Archivio della rubrica ‘Il più bel fior ne coglie’

Pranzo con turisti stranieri alla ricerca dei luoghi comuni

Tuesday, July 8th, 2008

Fettuccine Alfredo

So che questa foto vi avrà procurato qualche scompenso, ma la sua presenza è a ragion veduta. Rappresenta le famose Fettuccine Alfredo, celeberrimo piatto italoamericano (più America che Italia, a dire il vero) di cui qualcuno ha cercato di ricostruire la storia. C’è davvero da sperare che qualcuno dia una breve lettura almeno alle prime righe di questa voce, nella quale si specifica che il piatto, nato in Italia nella sua forma originale, ha avuto una evoluzione autonoma al di là dell’Oceano.
Le fettuccine all’Alfredo, cosa diversa dalle americane fettuccine Alfredo, nacquero a Roma. Il problema è uno: videro la luce da Alfredo alla Scrofa, o da Alfredo a piazza Augusto Imperatore? Chi ne sa di più, mi aiuti.

Un lungo preambolo per raccontare un piccolo episodio capitatomi ieri a pranzo, alla già recensita Matricianella di via del Leone, che tra parentesi si è confermata approdo affidabilissimo (e di prezzo oltremodo onesto) anche per sgranocchiare un paio di bucce di patata fritte (provatele assolutamente) e un bombolotto alla gricia.
Subito dopo il mio ingresso nel locale, in un tavolino vengono fatti accomodare due turisti stranieri. La coppia è giovane, parla una lingua ignota (la mia fidanzata ci ravvisa un accento arabo, ma i due sono chiaramente occidentali) e ha in mano alcune buste di negozi d’abbigliamento. La ragazza, mi fa notare ancora la fidanzata, ha al collo un ciondolo di Chanel grande come una mano.
I due vengono solertemente serviti dell’acqua da un bravissimo cameriere, che si occuperà anche di noi e che si distinguerà per il sangue freddo e per la professionalità assoluta. Al momento di prendere le ordinazioni, ecco la scena madre. Dopo un breve conciliabolo col compagno, la signora prende un piatto di penne all’arrabbiata. Lui invece vuole le fettuccine. All’inizio, in inglese, dice di voler fettuccine bianche. Il cameriere pensa che voglia pasta senza condimento. Dopo qualche spiegazione, si appura che lui vorrebbe le fettuccine all’Alfredo. Naturalmente, alla Matricianella non hanno questo piatto in carta. Nessun ristorante italiano ha questo piatto in carta, eccezion fatta per i due Alfredi che ho nominato (e che hanno la versione originale, senz’altro più sobria del pastrocchio broccolino nonostante il “doppio, triplo burro” di cui parlò Vincenzo Buonassisi). Il tizio sembra un poco contrariato, non pare molto commosso dalla lista di primi che indica gricia, carbonara (presa dalla mia fidanzata, una volta di più buonissima, stavolta cotta alla perfezione, con un gran buon guanciale), fettuccine ai funghi e cicoria, pasta all’amatriciana: come dire, la quintessenza della tradizione romana. Lui no: vuole le fettuccine “with cream sauce”. Alla fine, spiegato con calma che quel piatto non è disponibile, si orienta su un piatto di semplici fettuccine al pomodoro e basilico.
Ma non è finita. Il cameriere porta sul tavolo il cestino del pane, contenente fette di casereccio davvero ottimo nell’equilibrio tra il croccante e il soffice. La signorina chiede se hanno il garlic bread. Cos’è il garlic bread? E’ un’altra mistificazione americanizzante, sorta di versione stracciona della bruschetta: crostini all’aglio, sicuramente più facili da trovare nella confezione industriale in sacchetto, piuttosto che in ristoranti e panetterie (magari in qualche pizzeria li beccate, ma provengono sicuramente dai sacchetti di cui sopra). Inutile dire che molti americani (e molti altri) credono che sia un abituale accompagnamento della tavola italica: in questo sito, per esempio, si legge che questo crostino “will complement any Italian meal”. Ma dove? Comunque, il cameriere ha risposto alla cliente che no, non hanno il pane all’aglio. Al che, la signora ha chiesto: “Is this an Italian restaurant?”. Il cameriere, manifestando un sangue freddo ammirevole, risponde: “Yes, ma’am”.
A me, francamente, una ma’am così mi avrebbe fatto girare le scatole. Credevo che i luoghi comuni turistici sul mangiare italiano fossero ormai al tramonto, specialmente tra i più giovani. Evidentemente, non è così.
So che per questa storia ci vorrebbe l’amico graffitaro, ma anche lui è andato in ferie (tutti tranne me).

