Le brochure e il territorio

20130320-123309.jpgMa li voglio vedere a una degustazione alla cieca, quelli che ciancicano di “territorio” ogni cinque secondi. Li voglio vedere, senza pararsi il didietro con la brochure del produttore appoggiata di fianco: “Osiride Gaspare Scaccoletti è tornato alla terra, vinificando il micro ettaro che il suo biscugino trilaterale di quarto grado gli ha lasciato in eredità, proprio adesso e per puro caso. Si tratta di impianti rarissimi di sbucciaverga del monte Boletto (secondo alcuni autori, Bolettone o Bollettone), arrivati qui in epoca prefilosserica e precambriana. La vite più giovane ha solo 307 anni (si chiama Guja Immacolata Incoronata), figuratevi le altre. Scaccoletti in cantina fa tutto lui, non ha dipendenti oltre a quella dozzina che paga in nero. Non usa chimici, e quando ha la febbre non prende l’aspirina, ma il preparato biodinamico 501. In vigna solo sovescio; peraltro si mormora che, in momenti di particolare distrazione, Scaccoletti si metta il maglione a rovescio, e che lo faccia per rimarcare la sua diversità dal mondo corrotto che lo circonda. Lieviti assolutamente autoctoni, anzi usa solo lievito madre che gli ha prestato di nascosto un garzone di Bonci, con la mediazione di Roscioli. Niente filtraggio, anche perché Scaccoletti guida una macchina senza climatizzatore. L’affinamento avviene in botti alte 18 metri, messe insieme con legni provenienti da botti usate di Cappellano, di Soldera e di Bartolo Mascarello, ottenuti dopo paziente pellegrinaggio e omaggi deferenti ai tre maggiori vignaioli mai esistiti sulla faccia della Terra. In queste botti, il vino rimane almeno 8 anni. In caso di annate particolarmente buone, anche 20 (ma si vedrà, l’azienda è nata solo l’altroieri, anche se questo non impedirà a Scaccoletti di far uscire domani la selezione affinata). Il costo finale, 90 euro franco cantina, tiene conto delle particolarità e delle cure produttive, nonché l’amore per la terra di Scaccoletti, che si intuisce dalle mani piene di calli. Il risultato? Anzitutto, un vino che rispecchia il territorio: il vetro delle bottiglie è lucido e riflette quello che ha attorno. Poi, un vino digeribile: una multinazionale è preoccupata, pare farà concorrenza all’Effervescente Brioschi e al Digerselz. Una posizione di cui Osiride si gloria: lui è contro la logica massificante dell’industria”.

One Response to Le brochure e il territorio

  1. Marco Pregadio scrive:

    Articolo spettacolare! Sarebbe ora che tutti si prendessero meno sul serio, è comunque cibo e si sa che fine faccia 😀

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