Archivio della rubrica ‘Personale’
Tuesday, February 8th, 2011
Malgrado febbricitante, non ho potuto non leggere la riflessione che Pierpaolo Paradisi mi ha dedicato su Vinix. Che dire? Mi fa piacere essere letto, e commentato se è il caso. Paradisi con me ci va giù un poco duro, paragonandomi tra l’altro al caro amico Franco Ziliani, che tutti conoscono e con cui io, in epoche felicemente archiviate, finii anche per scornarmi.
Il paragone parte dalla grafica. Ecco, io mastico un po’ di html, sicuramente più di altri colleghi. Ma coi css non saprei costruire un tema wordpress da zero. Ne ho preso uno che mi piaceva, col look vagamente “americano”. Poi il titolo va a capo, perché era concepito per la grafica precedente. Tuttavia, per banali ragioni di continuità ho preferito mantenerlo tale quale. Il sito del medesimo Paradisi da un punto di vista grafico è eccellente, ma lui (se non ho capito male) fa quello per mestiere, ergo nel mio caso ha voluto vincere facile…
Le foto? Ho messo l’etichetta col nome tempo fa, quando ho iniziato a visitare sistematicamente ristoranti e luoghi con la mia macchina fotografica. Voglio mettere una firmetta, un segno. A parte che uno che volesse rubarmi gli scatti avrebbe seri problemi di senso estetico… La mia è una piccola civetteria, autoironica se vogliamo. Nei mesi precedenti alla riapertura (novembre 2010) sulle foto non ci sono segni.
Gli anonimi: su questa cosa sono molto serio. Gli anonimi che rompono e scrivono cose maleducate sono una piaga, quando ci sono.
E i contenuti? Ecco, leggo una frase forte: “Non mi pare essere propriamente giornalismo”. Vorrei dire: bella forza, siamo su un blog. Come scrisse una volta Antonio Tombolini, il mio non è un blog che si atteggia a giornale, ma il blog di un giornalista che ha voluto fare il blogger. A parte questo, nemmeno Ziliani (fa fede la lettura del suo sito) considera il giornalismo, in esclusivo, come esercizio del “puntare il dito”. Cosa che peraltro neppure io ho lesinato: vedi qui, o anche qui, o ancora qui, e anche qui.
A me piace raccontare le esperienze, anche se non necessariamente quelle positive. Di stroncature e critiche ne ho fatte, e continuerò a farne. Diciamo che forse faccio un po’ di selezione all’inizio, anche a me piace vincere facile…
Mi scuso per la forma trasandata e frettolosa, ma sono malato e ho da fare.
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Wednesday, June 10th, 2009
Ho già parlato di Beppe Grillo qui. Non lo ritengo pericoloso come fanno altri, semplicemente lo reputo insopportabile, sia per quello che dice sia per il suo modo di dirlo.
Oggi il barbuto ex comico genovese alfiere dell’antipolitica ha fatto irruzione in uno di quelli che della politica dovrebbero essere i templi: Palazzo Madama, sede del Senato. Doveva presentare le sue fantomatiche proposte referendarie, quelle naufragate dopo le elezioni del 2008 (le elezioni che secondo lui dovevano dimostrare la disaffezione del popolo italiano nei confronti della politica, lo ricordiamo). Non si è limitato a questo: ne ha approfittato per fare il consueto comizio-show. Non che abbia sconsacrato Palazzo Madama, già testimone di spettacoli come quello visto alla caduta del governo Prodi II, con i vari “Checca squallida”, “Pezzo di merda” e altre amorevoli e oxoniane esternazioni tra i nostri eletti. Però Grillo irrita. Irrita nella sua prosopopea moraleggiante, nel suo sentirsi migliore degli altri. Irrita nel cercare di fare graduatorie di purezza. Irrita per i suoi giudizi volgari e sprezzanti. Credo di non far torto a nessuno esprimendo il mio fastidio.
Sicché, mi sento di dire due parole: senatori di destra e di sinistra, non fatevi intimidire. Non fatevi intimorire da chi usa toni e argomenti da inquisizione non esattamente Santa. Qualche tapino come me, che non vuole sostituirsi al buon Dio nel separare le pecore dai (supposti) capri, c’è ancora. Sono orgogliosamente garantista, orgogliosamente scettico sull’uso politico dei guantoni più o meno giudiziari, e soprattutto credo che chi ha fatto un errore, se l’ha pagato, abbia il sacrosanto diritto di fare quello che vuole. Il giustizialismo è un atteggiamento da avvoltoi pusillanimi. L’avere un cuore grande, l’essere magnanimi, vuol dire anche non condannare moralmente gli altri, anche quando non ti piacciono. Non fare campagne di delegittimazione a mezzo stampa. Credo di non sbagliare se, una volta tanto, sono troppo buono. Il buono non è mai troppo. Mi consola pensare che parecchi elettori, dal PdL al Pd, in questo senso la pensino come me. Ma anche se rimanessi il solo a pensarla così, non avrei problemi.
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Monday, November 24th, 2008
Mio padre, qualche settimana fa, ha festeggiato il suo compleanno (quest’anno sono 54). Per la cronaca, l’ha fatto lo scorso sabato 9, portandoci a cena al Sambuco di Milano, uno dei nostri ristoranti del cuore, anzi forse il più amato da mio fratello e mia sorella, aficionados quantomai appassionati della cucina di pesce di Francesca Maccanti.
Una gran cena, diciamolo subito. Il magistero tecnico di Francesca e la signorilità di Achille e Alessandra sono stati perfetti, sommandosi in una serata stupenda. Io, in qualità di “invitato speciale” da mio padre, mi sono seduto ai tavoli senza grandi velleità critiche, voglioso di abbandonarmi, semplicemente, al festeggiamento. Eppure non ho resistito, e col cellulare ho fotografato i piatti che ho mangiato (con moderazione, la dieta è sempre dietro l’angolo, e proprio adesso che mi ci sono messo d’impegno non la voglio vanificare), e anche ciò che hanno gustato gli altri.
Con che partire?

