Archivio della rubrica ‘Diritto di replica’
Tuesday, April 22nd, 2008
Uno commenta la classificona avanzando ragionevoli dubbi, poi capita che sull’argomento legga cose da far cadere le braccia:
Che dire?
A me quando mi si presenta il cameriere tutto impettito con questi piatti enormi in cui trovi 3 fili di spaghetti e poco altro mi vien solo da ridere.
Io amo le trattorie rustiche. I piccoli ristoranti dove il proprietario spesso cucina e l’unica cosa che ha a cuore è farti mangiare bene.
Io diffido di chi mi si presenta con un primo piatto con meno di un etto e 300 grammi di pasta ed un conto tra primo, secondo e dolce o antipasto, primo e dolce di più di 30 € a persona.
Io sono di Roma e sono tornata qualche giorno fa dalla Sicilia… lì con poco mangi da Dio. Ho cercato e trovato i ristorantini alla Montalbano di Camilleri.. altro che Gambero Rosso! Spaghetti al nero di seppia o ai frutti di mare… senza salse strane, senza peperoncino a coprire i sapori… una goduria!
E che dire delle taverne Umbre o Toscane? Altro che enoeche… salumi e formaggi in quantità, tartufo dappertutto e vino della casa a buon prezzo.
Sostanzialmente… me ne frego altamente di quest’elenco che sa di quella raffinatezza che io proprio non digerisco e che mi fa pensare ad Antonio Albanese col suo esilarante sommelier!!!
Quando leggo queste cose, siano esse anonime oppure firmate dalla Sabrina che appare qui, mi rendo conto di come il mio lavoro sia davvero difficile, e sia una strada tutta in salita nel tentativo di venire a capo dei tristi e sbagliati luoghi comuni che evidentemente la gran parte della popolazione ancora ha nel suo bagaglio in materia di gusto. Le frasi più luogocomuneggianti le ho enfatizzate a dovere col neretto. Italioti, mi avete rotto.
Postato in A ruota libera, Diritto di replica, Il più bel fior ne coglie | 20 Commenti »
Tuesday, April 22nd, 2008

Anche quest’anno, è uscita la classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo, anzi, la S. Pellegrino World’s 50 Best Restaurants. Ne parlano Eleonora Cozzella, Max Bernardi e Paolo Marchi.
La griglia la potete leggere nel primo link che ho postato.
Che dire? Tutto su questa classifica si può commentare, tranne che sia qualcosa di ultranuovo. C’è da congratularsi per il premio alla carriera riservato a un grande come Gualtiero Marchesi, che tra i fornelli ha fatto veramente ogni cosa, compreso il doppiatore cinematografico. Per il resto, non vedo particolari novità. Nei primi posti, sono sempre i soliti tre o quattro a cantarsela e suonarsela. Se l’anno prossimo, puta caso, El Bulli si stufasse di essere per l’ennesima volta primo in classifica ( quanta originalità…) e ci fosse uno scambio di posizioni con Fat Duck non se ne accorgerebbe nessuno. Quest’anno, il primo italiano è ancora Fulvione Pierangelini, oggi come nel 2007 al dodicesimo posto. Dietro di lui, non c’è più Alajmo delle Calandre, che nel 2007 un soprassalto di lucidità aveva portato al sedicesimo posto. In compenso, il Pescatore della famiglia Santini guadagna parecchie posizioni, arrivando addirittura (sic) ventitreesimo (prima era trentunesimo). Segue Pinchiorri al 32° (era al 41°, altro bel balzo) e chiude Cracco, al 43°. Continuano ad essere assenti Vissani, Beck, Bottura, Romano Tamani (lo so, per molti adoratori dei frullati sarà una bestemmia pretendere di includerlo, ma chi se ne frega).
