Archivio della rubrica ‘Il più bel fior ne coglie’

Il gioco della vendemmia

Tuesday, September 11th, 2007

Esiste in rete un blog, Sorsetti, mandato avanti da un manipolo di appassionati siciliani del buon bere. E’ grazie a loro se ho scoperto l’esistenza di myWineFarm: un gioco online che consente di mettersi nei panni di un produttore vinicolo astigiano, con relative fatiche e gratificazioni. Io mi sono buttato nel gioco, e per ora ho prodotto una discreta Malvasia di Castelnuovo Don Bosco…

Riso in carriola con contorno di cazzuola

Friday, August 31st, 2007

Ciabot
Esiste, vicino Pavia, un ristorante che in certi ambienti “giovanili” si è fatto una certa fama. E’ il Ciabot a Rivanazzano.
Aprendo il sito, capirete che è un posto… particolare.
Qui, a quel che sembra, il risotto viene portato in tavola in una carriola, e tutto è permeato di particolari folcloristici d’ogni genere. Guardatevi ben bene il sito, osservate il menù (qui la grigliata di carne, notate la disposizione delle posate) ma soprattutto non perdetevi la ghiottissima galleria fotografica.
Qualche saggio: un asino nel locale; il modo decisamente originale di servire e degustare i dolci; il primo piano del risotto; il servizio del medesimo risotto; lo smistamento degli avanzi; il pane; gran finale: allegriaaaaa!
Io non ci sono mai stato. Spero che qualche lettore invece ci abbia mangiato, gradirei molto un parere sulla qualità del cibo. Su quella del “contorno”, credo possano bastare le foto.
Una sola domanda: l’HACCP?

Vita e miracoli delle Gemelle K

Friday, August 24th, 2007



Questo e altro sul blog Agorà vs Gemelle K..
I montaggi sono opera dei frequentatori del forum di Ngi.
Del resto, non si può dire che la figura delle ormai famose gemelle sia aliena ai montaggi fotografici…

«Il cioccolato al peperoncino ha rotto il cazzo»

Saturday, July 7th, 2007

No, non sono impazzito, e soprattutto il titolo di questo post non rispecchia il mio pensiero. Dopo l’odiatore di formaggi (che peraltro si è rivelato essere personaggio assolutamente simpatico e gradevole), sembra si sia palesato anche il nemico giurato del cioccolato al peperoncino.
Il proclama è stato lanciato il 21 giugno da un blogger di nome miic, che ha un blog il cui argomento principe è Walter Veltroni. Tra una sviolinata e l’altra al Uolter nazionale, un commento sull’attualità e sulla stampa (in cui spicca, per la pacatezza, la definizione data di Libero: “giornalaccio destrorso”), Miic un bel giorno piazza la sua bombetta: Il cioccolato al peperoncino fa schifo e ha rotto il cazzo. Così, nudo e crudo.
Provo a sbirciare nei commenti, confidando di trovare qualcosa di più costruttivo e circostanziato. Ecco ciò in cui mi imbatto, nell’ordine:

Intervengo in qualità di nuragica: ai tempi della mia infanzia certi zii cercavano di farmi mangiare il sanguinaccio con l’inganno spacciandomelo per cioccolato. Chi mai ci può cascare, con quel puzzo di calzino? Si narra che il cioccolato in pezzi ce lo mettessero dentro per davvero, insieme all’uvetta. Il che rendeva il tutto ancora più stomachevole. (link)

A questo, tuttavia, miic si oppone, difendendo - a ragione - la bontà dei sanguinacci, che in ogni genere e grado rappresentano una delle cose più buone della tradizione italiana.
Ma andiamo avanti. La passa palla a tale kwartz:

E fatemelo dire, anche le ostriche collo champagne sono una cagata pazzesca. Beh forse no, ho mangiato di peggio, ma già una pasta in bianco mi pare meglio… (link)

Con lui, viceversa, miic concorda, sostenendo la superiorità delle cozze (i gusti son gusti, alla fin fine, ma non è assolutamente vero che in Francia non si trovino ostriche degne di vincere il confronto. Se ne trovano persino in Italia).

