Archivio della rubrica ‘Personale’

Due sorsate con Tommaso Farina

Thursday, June 5th, 2008

L’amico Francesco Annibali, gran degustatore e, come me, “tuffato” nella comunicazione vinicola fin da giovanissimo, mi ha dedicato l’ultima puntata della sua rubrica Due sorsate con…
La potete leggere qui. Se siete curiosi dei dettagli della mia vita nel vino, dateci un occhiata. Altrimenti, non datecela…

Elezioni 2008: io sono qui

Thursday, April 3rd, 2008

Ho voluto fare il test più popolare della rete, sulle elezioni politiche. Ecco i risultati:
Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?
Voialtri invece dove siete?

Tutti pazzi per il risotto a Gambero Rosso Channel

Friday, March 28th, 2008

Risotto (preparato da Carlo Zaccaria)
Gran bella giornata oggi a Roma, a registrare negli studi di Gambero Rosso Channel una puntata di Tutti pazzi per…, la trasmissione condotta da Marco Sabellico. Il tema del giorno? Sarebbe stato contento Carletto Zaccaria, al quale mi sono permesso di “rubare” la foto d’apertura: il riso. Tutti pazzi per il riso.
Marco SabellicoOltre al sottoscritto e al conduttore (eccolo qui in foto), c’era un vero parterre di personaggi interessanti. C’era Gabriele Ferron da Isola della Scala (Verona), uno dei pontefici del vialone nano e della sua florida tradizione veneta. C’era Piero Rondolino da Livorno Ferraris (Vercelli), portabandiera della grande agricoltura risicola vercellese, nonché portabandiera del Carnaroli biologico e dell’ormai famosa versione invecchiata, l’Acquerello, venduto in speciali lattine a tenuta, etichettato in famiglia e ormai amatissimo da tanti grandi ristoratori. C’era, in rappresentanza della categoria dei gourmet appassionati e un po’ poeti, il simpaticissimo toscano Fabrizio Diolaiuti, showman camaleontico e pieno d’amore per la cucina, dispensatore prodigo di umorismo (”Il risotto lo preferisco all’onda, perché mi piace il mare”) e di divertenti aneddoti.

Ho notato adesso che per motivi incomprensibili wordpress mi ha segato la gran parte del mio vero post. Ora purtroppo non ricordo quello che ho scritto esattamente. Certo, ho tirato in ballo l’ospite più importante: Marcello Leoni, della Locanda del Trebbo, vicino Bologna, chef di cucina talentuoso. Durante le dissertazioni risicole degli ospiti “parlatori”, lui sui fornelli dello studio ha preferito impiattare due risotti, cui perdono volentieri l’uso dell’olio anziché del burro nel soffritto (ma non è roba da strapparsi i capelli, è accettabilissimo). Il primo era un vialone nano con la lepre e i baccelli. Il secondo, un risotto con asparagi di Altedo, calamari, corallo di capasanta e violetta, preparato con due Carnaroli diversi. Noialtri presenti, bendatissimi, dovevamo assaggiarli e cercare di spiegare le differenze tra i due. Rondolino, allenatissimo, ha subito riconosciuto qual era il suo Acquerello. L’altro riso era un altro Carnaroli d’alto livello. Ma d’alta classe era anche la preparazione del cuoco: il soffritto d’olio dava ai risotti un carattere “verde”, quasi vegetale, che li faceva apprezzare alla grande. Questo naturalmente in aggiunta all’originalità delle ricette.
Tra gli approfondimenti sotto forma di servizi e filmati, un cammeo di Andrea Berton del Trussardi alla Scala, nonché una serie di interviste alla gente comune, e una selezione di citazioni cinematografiche sul mondo risicolo.
Beh, che dire?
Evviva il riso e il risotto.

Tommaso Farina, giornalista professionista

Tuesday, January 22nd, 2008

Eh sì, cari zoticoni, solo per questo non mi avete visto negli ultimi giorni. Ero a Roma, a preparare l’orale dell’esame di giornalismo dell’Ordine. Esame che stamattina alle ore 10 circa ho archiviato in modo abbastanza brillante anche se perfettibile. Sicché, da oggi sono giornalista professionista. Naturalmente sul sito web dell’Ordine ancora non si legge il mio nome, perché devo iscrivermi materialmente all’albo con l’attestato conseguito a Roma (operazione che richiederà un semplice viaggetto negli uffici ordineschi di Milano), ma la sostanza non cambia. Ora sono anch’io professionista.