PS: la signora, prima della pasta, si è anche fatta portare un gelato.
A voi i commenti.

Lorenzetto, Veronesi e l’autostima

Saturday, July 5th, 2008

Ragazzi, credevo di poter partire domattina, senza ulteriori aggiornamenti al blog fino a martedì. Però, a questa tarda ora lavorativa, approfittando della chiusura avanzata del giornale, mi sono detto: non posso non dare solidarietà a un amico.
Questo amico è Stefano Lorenzetto, giornalista veronese, editorialista dall’importante passato, oltre che grande appassionato di enogastronomia (oltre ad aver fatto parte di questa giuria assieme a me, ha scritto begli elzeviri per il Buffet raspelliano). Lorenzetto sul Giornale ha intervistato la giornalista Maria Grazia Torri, che ha tirato in ballo lo scrittore Sandro Veronesi. Leggete bene, così potete farvi un’idea della seconda puntata. Il Veronesi se l’è presa, indirizzando a Lorenzetto una volgare apostrofe via email. Potete leggerne alcuni estratti nell’articolo successivo di Lorenzetto, da spulciare fino alla fine: Lorenzetto non solo si difende, ma dimostra che Veronesi ha torto marcio, col suo consueto stile leggero e ironico.
A questo punto però succede l’imprevedibile: interviene nella polemica un altro Veronesi: Sandro, il fratello, regista cinematografico.
Scrive direttamente a Lorenzetto. Questo il testo della missiva, che pubblico per solidarietà, aggiungendo qualche maiuscola dimenticata dall’autore nel suo eccesso d’ira.

Vede signor Lorenzetto io mi chiamo Giovanni Veronesi e sono profondamente arrabbiato con lei. Non perché ha scritto quella enorme cazzata su mio fratello perché un errore da un demente ci può stare ma perché, una volta che ne ha avuto la possibilità, non ha chiesto scusa. anche se mio fratello l’ha giustamente aggredita con parole poco piacevoli, lei aveva il dovere di scusarsi per una simile gaffe. E ora veniamo a noi, brutta faccia di merda. Tu spera solo di non incontrarmi mai, nemmeno per errore, neanche tra vent’anni, perché uno sputo in faccia non te lo toglie nessuno. Sul tuo sito c’è la foto della tua bella faccia da stronzo e da lì si capisce già di che cazzo d’uomo stiamo parlando, comunque il mio consiglio è il seguente: chiedere scusa sei ancora in tempo per farci fare una brutta figura a noi fratelli che siamo stati veramente volgari ma data la situazione anche tu, che sei un idiota, capirai. Arrivederci allo sputo in faccia

Queste le parole del cineasta. Più che la volgarità triviale (che evidentemente ha preso in prestito dal fratello maggiore) stupisce il tono minaccioso da guappo di periferia, il gonfiare il petto riempiendo la bocca di turpiloquio, come faceva il bulletto delle medie.
Per quello che vale, offro la mia più totale solidarietà a Stefano Lorenzetto, che è riuscito a non scendere all’infimo livello del suo indesiderato interlocutore. Spero che Veronesi non si abbassi a scrivere anche a me. Oltretutto, i suoi film non mi sono mai piaciuti, e la cosa potrebbe non garbargli.

Tromboni di usenet alla riscossa: Sorriso, Scabin e Perbellini diventano ristorazione men che mediocre

Saturday, May 3rd, 2008

Tromboni
Vedete come va il mondo? Uno non fa nemmeno in tempo a distrarsi, e internet con la sua furbizia machiavellica gli squaderna innanzi l’amarezza del mondo che ci circonda. Mi riferisco al ben noto newsgroup it.discussioni.ristoranti, una tana di fini dicitori della recensione gastronomica che ogni tanto, seguendo non si sa bene quale revanscismo, precipita a capofitto in topiche clamorose.
Una è apparsa proprio ieri. Una pappardella di estenuante lunghezza (in guardia!), che il senatore del gruppo, il noto (tra di loro) JFSebastian, ha voluto dedicare a un locale, magrittianamente titolandola “Non è una rece”.
Il nostro guru di usenet ci tiene a segnalare a tutti un locale, impiegando metà del suo scritto a spiegare come e perché è riuscito a trovarlo senza usare le famigerate “Guide”, che, eccezion fatta per due o tre, sono solo

in varia misura, espressione di un narcisistico parlarsi addosso, unicamente funzionale
al “titillamento” di invadenti superego

E attenzione, non sta parlando di se stesso.