Segue il commento di otezap (ma chi gli suggerisce i nomi?):

Se c’è un altro cioccolato che non capisco è il cacao 99% (o comunque sopra l’(80%). sembra di mangiare cenere. E ci puoi bere dietro tutti i superalcolici che vuoi. Fa sempre cagare. (link)

Mio Dio, ma questa ossessione scatologica da dove viene? E perché bisogna berci i “superalcolici”?

Ma perché, in genere, tanto odio?
Boh.
Mistero della fede.

Rob de matt: campagna per l’eliminazione del formaggio dalla società

Wednesday, June 13th, 2007

Campagna contro il formaggioCerto che in rete ce n’è di gente con del tempo da perdere, no? Uno gira, naviga, e per caso, complice l’effetto-domino dei link, si trova ad incappare in autentiche perle. Credevo di averle viste tutte, ma francamente la campagna per l’eliminazione del formaggio dalla società mi mancava. Sono arrivato, tramite chissà quale percorso, a Terzadicopertina.com, il primo blog bicefalo in cui mi sia mai imbattuto: oltre alla “casa madre” che gira col software dblog, c’è una controparte in wordpress, TerzadicopertinR, plasticamente e umilmente sottotitolata “prontuario di verità rivelate”.
C’è da dire che le verità rivelate pullulano pure sul blog padre. La prima cosa che ho visto, non a caso, è stata l’iconcina che ho messo in alto a sinistra: l’ho cliccata immediatamente, pensando al meglio. Non sono rimasto deluso.
Ecco il testo che compare dopo il cliccaggio:

Stimolato da un post di Chinaski ho deciso di avviare una campagna di sensibilizzazione sulla nocività del formaggio e dei suoi composti.
A me non piace il formaggio, direte voi, no… io odio il formaggio. Perchè il formaggio è uno strumento di sopruso e sopraffazione di molti nei confronti di alcuni. Il formaggio è una metafora della democrazia e del suo cattivo utilizzo. E’ la prepotenza della maggioranza. Ciò che chi assume formaggio non capisce è che gli antiformaggisti hanno appreso una verità fondamentale: il formaggio non solo non è buono da mangiare, ma soprattutto non è commestibile. Solo una civiltà degradata come quella vantata dal consorzio umano può pensare di deglutire qualcosa che è in evidente contrasto con gli altri sensi. Il formaggio, infatti, puzza. E puzza tanto, come il letame o come la meno apprezzata cacca di cane. Ebbene, coloro i quali fanno vanto di una tale abitudine alimentare, non paghi della loro deviazione, impongono da decenni con la violenza la perversione agli altri. Essi mettono il cacio sui maccheroni, rendendo immangiabili pietanze altrimenti apprezzabili, e lo fanno a tradimento, come se fosse una cosa naturale. Ora, dico io, ammettiamo che a me piaccia la terra sugli spaghetti alla amatriciana, una bella spruzzatina di terra secca sui fumanti spaghetti… vi pare che possa essere tanto incivile da pensare che tutti possano avere il mio stesso gusto? Certo che no, io proporrei infatti una ciotolina con la terra sulla tavola comune, così da lasciare ai commensali la libertà di scegliere. Ma quelli che mangiano formaggio non hanno, evidentemente, un’anima. E non usano questa delicatezza. E allora mi faccio promotore di un movimento per l’eliminazione del formaggio dalla società, che liberi gli esseri umani dalla angoscia di dover specificare al cameriere che sarebbe opportuno portare il parmigiano a parte… perchè, caro cameriere, io non ti ho mai sentito chiedermi se per favore posso defecare in bagno, e non nel tuo vassoio.

Prima di strabuzzare gli occhi, ho pensato che potesse essere tutta una faccenda ironica. Invece no, pare che l’estensore di questo proclama, al secolo Azael, sia piuttosto serio. Cioè, è chiaro che non è per un vaneggiamento letto sul web che il formaggio scomparirà: il problema è che qui c’è davvero qualcuno che pensa che il formaggio vada odiato perché “puzza”. Senza specificare come e quando. E senza dire QUALE formaggio puzzi. Un po’ come se chi non amasse il mare si spiegasse dicendo “non mi piace perché è inquinato”.
Più spassosi ancora, però, sono i commenti consenzienti allo sfacciato proclama. E non solo per la sintassi.

