Archivio della rubrica ‘Personale’

Libero: passano gli anni, ma sette son lunghi…

Wednesday, July 18th, 2007

Libero

Libero, il giornale per cui ho l’onore di lavorare, festeggia oggi i suoi primi sette anni di pubblicazioni. Con un buon bicchiere di prosecco Foss Marai Dry Millesimato 2006, i prodotti di Zoppi e Gallotti e una bellissima torta con un grande, ciclopico “7″, abbiamo fatto festa, alla faccia di chi, negli anni, da sindacalisti di secondo piano a politicanti di terzo e giornalisti di quarto, ci hanno detto le cose peggiori, magari augurandoci una rapida chiusura.
Anche a queste cassandre starnazzanti va un bel saluto: cin cin.

Ereditiero di Camillo Langone: la bellezza della Campania gastronomica

Wednesday, July 11th, 2007

Oggi sul Foglio Camillo Langone ha scritto un gustoso pezzo: nientemeno che il suo testamento librario e spirituale, in cui l’amico scrittore-giornalista lucano-parmigiano decide di lasciare in eredità la sua fornitissima biblioteca a un ristretto novero di persone. Immaginate la sorpresa che ho avuto nel vedermi beneficiato dal lascito. Camillo (che Kelablu ha pure intervistato) ha deciso di omaggiarmi di Il critico maccheronico, scritto dal collega Antonio Fiore del Corriere del Mezzogiorno. Oltre al volume, che non ho mai letto ma che a questo punto assaporerò, mi viene assegnato un piccolo mandato: quello di diffondere «la notizia che non la migliore musica né la migliore letteratura ma il miglior cibo e il miglior vino e la migliore critica gastronomica d’Italia allignano nella Campania per altri versi non troppo felix».
Che dire? Non conosco personalmente Antonio Fiore, ma ho avuto il piacere di leggerlo nella felice e purtroppo breve avventura di Buffet, ove ha firmato da par suo le schede di ristoranti e buoni prodotti della sua regione. Sulla bontà del giornalismo gastronomico campano concordo pienamente: ho già parlato più e più volte di Luciano Pignataro, che ha messo su un vero e proprio hub goloso che sviscera non solo Napoli e dintorni, ma un po’ tutto il sud Italia con l’aiuto di collaboratori di grande bravura. Oppure Fabio Cimmino, che ogni giorno rende conto delle sue degustazioni in Euthymia. Pure la gastronomia campana, che qualche ignorante vorrebbe banalizzare a pizza, pasta e pummarola (che banali non sono per null’affatto, ma lo sono diventati nell’immagine distorta, commerciale, americanizzante di cui hanno dovuto farsi carico) ha le qualità per imporsi tra le migliori, e lo stesso discorso mi sento di farlo per l’enologia, anche senza nominare le numerosissime aziende meritevoli di segnalazioni.
Che dire, Camillo? Mi assegni un compito importante. Mi limiterò a fare il mio lavoro di sempre, raccontando ai miei lettori quello che provo e che assaggio, senza trascurare il Golfo di Napoli. Le armi saranno le solite: la mia competenza, la mia indipendenza e la mia mancanza di pregiudizi gastronomici. I lettori che ho, del resto, sembrano apprezzarle.

ERRATA CORRIGE: Luciano Pignataro mi ha fatto notare l’errore più idiota che potessi fare: quello nel titolo. Ora l’ho corretto…

Adriano Liloni, sei un grande

Monday, July 2nd, 2007

Adriano Liloni, foto di Aristide
Mi limito ad un unico commento: Adriano Liloni (qui in una foto dell’anno scorso scattata da Aristide) è un grande. Ed essendo lui grande, merita una foto grande. Ha organizzato davvero una gran bella giornata con vista sul Garda, e merita veramente tutti i ringraziamenti del mondo. A breve mi dilungherò maggiormente, ma qui mi limito a un grande grazie.