Ah: mi scuso con Gigio e Andrea Sofia se il sistema, per qualche oscura ragione, non ha pubblicato in chiaro i loro commenti. Adesso li ho ripristinati.

La prevalenza del cretino

Tuesday, January 15th, 2008

Buffonata laicista

«A seguito delle ben note vicende di questi giorni - si legge nel testo del comunicato vaticano - in rapporto alla visita del Santo Padre all’Università degli Studi La Sapienza, che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedì 17 gennaio, si è ritenuto opportuno soprassedere all’evento». «Il Santo Padre - si conclude il testo - invierà, tuttavia, il previsto intervento».

I cialtroni hanno vinto.
Benedetto XVI non contaminerà con la sua presenza le aule dell’università di Roma, ove si officia la scienza nella sua forma ideal purissima.
Solitamente sono molto restio ad indignarmi, ma questa volta non posso proprio farne a meno.
Ritengo veramente grottesco un simile comportamento da parte di un ateneo pubblico, che si mantiene anche coi soldi che pago allo Stato ottemperando ai miei doveri fiscali. In un luogo di pensiero come l’università, si è deciso che la testa più pensante del nostro mondo non dovesse avere cittadinanza. E questo per cosa? Per le smorfie di un gruppuscolo minoritario di studenti, desiderosi di vestire gli abiti di difensori della libertà di ricerca e della scienza che tutto può. E dalla foto là sopra, potete rendervi conto del gusto di questi paladini della libertà d’espressione.
Si può dire: sono ragazzi, devono studiare, crescere. E invece no. I medesimi ragazzi sono stati seguiti nel loro proposito da qualche decina di cosiddetti “docenti”. Gente che in teoria dovrebbe essere istruita. E mai prima di oggi è stata tanto chiara la distinzione tra istruzione e saggezza. Il mio povero nonno non ebbe un dottorato di ricerca. Lui aveva la terza media (all’epoca era molto, e ne andava fiero), e nonostante questo, poverino lui, ha dato lavoro, nella sua vita, a centinaia di persone. E, intelligente com’era, sapeva sempre riconoscere l’intelligenza altrui. Questi signori, dall’alto delle loro sudate carte, evidentemente hanno preferito non riconoscere l’intelligenza del Papa. Hanno preferito le loro cortine fumogene, e sopratutto l’esaltazione di loro stessi medesimi. Tutti, docenti e studenti, hanno avuto il loro minuto di celebrità, il loro quarto d’ora televisivo. Uno svolazzare compiaciuto di maglioni sdruciti e di capelli e barbe allo stato brado, roba che nemmeno a Woodstock.
E alla fine hanno vinto. Il Papa non verrà. Minacce di turbative di ordine pubblico da parte dei cosiddetti collettivi l’hanno fatto desistere. Questi collettivi, parenti stretti della teppaglia nota per il G8 genovese (abilmente trasformata in parte lesa dalla disonestà di molti giornalisti), nella loro pecoroneria laicista sono riusciti nel loro intento, in tandem con i 67 aspiranti luminari (e molti lo rimarranno per tutta la vita) che gli han dato legittimazione “intellettuale”, per così dire. Del resto, anche Gesù era (ed è) figlio di Dio, ma i dottori della legge e gli scribi del tempio di Gerusalemme non lo vedevano troppo di buon occhio.
Il mondo universitario e scientifico aveva un’occasione per dimostrare che la tanto deplorata “fuga dei cervelli” dal nostro povero Paese non fosse, in realtà, una benedizione per il Paese stesso. Non l’ha fatto. Ma almeno la purezza della scienza è salva. Senza macchia. Del resto, la Verità suprema è quella della scienza, vero?

AGGIORNAMENTO: incredibile ma vero, uno dei commenti con cui più concordo è quello di Antonio Di Pietro: «Un comportamento del genere, già censurabile in generale, diventa particolarmente offensivo sul piano culturale, etico e politico se, ad essere oggetto di tanto ostracismo sono addirittura il Papa e la Chiesa, portatori di pace per definizione. Il fatto che a provocare questa sceneggiata siano stati componenti della comunità scientifica dimostra tutti i limiti e le ambizioni di questi cattivi maestri».