Sono anche io fiero di non mangiare le secrezioni semidecomposte delle ghiandole mammarie di lerce bestiacce!

Grande! a me tocca sorbirmi ogni giorno a pranzo un padre che mangia per primo mezza forma di formaggio grattugiato con la pasta.Lo mette dappertutto deformando, a mio parere, i sapori e rendendo ogni sugo molto somigliante se non identico.Assaporiamo al 100% senza parmigiano! E soprattutto quando vado al ristorante o sono ospitata a casa di qualcuno non voglio sentirmi una portatrice di handicap solo perchè non riesco a deglutire quella materia puzzolente che quando lo tocchi lascia sulle mani un odore simile al vomito!

sappiate che il formaggio stagionato contiene delle basi azotate, come la cadaverina, presenti anche nei corpi in decomposizione: orrore e disgusto

che dio ti benedica: i mangiatori di formaggio sono generalmente degli intolleranti

ma ignorante tu…cretino…il formaggio è un alimento marcio e avariato e chi lo odia è perchè lo paragona alla merda, non c’è tipo e tipo di formaggio, alla gente che non mangia il formaggio si chiude l’epiglottide e se lo ingerisce si sente male, quindi vedete di informarvi prima di fare la figura degli ignoranti, e anche degli stronzi superficiali quando vi trovate una persona che non mangia formaggio e ve ne fregate servendo pietanze con formaggio ma senza avvertire l’interessato che prontamente se ne accorge e vi fa fare anche una figura di merda(sputanto il boccone), c’è anche gente che non se ne accorge ma poi si sente male. Attenzione e rispetto quindi, ignoranti.

Sarà pure esagerato ma io l’altro giorno pensavo di aver calpestato un bisognino e invece era mio padre che stava mangiando la pasta col parmigiano!

Evidentemente, nello svolgimento della mia professione qualcosa manca: non mi è mai capitato, nelle mie peregrinazioni alla ricerca dei sapori, di trovare un formaggio di “odore simile al vomito”. Segnalatemelo, potrebbe essere utile materia per un buon servizio giornalistico. Parimenti, un Parmigiano che profumi come un “bisognino” non l’ho mai visto da nessuna parte. Al massimo, posso concedere che certi caci, come il Taleggio, abbiano un profumo pungente, vicino a quello di un sottobosco umido. Ma il Parmigiano sicuramente no, anzi solitamente ha una fragranza tonda e gentile, dalle marcate sensazioni burrose. In ultima analisi: se proprio dobbiamo attaccare il formaggio (accettando oltretutto di prenderlo in considerazione come entità monolitica, trascurando il fatto che una Vastedda del Belice e un Blu del Moncenisio hanno in comune solo il colore della materia prima da cui provengono), si cerchi almeno un minimo di aderenza alla realtà, senza rifugiarsi in argomentazioni simili a quelle dei bambini che fanno i capricci. Suvvia!