Piccolo ricordo di un commentatore appuntito

Saturday, June 9th, 2007

Ho appreso ieri una notizia molto brutta: uno dei commentatori più acuminati e fumantini della enogastrosfera virtuale non si farà mai più sentire. Valerio, soprannominato Voce di Bologna o Voice, è morto ieri, verso l’una.
Io non ho mai frequentato il forum del Gambero Rosso, però ho sempre letto il blog di Stefano Bonilli, dove voice amava intervenire con una certa verve (vedi ad esempio questo post). Credo di essermici scontrato una volta o due, ciononostante ho anche dichiarato di stare sotto sotto dalla sua parte (quando qualcuno si mette tutti contro, io di solito mi ci affeziono). Non l’ho mai conosciuto personalmente, né mai ho incontrato sua moglie Egle, e mi dispiace. Però mi spiace ancora di più che ora non sia più tra noi. Io non lo dimenticherò.

AGGIORNAMENTO: Lorenzo Cairoli ha dedicato un bel post alla memoria di Valerio.

L’invidia è un peccato mortale…

Tuesday, March 20th, 2007

Särän tarinaLo so, lo so, non dovrei peccare d’invidia. Peccato che ciò sia veramente difficile quando i propri genitori vanno qualche giorno in Finlandia e, nella Carelia meridionale, mangino il Särän tarina (credo che l’espressione sia quella), il particolare montone arrostito in legno. E per giunta l’hanno mangiato in quello che è il suo sacrario, ossia il ristorante Säräpirtti (peccato che la sezione in inglese si limiti a un triste, scomodo file pdf) di Lemi, nella zona dei laghi, non lontano da Lappeenranta e dal confine russo.
E questo montone, da quel che mi hanno raccontato, è una delizia unica.
Intanto, nei prossimi giorni, assaggerò la zuppa di orso in scatola (non è uno scherzo) che hanno portato, accanto al prosciutto e ai salami di renna e alce. Che la cucina finlandese sia un po’ meglio di quanto molta gente pensi? Io francamente ne sono convinto, anche se, sfogliando una guida turistica (la Lonely Planet, fatta gran bene), colpisce il gran numero di ristoranti spagnoli, messicani, italiani (ovviamente nell’accezione più banale ed “esportabile”, quella della pizzeria), oltre a catene di locali autoctoni ma foggiati, ancora, secondo la cucina internazionale. Come mai i ristoranti locali sembrano così pochi? Come mai così poca fiducia nella propria cucina, tanto che in Lapponia c’è una concentrazione di pizzerie da far impallidire la Brianza?

Bruno Lauzi: un piccolo ricordo per un grande cuore

Thursday, March 15th, 2007

Bruno Lauzi«Ma chi sei tu, per parlarne?»: questo è solitamente lo starnazzare che alcuni personaggi, che si ritengono depositari unici dell’amicizia di qualcuno ormai scomparso, lanciano quando qualcun altro osa rievocare legami con la stessa persona. Nel mio caso, avrebbero ragione: io Bruno Lauzi l’ho conosciuto per poco tempo, e l’ho incontrato poche volte. Chi sono io per raccontarne? Eppure, il mio incontro con Bruno, adesso che non c’è più, mi sembra ancora più significativo. Mi sembra ieri che lo conobbi, ad Alessandria, nel corso di un evento gastronomico. Eh sì: Lauzi era uno che le cose buone le amava, come rimarca oggi Guido Cuomo, suo fortunato compagno nel terzo corso da sommelier. Si vedeva spesso ai salotti di Papillon, e sua moglie Giovanna Coprani, oltre che sommelier anche lei, era pure produttrice di Barbera nel Monferrato.
Lauzi l’amava davvero, il vino. Il nostro ultimo incontro è stato proprio all’insegna di Bacco, al Wine Sicily 2005 di Trapani. La sua fu una testimonianza simpatica e commovente insieme: oltre ai suoi pezzi “di repertorio”, a colpire gli astanti fu la lunga storia della sua vita. Nemmeno il morbo di Parkinson riuscì a togliergli il contagioso sorriso: «Un bambino un giorno mi chiese cosa avessi alla mia mano. “E’ così perché ho preso una farfalla”, gli risposi», come raccontò. Ma quello dell’incontro fu solo il culmine della giornata. Il viaggio piuttosto lungo tra l’aeroporto di Punta Raisi e Trapani lo feci in pullmino con lui e coi suoi musicisti: gente semplice, simpatica, propensa all’umorismo e alla battuta, le mille miglia lontana da eccessi divistici più o meno americanizzanti. Giornate che passarono in un lampo, ma rimasero impresse nella memoria. Possa tu restare in pace, Bruno.

