Evvai, da qualche tempo c’è un blog che parla parecchio di prodotti.
Cioè, non che prima non ci fossero, ma meglio uno in più che uno in meno.
Al mio fedele lettore Gigio piacerà sicuramente moltissimo il blog di Andrea Graziano, che in realtà è curato anche da altri suoi amici. Ci sono esplorazioni a tutto campo nella “gola” meridionale, e specialmente siciliana. Ho citato Gigio, patito del prosciutto, perché Andrea sa anche dove andare a prendere uno dei più buoni della sua zona: quello di Bastiano Agostino Ninone, a Mirto (Messina), di maiale nero dei Nebrodi.
Ma questo è solo uno dei molti, interessanti post di un blog che secondo me è davvero fuori dal coro.
Evviva i prodotti italiani.
Vi segnalo il blog di Rocco Bruno, cuoco pugliese. Con grande spirito, l’ha battezzato Rocco e i suoi fornelli.
Nessuno mi ha chiesto di farlo.
L’ho trovato oggi per caso, e lo ritengo ben fatto, con ricette interessanti.
Dateci uno sguardo.
Come si fa a non segnalare uno che fa la carbonara d’oca?
Questo video non è opera mia, e non fa parte del mio canale. L’ha realizzato un signore di 50 anni, Luciano. Luciano è di Genova, ed è innamorato della sua città, che conosce anche nei suoi lati più sorprendenti e insoliti. Ai segreti di Genova è dedicato gran parte del suo canale YouTube, cui vi consiglio di dare un’occhiata.
Questo video è dedicato agli amanti del quinto quarto: Luciano ha immortalato la Tripperia La Casana, la più antica di Genova, e forse l’unica rimasta. Immergetevi nell’atmosfera popolare e nostalgica creata dal connubio della musica e delle immagini di questo trippaio verace. Noi ultimi dei Mohicani, noi residuati della frattaglia gaudente, nel vedere queste cose rimaniamo incantati.
Grazie Luciano.
IN ALTRE NEWS: a Milano c’è un buon ristorante di cucina ligure, il San Fruttuoso di Camogli. Ebbene, mi hanno riferito che questo localino ora ha un blog. Fateci una visita, l’ha riempito di ricette genovesi.
Signore e signori, Andrea Celentano pare essere risuscitato, e con qualche giorno di vantaggio su Cristo Signore nostro, che oggi come oggi è ancora nel sepolcro. Ve lo ricordate? Il nostro wannabe cronista sportivo mi tira in ballo sul suo solito blog, in un post nuovo di zecca, sobriamente intitolato La disinformazione mafiosa e sporca de Il Giornale. Se avete la pazienza necessaria a resistere alla gragnuola d’insulti (per non parlare della sintassi), arriverete senz’altro a questo punto:
di blog dedicati esiste solo il mio dove nessuna di quelle idiozie è stata pubblicata, e soprattutto dimentica anzi ignora l’ unica fonte autorevole in merito alla scomparsa di Radio Milaninter, ossia io, che non vengo neanche citato esattamente come accadde con i figli di puttana di Libero nel settembre 2007, in particolare la merda Lorenzo Mottola che mi legge ogni giorno assieme al mafioso camorrista Tommaso Farina che deve stare attento a provocarmi perche se lo becco per strada la sua vita sarebbe a serio rischio dunque che ne tenga conto perchè se mi girano i coglioni prendo e vengo sotto Viale Majno ad aspettarlo e vediamo se mi ripete in faccia tutta la merda che lascia sul mio blog e che io educatamente gli permetto di depositare, ti ho avvisato brutta testa di cazzo ora stai attento figlio di puttana.
Testuale. Provate a passar sopra la grammatica così brutalmente violata da questo aspirante giornalista, e rideteci sopra anche voi come ho fatto io. Mi sembra giusto che voialtri lettori possiate godere anche voi dello spettacolo e concedervi un quarto d’ora di vera ilarità al cospetto di questo curioso individuo.