Ok, tanto tuonò che piovve. Che ci rimane di questa classifica? Che l’Italia, tanto per cambiare, ha fatto le nozze coi fichi secchi. Ma questo già sapevamcelo, direbbe Petrolini. E che il Pescatore e Pinchiorri hanno risalito la classifica: non male, per due locali che da certi fortunatamente sparuti accademici (gente che, come diceva Veronelli, non ci capisce un’acca) sono considerati “sopravvalutati” (un novero, quest’ultimo, che comprende anche Aimo e Nadia, e il Sorriso di Luisa Valazza, Iddio solo sa perché).
Mi chiedo però una cosa: l’Italia ha diritto a portare una serie di votanti, che daranno il loro parere. Ora, io non so chi siano i votanti di questa edizione. So per certo che del novero fa parte l’ottimo Marchi, e che con lui, com’era successo le altre volte, si sono sicuramente personaggi di sicuro spessore nel mondo gastronomico. Solo, mi vien da chiedere una cosa: chi decide chi viene a votare e chi no? Me lo chiedo non, come dicevo, per qualche tipo di recriminazione verso chi è stato scelto (ripeto, se i nomi sono quelli dell’anno scorso, è come essere in una botte di ferro), ma per perplessità sul criterio di sceglierne o non sceglierne altri.
Postato in A ruota libera, Diritto di replica | Commenta »
Monday, April 21st, 2008

Come ben sappiamo tutti, a fine mese s’insedierà ufficialmente il nuovo governo italiano.
Rivolgo un appello a produttori, vignaioli, ristoratori, semplici appassionati che leggono questo blog: secondo voi cosa dovrebbe fare il Governo per il mondo del gusto italiano?
Quali sono le priorità?
Cosa vi aspettate che farà per tutelare la nostra cucina e le nostre produzioni?
Ovviamente mi aspetto delle risposte, possibilmente serie (non seriose).
Postato in A ruota libera, Battete un colpo, Diritto di replica | 14 Commenti »
Thursday, April 17th, 2008
Tempo fa, il duo Rizzari & Gentili ha tirato fuori dal cappello un post d’una genialità notevole: Cinesnob contro Enosnob. Un post d’una verità quasi drammatica se non fosse, in ultima analisi, divertentissima.
I cinefili snob sono sempre esistiti. Sono i collezionisti di sbadigli, gli alchimisti della noia, i cultori delle “metafore”. Sono quelli che stanno su fino a notte alta pur di godersi qualche invedibile bufala pellicolare di Wim Wenders (il primo nome che mi è venuto in mente, ma avrei potuto dire Tarkovsky o Antonioni, o anche molti altri più moderni), e credono di essere i soli ad essere degni di entrare in una sala.
Gli enosnob, fanno notare Gentili & Rizzari, sono più o meno la stessa categoria.
Aggiungo io qualche considerazione utile per individuarli. Anzitutto, di solito negano ferocemente di essere enosnob, anzi assicurano che gli enosnob non esistono e che sono un invenzione di quelli che hanno la colpa di avere gusti diversi dai loro. In secondo luogo, chiunque abbia gusti diversi dai loro è sempre qualcuno “che di vino ci capisce poco”. L’enosnob detesta la barrique (sempre e comunque, ma soprattutto se nuova), i vitigni internazionali, le guide dei vini (specialmente se americane), una scelta selezione di enologi. L’enosnob va in solluchero di fronte a botti di 200 anni e di svariati ettolitri, strabuzza gli occhi e tossicchia con sdegno se la macerazione sulle bucce dura meno di 67 giorni, cade in ginocchio davanti ai produttori che hanno minimo 89 anni sulla carta di identità (”rappresentano la tradizione”, “hanno fatto la storia”) e che credono di essere i soli a saper fare vino decente su tutto il globo terracqueo, beve solo vini da uve autoctone, e se sono biodinamici è pure meglio, e se le guide li maltrattano o li snobbano mejo me sento.
Gentili e Rizzari hanno stilato una sorta di breviario dell’enosnob:
È uno Chardonnay se è di Planeta
È un grande bianco se è il Meursault di Coche Dury
È un rosso “internazionale” se è il Barolo di Rivetti
È un rosso di culto se è il Barolo di Cappellano (meglio se da vigne di piede franco)
È un vino “prevedibile” se è un rosso umbro (o laziale, o pugliese, o siculo, o francese, o danese) di Riccardo Cotarella
È un rosso di culto se è vinificato da Giulio Gambelli
Ora, non scandalizzatevi se aggiungo il mio breviario dell’enosnobbese.
