Massimo Bottura, da Thelonious Monk ad Alan Hovhaness in un merluzzo

Merluzzo bianco e nero
Io non sono mai stato appassionato di jazz. Sono un indefesso ascoltatore di musica cosiddetta “classica”, ma il jazz non lo pratico, benché gli riconosca uno spessore storico e culturale assolutamente da non ignorare. Però non si può restare indifferenti quando un grande cuoco, Massimo Bottura da Modena, nella sua Osteria Francescana, decide di creare un piatto che ti resta nel cuore, e lo dedica, anzi lo omaggia deferentemente, a Thelonious Monk. Sissignori: questo Merluzzo in bianco e nero è dedicato al cavallo pazzo del pianoforte jazzoso. Non c’è molto da dire: andate a Modena e provatelo. Io l’ho gustato nell’aprile dell’anno scorso, rimanendo rapito dal gioco chiaroscurale dell’intingolo pescato a piene mani dalle tradizioni giapponesi. Sarebbe banale dire che l’omaggio sta anche nel bianco e nel nero dei tasti del pianoforte, lo strumento di Thelonious. Qui Bottura ci suona uno spartito ritmato e insieme rilassante. Se dovessi trovare un paragone musicale non jazzistico, direi che ha qualcosa di Alan Hovhaness e delle sue sinfonie piene di suggestioni arcane e naturali.
Andateci, e fatemi sapere se vi ho convinto.

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