Per la cronaca, le “provocazioni” da lui lamentate sono le civili difese della giornalista Elena Guarnieri, vittima della furia iconoclasta di questo signore.
E buona Pasqua a tutti. Una Pasqua che, incidentalmente, quest’anno coincide col mio compleanno.
AGGIORNAMENTO:Il gay bastardo raccomandato coglione figlio di puttana Tommaso Farina continua a darmi importanza, legge ogni mia virgola e mi celebra sul suo blog. Dev’essersi accorto della manciatina dei visitatori che gli ho procurato, cosa che solitamente lo mette di buon umore mentre oggi, curiosamente, no… Misteri della personalità umana. Ma perché gay? Raccomandato, coglione, mafioso, figlio di puttana me l’aveva già detto, quindi non mi sorprendo. Ma gay, perché? Oltretutto, nessuno gli ha spiegato che le immagini in formato *.bmp occupano un mare di spazio. Potrebbe anche convertire in jpg lo screen capture del mio blog. Ah: grazie per il link.
Nuovi blog gastronomici, o comunque scoperti da poco, o comunque blog dei quali mi va di parlare adesso:
Bar Babietola. E’ il nuovo blog di Paolo Massobrio e Marco Gatti di Papillon, decisamente più fruibile del precedente. Ora c’è pure la RSS, che oggi come oggi è assolutamente fondamentale.
Un buon bicchiere. E’ opera di Stefano Buso, simpatica penna gastronomica del basso Veneto. Tema? I vini, certo: ma anche divagazioni su olio, guide gastronomiche e chicche di cucina.
Il viandante bevitore. Qui il protagonista è Mauro Erro, capace ed estroso degustatore campano. Un vino al giorno, o quasi, abbinato a opere letterarie, musicali o comunque del pensiero.
Dario Cecchini. E anche il macellaio di Panzano approda al blog. Peccato che non sia un vero blog, ma in pratica solo un sito web di contatti. Eppure, Dario sembrerebbe fatto apposta per questo strumento. Le sue dissertazioni le leggerei volentieri. Dai Dario, scrivici qualche cosa!
La succulenta foto qua sopra proviene dal sito degli Amici del Maiale. Sono amiconi un po’ goliardi e un po’ golosi, che si ritrovano periodicamente per spettacolari maialate e porchettate come quelle qui sopra. Sembrano simpatici, anche se ultimamente non attivissimi. Chi mi sa dire di più?
Chi pensava già a una ripresa in grande stile non ha fatto i conti con l’influenza.
Sono stato colpito abbastanza duramente, e sono riuscito solo a lasciare un paio di commenti qua e là. Ora sono davvero operativo.
Giusto per dare un senso a questo inutile post: vi ricordate il vecchio blog Il cuore è una frattaglia, sottotitolato “Divagazioni di una cuoca sentimentale”? Ebbene, è risorto, su altra piattaforma. E io l’ho saputo da buon ultimo.
Non ne ho ancora parlato, cionondimeno è stata una scoperta interessante. Settimane fa sono capitato per caso su Drink a drink, un progetto interessante curato da sei (diconsi sei) appassionati: un blog dedicato al mondo dei cocktail, al cosiddetto “bere miscelato” che in Italia, grazie a persone come Angelo Zola e l’Aibes, può vantare una lunga tradizione di qualità. I redattori sono giornalisti, barman, comunicatori, artisti tutti accomunati da questa predilezione, che del resto è una cosa seria: non a caso, persino Veronelli ci scrisse un libro.
Voi leggetevi il blog, è molto ben fatto.
Per giunta, gli artefici hanno ideato pure una sezione video, in cui si esibiscono nella preparazione delle bevande migliori secondo la ricetta Aibes. Qui sotto, il Martini.