Le frasi che più odio: capitolo 2

Friday, February 16th, 2007

La seconda infornata. Come nel precedente caso, altre frasi che odio e che quasi sempre ho sentito. Voilà.

  • «Tre bottiglie? Di questo gliene vendo solo una, e ringrazi il Cielo se la faccio comprare a lei»
  • «Se ne vuole una bottiglia deve comprare anche questi altri 12 vini»
  • «Ma come fa a non piacerti Blob?»
  • «Prima di tirare in ballo Xyz sciacquati la bocca e pensaci non una ma 10 volte»
  • «Se ne vuole una bottiglia deve comprare anche questi altri 12 vini»
  • «Io sono un giornalista che dice verità scomode e sono fuori dal coro. Tu invece?»
  • «I grandi rossi vanno stappati 3 ore prima»
  • «Il Vinitaly è una fiera che è arrivata al capolinea»
  • «Noi giornalisti gastronomici abbiamo il compito di indirizzare la ristorazione»
  • «Tra cinque anni i giornali non esisteranno più, sarà tutto su internet»
  • «Ma vuoi mettere le guide di ristoranti su internet? Loro sì che ci vanno, al ristorante!»
  • «Guarda che la maggioranza dei giornalisti gastronomici sono magri!»
  • «Vuole che glielo decantiamo?» (riferito a un vino del 2001)
  • «Ma perché usi quel cavatappi? Non è più comodo quello con le due braccia?»
  • «I tappi di silicone sono meglio di quelli di sughero»
  • «Il vino si conserva in condizione ottimale nel TetraBrik come nella bottiglia, e direi quasi meglio»
  • «I degustatori stranieri sono più bravi e obiettivi di quelli italiani»
  • «Il marketing è tutto, perché questo case history relativo al tuo core business deve adattarsi ai needs del mercato. Prova un po’ a ripensare il packaging. Ti serve un senior consultant»
  • «Non capisci veramente niente. Come fai a dire che il modo di cantare di Elisa non ti piace?»
  • «Sull’insalata il Balsamico di Modena è meglio del Tradizionale»
  • «Il marxismo è una scienza»
  • «Ma come, non ce lo metti il limone?» (mangiando fritto di pesce o bistecca alla fiorentina)
  • «La trippa è roba immangiabile»
  • «Ma perché tieni le bottiglie sdraiate?»
  • «Ma perché non fai fare il botto allo spumante?»
  • «Ma come fai a terminare il pasto con un Moscato d’Asti?»
  • «Ma chi te lo fa fare di andare in redazione in giacca e cravatta?»