Bizzarrie dal web: Lisa Simpson esempio per i vegetariani

Thursday, January 25th, 2007

E’ sempre suggestivo soffermarsi sul variopinto mondo dei vegetariani, e soprattutto della loro componente più fanatica, i vegani o vegan. E’ bello, dal punto di vista sociologico e comunicativo, vedere quanto il loro linguaggio sia vicino a quello dei no-global o di altri cosiddetti contestatori. E’ altresì notevole una comunanza di vedute tra queste due categorie: la demonizzazione di chi la pensa diversamente, legata a doppio filo dalla convinzione granitica di poter salvare il mondo e di essere gli unici a praticare comportamenti corretti.
Perciò, ho pensato, bisogna premiare i vegetariani simpatici, visto che sembra che esistano. Questo sito web, rispetto ad altri, ha il pregio di perdere, almeno a un’occhiata superficiale, i toni da predicatori da parrocchietta che si leggono altrove in contesti similari. Peccato solo che i curatori del sito, per eccessi di simpatia, cadano a capofitto in topiche clamorose. Ad esempio, la pagina dei personaggi famosi fologorati sulla via di Damasco della soia e del seitan, snocciolati a guisa di esempi e di fari luminosi da seguire. Una pagina che è uno spettacolare boomerang: ci sono vecchie glorie come Paul McCartney; strombazzatori moderni e senz’altro meno gloriosi, come Morrissey («Nessuno può uscirsene con una argomentazione sensata a sostegno del mangiare animali - nessuno è in grado di farlo. La gente dice, per scherzare ‘La carne è buona’, ma è buona solo se la condisci e ci metti sale e pepe e la cucini e la fai 300 cose per nascondere il suo vero sapore. Se condisci allo stesso modo una sedia o della stoffa, probabilmente diventano abbastanza buone anche quelle»: questo l’alato pensiero della star); attori come Cameron Diaz, Alicia Silverstone, Tobey Maguire e altri; tra gli italiani, le testimonianze di, udite udite, Red Ronnie, Umberto Veronesi e Margherita Hack, nonché quella di tale Paola Maugeri che, forse credendosi nel Sessantotto, pontifica: «Il cibo e’ impegno, militanza e giustizia. La rivoluzione si fa nel piatto!» (solito refrain: i non vegetariani sarebbero dunque, per logica conseguenza, non impegnati, ingiusti e reazionari). Strepitose le dichiarazioni del musicista Moby: «Quando ero carnivoro la mia dieta era limitata. Come vegan, mi trovo a gustare una varietà infinita di cibi, essendo la necessità la madre dell’invenzione. Mi chiedono spesso: tu sei vegan, allora cosa mangi? Il che mi sembra una domanda strana. Cosa mangia chi non e’ vegan? Carne, formaggio, latte, uova? I vegan mangiano tutto il resto tra i cibi di tutto il mondo, indiani, messicani, tailandesi, giapponesi, africani e così via…». Ma che significa? Che i non vegetariani invece non possono gustare le cose che lui dice, perché fossilizzati su carne, uova etc? Ma vi rendete conto?
Ma il colmo deve ancora arrivare: oltre ad attori, schitarratori più o meno noti, scienziati di fama più o meno mondiale, chi ti inseriscono i curatori? Lisa Simpson. Leggiamo nella nota: «Lisa e’ diventata vegetariana il 15 ottobre del 1995, per motivi etici, dopo una visita allo zoo di Springfield. Inizialmente osteggiata dalla famiglia (e particolarmente da Homer, suo padre) Lisa ha finalmente trovato il modo di conciliare le proprie convinzioni grazie all’esempio di Paul e Linda McCartney, che le furono presentati da Apu Nahasapeemapetilon, un negoziante di origine indiana del suo quartiere, a sua volta ardente vegano». Particolare tracsurabile: Lisa Simpson non esiste. E’ semplicemente un personaggio de I Simpson, il celeberrimo cartone animato americano di Matt Groening. Carino, senza dubbio. Resta il fatto che inserire Lisa Simpson in una galleria di star più o meno convinte del loro vegetarianesimo, come se si trattasse di un personaggio reale, è veramente inquietante. Perché uno dovrebbe prendere sul serio una cosa del genere?

Il tempo delle mele

Wednesday, January 17th, 2007

Orologio a fruttaInauguro questa nuova rubrica, dedicata alle stranezze, alle cose insolite del vasto mondo della tavola, riprendendo una notizia lanciata da Daniele Ardizzoia, simpatico ed estroso pasticcere di Oleggio: l’orologio a frutta.

Lo sapevate che la frutta e gli ortaggi possono produrre energia? Con questo orologio, e’ possibile sfruttare gli acidi contenuti negli ortaggi e nella frutta , per produrre energia e far funzionare l’orologio…..il prezzo si aggira sui 15 euro. Scrivimi per sapere dove ordinarlo.

Diccelo un po’, Daniele, così vediamo come funziona. Immagino si dovrà sostituire la mela al momento del marciume.
Chissà se al Blog degli orologi la notizia interessa.