Category Archives: Alambicchi d’eccezione

Villa Zarri, il grande brandy italiano

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Una grappa per le serate di relax

Grappa Of AmaroneLa sezione delle grappa, come potete vedere, s’è arricchita di un nuovo post. Qualche sera fa, ho sorseggiato assieme a mio padre una gran grappa delle distillerie Bonollo. Era la Grappa Of Amarone Barrique.
Ora, so benissimo che ci sono scuole e controscuole di pensiero sul distillato italiano per antonomasia. C’è chi vuole grinta, irruenza, grado alcoolico, ruspante durezza dalla grappa. E c’è chi invece può concedere una chance a grappe più morbide, più chiaroscurate, più meditate, per così dire. Io amo ambedue i tipi. Unica condizione: che siano buone.
La Of Amarone ricade senz’altro nella seconda categoria, senza arrossire. Del resto, l’impiego delle barrique (che, dicono in azienda, prima del 1999 nessun altro grappaiolo usava) lo testimonia. E’ una grappa cognacheggiante, se mi consentite il neologismo. Il colore è ovviamente ambrato scuro, tipico della tipologia. I profumi tendono alla dolcezza, così come in bocca è vellutata, persistente, carezzevole. Le vinacce d’Amarone danno struttura e nerbo. Grappa “da signorine”, direbbe qualcuno. Invece no: grappa equilibrata, imponente, per tutti, per chiunque apprezzi il piacere sincero di un calice serale in compagnia.
Il sito aziendale la vende anche. 37 euro a bottiglia. Direi che sono ben spesi. E’ una grappa che riesce ad essere sia da meditazione che da conversazione. Va bevuta da sola, magari accostandola a un sigaro (ideale l’Antico Toscano) o a una buona pipata (Davidoff miscela verde, caricata in una pipa possibilmente grande e lunga, che duri almeno un paio d’ore).

Distillerie Bonollo Umberto
Via G. Galilei, 6
Mestrino (Padova)
Tel. 0499000023

Il Nocino siciliano che scalda il cuore

Nocino di San GiovanniIeri notte, tornato dal lavoro, sorbendomi un bicchierino di buon Nocino, ho pensato che l’Italia, il nostro Paese, è davvero grande. Un Paese che ha tradizioni gastronomiche insospettabili, che uniscono zone lontanissime tra di loro senza che ce ne si accorga. Il Nocino è uno di questi miracoli. Il liquore delle noci verdi, che si raccolgono a fine giugno quando con un ago si può trapassare con facilità il loro mallo verde, fa sussultare da sempre gli emiliani, specialmente i modenesi, oltremodo orgogliosi e gelosi del loro Vér Nusèn.
Eppure, la mia zia calabrese d’origine ricordava quando i suoi famigliari si facevano il Nocino in casa. Se il Nocino più famoso è quello emiliano, è innegabile che questo liquore sia graditissimo un po’ dappertutto nella nostra penisola.
E il Nocino che ho sorseggiato ieri era quello siculo di Franca Maria Gandolfo. Ho conosciuto questa signora nel 2005, in occasione del Wine Sicily all’aeroporto di Trapani-Birgi. Accanto ai vini, c’era una piccola selezione di artigiani locali, con produzioni che andavano dal pecorino all’olio d’oliva. Tra loro, questo laboratorio chiamato Liquori di Sicilia (ha avuto ben due siti web, ma adesso non si riescono a raggiungere, ignoro il perché), nato un anno prima grazie alla passione di Franca Maria, esperta di biologia vegetale, vogliosa di recuperare le tradizioni della sua terra. Il suo “piatto forte” è per l’appunto questo profondo, gradevole Nocino di San Giovanni (vedi foto). Nessun colorante all’appello: sono mallo di noce, zucchero e alcool, per un nettare color bruno, dai profumi speziati e dal sapore lungo, garbatamente dolce senza scadimenti, assai persistente. Un piccolo gioiello. La Gandolfo fa anche altri tipi di liquore che oggi come oggi non ricordo più. All’epoca mi erano piaciuti.
Voi tenete presente questo Nocino, rappresentativo delle buone maniere di una volta.