Se è il Redigaffi, ha un prezzo sproporzionato e gonfiato dal gusto americanizzante.
Se è il Brunello di Soldera, ha un prezzo giusto, che ripaga le cure in vigna e in cantina.
Se è un bianco qualsiasi, è un vino squilibrato e impreciso nei tratti organolettici.
Se è un bianco di Gravner, è un vino che segue la natura.
Se è Chardonnay, è un vino banale e internazionale.
Se è Timorasso, è un vino che rappresenta la rivincita del territorio.
Se in Valpolicella si fa il ripasso, è una pratica ruffiana che strizza l’occhio alla moda dei vini iperconcentrati.
Se in Langa si fa passare Dolcetto o Freisa sulle vinacce del nebbiolo, è una pratica di grande tradizione.
Se un buon vino è fatto col concentratore, è pur sempre un vino taroccato.
Se un vino discutibile è fatto nelle anfore, è pur sempre un “vino vero”.
Se si fa un Merlot nel Chianti, è un cedimento al gusto internazionale.
Se si fa un Sangiovese a Bolgheri, è il tentativo di aprire una breccia nella roccaforte delle uve straniere.
Se è il Sassicaia, è un vino sopravvalutato.
Se è il Magma, è un vino che meriterebbe più notorietà.
Inutile dire che questi per gli enosnob non sono pareri. Sono dogmi.
Sperando di avervi almeno in parte divertito, tanto vi dovevo.
Come hanno fatto i due degustatori dell’Espresso, vi invito a trovare altri comandamenti enosnobistici, e a scriverli qui.
Postato in A ruota libera, Diritto di replica | 4 Commenti »
Monday, April 14th, 2008
E’ proprio vero che la “democraticità” di internet è proprio un’arma a doppio taglio?
Che dire altrimenti di questo commento?
Ciao, i superalcolici dovrebbero essere messi al bando, secondo quanto io sappia sul consumo di essi. Già con il vino è difficilmente dimostrabile il beneficio derivante dal berne (”Report” docet), con essi è impossibile. Dunque, al fine di non gravare la sanità, dovrebbe esserne proibito il consumo. O reso difficile: 1 amaro, 15 euro. Una bottiglia, 60.
Questa roba, scritta da un non meglio identificato Giuseppe, l’ho trovata come unico commento (per ora) di un bel pezzettino nostalgico di Rocco Moliterni, dedicato alla Vecchia e al Grigioverde di buona memoria. Credo non siano necessari commenti al cospetto di tanta provocatoria e proditoria disinformazione, che addirittura cita Report, probabilmente alludendo alla vecchia puntata sul vino. Una puntata piena di inesattezze e di falsità, giusto per ricordarlo ai meno attenti.
Certo, conviene bere con moderazione. Ma quindi questa strombazzata che c’entra? E soprattutto, perché puntualizzarla in un post di tutt’altro tenore? Stasera, dopo la notte elettorale, mi berrò un balloon di Cognac o di Armagnac alla salute di questo talebano. Vi informerò prossimamente dell’esatta bottiglia che scomoderò, ve lo garantisco. E se mi salterà il ticchio, mi sorseggerò anche una grande grappa.
Postato in Diritto di replica, Il più bel fior ne coglie | 1 Commento »
Tuesday, April 8th, 2008
So bene che curiosity killed the cat, ma io in rete non riesco a non essere curioso. Sicché, spinto da un link trovato sul blog della mia visitatrice recente astrofiammante, mi sono imbattuto in Vegan Blog.
Si sa, io e i vegani sull’alimentazione abbiamo visioni un pochino divergenti. Tuttavia, mi fa piacere trovare un blog ben fatto, graficamente leggibile grazie all’ottima scelta del tema di wordpress, ricco di belle ricette che a un amante della verdura come me sembrano golosissime anche alla semplice vista delle fotografie. Insomma, bravi.