Le mille e mille potenzialità della rete. Guardate cosa scrive di me tale Andrea Celentano (nessuna parentela col cantante), aspirante giornalista sportivo, nel suo blog dedicato a RadioMilaninter (a me nota per lo spazio di Siro Tifoselli, un comico con cui sono apparso sugli schermi all’epoca della mia collaborazione a PlayTv): leggete con calma, è spettacolare. Volendo essere originale nelle sue argomentazioni, tira in ballo nientemeno che mio padre… E tutto perché ho difeso dalle sue offese due colleghi giovani come me ma di rara bravura: Lorenzo Mottola (che ho pure ospitato sul mio blog) e Massimo Costa.
Io l’ho linkato perché, a quanto sembra, gli piace vedere impennarsi il contatore di visite shinystat.
Giudicate voi…
AGGIORNAMENTO: c’è un sacco di gente che è andata là da Celentano a dirgli che il suo modo di fare non è il massimo… Per giunta ha detto la sua un altro mio collega di Libero, Marco Gorra, che nell’ultimo post, quello più in alto, ha usato toni lievemente meno forbiti dei miei… Suvvia, limitatevi a fargli salire i contatti, fatelo contento no?
Finisce oggi la rassegna di Golosaria all’Hotel Melià di Milano. Come francamente già sapevo, è stata una manifestazione assai bella, molto ma molto gradevole. Potrei dilungarmi sulla pregevole enoteca presidiata da Fabio Scarpitti e dai suoi moschettieri, oppure sul ristorante-lounge-self service, ove ieri era possibile gustare anche il meraviglioso ragò lomellinese, il bottaggio d’oca cucinato dallo chef del ristorante La Gera di Confienza (Pavia). Potrei parlare pure della nuova Bottega del Parco Agricolo Sud Milano e dei prodotti che questi agricoltori hanno deciso di vendere insieme, all’Antica Stazione di Posta di Corsico.
Preferisco invece cominciare dal racconto di un produttore presente alla rassegna, che si è dimostrato scoperta da mettere immantinente in agenda: Trota Oro di Preore (Trento). Che le virtù della trota affumicata fossero degne della miglior attenzione gastronomica era già noto a chiunque conoscesse FriulTrota della famiglia Pighin: ora gli appassionati hanno a disposizione anche un altro produttore, e un altro termine di paragone nei confronti del salmone affumicato (fin troppo presente nei mercati con campioni di qualità discutibile). A Golosaria, quelli di Trota Oro hanno presentato la trota marmorata. Gli appassionati di pesci sanno di che si tratta: solitamente, la stragrande maggioranza della carne delle trote consumate in Italia è della varietà Iridea, d’origine americana, proverbiale per la facilità del suo allevamento. La marmorata è una trota molto più grossa, che predilige laghi più profondi, e che anni fa si era diventata decisamente rara a causa della concorrenza della stessa iridea, introdotta indiscriminatamente nei laghi perché molto più divertente da pescare. Per questo, la trota marmorata di Trota Oro costa il doppio rispetto alla iridea affumicata della stessa azienda: 44 euro al chilo contro 21 (prezzi riportati a Golosaria). Ed è decisamente buona, anzi eccezionale. Le carni del pesce vengono sfilettate e strofinate con sale marino di Cervia e zucchero di canna dell’Equador (da agricoltura equosolidale, per la precisione). Segue l’affumicatura, con fumo di legni d’alta montagna, che qui certamente abbondano. Il risultato è un prodotto d’una delicatezza sorprendente, da assaporare coi Blinys come un grande salmone (ad esempio, questo). Però anche la “normale” iridea non scherza: è stuzzicante, buonissima col pane e burro. Legato alla montagna è il terzo fratello: il salmerino (in foto), sorta di cuginetto di trote e salmoni, di più piccole dimensioni. Un plauso a quest’azienda, che lavora da vent’anni con grandi risultati.
Oltretutto, il sito ufficiale è un blog, messo in piedi da Etymo, società informatica trentina già autrice di un network di blog ove spicca Wineblog, legato all’azienda Maso Martis. Sul blog che c’è? Descrizioni dei prodotti, ricette, perfino interviste audio. Fateci un viaggetto. E assaggiate la marmorata, merita davvero.