italiana (che di fronte alla gauche au caviar va sempre in solluchero).
  • ERBA DEL VICINO Per rinfocolare l’amore per lo scandaletto che alligna in ogni cuore davvero italico. Lì potete dire e confessare anonimamente quello che a nessuno vorreste dire, esponendosi pure al commento altrui. Molte di queste confessioni sono davvero pruriginose, ma non vi toglierò il piacere di andare spulciarvele da voi.
  • La pescheria della Brianza sposa il web 2.0

    Friday, January 5th, 2007

    Guarda un po’ come va il mondo. Ieri sera mia madre, approfittando della mia assenza, ha approntato una stupenda cenetta di pesce per mio padre e per cinque colleghi di lavoro: salmone scozzese selvaggio, mousse di trota affumicata all’erba cipollina, coulibiac di salmone, seppie ripiene ai funghi, pesce spada alla palermitana, gorgonzola naturale Paltrinieri con miele d’acacia, panettone e torrone di Iginio Massari. Una cena stupenda, a giudicare dal mio assaggio degli… ehm… avanzi, che sono fortunatamente rimasti a causa della gran quantità .
    Ebbene, il pesce proveniva dalla Pescheria Satalino, di Seregno: un vero e proprio atelier ittico, ormai ben noto anche fuori dai confini brianzoli da quarant’anni. Mi è piaciuto molto scoprire, su un libriccino di ricette che il pescivendolo (ma il termine non è il massimo) ha donato a mia madre, che la pescheria ha un bel sito web, con anche la possibilità di controllare in tempo reale la disponibilità del pesce sui banconi.
    Ma mi ha fatto ancora più piacere l’approccio in stile Web 2.0 (come direbbero gli esperti) che Mr. Triglia (così si fa chiamare in rete il padrone del negozio) ha scelto: in una pagina sono disponibili numerosi video che insegnano molte cose sul pesce. Li ha uploadati tutti su youtube. Eccovene uno di qualche tempo fa: come aprire un’ostrica.

    Una birra da vietare ai minori?

    Thursday, January 4th, 2007

    Che si fa, si scimmiotta il neo-proibizionismo salutista degli americani? C’è un birrificio, Q Beer, che fa delle buone birre ottenute da malto rigorosamente italiano (coltivato a Settala, se può interessare), e ha un sito internet bello e ben fatto. Ebbene, provate ad aprirlo: “Hai più di 18 anni?”, ci chiede il monitor? Se si risponde di sì, si viene catapultati sulla pagina principale. E se invece si dice di no? “Attenzione, il sito è riservato ad utenti maggiorenni”. Birra vietata ai minori?
    Qualcuno mi farà notare che è storia vecchia, che il sito web di Moët & Chandon pone lo stesso quesito. Eppure, credo sia la prima volta che vedo una cosa simile in Italia.
    Indipendentemente dal sito web dell’ottima birra Q Beer, che consiglio a tutti, siamo sicuri di non stare un po’ esagerando? Francamente la cosa non mi stupisce: a sentire le esternazioni di un ministro del Governo sulla tossicità degli spinelli, non dobbiamo meravigliarsi se la demonizzazione degli alcoolici si tagli col coltello.