Però ogni rosa ha sempre la sua spina, anche se molto relativa. E in questo blog, la spina è rappresentata dalla ricetta delle “Bruschette ravanellose”, datata 4 aprile e proposta nello screenshot un po’ casereccio che vedete qui. Diamo un’occhiata agli ingredienti. Anzitutto, salta all’occhio la mancanza dell’aglio: nessuna ricetta può chiamarsi ragionevolmente “bruschetta” senza una minima presenza d’aglio. Ma questo è il meno. L’autrice Marta impone l’uso della margarina vegetale! Scusate il punto esclamativo, ma in questo caso ci sta tutto. Margarina vegetale nelle bruschette? La ricetta consiste nello spalmare abbondantemente questa margarina vegetale su fette di pane nero, e sormontare il tutto con fettine di ravanelli. E l’olio? Qui mancano aglio e olio, ingredienti assolutamente fondamentali in una cosa chiamata bruschetta. Soprassediamo per un attimo sull’aglio mancante, e pensiamo alla sostituzione dell’olio con la margarina. Cos’ha che non va l’olio? E’ veganissimo, eticamente ed ecologicamente corretto, e per di più è un simbolo della cultura gastronomica ed agricola italiana. Aggiungiamoci poi che un grande olio è valore aggiunto per ogni piatto.
Ma scusate, io ero rimasto alla vecchia convinzione dei vegan, quella secondo cui i vegan medesimi sono attuatori d’uno stile alimentare più sano e salutista. Una convinzione su cui ho sempre avuto ampie riserve, che in questo caso si moltiplicano all’ennesima potenza: qui un vegan col pedigree ripudia l’olio, e imbelletta le bruschette con un prodotto industriale, gastronomicamente insignificante, privo di qualsiasi legame con qualsivoglia tradizione non solo italiana. Per fortuna che costoro mangerebbero meglio di me. Io la margarina vegetale non la uso nemmeno come grasso di cottura, e mai la userei per nessuno scopo immaginabile, nemmeno per ungere un bullone.
Fortuna che subito dopo mi risale un po’ il morale con la ricetta dei ruvidelli con cime di broccoletti e uvetta. Un consiglio agli editori del sito: più ruvidelli e più bruschette vere. Meno “bruschette” al sapor (?) di margarina.
Postato in A ruota libera, Diritto di replica | 103 Commenti »
Saturday, April 5th, 2008
Via AGI:
Calogero Mannino querela L’Espresso per l’indagine sui vini adulterati (dal titolo “Benvenuti a VelenItaly”) pubblicata sul numero del settimanale in edicola oggi. “Ho dato mandato ai miei avvocati -scrive in una nota l’ex ministro- di tutelare in sede civile e penale il mio nome e quello dell’azienda Abraxas, della quale sono collaboratore”.
Mannino, che a Palermo e’ sotto processo per concorso in associazione mafiosa e a Marsala (Trapani), con l’assistenza degli avvocati Nino Caleca e Marcello Montalbano, per reati legati alla presunta sofisticazione vinicola, contesta le notizie riportate dall’Espresso a proposito del secondo procedimento penale cui e’ sottoposto. Secondo la Procura marsalese, sarebbero stati messi in commercio come genuini vini doc realizzati in violazione delle norme relative alla produzione del moscato di Pantelleria. “Proprio nel corso delle indagini, che attraversano ancora una fase preliminare -scrive Mannino- una perizia svolta dai piu’ importanti esperti del settore vitivinicolo ha certificato l’assoluta genuinita’ e la piena rispondenza al disciplinare di produzione a denominazione di origine controllata del vino passito prodotto da Abraxas Srl. Anche l’ipotesi di furto -proveniente unicamente da un ex produttore di vino, ben noto a Pantelleria ed ormai pressoche’ scomparso dal mercato- e’ stata ritenuta infondata da chi ha svolto le indagini. Trovo quindi sorprendente la pubblicazione della notizia -cosi’ come costruita nell’articolo- non soltanto perche’ priva di ogni approfondimento ma anche per la mancanza di verifica: l’esito della perizia che ha accertato la genuinita’ del prodotto di Abraxas e’ stato ampiamente riportato dalla stampa”. Nell’udienza preliminare, davanti al Gup di Marsala, sono imputate 17 persone in tutto. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere all’appropriazione indebita, dalla frode in commercio al falso ideologico e alla truffa aggravata.