Isola della Scala, San Zeno, Cortina: un memorabile viaggio di gola

Thursday, February 1st, 2007

Cosa volete, sono un po’ sentimentale. Il parlare di Sopressa (o Soppressa) ha risvegliato in me i ricordi d’un viaggio culinario in Veneto, che è stato tra i più belli in assoluto della mia vita.
Era il settembre 2005, ed ero stato contattato da Edoardo Raspelli per partecipare a un evento d’eccezione: una cena benefica ad Isola della Scala (Verona), il cui ricavato sarebbe stato devoluto a don Oreste Benzi e alla costruzione d’una casa della sua Fraternità Giovanni XXIII. Per l’occasione, era andata in scena una delle eliminatorie del Palio del risotto: a Isola, città famosa per il suo vialone nano, una serie di cuochi non professionisti sono usi preparare tutta una serie di risotti, tra cui s’ingaggia una suggestiva gara del gusto. Io facevo parte della giuria di questa serata eliminatoria, assieme a Raspelli, a Stefano Lorenzetto, a Morello Pecchioli e a Nicola Fontana. I concorrenti erano tenuti a presentare un tot di risotti di fantasia, accanto a risotti all’isolana, gloria locale di Isola della Scala. Tra i premiati, ricordo come assolutamente memorabili i Risi e Bisi cucinati da Elisa Barini, una ragazza del paese che, a quanto mi era stato detto, frequentava la scuola alberghiera, e non sarà quindi improbabile, tra qualche anno, rivedere alle cucine di qualche ristorante: cosa che francamente mi auguro, vista la bontà di quel risotto sontuoso, perfetto, che ricordo tuttora come memorabile. Degno complemento d’una gran bella serata, con tanto di Giovanni Rana (cordialissimo, simpatico come nelle pubblicità) in grande spolvero.
Dopo la nottata in un alberghetto locale, il giorno dopo dovevo recarmi a Cortina d’Ampezzo entro la serata, per un evento alla Prosciutteria Dok Dall’Ava, ove sarebbe stato presentato il nuovo prosciutto a base di maiale nero dei Nebrodi. Ne approfittai per andare a Pastrengo, a cercare la Macelleria Gemmo Aldrighetti, da tutti indicatami come somma. Trovatala (con fatica), il simpatico titolare mi vendette quello che gli chiesi, ossia la Soppressa, assai buona, pur avvertendomi che il prosciutto crudo per cui andava famoso non era disponibile, in quanto la sua attività era ufficialmente chiusa. Mi consolai con un bel pranzo alla succosa Taverna Kus di San Zeno in Montagna, ove assaporai una cucina di corpo, dominata dal profumato tartufo del Monte Baldo. Pagai un conto onestissimo (ovviamente in incognito), poi mi misi al volante e raggiunsi, con la dovuta calma, Cortina d’Ampezzo.
A Cortina, mi aspettava una serata all’insegna del prosciutto, con la presenza di numerosi simpatici colleghi, tra cui il giuliano Baldovino Ulcigrai, e un sacco di simpatici siciliani, giunti per presentare il Parco dei Nebrodi e il suo prezioso maiale nero. Dopo il dolce, una sorpresa: un cotechino friulano (anzi, musett) caldo, straordinario nella sua vellutata pienezza.
Nonostante la gran copia di leccornie, la notte trascorse tranquilla, lasciandomi libero per la follia da me escogitata per l’indomani: un pranzo al mitico Dolada di Pieve d’Alpago (Belluno). Una meraviglia, particolarmente grande nella carbonara “alla casalinga”, con uova di galline allevate in proprio, e la pancetta (non guanciale) fatta dal padre: un’interpretazione simile, nelle intenzioni, al celeberrimo Cacio e Pepe di Antonello Colonna. E che spettacolo il “Kebab della regina Cornaro”, ricetta originaria della Repubblica Veneta, che non aveva nulla a che fare con i doner assassini che vengono propinati a Milano: era basato sul celebre, stupendo agnello dell’Alpago, cotto lentamente sullo spiedo, che girava sopra brace di legno di nocciolo. A corredo, salsine varie più o meno esotiche. Che grande cucina, quella della famiglia De Pra: dopo quasi due anni, ne carpisco ancora le fragranze.

Ruota liberissima: le frasi che più odio

Wednesday, January 31st, 2007

Ecco una raccolta delle frasi che più odio sentirmi dire.
Sono quasi tutte vere, purtroppo.