Liquori di Sicilia
Via A. Favara, 219
Salemi (Trapani)
Tel. 3388872810

Ratafià alla Paolo Conte

Ratafià e liquori Jeantet

“Ratafià, elisir, arquebuse”. Molta gente sa che esiste lo stupendo Ratafià di Andorno perché conosce la famosa canzone di Paolo Conte. Eppure il Ratafià ha da sempre la reputazione del “buon liquore della nonna”. Un elisir da gustare la sera, prima di dormire, oppure dopo cena, per sentirsi in pace col mondo intero.
Alla Golosaria di Milano, ormai mesi e mesi fa, sono rimasto letteralmente stregato dal Ratafià di Giovanni Jeantet da Biella. La sua pasticceria (Carlo Zaccaria, la conosci?) è famosa per i canestrelli: però la sua serie di liquori casalinghi è davvero eccezionale.
Spicca la versione più classica del Ratafià, quella alle ciliegie: un nettare dal color viola scuro, profumatissimo, dolce, equilibrato, profondo. L’archetipo del liquore da conversazione. Molto piacevoli anche le versioni all’albicocca e ai frutti di bosco, ma il tipo più annoso e tradizionale ha una marcia in più. Un assaggio che consiglio a chiunque, tantopiù che dal sito della pasticceria è anche possibile fare acquisti diretti.
Res rata fiat!

Pasticceria Jeantet
P.zza Vittorio Veneto, 16
Biella
Tel. 01521415

Minervaj, una grappa degna di Versace

Minervaj Grappa Moscato Riserva 2000Eccoci qua con una nuova rubrica: quella dedicata a grappe e distillati, uno dei capitoli più belli del patrimonio goloso italiano (e non solo). Certo, la grappa è il distillato italiano per eccellenza, simbolo quasi specifico del nostro Paese in questo campo: e molti sono i produttori d’eccellenza, da Giannola Nonino in giù, che con gli anni hanno saputo render grande questo prodotto.
Oggi vi parlerò della grappa forse migliore che io abbia assaggiato negli ultimi mesi: la Riserva di Moscato 2000 di Minervaj. Raffaele Minervini, ex giornalista professionista, da un po’ di anni si è trasferito nel Canavese a curare questa sua bella azienda: tra i suoi prodotti, due versioni di spumante a base di uva erbaluce, nonché un passito, l’Ardvinum (o Arduinum). Fetta cospicua dell’offerta è però rappresentata dalle grappe, distillate personalmente, con notevoli risultati. Questa grappa di Moscato Riserva 2000 (la vedete in foto, ma la bottiglia che ho a casa è lievemente diversa) è stata una sorpresa pazzesca, una meraviglia per il palato. Anzitutto, i profumi: mai sentita, grappa così floreale, profumata di fiori secchi, fiori d’arancio e mughetto. A dare un marchio di finezza, l’aroma, il “timbro” tipico dell’uva moscato. E poi, il sapore: seta pura in bocca, eleganza vivida e femminile. Se n’è stupito un amico svizzero-italiano, abituato alla ruspante, accattivante forza della grappa ticinese (di uva americana). Insomma, un assaggio che consiglio a tutti. Notarella a margine: Roberto Castagner, grappaiolo sommo, ha ideato una “linea sartoriale”, con le sue grappe più fini e setose. Ebbene, quella di Minervini lascia la medesima sensazione delle (eccellenti) bottiglie di Castagner: l’eleganza di un vestito perfetto, su misura. Come un vestito di Versace, tanto per usare la felice metafora che Paolo Massobrio utilizzò per descrivere il Mantonico della Locride di Ignazio Tripodi.