Ecco una forte reazione all’inchiesta giornalistica che il settimanale L’Espresso, curiosamente in concomitanza col Vinitaly, ha messo in un unico calderone i presunti taroccamenti del Brunello di Montalcino, la fabbricazione di milioni di bottiglie di vinacci “da battaglia” realizzate in modo a dir poco “allegro” e, in un codicillo finale, il vino di Calogero Mannino.
Eccolo qui:
Onorevole Passito “È alla vetta di quanto mi sia dato di assaggiare nel settore”, commentava estasiato Bruno Vespa degustando il Passito dell’Abraxas, l’azienda dell’ex ministro dell’Agricoltura Calogero Mannino. Non poteva sapere, il giornalista, che il contenuto di molte bottiglie poco aveva a che spartire con il vero Passito di Pantelleria: secondo la Procura di Marsala il vino era stato infatti adulterato, tanto che l’ex senatore Udc, che nel 1988 firmò il decreto che istituiva il marchio Doc, ora è imputato per associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, sofisticazione e appropriazione indebita. In effetti Mannino, insieme a sodali e cantinieri, avrebbe anche rubato 115 ettolitri di Passito doc di una azienda (la Bonsulton srl), sostituendolo con vino adulterato. Se le intercettazioni telefoniche raccontano che l’ex ministro si accordava con il suo enologo per imbottigliare il prodotto 2004 fuori da Pantelleria (in sprezzo del disciplinare), ci sarebbero le prove di una sofisticazione di ben 300 mila bottiglie nel periodo 2002-2006. Tra i presunti truffatori, oltre a Mannino c’è anche Salvatore Murana, già condannato con sentenza definitiva per i medesimi reati: i due producono circa il 20 per cento del Passito (falso) che invade le enoteche del pianeta. Nessuno sembra però preoccuparsi più di tanto del destino dei consumatori: la commercializzazione delle bottiglie non è stata infatti bloccata.
Messo di fronte ad accuse del genere, Mannino ha preferito querelare.
Di mio, faccio notare un paio di cose. Fate caso alla chiusa dell’articolo - “i due producono circa il 20 per cento del Passito (falso) che invade le enoteche del pianeta -, in cui il giornalista allude a Mannino e a Salvatore Murana. Salvatore Murana, che l’articolista presenta quasi come un malfattore, produce circa 100mila bottiglie all’anno: come faranno tutti gli anni le enoteche del pianeta a far fronte a una simile gigantesca “invasione”? Insomma, Fittipaldi, l’autore del pezzo, scrivendo queste cose finisce per dare l’impressione che si tratti di quantità di vino gargantuesche e pantagrueliche. A questo punto, se poi le cose stanno come dice Mannino, tirate le somme.
PS: anni fa ho provato i vini di Mannino, sia il Passito che il Kuddia del Gallo, uno zibibbo secco molto originale e gradevolissimo da bere.
Postato in A ruota libera, Diritto di replica | 2 Commenti »
Thursday, April 3rd, 2008
Ho voluto fare il test più popolare della rete, sulle elezioni politiche. Ecco i risultati:

Voialtri invece dove siete?
Postato in Diritto di replica, Personale | Commenta »
Thursday, March 27th, 2008
Paolo De Castro, ministro uscente delle Politiche Agricole, pasteggia a Mozzarella di Bufala per rassicurare connazionali e stranieri. In effetti la buriana è di quelle grosse: la paura della diossina e delle contaminazioni dei foraggi si è riversata sulle bufale campane, e sul loro latte che serve per mozzarelle e provole. Un duro colpo dopo i taroccamenti vari che ogni tanto saltano fuori e che purtroppo coinvolgono questo prodotto.