Prima di arrivare alle sue conclusioni, il Nostro però preferisce spiegare al colto e all’inclita il mondo della ristorazione italiana.

ci sono, in Italia, tra quelli che conosco, tre ristoranti e non
più di tre che “valgono il viaggio” (Calandre, Vissani, Marchesi, in
ordine rigorosamente casuale[...])

Ma poi viene il meglio, vengono i ristoranti che l’augusto palato ritiene quantomeno passabili, stavolta precisando che si tratta di umili opinioni:

Si tratta, anche qui in ordine sparso,
di nomi quali Pierangelini, Beck, Uliassi, Cracco, Ciccio Sultano, Don
Alfonso, Pinchiorri e qualche altro che adesso mi starò dimenticando
(ma, sia chiaro, non ho in mente né Tamani, né il Pescatore, né
Cassinetta, né Cedroni, né Aimo e Nadia
nè, ma questo mi sembrerebbe sin
troppo scontato… il Sorriso, Paolo & Barbara, Perbellini, Scabin, etc…,
atteso che questi ultimi rientrano, secondo me, nella fascia davvero men
che mediocre della nostra ristorazione
)

Fascia men che mediocre della nostra ristorazione: il gastroguru usenettaro tromboneggia con sicumera.
Ma il nostro c’è mai stato veramente in questi ristoranti, che rappresentano autentici gioielli, tesori della cultura culinaria italiana?
Il tizio, anni fa, senza vergognarsi definì “scialba” la cucina di Luisa Valazza. Ora nel novero appaiono il Pescatore, Aimo e Nadia, il sommo Tamani, perfino Ezio Santin, un nome che nessuno, nemmeno quelli che discutono l’Ambasciata, osano mettere tra i minori.

Leggendo queste cose, vi chiederete con quale sfacciataggine un figuro del genere si permetta di giudicare il lavoro dei giornalisti del settore. Lui, che è tanto bravo, bello e informato, potrebbe prenderne il posto o chiedere di insegnare alle scuole di giornalismo. Peccato che alle scuole ci insegni gente realmente autorevole come Paolo Marchi, e che i suoi colleghi siano gente che dicono pane al pane e vino, dando a ristoranti come il Sorriso e Aimo e Nadia il valore che in effetti hanno. Senza firmarsi con pseudonimi cinefili.
Criticare i giornalisti è sempre legittimo, per carità. Certo, il valore della critica dipende anche dal carisma di chi la propone.
Ma alla fine va bene così. Che simili individui non vadano a certi ristoranti è solo un bene: lasciano più posto a noi.
E sì che talvolta (mi viene da dirlo rileggendomi adesso, un giorno dopo) il JFSebastian è capace anche di essere simpatico. E questo, trattandosi di un interista, è quantomai rimarchevole.

ADDENDUM: il tizio ha risposto, sostenendo che ogni volta che legge qualcosa di mio (non pensavo lo facesse) “c’è dentro più frustrazione di quanta possa persino immaginarne…” e che “ogni volta” rimedio una “figuraccia” (ma quando?). Conclusione: mi “brucia il culo”, e JF si domanda quanto. Eppure non ho mangiato peperoncino nel corso dell’ultima settimana. Ci crederà?
E poi, da quando Wil Coyote sarebbe “ottuso”? JF, non sarà mica che tu facevi parte di quelle mosche bianche che parteggiavano per l’odiosissimo struzzo?