Dal preantipasto di crema di patate con capesante e tartufi neri (qui sopra), realizzato alla grande, propedeutico a quel che verrà dopo. Poi, a seguire, la sarabanda.

Per me, eccellente baccalà mantecato in cialda di parmigiano con bocconcini di polenta fritta (sopra), accompagnato da insalatina pregevole. Un vicentino avrebbe amato questo baccalà? Sinceramente, mi sento di dire di sì. Si apprezzava al meglio la cremosità pastosa, la delicata tornitura del sapore. Gran bell’antipasto, debitamente tradizionale ma impreziosito da gran tecnica.
Indi, il primo piatto.

Una cottura forse lievemente troppo al dente non ha impedito alla calamarata di pasta coi moscardini (eccola lì sopra), uno dei piatti più illustri del Sambuco, di brillare al palato. Anzi, azzardo: malgrado quella lievissima imperfezione della cottura, è stata la portata che ho assaggiato col maggior piacere. Un piatto di pasta e pesce come solo al sud sanno fare: semplicissimo, quasi “marchesiano” nell’assemblaggio, nella cottura, nella leggiadria, nella saporosità.
Come piatto forte, un capolavoro.

Cuscus di pesce. Era da un sacco di tempo che volevo provare questo piatto al Sambuco, ma prima di quel sabato non ci ero mai riuscito. Attesa ben riposta: un piatto completo ma, comunque, senza pesantezze o istrionismi di sorta.
Faccio uno strappo, e fotografo altri due piatti presi dai miei famigliari.

Monumentale padellata di crostacei (sopra), di cui l’appetito da diciottene di mio fratello Francesco è stato parecchio geloso. E ben a ragione.
E poi, la chicca.

Il fritto. Il fritto di pesce, così come il bollito del lunedì sera, “è” il Sambuco. Mi scuso per la pietosa qualità fotografica, che non rende giustizia a questa giustamente celebre meraviglia del gusto, impalpabile come una nuvola eppure ricchissima di sapore. Che altro dire? Una volta nella vita va provato.
Chiusura con l’inevitabile gelato alla crema (qui sotto).