Io, da parte mia, quando mi capiterà continuerò ad assaporare questo latticino assolutamente italiano (benché il mio amico Gigio, trapiantato in terra iberica, assicuri che anche in Spagna hanno iniziato a scimmiottare il prodotto…) e sublime quand’è fatto come Dio comanda.
Da parte mia, però, non posso non aggiungere che la mozzarella non è tutta uguale, eccezion fatta per quella industriale che, pure sanissima e mangiabile, è gessosa, elastica, sabbiosa e ha poco a che vedere con quella “vera”, da consumarsi entro 48 ore dalla filatura. C’è quella casertana, compatta, dal sapore sapido, più pronunciato, più persistente, sfaccettatamente ombroso. E c’è quella di Paestum e della Piana del Sele, impalpabile, leggiadra come una cabaletta verdiana o un cancan di Offenbach, delicatissima, angelica.
Ho già provato a chiederlo in giro. Voi quale delle due preferite?
Quella casertana o quella della Piana del Sele?
Rispondete numerosi.
Postato in A ruota libera, Diritto di replica | 10 Commenti »
Saturday, March 22nd, 2008
Signore e signori, Andrea Celentano pare essere risuscitato, e con qualche giorno di vantaggio su Cristo Signore nostro, che oggi come oggi è ancora nel sepolcro. Ve lo ricordate? Il nostro wannabe cronista sportivo mi tira in ballo sul suo solito blog, in un post nuovo di zecca, sobriamente intitolato La disinformazione mafiosa e sporca de Il Giornale. Se avete la pazienza necessaria a resistere alla gragnuola d’insulti (per non parlare della sintassi), arriverete senz’altro a questo punto:
di blog dedicati esiste solo il mio dove nessuna di quelle idiozie è stata pubblicata, e soprattutto dimentica anzi ignora l’ unica fonte autorevole in merito alla scomparsa di Radio Milaninter, ossia io, che non vengo neanche citato esattamente come accadde con i figli di puttana di Libero nel settembre 2007, in particolare la merda Lorenzo Mottola che mi legge ogni giorno assieme al mafioso camorrista Tommaso Farina che deve stare attento a provocarmi perche se lo becco per strada la sua vita sarebbe a serio rischio dunque che ne tenga conto perchè se mi girano i coglioni prendo e vengo sotto Viale Majno ad aspettarlo e vediamo se mi ripete in faccia tutta la merda che lascia sul mio blog e che io educatamente gli permetto di depositare, ti ho avvisato brutta testa di cazzo ora stai attento figlio di puttana.
Testuale. Provate a passar sopra la grammatica così brutalmente violata da questo aspirante giornalista, e rideteci sopra anche voi come ho fatto io. Mi sembra giusto che voialtri lettori possiate godere anche voi dello spettacolo e concedervi un quarto d’ora di vera ilarità al cospetto di questo curioso individuo.
Per la cronaca, le “provocazioni” da lui lamentate sono le civili difese della giornalista Elena Guarnieri, vittima della furia iconoclasta di questo signore.
E buona Pasqua a tutti. Una Pasqua che, incidentalmente, quest’anno coincide col mio compleanno.
AGGIORNAMENTO: Il gay bastardo raccomandato coglione figlio di puttana Tommaso Farina continua a darmi importanza, legge ogni mia virgola e mi celebra sul suo blog. Dev’essersi accorto della manciatina dei visitatori che gli ho procurato, cosa che solitamente lo mette di buon umore mentre oggi, curiosamente, no… Misteri della personalità umana. Ma perché gay? Raccomandato, coglione, mafioso, figlio di puttana me l’aveva già detto, quindi non mi sorprendo. Ma gay, perché? Oltretutto, nessuno gli ha spiegato che le immagini in formato *.bmp occupano un mare di spazio. Potrebbe anche convertire in jpg lo screen capture del mio blog. Ah: grazie per il link.
Postato in Diritto di replica, Siti da gustare | 30 Commenti »