RIADDENDUM: lo sciocchino ci ridà dentro, indicandomi come “uno che non sa cosa sia l’omestà (sic) intellettuale” e che “attacca pur sapendo di mentire” (???). Vabbè, ma qui dove ho mentito? Ho mentito perché l’ho chiamato trombone? Preferiva il basso-tuba o il flicorno baritono?
Certo, se al posto mio ci fosse stato Ziliani il buon JFSebastian avrebbe dovuto rispondere a un assalto all’arma bianca per aver detto queste cose. Io però, dimostrandomi una volta di più un bravo guaglione, vivo e lascio vivere. Visto e considerato che, fino a prova contraria, si tratta soltanto di un nickname. Di androidi di cui aver paura qui da noi fortunatamente non c’è traccia!

Le classifiche saran obsolete, ma gli anticlassifica riescono ad essere molto peggio

Tuesday, April 22nd, 2008

Uno commenta la classificona avanzando ragionevoli dubbi, poi capita che sull’argomento legga cose da far cadere le braccia:

Che dire?
A me quando mi si presenta il cameriere tutto impettito con questi piatti enormi in cui trovi 3 fili di spaghetti e poco altro mi vien solo da ridere.
Io amo le trattorie rustiche. I piccoli ristoranti dove il proprietario spesso cucina e l’unica cosa che ha a cuore è farti mangiare bene.
Io diffido di chi mi si presenta con un primo piatto con meno di un etto e 300 grammi di pasta ed un conto tra primo, secondo e dolce o antipasto, primo e dolce di più di 30 € a persona.
Io sono di Roma e sono tornata qualche giorno fa dalla Sicilia… lì con poco mangi da Dio. Ho cercato e trovato i ristorantini alla Montalbano di Camilleri.. altro che Gambero Rosso! Spaghetti al nero di seppia o ai frutti di mare… senza salse strane, senza peperoncino a coprire i sapori… una goduria!
E che dire delle taverne Umbre o Toscane? Altro che enoeche… salumi e formaggi in quantità, tartufo dappertutto e vino della casa a buon prezzo.

Sostanzialmente… me ne frego altamente di quest’elenco che sa di quella raffinatezza che io proprio non digerisco e che mi fa pensare ad Antonio Albanese col suo esilarante sommelier!!!

Quando leggo queste cose, siano esse anonime oppure firmate dalla Sabrina che appare qui, mi rendo conto di come il mio lavoro sia davvero difficile, e sia una strada tutta in salita nel tentativo di venire a capo dei tristi e sbagliati luoghi comuni che evidentemente la gran parte della popolazione ancora ha nel suo bagaglio in materia di gusto. Le frasi più luogocomuneggianti le ho enfatizzate a dovere col neretto. Italioti, mi avete rotto.

Cose dell’altro mondo dai commenti ai blog: vietare i superalcoolici

Monday, April 14th, 2008

IgnoranzaE’ proprio vero che la “democraticità” di internet è proprio un’arma a doppio taglio?
Che dire altrimenti di questo commento?

Ciao, i superalcolici dovrebbero essere messi al bando, secondo quanto io sappia sul consumo di essi. Già con il vino è difficilmente dimostrabile il beneficio derivante dal berne (”Report” docet), con essi è impossibile. Dunque, al fine di non gravare la sanità, dovrebbe esserne proibito il consumo. O reso difficile: 1 amaro, 15 euro. Una bottiglia, 60.

Questa roba, scritta da un non meglio identificato Giuseppe, l’ho trovata come unico commento (per ora) di un bel pezzettino nostalgico di Rocco Moliterni, dedicato alla Vecchia e al Grigioverde di buona memoria. Credo non siano necessari commenti al cospetto di tanta provocatoria e proditoria disinformazione, che addirittura cita Report, probabilmente alludendo alla vecchia puntata sul vino. Una puntata piena di inesattezze e di falsità, giusto per ricordarlo ai meno attenti.
Certo, conviene bere con moderazione. Ma quindi questa strombazzata che c’entra? E soprattutto, perché puntualizzarla in un post di tutt’altro tenore? Stasera, dopo la notte elettorale, mi berrò un balloon di Cognac o di Armagnac alla salute di questo talebano. Vi informerò prossimamente dell’esatta bottiglia che scomoderò, ve lo garantisco. E se mi salterà il ticchio, mi sorseggerò anche una grande grappa.

Beato maiale: ad avercene, di amici così!