Servito direttamente dalla paletta, è un’apoteosi di gusto e bontà. Io non mi sono fatto mettere il cioccolato fuso, cercando di non esagerare, ma il profumo intenso della vera vaniglia era qualcosa di sconvolgente.
Che dire? Io non ho pagato, in media si spende sui 100-120 euro a testa con grandi piatti, meno con scelte opportune. C’è pure un menù senza pesce, coi piatti della tradizione emiliana (i Maccanti vengono da Porto Garibaldi).
Sambuco
presso Hotel Hermitage
Via Messina, 18
Milano
Chiuso domenica e sabato a pranzo
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Tuesday, September 16th, 2008
Torno al lavoro felice. Sono almeno due i miei motivi di soddisfazione.
- Dall’inizio di luglio ho perso 10 chili. Se il 7 luglio pesavo 140,5 kg, oggi ne peso 130 tondi tondi. Le diete, quando le segui, servono a qualcosa e ti rendono felice.
- Ho ricevuto un premio giornalistico. Nella fattispecie, si tratta del Premio Penisola Sorrentina, categoria Giornalismo gastronomico.. La cerimonia del conferimento si è svolta a Battipaglia, nella serata di sabato 13. Purtroppo ragioni mediche mi hanno impedito di ritirare il premio personalmente. Luciano Pignataro, collega e grande amico, si è incaricato di ritirarlo al mio posto, mentre presenziavo “telefonicamente” alla diretta anche televisiva di un evento che ha visto la presenza, tra gli altri, di Paul Sorvino ed Enrico Lo Verso. Posso solo ringraziare Mario Esposito, ideatore del premio, e tutti coloro che mi hanno ritenuto degno del riconoscimento.
E ora via, verso, nuove avventure.
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Wednesday, August 27th, 2008

Ed eccomi davvero tornato, dopo una magnifica settimana nella Baviera, regione tedesca da me amata incondizionatamente. Mi sono divertito alla grande, ammirando paesaggi e gustando prelibatezze. A dire il vero, di queste ultime non mi sono strafogato: la dieta incombeva. Ciononostante, ho goduto pienamente delle tradizioni locali.
Albergo a Monaco? No, a Oberhaching, cittadina fuori città, in mezzo al verde, comodissima: in 20 minuti di macchina si arriva a Marienplatz, fulcro della vita della capitale bavarese. Non ho scelto Oberhaching a caso. Sapevo che lì c’era (e c’è) un confortevole albergo: l’Hachinger Hof. Ci andai coi miei genitori nel lontano 1991. Ricordando il nome, l’ho ritrovato, prenotando lì la vacanza. E trovandomi bene.
E’ un albergo di 75 camere, condotto da sempre dalla famiglia Mair in mezzo al verde di questa zona di Oberhaching. Se nella foto qui sopra guardate in basso a sinistra, vedrete una goffa freccetta rossa e un circoletto: indicano la camera che mi è stata assegnata. Una camera magnifica, coi piumoni alla tedesca, una tv con anche due canali italiani e, soprattutto, le finestre affacciate su un prato immenso, deserto ma pettinato, ordinatissimo. Ossia: silenzio, atmosfera bucolica.
Nell’albergo c’è anche un decente ristorante, che alla sera mi sfamava. Una cucina discreta, un poco carente della sapida personalità che da queste parti costuma, ma di buona soddisfazione: Leberknödelsuppe (non malaccio), bollito leggero col cren (gustoso, equilibrato), Bayerische Sauerkrautplatte (composizione di crauti, bratwurst, prosciutto affumicato, patate: piatto semplice, forse il più riuscito). Il tutto, a prezzi modici, come potete vedere sul sito.
Non allarmatevi: continuerò a raccontare il mio viaggio.
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Wednesday, July 23rd, 2008
Alcuni commenti letti in questi ultimi tempi mi hanno stimolato numerose riflessioni. Come mai sui giornali non specializzati ci sono tante rubriche dedicate ai ristoranti, mentre quelle dedicate ai prodotti sono molto meno? Non si dica che i lettori sono meno interessati, perché non è affatto vero, e so quello che dico.
La verità è che parlare di ristoranti è più comodo.
Sviluppo diffusamente questo punto di vista in un pezzo sul blog di Gabriele Mastellarini.
Leggete e commentate.
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Thursday, June 5th, 2008
L’amico Francesco Annibali, gran degustatore e, come me, “tuffato” nella comunicazione vinicola fin da giovanissimo, mi ha dedicato l’ultima puntata della sua rubrica Due sorsate con…
La potete leggere qui. Se siete curiosi dei dettagli della mia vita nel vino, dateci un occhiata. Altrimenti, non datecela…
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Thursday, April 3rd, 2008
Ho voluto fare il test più popolare della rete, sulle elezioni politiche. Ecco i risultati:

Voialtri invece dove siete?
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Friday, March 28th, 2008

Gran bella giornata oggi a Roma, a registrare negli studi di Gambero Rosso Channel una puntata di Tutti pazzi per…, la trasmissione condotta da Marco Sabellico. Il tema del giorno? Sarebbe stato contento Carletto Zaccaria, al quale mi sono permesso di “rubare” la foto d’apertura: il riso. Tutti pazzi per il riso.
Oltre al sottoscritto e al conduttore (eccolo qui in foto), c’era un vero parterre di personaggi interessanti. C’era Gabriele Ferron da Isola della Scala (Verona), uno dei pontefici del vialone nano e della sua florida tradizione veneta. C’era Piero Rondolino da Livorno Ferraris (Vercelli), portabandiera della grande agricoltura risicola vercellese, nonché portabandiera del Carnaroli biologico e dell’ormai famosa versione invecchiata, l’Acquerello, venduto in speciali lattine a tenuta, etichettato in famiglia e ormai amatissimo da tanti grandi ristoratori. C’era, in rappresentanza della categoria dei gourmet appassionati e un po’ poeti, il simpaticissimo toscano Fabrizio Diolaiuti, showman camaleontico e pieno d’amore per la cucina, dispensatore prodigo di umorismo (“Il risotto lo preferisco all’onda, perché mi piace il mare”) e di divertenti aneddoti.
Ho notato adesso che per motivi incomprensibili wordpress mi ha segato la gran parte del mio vero post. Ora purtroppo non ricordo quello che ho scritto esattamente. Certo, ho tirato in ballo l’ospite più importante: Marcello Leoni, della Locanda del Trebbo, vicino Bologna, chef di cucina talentuoso. Durante le dissertazioni risicole degli ospiti “parlatori”, lui sui fornelli dello studio ha preferito impiattare due risotti, cui perdono volentieri l’uso dell’olio anziché del burro nel soffritto (ma non è roba da strapparsi i capelli, è accettabilissimo). Il primo era un vialone nano con la lepre e i baccelli. Il secondo, un risotto con asparagi di Altedo, calamari, corallo di capasanta e violetta, preparato con due Carnaroli diversi. Noialtri presenti, bendatissimi, dovevamo assaggiarli e cercare di spiegare le differenze tra i due. Rondolino, allenatissimo, ha subito riconosciuto qual era il suo Acquerello. L’altro riso era un altro Carnaroli d’alto livello. Ma d’alta classe era anche la preparazione del cuoco: il soffritto d’olio dava ai risotti un carattere “verde”, quasi vegetale, che li faceva apprezzare alla grande. Questo naturalmente in aggiunta all’originalità delle ricette.
Tra gli approfondimenti sotto forma di servizi e filmati, un cammeo di Andrea Berton del Trussardi alla Scala, nonché una serie di interviste alla gente comune, e una selezione di citazioni cinematografiche sul mondo risicolo.
Beh, che dire?
Evviva il riso e il risotto.
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Tuesday, January 22nd, 2008
Eh sì, cari zoticoni, solo per questo non mi avete visto negli ultimi giorni. Ero a Roma, a preparare l’orale dell’esame di giornalismo dell’Ordine. Esame che stamattina alle ore 10 circa ho archiviato in modo abbastanza brillante anche se perfettibile. Sicché, da oggi sono giornalista professionista. Naturalmente sul sito web dell’Ordine ancora non si legge il mio nome, perché devo iscrivermi materialmente all’albo con l’attestato conseguito a Roma (operazione che richiederà un semplice viaggetto negli uffici ordineschi di Milano), ma la sostanza non cambia. Ora sono anch’io professionista.
Ah: mi scuso con Gigio e Andrea Sofia se il sistema, per qualche oscura ragione, non ha pubblicato in chiaro i loro commenti. Adesso li ho ripristinati.
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