Meglio i raeliani del Papa

Tuesday, January 15th, 2008

Il Papa viene invitato alla Sapienza a parlare, ma alcuni non ci stanno e imbastiscono una cagnara laicistica, fomentata non solo dai soliti studenti, ma addirittura da alcuni professori.
Evidentemente, quella volta che vennero i raeliani non c’era nulla di così squallido. La scelta (legittima) di invitare costoro non era “inopportuna e vergognosa”, come un firmatario dell’appello ha bollato invece quella di Benedetto XVI.
Per quello che mi riguarda, è semplicemente la conferma di quello che ho sempre pensato sull’ambiente universitario italiano (specialmente quello cosiddetto “scientifico”) e della repulsione che mi suscita. Questa gente faccia un po’ di ricerca, anziché rompere le scatole al Papa. Se loro hanno il diritto di esternare la loro cialtroneria ed ignoranza, a maggior ragione ha il diritto di farlo il Papa, che è qualcosina più di loro.

AGGIORNAMENTO: ho ricevuto una email perplessa, che mi spinge a fare precisazioni. Non ho nulla contro gli ambienti universitari, non ho detto che sono il male o che chiunque ci abbia a che fare sia cattivo. Ho solo detto che non mi piacciono affatto. So benissimo che lì dentro c’è tanta brava gente. Ma la brava gente non è altrettanto brava a farsi sentire.

Il pranzo di Natale del 2007? Eccovelo servito

Saturday, January 5th, 2008

Horror Movie
Eh no, a casa Farina per quest’anno niente horror per i polli, hanno dovuto ripiegare su altro. Proprio così: niente cappone per Natale. Abbiamo mangiato altro, tanto per cambiare un po’.
Non vi dico della Vigilia, una giornata molto semplice e fortunatamente festiva anche per me. La mattinata l’ho allegramente passata tra gastronomie e macellerie, a ritirare gli ordini culinari. Da Trezzi di Giussano, oltre a un salsiccione (il salame tipo Felino, insaccato in budello gentile), ho ritirato le pietanze fredde con cui solitamente santifichiamo il 24 dicembre: insalata russa; insalata di nervetti, cipolle e fagioli (strepitosa, fatta come una volta); cocktail di gamberi (alla Vigilia di Natale è doveroso); insalata di pollo, maionese e tartufo nero; mousse di prosciutto in gelatina; aragosta in bellavista; il paté della casa, irrinunciabile: mezzo stampo normale (di vitello), mezzo stampo al fagiano, tartufi e pistacchi.
A sera, ancora le stesse cose, più tortellini (di pastaio artigianale) malauguratamente preparati da mio padre in un brodo da lui pudicamente definito “leggero” (non sapeva di nulla).
Fortuna che si è rifatto il giorno dopo, a Natale, cucinando uno strepitoso risotto al mascarpone con la luganega (cucinata alla monzese, e proveniente dal Minimarket Viganò): memorabile. Papà, il riso ti viene decisamente meglio dei ravioli… Ma questa è solo una delle portate. L’inizio è stato tutto per gli antipasti fatti dalla zia: insalata russa, lingua salmistrata (un classico preteso da mio nonno buonanima), alici in salsa piccante (come sopra), salmone affumicato, salami e capocolli calabresi regalati a mio zio da un dipendente (ottimi) e ancora il paté di Trezzi. Poi, il risotto. Indi, un gran buon roast beef cucinato dallo zio, ben riuscito. Bere? Champagne Pommery e Veuve-Clicquot base, poi un Roccato 1999 di Rocca delle Macie in magnum, strepitoso nella sua stoffa elegante e nella vigoria del sorso, anche originata dallo smaltimento pressoché totale degli influssi delle barrique garantito dall’invecchiamento.

Auguroni dalla blogosfera? Massì dai

Thursday, January 3rd, 2008

Rieccomi di ritorno.
Stupiti dai link in entrata?
Ebbene, qualcuno in vena di grande bontà ecumenica ha pensato di confezionare un brindisi in ASCII art, in cui ogni carattere è un link a un blog particolare. C’è davvero di tutto: da personaggi della gastrosfera come me, Franco Ziliani o Burde, a giornalisti come Vittorio Zambardino. C’è anche roba che non linkerei nemmeno per errore, ma visto che è arrivato l’anno nuovo ve lo propino.

http://blazar.tumblr.com/post/22728108