Tuesday, January 29th, 2008

Maialini allo spiedo
La succulenta foto qua sopra proviene dal sito degli Amici del Maiale. Sono amiconi un po’ goliardi e un po’ golosi, che si ritrovano periodicamente per spettacolari maialate e porchettate come quelle qui sopra. Sembrano simpatici, anche se ultimamente non attivissimi. Chi mi sa dire di più?

Un consigliere di zona milanese vende se stesso su ebay

Monday, December 3rd, 2007

De CorzentProvate a dire che non è vero che su ebay si trova in vendita di tutto…
A cercare bene, si trovano in vendita pure dei politici. Nella fattispecie, si tratta di Davide De Corzent, consigliere di Zona 1 (quella più centrale) di Alleanza Nazionale. Motivazioni dell’auto-compravendita? Lo si legge nell’inserzione: “Visto la compravendita di politici che sta avvenendo a Milano, visto che chi se ne va lo fa solo per poltrone o soldi e non per convinzione: anch’io mi vendo al miglior offerente”. De Corzent si accetta proposte “solo da soubrette e da ex finiani ora berlusconiani di ferro”. Chiosa finale: “Mi vendo contro il degrado della politica e a favore della trasparenza: per lo meno saprete quanto vale un Consigliere”. Per la cronaca, il prezzo di partenza è di 99 centesimi di euro, e l’asta si concluderà domenica prossima. Condizioni di restituzione? “Non specificate”.

Rubava per fame, organizzata colletta. Peccato che sia tutto falso

Thursday, September 27th, 2007

CAGLIARI (27 settembre) - Il pensionato che rubava per fame in un supermercato è una pura invenzione del giornalista che l’ha scritta. A chiedere scusa ai lettore il quotidiano L’Unione Sarda che pubblicò la notizia e che ora ha annunciato di aver avviato una procedura disciplinare nei confronti del giornalista autore del servizio. «Chiediamo scusa ai lettori - si legge in una nota pubblicata in cronaca di Cagliari - e per difendere la credibilità di tutta la redazione e la serietà e correttezza che hanno sempre contraddistinto L’Unione Sarda, l’Azienda ha deciso di avviare nei confronti del giornalista responsabile il procedimento disciplinare previsto dalla legge, riservandosi di adottare i provvedimenti adeguati alla gravità del caso».

(via Il Messaggero)

Già, proprio così. Pare che questa sia tutta una bufala. E sì che un ministro della Repubblica era già partito lancia in resta parlando di “regresso delle condizioni di esistenza”. Eh sì, quella delle condizioni di esistenza della notizia avvenuta.

Arriva Halo 3. Ma è uno solo o di più?

Wednesday, September 26th, 2007

Dall’edizione odierna di roma di Metro, il noto giornale free press:
Arriva Halo

A parte la prevedibile gioia del mio fratello minore (che ha ancora un’età tale da consentirgli di apprezzare profittevolmente il mondo dei videogiochi), mi sorge un dubbio. Una volta (giustamente) si diceva che le parole straniere usate in un contesto italiano non vanno MAI declinate al plurale, se si riferiscono a cose plurali (alla faccia dei films che talvolta capita di vedere in giro). Ma qui, che senso ha il videogames? Non è nemmeno al plurale!

Spigolature tele-giornalistiche

Friday, September 21st, 2007

Oggi sono tornato a Roma dopo aver compiuto un paio di esperienze particolari.

  1. Essendo il mio giorno libero, oziando amabilmente, sono capitato per caso su una nota trasmissione di Canale 5, Uomini e donne, che non mi capita mai di vedere. Là troneggiava un “tronista” (non poteva essere altrimenti) dal capello argenteo decisamente stravagante. In pizzeria, costui cerca di stupire l’ennesima ragazza da rimorchiare ordinando una bottiglia di Spumante Ferrari. Dopo l’apertura, il nostro s’è lanciato in una coraggiosa spiegazione, sentenziando qualcosa come: «Questo mi piace. Non sono pochi i Prosecchi (sic)che, grazie alla fermentazione, mantengano un numero di bollicine tale da non mortificare il palato». Non c’è proprio male.
  2. Oggi sul Corriere Tullio Kezich, parlando dell’ultimo film di Frank Oz, ricorda che il poliedrico attore-regista ha impersonato “il magico elfo Yoda” in Guerre Stellari. Domanda: chi di voi sapeva che Yoda in realtà è un elfo?