  • «Ma com’è che non hai l’iPod?»
  • «Il prosciutto Pata Negra è il migliore del mondo»
  • «Perché quel fumatore ti dà fastidio? Stiamo mangiando all’aperto, lui può fumare!»
  • «Il sigaro puzza»
  • «Il bollito misto è grasso»
  • «I canditi/le interiora/l’aglio/i funghi/le lumache mi fanno schifo!»
  • «Se mangi la neonata/le beccacce/gli uccellini/i datteri di mare sei un criminale»
  • «Mi diresti un ristorante di pesce a Milano con conto da 25 euro?»
  • «Arriva il dolce, stappiamo un bel Prosecco!»
  • «A Milano si mangia male»
  • «Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale»
  • «ArPePe chi? Io non scrivo di produttori che fanno solo 15mila bottiglie»
  • «Dei vini di Antinori e di Frescobaldi non posso parlare bene: erano latifondisti»
  • «I blog creano un disservizio»
  • «Ma perché non ti compri un Macintosh?»
  • «Il futuro è l’open source»
  • «Proudhon aveva ragione: la proprietà privata è un furto»
  • «Come diceva Sartre/Adorno/Horkheimer…»
  • «Ho iniziato a fequentare il Sorriso nel 1983»
  • «Ma perché non ti sei ancora laureato?»
  • «Il càbernet è un vitigno americano»
  • «Il giornalismo estero sì che è una cosa seria»
  • «Guardati un po’ Report/Fabrizio Gatti/Marco Travaglio, quello si che è giornalismo vero!»
  • «Ma come fai a lavorare per Libero?»
  • «Ma come fa a piacerti Camillo Langone?»
  • «Quotidiano, signore?» «Qualcosa da bere, signore?» (detto ad altissima voce dagli addetti dell’Eurostar Milano-Roma delle 5.30, mentre stai cercando inutilmente di dormire)
  • «Quando dimagrisci?»
  • «La cucina italiana è ingessata sulla tradizione»
  • «Ma perché te la prendi tanto se uno porta il cane al ristorante?»
  • «Mozart e Fabri Fibra fanno la stessa cosa, solo in modo diverso»
  • «I produttori di Brunello taroccano tutto»
  • «Il mercato vuole i vitigni internazionali»
  • «Il vino non deve piacere: deve essere naturale»
  • «Il vino buono è quello che non fa male allo stomaco»
  • «Il vino buono si fa solo nelle anfore di terracotta»
  • «Raspelli non capisce nulla»
  • «Ferran Adrià è il miglior cuoco del mondo»
  • «Ferran Adrià è come Picasso»
  • «Tu sei giovane. Ma i giovani di solito non sono rivoluzionari?»
  • «Cambia lavoro, io in quel ristorante ci ho sempre mangiato benissimo»

Ce ne sono sicuramente molte altre che dimentico.

Solidarietà a Magdi Allam e tromboni dei blog

Friday, January 19th, 2007

Visto che questo blog è mio e ci faccio quello che mi pare, ne approfitto per fare i complimenti a Magdi Allam per il suo pezzo giornalistico di qualche giorno fa, in cui ha fatto conoscere a migliaia di lettori una storia brutta, forse minore ma meritevole di essere raccontata. Il giornalista del Corriere, a quanto mi risulta, sarebbe stato querelato dai personaggi citati nel pezzo. Da parte mia, massima solidarietà: i guantoni giudiziari contro i giornalisti, francamente, non mi sono mai piaciuti.
Magari la vita di Allam non cambia nel sapere che un piccolo (non fisicamente) enogastrowriter si sia messo dalla sua parte. Io glielo faccio sapere lo stesso, con in più un bell’in bocca al lupo.

AGGIORNAMENTO: nei blog si è formata una specie di cupola anti-Allam, che usa il consueto linguaggio dei blogger (che alcuni definiscono eufemisticamente “diretto”) per invocare sanzioni sommarie e per insegnare il giornalismo al vicedirettore del Corriere della Sera. Qui ne abbiamo un esempio. Ho anche provato ad intervenire nella discussione (vedere i commenti), facendo notare l’assurdo d’un anonimo (il gestore del blog, tale Suzukimaruti) che sale in cattedra a dare lezioni di giornalismo a chiunque, manco fosse la reincarnazione di Montanelli. La risposta al mio dissenso era prevedibile: insulti (“Nutri troppo la panza e trascuri un po’ il cervello”) e altre lezioni di giornalismo, che il tipo ha deciso di darmi per evitarmi “figuracce”. Lo rassicuro in tal senso, visto che il suo software ha qualche problema a pubblicare i miei commenti: il primo giorno che mi preoccuperò di fare “figuracce” al cospetto di un anomimo conosciuto su internet, invito i presenti a schiaffeggiarmi, ma schiaffeggiarmi sul serio. Insomma, un blogger, si chiami esso SuzukiMaruti o MercedesBenz, ha tutto il diritto, se vuole, di insegnare giornalismo ai giornalisti con le sue teorie fantasiose: però noi abbiamo tutto il diritto di protestare.